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sabato 17 dicembre 2016

Qual è la storia dell'Albero di Natale?


Ha origine nei Paesi nordici e secondo la leggenda la sua diffusione è dovuta a Lutero


Questa è un'altra versione delle origini dell'albero di Natale, tutto si trova tranne che sia pagano.

Ogni anno ritorna Natale. Periodo densamente spirituale, momento di sosta che la frenesia consumistica non è riuscita del tutto a inquinare. Come se l’eco di un messaggio che viene da lontano catturasse ancora le nostre anime. Ma il suo codice appare segretato ai cuori di noi, uomini d’oggi, che ne abbiamo smarrito la chiave.

Strade piene di luci, di suoni. Alberi di Natale nelle vetrine, per le strade, nelle piazze. Alberi di Natale sempre più grandi, sempre più belli. Alberi di Natale piccoli e grandi forse ormai in ogni casa. Sempre più spesso in sostituzione del presepe o accanto al presepe. Si direbbe che l’Albero di Natale stia conquistando il mondo. Ma qual è la storia dell'Albero di Natale?

Riga, la capitale della Lettonia, da sempre rivendica con orgoglio di aver ospitato il primo Albero di Natale della storia. Proprio a Riga, infatti, in piazza del Municipio di fronte alla Casa delle Teste Nere, c’è uno stemma in terracotta deposto sul punto in cui sarebