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domenica 26 febbraio 2017

Maria «Tabernacolo della SS. Trinità»

Maria «Tabernacolo della SS. Trinità» fin dall'eternità Maria ab aeterno si trova non solo nella Mente Suprema ma anche nel cuore della SS. Trinità e ne partecipa la potenza, la sapienza e l'amore.

Il 24 ottobre 1947 la Veggente vede il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l'incandescente triangolo della SS. Trinità, nel quale è Maria.

La voce dell'Eterno Padre dice: "Cosi  è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere c sapere di Maria alla quale tutto l'Amore si dona e tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere"» (Quaderni 45-50, p. 486).

Pochi giorni dopo che ebbe scritto queste parole, il 9 novembre 1947, alle ore 10, l'Angelo Custode apparve alla Valtorta e le disse:

“L'Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di Maria SS. alle Tre Fontane ["Io sono Colei che sono nella SS. Trinità la Regina della Rivelazione"]. Essendo Maria SS. così abbracciata (potrei dire: contenuta) nella SS. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del suo seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo al Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l'amore dell'Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. 

La Sposa e la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi dell'Acqua viva che è Vita eterna a chi di essa beve» (Quaderni 45-SO, p. 494-495).

Abbiamo qui un vero «Preludio» divino alla storia del più grande Capo-lavoro umano.

Gesù, Maria, Amore
venite insieme nel mio cuore

venerdì 10 febbraio 2017

Maria Valtorta vede l'apparizione alle tre fontane e Fatima

Scritto del 9 novembre 1947



5 maggio [1947]. Visione di Maria Ss. di Fatima lanciante le rose d'oro, nelle quali si sono tramutate le Ave del Rosario che dico con Lei, su Roma, nei posti segnati sulla cartina che ho data. Di questi posti riconosco bene S. Pietro e il palazzo Vaticano per il portico di Piazza S. Pietro, il Gianicolo per il monumento a Garibaldi (e mi stupisco che cadano rose su quel colle), la basilica di S. Paolo fuori le mura per il mosaico del Buon Pastore. Gli altri luoghi di Roma per me sono: case, luoghi sconosciuti a me. Oltre S. Paolo, guardando verso sud (forse sud-ovest) col fiume alla mia destra e l'Appia Antica alla sinistra, avente alle spalle, dietro di me ma a sinistra, il mausoleo di Cecilia Metella, vedo cadere molte rose. Altre cadono qua e là per l'Italia, ma non comprendo bene su quali speciali luoghi, sulla Spagna e Portogallo (molte su questo, nel luogo di Fatima), una al Belgio, tre all'Irlanda, una presso Londra, altre qua e là sul globo, così come ho detto al R. P. Berti. La visione si ripete l'8 maggio. 
Il 31 maggio leggo per caso su un giornale, che mi viene dato dai miei inquilini, dell'Apparizione alle Tre Fontane. Poche righe di stampa. Ne sono lieta. Mi pare così bello che la Vergine Ss. sia apparsa lì. Mi pare che debba fare del bene anche in favore dell'Opera. Il 10 giugno mio cugino, Giuseppe, mio ospite, mi porta "Oggi". Lo sfoglio. Trovo ripetuto in esteso il racconto dell'apparizione. Ho un sussulto leggendo la frase: «Io sono Colei che sono nella Trinità Divina. Sono la Regina della Rivelazione». Perché queste stesse parole mi furono dette da Maria Ss. in uno dei miei primi incontri con Lei, e mi sono rimaste impresse, come altre frasi speciali quali: «Io sono il compendio dell'amore dei Tre» detta di Gesù Cristo, e «La vendetta di Dio è il perdono» detta da Gesù Cristo, tanto per dare un esempio. Sento più fortemente ancora che l'Apparizione alle Tre Fontane non è estranea all'Opera che Gesù Ss. vorrebbe dei R. P. S. di M. se... (allora, in giugno, c'era ancora la condizione. Ora non c'è più, per grazia di Dio!). 


Il 7 settembre [ottobre?] vedo la Gloriosissima Maria nel Cielo, e la Voce dell'Eterno Padre e un raggio di luce divina me la indicano come Beatissima dicendo: «Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza per la Chiesa e per l'Umanità: nella Madre della Parola che è Vangelo». La sera dell'8 settembre (nonostante sia la Natività di Maria Ss. non ho avuto alcun conforto spirituale, né visione o altro) mi dice il mio angelo custode: «Apri la Radio». Apro. Trasmettono una radiocronaca dalle Tre Fontane. Sento la gente cantare e pregare e narrare di miracoli. Mi commuovo e offro a Dio la rinuncia, che mi pesa tanto, di non poter andare io pure là. Tanto che Marta dice: «E che va a fare là se qui viene così sovente la Madonna coi suoi profumi e le sue parole?». «È vero... ma che voglia di andare là! ».



Il 12-13 ottobre passo la notte con Maria Ss. a Fatima. Vedo i pellegrini oranti nella Conca di Iria sparsa di lumi. Prego con loro, contemplo Maria alla quale sono molto vicina. Maria Ss., quasi all'alba, mi parla. Mi sprona a pregare molto col Rosario per il Santo Padre, il Clero, la pace e l'Italia, perché il S. Rosario è la valida difesa del Papato, Clero, pace, Italia. Dice che per questo è apparsa a Roma e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull'Opera che è «gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti». 



Il 19 ottobre contemplo la visione che avviene fra cielo e terra di S. Michele Arcangelo e S. Gabriele Arcangelo sempre nel luogo fra il Tevere e l'Appia antica dove in maggio vidi cadere le rose(Vedere cartina che ho data la R. P. Berti). S. Michele grida tre volte, additando la Vergine gloriosa: «Opponete l'arme che è Maria al gran Serpente che avanza» e la saluta venerandola con queste parole: «Tu sola difesa! Tu sola vittoriosa! Tu sola speranza di salute contro il satanico veleno. Madre di Colui che non ha uguali, io ti saluto, mia Regina». Scende radiosissimo S. Gabriele, incensa Maria e dice con la sua voce musicale: «Ave Maria! Regina degli Angeli, salute degli uomini, amore di Dio Uno e Trino! Dopo Dio, chi come te, Maria? Salve, Regina gloriosissima in Cielo, medicina a tutte le malattie che uccidono gli spiriti e spengono Fede, Speranza, Carità negli uomini. Ave, Maria!». Il 23 ottobre ricevo il dettato di N. S. G. C. sull'Anno Santo. 



Il 24 ottobre vedo il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l'incandescente Triangolo della Ss. Trinità, nel quale è Maria. E la voce dell'Eterno Padre dice: «Così è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l'Amore si dona, tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere». 

[9 novembre 1947]In rapporto alle Tre Fontane.
E questa è di stamane 9 novembre ore 10, dopo che ho scritto quanto sopra. È il mio Angelo che parla. Mi dice: 
«L'Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di Maria Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così abbracciata - potrei dire: contenuta - nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo, contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l'amore dell'Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa [e] la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che da i fiumi dell'Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve». 



E così ho capito io pure qualcosa, ossia: e così ho potuto dire ai sapienti quello che avevo capito vedendo la visione del 24 ottobre ma non sapevo spiegare con le mie parole. Non so se le ho detto quello che Lei, P. R., voleva sapere. Ma non ho fatto che copiare i miei racconti di ciò che vedo e che mi pare abbia rapporti con le Tre Fontane. Ma se riusciste ad avere quel luogo, la statua di Maria fatela bella, bellissima... Perché è bellissima Maria. Ricordate che ho una immagine che si accosta (come lo può fare cosa umana) alla bellezza e somiglianza di Maria. 



Ma mi faccia scrivere poco, per carità. È ormai una fatica superiore alle mie forze, che sono... sostenute da Dio solamente nei momenti di dettato o visione. Dopo, per tutte le altre cose, è una povera sfinita quella che si esaurisce a scrivere, e con caratteri così incerti...


domenica 25 dicembre 2016

La Cooperazione di Maria alla Redenzione

La cooperazione fondamentale con il Fiat dell’Annunciazione (cooperazione remota)
La cooperazione di Maria all’opera della salvezza è una realtà ed appare in modo evidentissimo dal consenso dato da Maria al momento dell’Annunciazione. Dal sì di Maria dipendeva la salvezza dell’umanità. È nota la bellissima pagina di S. Bernardo a questo proposito:
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annun«Hai udito, o Vergine: “Concepirai e partorirai un figlio”. Hai udito: non sarà opera di un uomo, ma dello Spirito Santo. L’angelo attende la tua risposta: è tempo per lui di ritornare a Dio che l’ha inviato».
«Anche noi, o Regina, attendiamo una parola di misericordia: noi, miseramente oppressi da una sentenza di condanna. Ecco, ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: saremo subito liberati se tu accetti (…). Noi siamo in preda alla morte. Una tua piccola risposta ci può però ricreare e richiamare alla vita (…). Su, rispondi presto all’angelo, o meglio – attraverso l’angelo – rispondi a Dio. Rispondi una parola e ricevi “la Parola”; pronunzia il tuo verbo e ricevi nel grembo quello di Dio; lascia uscire la parola che passa e racchiudi in te quella eterna».
«Perché indugi? Perché esiti? Credi, afferma la tua fede, ricevi (…). Apri, o Vergine Beata, il tuo cuore alla fede, le tue labbra all’accettazione, il tuo grembo al Creatore. Ecco che il desiderato di tutte le genti sta alla tua porta e bussa. Oh, se per la tua esitazione passasse oltre! Se tu dovessi ricominciare, piangendo, a cercare colui che il tuo cuore ama! Levati, corri, apri. Levati con la fede, corri con la devozione, aprigli con il tuo sì».
«Ecco – disse – la serva del Signore: si faccia in me secondo la tua parola (Lc 1,38)».
Quello che S. Bernardo esprime liricamente con linguaggio poetico ispirato, S. Tommaso lo espone con la sua essenziale sobrietà teologica. In un passo famoso della Somma egli scrive:
Beato Angelico - San Tommaso
Beato Angelico – San Tommaso
«(Era necessaria l’Annunciazione) affinché si mostrasse che vi era un certo matrimonio tra il Figlio di Dio e l’umana natura. Per cui attraverso l’Annunciazione si attendeva il consenso della Vergine a nome di tutta la natura umana» (S. Th., III, q. 30, a. 1).
Il concetto è straordinariamente profondo, e lo stesso S. Tommaso non ne ha tratto tutte le conseguenze. Qui per natura umana si intende l’insieme di tutti gli uomini, l’umanità intera. L’incarnazione del Verbo è come un matrimonio fra il Verbo e l’intera umanità. Ma per il matrimonio ci vuole il consenso di entrambe le parti. Ora, come poteva l’umanità, composta di tanti soggetti distinti e per giunta diffusi lungo il corso dei secoli, esprimere il suo consenso al matrimonio con il Verbo? L’unica soluzione possibile era che l’umanità venisse rappresentata da qualcuno. Ora, questo qualcuno fu una donna, la Vergine Maria. Al suo consenso quindi tutta l’umanità è debitrice. Non vi è quindi dubbio alcuno che con il suo sì pronunciato al momento dell’Annunciazione Maria abbia cooperato in modo decisivo alla redenzione del genere umano.
La cooperazione all’opera stessa della redenzione (cooperazione prossima)
Oltre alla cooperazione con il sì all’Incarnazione del Verbo, la Vergine Maria ha anche dato un suo contributo all’opera stessa della redenzione? In altre parole: oltre alla cooperazione remota c’è stata anche una cooperazione prossima? La Lumen Gentium dice che Maria «consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione».
In che modo vanno intese queste parole? Cerchiamo di esaminare lo sviluppo storico di questa dottrina.
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A) IL FONDAMENTO BIBLICO
È il Concilio stesso che ci ricorda i principali momenti dell’unione di Maria con il Figlio suo nell’opera della salvezza: la visita a Sant’Elisabetta, l’incontro con i pastori e i magi ai quali la Vergine mostra Gesù, la presentazione al tempio, la perdita e il ritrovamento, l’intervento alle nozze di Cana, e soprattutto la partecipazione alla passione di Gesù sul Calvario.
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B) IL FONDAMENTO NELLA TRADIZIONE
Abbiamo visto a suo tempo l’importanza che ha assunto fin dal II secolo il parallelismo fra Eva e Maria, sviluppato in modo particolarmente profondo da S. Ireneo. Riportiamo qui un suo testo particolarmente illuminante:
ireneo«Il Signore venne dunque visibilmente nella sua proprietà e fu portato dalla creatura che egli stesso porta; ha ricapitolato, con la sua obbedienza sul legno (della croce) la disobbedienza che era stata perpetuata mediante il legno (della scienza del bene e del male); quella seduzione di cui era stata vittima miserabile Eva, fidanzata ma ancora vergine, è stata dissipata dall’annunzio di verità magnificamente annunciato dall’angelo a Maria, anch’essa vergine fidanzata. Infatti, come quella era stata sedotta dal discorso di un angelo, tanto da sottrarsi a Dio trasgredendo la sua parola, così questa fu istruita dalla buona novella mediante il discorso di un angelo, tanto da portare Dio (nel suo seno) obbedendo alla sua parola. E come quella era stata sedotta in modo da disobbedire a Dio, così questa si lasciò persuadere a obbedire a Dio, affinché la Vergine Maria divenisse l’avvocata della vergine Eva. E come il genere umano era stato incatenato alla morte per opera di una vergine, così ne fu liberato da una vergine, in quanto la disobbedienza di una vergine fu controbilanciata dall’obbedienza di una vergine. Il peccato del primo uomo ha ricevuto rimedio mediante la retta condotta del Primogenito; la prudenza del serpente è stata vinta dalla semplicità della colomba; e così sono stati infranti quei vincoli che ci assoggettavano alla morte».
È stato detto autorevolmente (Jouassard) che in questo passo, come anche in altri simili, il parallelismo si spinge molto avanti. È vero che il testo si riferisce di per se stesso al sì dell’Annunciazione, ma non si deve dimenticare che per Ireneo, come per gli altri Padri, soprattutto orientali, la redenzione comincia con l’incarnazione, e la croce è la consumazione di Betlemme. Inoltre bisogna notare che nel testo citato vi è un esplicito riferimento all’albero della croce. Maria è collocata molto vicino al Redentore, e a tutta la sua opera, come del resto Eva è stata molto vicina ad Adamo, e a tutto quello che egli ha fatto (entrambi hanno mangiato dallo stesso albero!).
A questo punto viene spontanea una conclusione: se il parallelismo Eva-Maria è valido, e noi abbiamo visto che lo è, essendo solidamente fondato nella Tradizione, dobbiamo dire che come Eva ha cooperato con Adamo nell’opera della rovina, così Maria ha collaborato con Gesù nell’opera della restaurazione. E sembra decisamente troppo poco limitare questa collaborazione al sì dell’Annunciazione. È con tutta la sua vita che Maria ha adempiuto la sua opera di Novella-Eva.
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C) IL FONDAMENTO NELLO SVILUPPO TEOLOGICO
Sembra che il primo a trarre tutte le conseguenze da questa stretta associazione di Maria all’opera della redenzione sia stato un monaco bizantino del X secolo, Giovanni il Geometra. Egli afferma alla fine del primo millennio ciò che si chiarirà lungo tutto il secondo, che cioè Maria ha avuto un ruolo unico nella passione, come preludio della sua mediazione attuale a favore dell’umanità. In una sua preghiera egli esprime questi concetti:
Addolorata1«Ti ringrazio per aver sofferto per noi così grandi mali, e per aver voluto che tua madre soffrisse così grandi mali, per te e per noi, affinché non solo l’onore di condividere le tue sofferenze le meritasse la comunanza di gloria, ma anche operasse per noi sempre più la salvezza, con il ricordo dei dolori subiti per noi e ci conservasse il suo amore non solo a causa della natura, ma anche a motivo del ricordo di tutto quello che lei ha fatto per noi durante tutta la sua vita. Noi ti ringraziamo poiché ti sei dato in riscatto per noi, e perché, dopo di te, hai dato la madre tua in riscatto ad ogni istante, affinché tu morissi una volta per noi, e lei morisse migliaia di volte nella sua volontà, consumata nelle sue viscere, come lo fu per te, nei riguardi di coloro per cui, proprio come il Padre, ha dato il Figlio suo, e persino lo ha visto messo a morte. Ringraziamo anche te, o Sovrana, per le pene e le sofferenze sopportate per noi fino a quell’ora».
In questo testo Giovanni il Geometra parla chiaramente della partecipazione alla passione di Gesù, e insiste sul termine «per noi». L’intercessione attuale di Maria si collega con il ricordo delle sue sofferenze di quel tempo. È quanto avremo modo di esaminare più avanti.
Anche in S. Bernardo (1090-1153) è presente l’idea che Maria, Nuova Eva, ha cooperato alla redenzione offrendo suo Figlio. Il Papa Paolo VI nella Marialis Cultus cita una sua espressione:
«Offri il tuo Figlio, o Vergine Santa, e presenta al Signore il frutto benedetto del tuo seno. Offri per la riconciliazione di noi tutti la vittima santa, a Dio gradita».
Questa offerta, avvenuta durante la presentazione al tempio, orienta già al Calvario, dove Maria «è morta con lui nel suo cuore», come afferma sempre S. Bernardo.
Anche in Arnaldo di Chartres († c. 1160), ispirato da S. Bernardo, troviamo questo concetto dell’offerta della vittima divina fatta dalla Madre. Pur avendo ben chiara l’idea che Gesù Cristo è l’unico Salvatore, egli arriva a dire:
«C’era allora una sola volontà di Cristo e di Maria, e tutti e due offrivano insieme (pariter offerebant) un solo olocausto: lei nel sangue del suo cuore, lui nel sangue della sua carne».
In S. Bonaventura († 1274), a proposito di Maria Nuova Eva, troviamo questa espressione molto interessante:
«(Maria fu associata a Cristo) affinché si compisse ciò che era stato detto profeticamente: “Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2,18)».
E ancora leggiamo che Maria ha pagato il prezzo della nostra redenzione:
«Lo ha pagato come una donna forte e pia, quando Cristo ha patito sulla croce per pagare questo prezzo, purificare e redimere; allora la Beata Vergine è stata presente, ha accettato e si è conformata alla volontà divina. Ha acconsentito che il frutto del suo seno venisse offerto in croce per noi».
Questi stessi concetti li esprime anche lo Pseudo-Alberto, nel suo celebre Mariale di cui abbiamo già parlato, dove Maria viene presentata come Nuova Eva associata al Nuovo Adamo per «aiutarlo» proprio nell’opera della redenzione.
Nei secoli seguenti, e soprattutto in quel «secolo d’oro» della mariologia che fu il XVII, le testimonianze di questa dottrina sono innumerevoli. Nel secolo seguente tale insegnamento diventa comune nella Chiesa, grazie soprattutto all’opera dei due grandi teologi mariani S. Luigi Grignion de Montfort e S. Alfonso Maria de’ Liguori.
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D) IL FONDAMENTO NEL MAGISTERO DELLA CHIESA
La partecipazione di Maria Santissima all’opera della salvezza diventa insegnamento comune del Magistero ecclesiastico da Leone XIII in poi. Ci limitiamo a qualche espressione particolarmente significativa. Leone XIII chiama la Beata Vergine Maria «compagna di Gesù nella riparazione del genere umano» e parla dei «meriti singolari per cui ella partecipò col Figlio Gesù all’opera della redenzione umana».
PioXPio X, fra l’altro, afferma che
«da questa comunione di dolori e di volontà fra Cristo e Maria, ella meritò di diventare in modo degnissimo la Riparatrice del mondo perduto».
Il testo forse più esplicito e forte è quello di Benedetto XV:
«Ella patì e quasi morì col Figlio paziente e morente, abdicò ai diritti materni sul Figlio, per la salvezza degli uomini e, per quanto dipendeva da lei, immolò il Figlio suo per placare la divina giustizia, dimodoché a ragione si può dire che ella ha redento il genere umano assieme a Gesù Cristo».
Pio XI scrive:
«La Vergine addolorata partecipò, assieme a Gesù Cristo, all’opera della redenzione».
E ancora:
«La benignissima Madre di Dio, avendoci dato Gesù Riparatore, avendolo nutrito e presso la croce offertolo vittima per noi, per la mirabile unione che ebbe con lui e per grazia singolarissima divenne anch’ella e piamente è detta Riparatrice».
Pio XII afferma nell’Enciclica Mystici Corporis:
«La Vergine Maria, immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre strettissimamente unita al Figlio suo, lo offrì all’eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo contaminati dalla miseranda prevaricazione del progenitore».
Vi sarebbero molti altri testi, ma anche soltanto quelli riportati testimoniano la significativa convergenza del Magistero pontificio, per il corso di quasi un secolo, su questo punto dottrinale, e ci aiutano a intenderlo nel suo giusto significato.
Questa cooperazione di Maria veniva detta «corredenzione». Questa espressione ebbe sin dall’inizio dei sostenitori e degli oppositori; dopo il Concilio, dato il suo silenzio a tale riguardo, il numero degli oppositori crebbe notevolmente.
Ma qui bisognerebbe ricordare due cose. Innanzitutto che il Concilio ha esplicitamente dichiarato di non avere avuto in animo di esporre una dottrina esauriente su Maria e di non aver voluto dirimere questioni non ancora pienamente illustrate dai teologi (cf. Lumen Gentium 54): per cui, sono le parole testuali, «restano legittime le sentenze che nelle scuole cattoliche vengono liberamente proposte circa colei che nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e più vicino a noi» (ibid.).
In secondo luogo un’attenta lettura del testo conciliare mostra come esso rimanga aperto alla dottrina della corredenzione, e quindi anche al titolo di «corredentrice». Basta considerare, ad esempio, oltre alla dottrina generale, anche le seguenti espressioni della Lumen Gentium:
LumenGentium_web
«Ella è veramente Madre delle membra di Cristo, poiché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa, i quali di quel Capo sono le membra». «Per questo la Chiesa cattolica, edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come Madre amantissima» (n. 53).
«(Maria) è la Madre di Cristo e la Madre degli uomini, specialmente dei fedeli» (n. 54).
«I libri dell’Antico e del Nuovo Testamento e la veneranda Tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della Madre del Salvatore nell’economia della salvezza» (n. 55).
GPII
Il romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della massa dei fedeli. LUMEN GENTIUM, 23
«Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente» (n. 56).
«Questa unione della Madre col Figlio nell’opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla di Lui morte» (n. 57).
«La Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio morente sulla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cf. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Gesù morente in croce, fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cf. Gv 19,26-27)» (n. 58).
«Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale nelle anime. Per questo fu per noi Madre nell’ordine della grazia» (n. 61).
.Conseguenze
Vergine_PurissimaLa dottrina della corredenzione mariana sembra particolarmente adatta a suscitare nella mente e nel cuore dei fedeli un rinnovato interesse e un rinnovato amore verso la Beata Vergine Maria: non si può restare indifferenti nei suoi riguardi o sentirsi a Lei estranei quando si pensa che siamo stati salvati anche dal suo dolore, dolore che Ella ha accettato volontariamente per amore nostro.
Alla luce di questa dottrina comprendiamo poi meglio perché, come dice il Concilio, la Beata Vergine assunta in cielo «non ha depositato questa funzione di salvezza (…), ma con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo, ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, finché non siano condotti nella patria beata». Avendo infatti cooperato all’acquisto della stessa salvezza, è logico e conveniente che Ella cooperi anche alla comunicazione di questa salvezza. La dottrina della corredenzione permette dunque di vedere meglio perché Maria viene spesso chiamata la Mediatrice di tutte le grazie. Ella, come si è detto, è presente in particolare nel Sacrificio Eucaristico, che è fonte e culmine della vita della Chiesa, e lo è anche nell’amministrazione dei sacramenti, quando i fedeli nascono e crescono in quella vita divina della grazia di cui Ella è Madre.
La Beata Vergine ci appare dunque presente come compagna inseparabile in ogni attività salvifica del Redentore, sia terrena che celeste. In tal modo tutta l’opera della redenzione viene, per così dire, permeata del soave profumo della maternità; così l’amore di Dio verso di noi si rivela ancora più meraviglioso nella sua condiscendenza verso la nostra umana debolezza.

http://tanogabo.com/la-cooperazione-di-maria-alla-redenzione/

lunedì 7 novembre 2016

I segreti dei diari di Bruno Cornacchiola: Io sono Colei che sono nella Trinità Divina


[9 novembre 1947]
In rapporto alle Tre Fontane. 
5 maggio [1947]. Visione di Maria Ss. di Fatima lanciante le rose d'oro, nelle quali si sono tramutate le Ave del Rosario che dico con Lei, su Roma, nei posti segnati sulla cartina che ho data. Di questi posti riconosco bene S. Pietro e il palazzo Vaticano per il portico di Piazza S. Pietro, il Gianicolo per il monumento a Garibaldi (e mi stupisco che cadano rose su quel colle), la basilica di S. Paolo fuori le mura per il mosaico del Buon Pastore. Gli altri luoghi di Roma per me sono: case, luoghi sconosciuti a me. Oltre S. Paolo, guardando verso sud (forse sud-ovest) col fiume alla mia destra e l'Appia Antica alla sinistra, avente alle spalle, dietro di me ma a sinistra, il mausoleo di Cecilia Metella, vedo cadere molte rose. Altre cadono qua e là per l'Italia, ma non comprendo bene su quali speciali luoghi, sulla Spagna e Portogallo (molte su questo, nel luogo di Fatima), una al Belgio, tre all'Irlanda, una presso Londra, altre qua e là sul globo, così come ho detto al R. P. Berti. La visione si ripete l'8 maggio. 

Il 31 maggio leggo per caso su un giornale, che mi viene dato dai miei inquilini, dell'Apparizione alle Tre Fontane. Poche righe di stampa. Ne sono lieta. Mi pare così bello che la Vergine Ss. sia apparsa lì. Mi pare che debba fare del bene anche in favore dell'Opera. Il 10 giugno mio cugino, Giuseppe, mio ospite, mi porta "Oggi". Lo sfoglio. Trovo ripetuto in esteso il racconto dell'apparizione. Ho un sussulto leggendo la frase: «Io sono Colei che sono nella Trinità Divina. Sono la Regina della Rivelazione». Perché queste stesse parole mi furono dette da Maria Ss. in uno dei miei primi incontri con Lei, e mi sono rimaste impresse, come altre frasi speciali quali: «Io sono il compendio dell'amore dei Tre» detta di Gesù Cristo, e «La vendetta di Dio è il perdono» detta da Gesù Cristo, tanto per dare un esempio. Sento più fortemente ancora che l'Apparizione alle Tre Fontane non è estranea all'Opera che Gesù Ss. vorrebbe dei R. P. S. di M. se... (allora, in giugno, c'era ancora la condizione. Ora non c'è più, per grazia di Dio!). 

Il 7 settembre [ottobre?] vedo la Gloriosissima Maria nel Cielo, e la Voce dell'Eterno Padre e un raggio di luce divina me la indicano come Beatissima dicendo: «Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza per la Chiesa e per l'Umanità: nella Madre della Parola che è Vangelo». La sera dell'8 settembre (nonostante sia la Natività di Maria Ss. non ho avuto alcun conforto spirituale, né visione o altro) mi dice il mio angelo custode: «Apri la Radio». Apro. Trasmettono una radiocronaca dalle Tre Fontane. Sento la gente cantare e pregare e narrare di miracoli. Mi commuovo e offro a Dio la rinuncia, che mi pesa tanto, di non poter andare io pure là. Tanto che Marta dice: «E che va a fare là se qui viene così sovente la Madonna coi suoi profumi e le sue parole?». «È vero... ma che voglia di andare là! ».

Il 12-13 ottobre passo la notte con Maria Ss. a Fatima. Vedo i pellegrini oranti nella Conca di Iria sparsa di lumi. Prego con loro, contemplo Maria alla quale sono molto vicina. Maria Ss., quasi all'alba, mi parla. Mi sprona a pregare molto col Rosario per il Santo Padre, il Clero, la pace e l'Italia, perché il S. Rosario è la valida difesa del Papato, Clero, pace, Italia. Dice che per questo è apparsa a Roma e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull'Opera che è «gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti». 

Il 19 ottobre contemplo la visione che avviene fra cielo e terra di S. Michele Arcangelo e S. Gabriele Arcangelo sempre nel luogo fra il Tevere e l'Appia antica dove in maggio vidi cadere le rose(Vedere cartina che ho data la R. P. Berti). S. Michele grida tre volte, additando la Vergine gloriosa: «Opponete l'arme che è Maria al gran Serpente che avanza» e la saluta venerandola con queste parole: «Tu sola difesa! Tu sola vittoriosa! Tu sola speranza di salute contro il satanico veleno. Madre di Colui che non ha uguali, io ti saluto, mia Regina». Scende radiosissimo S. Gabriele, incensa Maria e dice con la sua voce musicale: «Ave Maria! Regina degli Angeli, salute degli uomini, amore di Dio Uno e Trino! Dopo Dio, chi come te, Maria? Salve, Regina gloriosissima in Cielo, medicina a tutte le malattie che uccidono gli spiriti e spengono Fede, Speranza, Carità negli uomini. Ave, Maria!». Il 23 ottobre ricevo il dettato di N. S. G. C. sull'Anno Santo. 

Il 24 ottobre vedo il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l'incandescente Triangolo della Ss. Trinità, nel quale è Maria. E la voce dell'Eterno Padre dice: «Così è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l'Amore si dona, tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere». E questa è di stamane 9 novembre ore 10, dopo che ho scritto quanto sopra. È il mio Angelo che parla. Mi dice: 
«L'Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di Maria Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così abbracciata - potrei dire: contenuta - nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo, contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l'amore dell'Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa [e] la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che da i fiumi dell'Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve». 

E così ho capito io pure qualcosa, ossia: e così ho potuto dire ai sapienti quello che avevo capito vedendo la visione del 24 ottobre ma non sapevo spiegare con le mie parole. Non so se le ho detto quello che Lei, P. R., voleva sapere. Ma non ho fatto che copiare i miei racconti di ciò che vedo e che mi pare abbia rapporti con le Tre Fontane. Ma se riusciste ad avere quel luogo, la statua di Maria fatela bella, bellissima... Perché è bellissima Maria. Ricordate che ho una immagine che si accosta (come lo può fare cosa umana) alla bellezza e somiglianza di Maria. 

Ma mi faccia scrivere poco, per carità. È ormai una fatica superiore alle mie forze, che sono... sostenute da Dio solamente nei momenti di dettato o visione. Dopo, per tutte le altre cose, è una povera sfinita quella che si esaurisce a scrivere, e con caratteri così incerti...




sabato 23 aprile 2016

Il Segreto delle Tre Fontane

Posted on  by Segreteria_Web_di_don_Curzio

Il Segreto Delle Tre Fontane
Saverio Gaeta ha scritto un interessante libro intitolato “Il veggente. Il segreto delle tre fontane” (Salani editore, Milano, 2016). L’Autore ha potuto consultare i Diari che Bruno Cornacchiola aveva scritto dal 1947 al 2001, anno della sua morte, custoditi presso l’associazione dei fedeli da lui fondata, e ne svela i contenuti nel suddetto libro.
Il 12 aprile 1947 Cornacchiola presso la località delle Tre fontane in Roma, ove San Paolo subì il martirio, ebbe una apparizione della Madonna contenente alcune rivelazioni. Esse (circa una sessantina) son continuate per tutta la sua vita e Cornacchiola stesso le ha trascritte nei suoi Diari.
In questo breve articolo riassumo quelle più attuali, che possono aiutarci a capire meglio il terribile periodo che stiamo attraversando.
Sono soltanto rivelazioni private. Cornacchiola stesso le ha sottomesse al giudizio dell’Autorità ecclesiastica, che già con Pio XII iniziò ad approvarle.

Gli incontri con Pio XII

Innanzitutto occorre sapere che il primo quaderno dei suoi Diari, contenente il resoconto della prima apparizione della Madonna, Bruno Cornacchiola lo consegnò a papa Pio XII la notte del 22 luglio del 1947 alla presenza di don Sfoggia, di padre Riccardo Lombardi e di padre Felice Maria Cappello, i quali avevano potuto leggere il messaggio del 12 aprile dietro autorizzazione del Papa. A questo incontro privato ne seguì uno pubblico e ufficiale il 9 dicembre del 1949 (Saverio Gaeta, op. cit., p. 62) in cui il Papa incoraggiò Cornacchiola a fare delle conferenze sulle apparizioni da lui avute.
Inoltre il 5 ottobre del 1947 Pio XII benedisse la statua della Madonna riproducente la Vergine apparsa a Cornacchiola e nel 1956 papa Pacelli consentì il culto pubblico, affidando ai francescani minori conventuali la custodia della grotta e della cappella adiacente (op. cit., p. 106).

Il contenuto dei messaggi

Il contenuto della prima apparizione non era stato reso noto e si trova negli archivi del Sant’Uffizio, ma Cornacchiola ne aveva fatto una fotocopia, depositata negli archivi della sua associazione, della quale il Gaeta (op. cit., p. 59) riporta i principali brani sinora inediti.
I Diari consultati da Salvatore Gaeta si trovano presso l’associazione “Schiere Arditi di Cristo Re Immortale” (SACRI) fondata da Cornacchiola. Gli “Arditi di Cristo” si occupano soprattutto di catechesi e non avevano letto i Diari di Cornacchiola, i quali contengono delle rivelazioni sorprendenti e inedite sino a che Saverio Gaeta le ha raccolte nel suo libro.
La prima (12 aprile 1947) si trova scritta a mano in un quaderno di una trentina di pagine. I punti più salienti sono i seguenti:
“I pastori del gregge non fanno il loro dovere. Troppo mondo è entrato nella loro anima per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla via. […]. Prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione. Pregate, si può fermare. […]. Allontanatavi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. […]. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli siate forti, resistete all’assalto infernale. […]. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. […]. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie. […]. Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sacre e sante. […]. Il mondo entrerà in un’altra guerra, più spietata delle precedenti; maggiormente sarà colpita la Rocca eterna (Roma). L’ira di satana non è più mantenuta; lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo. […]. La colpita maggiormente sarà la Chiesa di Cristo per nettarla dalle sozzure che vi sono dentro. […]. I sacerdoti saranno calpestati e trucidati, ecco la croce rotta vicino alla talare dello spogliamento esteriore sacerdotale” (Saverio Gaeta, op. cit., pp. 80-88).
L’apparizione del 21 febbraio 1948 recita:
“Questo dico ai miei figli sacerdoti: voi state diventando del mondo, spogliandovi del sacro per dissacrare e abbandonare il sacerdozio. […]. Il mondo ha sete di verità, ma voi non gli date più l’acqua che disseta” (op. cit., pp. 89-91).
Apparizione del 15 agosto 1949:
“Perché non vi allontanate dal peccato? Il quale vi condurrà nel più atroce degli smarrimenti. […]. Ciò accadrà specie a coloro che in questi tempi colmi di peccato vi nascondono i miei richiami, nel tempo moderno colmo di falsità” (op. cit., pp. 91-93).
Apparizione del 15 agosto 1958:
“Vi sarà un fortissimo terremoto, che scuoterà tutto il globo terrestre. Non andate in giro, né mettetevi a dormire se siete in peccato mortale, ma confessatevi e pentitevi di averlo fatto, e non fatelo più. […]. Il sole si oscurerà, le stelle cadranno, ma non intendete ciò soltanto nella parte materiale del pensiero: c’è la parte interpretativa e spirituale e saranno i soli dei superbi e le stelle degli orgogliosi che cadranno. […]. Fuori della Chiesa cattolica, apostolica e romana non c’è la salvezza. […]. Amare tutti non significa tenere un atteggiamento sentimentalista. […]. Non spogliatevi dell’abito sacerdotale: l’abito richiama, è un segno celeste” (op. cit., p. 93-95).
Ve ne sono altre ancora. Particolarmente interessante è la visione avuta il 24 febbraio 1968:
“Satana regna oramai in tutti i posti più alti di comando […]. Satana entrerà nei posti guida della Chiesa. […]. Le tentazioni saranno terribili, il mondo vivrà in una confusione tale che gli eletti stessi sosteranno nel dubbio! Non c’è scampo […] tutti vivranno momenti terribili di guerra, distruzione e di caos politico, religioso e culturale. Quanti errori e quante eresie serpeggiano in ogni nazione, in ogni convento. […]. Quello che occorre è l’apostolato individuale non l’apostolato monopolizzato. […]. Bisogna che si lavori tra le anime nell’apostolato individuale: chi conosce e sa fare, senza alcuna previa autorizzazione, deve lavorare” (op. cit., p. 73).
Il 2 febbraio 1960 la Madonna dice:
“Sangue e lacrime, Gesù sangue, io vostra Madre lacrime; si è perduto il senso esatto della verità” (op. cit., p. 78).
Il 16 aprile del 1987:
“Tu devi offrirti vittima per la conversione e la santificazione dei sacerdoti e religiosi, che hanno abbandonato la via della dottrina e della morale perdendo la forza della salvezza e per colpa loro molte anime vanno all’inferno” (op. cit., p. 102).
Il 12 aprile del 1980 (trentatreesimo anniversario dell’apparizione) migliaia di fedeli accorsi alle Tre Fontane poterono assistere dalle 17.50 alle 18.20 al miracolo del sole che si mise a volteggiare come era avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917 (op. cit., p. 119).
Il 1° febbraio 1986 Cornacchiola riceve un altro messaggio severo:
“Preparatevi figli miei: la mano non posso trattenerla più! L’ira della giustizia è sopra di voi ” (op. cit., p. 150).
A pagina 153 del suo libro Saverio Gaeta riporta una annotazione personale di Cornacchiola su un malinteso ecumenismo, che definisce “ecclesiasticamente scorretto”:
“Non posso farmi l’idea che tutte le religioni portano alla redenzione. Tutte le religioni, dicono oggi, danno la salvezza. Ma allora perché Gesù è venuto, se già esistevano tante religioni? Gesù dice: ‘Chi crede in Me sarà salvo’; non chi crede alla sua religione. Se anche i protestanti si salvano, perché la Vergine mi è venuta a chiamare e mi ha detto di rientrare nell’Ovile santo, quando poteva lasciarmi benissimo dov’ero, fra gli avventisti?”.
Il 9 gennaio 1986 Cornacchiola ha un’altra locuzione:
“Oggi gli uomini hanno messo tutte le religioni sullo stesso piano per cui tutte portano a Dio e tutti si salvano. […]. Allora si salvano anche coloro che non accettano Gesù?. […]. Contro la Chiesa satana non può far nulla perché è divina; ma contro le anime che vivono in essa può molto; anzi presenterà il male sotto la veste morale, religiosa, politica e sociale. […]. Chiamo tutti alla conversione, ma per giustizia devo lasciare la mano di mio Figlio: proprio perché si compia la giustizia ” (op. cit., p. 165-166).
Impressionante è la visione avuta il 7 aprile 1966:
“si vede la basilica di San Pietro che ha la faccia tutta rovinata, la guardiamo e piangiamo” (op. cit., p. 169). Il 1° agosto 1966: “Mi son trovato davanti alla chiesa detta della Scala Santa, nella piazza adiacente ove c’è l’obelisco. Vi era allestita come una sala con vescovi e cardinali. D’improvviso crolla sopra molti vescovi, cardinali e altri tutta la facciata della chiesa” (ivi).
Nel messaggio del 1° gennaio 1988 un particolare ammonimento è riservato ai sacerdoti:
“Voi state calpestando le mie pecore e le portate verso la perdizione. Perché non fate più conoscere la mia dottrina? Perché le mie pecorelle le portate dove sono erbe secche e cespugli mortali? […]. Io sono stato ucciso proprio perché la mia dottrina non era la loro (dei farisei) dottrina. Voi avete chiuso la vostra bocca e le orecchie del mio gregge. Avete chiusa la porta della mia Chiesa per non entrarvi voi e non farvi entrare il mio popolo” (op. cit., p. 171).
Nel 1982 la Madonna dà un ulteriore monito ai sacerdoti (che costerà a Cornacchiola tantissime grane):
“essi miseramente girano sicuri senza segni sacerdotali esterni: non solo vivono nel dubbio della fede, ma attirano altri a lasciare la fede […] si sono ubriacati del mondo e del falso modernismo” (op. cit., pp. 172-173).
Una delle visioni più toccanti è quella del 28 aprile 1986. Cornacchiola si trova in piazza San Pietro e la Madonna gli dice:
“anche se chi dà un ordine ti sembra che sbagli, tu sei tenuto ad obbedire, a meno che quest’ordine tocchi la fede, la morale e la carità. Allora no!” (op. cit., p. 174).
Il 12 novembre 1986 la Madonna gli mostra una scena terrificante:
“vedo molti sacerdoti con la loro talare e religiosi e religiose con il loro saio: tutti in fila e degli aguzzini che li spingono e trascinano uno alla volta su un palco di legno. Li facevano inginocchiare e chiedevano loro: ‘Getta l’abito’. Alla risposta ‘No!’ gli prendevano la testa e gliela mettevano su un ceppo e lì venivano decapitati dal boia che aveva una scure” (op. cit., p. 174-175).
Una delle visioni più attuali mi sembra quella del 18 luglio 1996:
“Specialmente tanti miei figli sacerdoti, e anche più in alto, facilmente cadono nella braccia di satana come foglie secche che cadono da un albero al soffio del vento” (op. cit., pp. 181-182).
Il 4 giugno 1964 la Madonna aveva dettato a Cornacchiola una richiesta per
“salvare l’umanità dal diluvio di fuoco” (op. cit., p. 183).
Il 1° gennaio 1988 il veggente riceve una rivelazione che dischiude le porte del futuro:
“Avete degli esempi, Sodoma e Gomorra: non si pentirono, non fecero penitenza e conoscete quello che la giustizia ha fatto di loro. […]. Se non vi convertirete ferro e fuoco scenderà sopra di voi. […]. Quello che voi chiamate pace non è altro che inganno perché manca la conversione e tutto si sta preparando per una satanica guerra” (op. cit., p. 187).
Un’altra apparizione attualissima è quella del 14 agosto 1999:
«La Vergine mi fa vedere religiosi e religiose, sacerdoti, vescovi, cardinali e mi dice: “Sono sordi e stolti! Vedono i segni che sono un richiamo, ma non riflettono sopra questa realtà. […]. Negano Dio uno e trino e si fanno orgogliosamente essi stessi dio”» (op. cit., p. 195).
Il 13 marzo del 2000 la Madonna gli dice:
“la salvezza non è riunire tutte le religioni per farne un ammasso di eresie e di errori, ma convertitevi per l’unità di amore e di fede” (op. cit., p. 204).
La notte del 31 dicembre 1984:
“Mi sento trasportare nel centro di Roma e precisamente a piazza Venezia. Lì c’è una folla radunata che gridava: ‘Vendetta!’. Scorreva molto sangue in tutto il mondo, tutto il mondo imbrattato di sangue. Improvvisamente tutta quella gente si mette a gridare: ‘Tutti a San Pietro!’ e continuavano a gridare: ‘Vendetta!’. Sul piazzale all’interno del colonnato c’erano il papa, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti. Tutti piangevano. Meraviglia: erano scalzi e la Madonna che grida. ‘Fate penitenza!’ ” (op. cit., p. 207).
Il 21 luglio 1998:
“Ho sognato che musulmani circondavano le chiese e chiudevano le porte e dai tetti gettavano benzina e davano fuoco, con dentro i fedeli in preghiera e tutto andava a fuoco” (op. cit., p. 210).
All’alba del 10 febbraio 2000 un altro sogno angoscioso:
“Mi trovo a San Pietro […] una folla di barbari correva dentro la basilica uccidendo chiunque incontrava. […]. Tutti i sacerdoti presenti erano con l’abito talare, ai lati del sagrato i vescovi erano a sinistra i cardinali a destra e pregavano in ginocchio col viso a terra” (op. cit., p. 210).
11 marzo 1970
“che brutta notte ho passato. Un sogno mi ha tenuto in apprensione tutta la notte. Il Papa circondato da cardinali e vescovi che gridavano verso di lui dicendogli parole rivoluzionarie. […]. Il Papa viene preso e scaraventato dentro un pozzo” (op. cit., p. 217).
Quella del 21 settembre 1988 è la più interessante:
“Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta ad un ammasso di rovine” (op. cit., p. 218).
Il 4 gennaio 1992:
“I cristiani si combattono perché non hanno più un capo che li guidi” (op. cit., p. 219).
Il 26 gennaio 1996:
“Questa notte ho visto la basilica di San Pietro andare a fuoco” (op. cit., p. 220).
Il 31 dicembre 1990 Maria gli confida:
“Falsi profeti, che cercano con tutti i mezzi di avvelenare le anime cambiando la dottrina di Gesù in dottrine sataniche; e toglieranno il Sacrificio della croce che si ripete sugli altari del mondo” (op. cit., p. 221).
Il 12 marzo 1983 la Madonna della Rivelazione dice a Cornacchiola:
“Il pericolo è alle porte, una guerra atomica, se non si fa come ho detto, è inevitabile. […]. Parlo a tutti, l’atomica è pronta, gli uomini senza coscienza minacciano di usarla e il pericolo è sempre più vicino di quanto non pensiate” (op. cit., p. 223).
Il 13 luglio 1998:
“Questa notte ho sofferto molto in sogno. C’era la guerra e gli stranieri invadevano l’Italia” (op. cit., p. 226).

Conclusione

Saverio Gaeta conclude:
“So bene che queste pagine potranno innescare contestazioni e polemiche, accuse di sensazionalismo e insinuazioni di ‘preconciliarismo’. Ma se le ispirazioni a Cornacchiola provenivano realmente dal Cielo, come personalmente ritengo, è certamente opportuno che vengano rese note al grande pubblico, sottraendole all’oscurità di qualche polveroso archivio della Santa Sede” (op. cit., p. 229).
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d. Curzio Nitoglia
20/4/2016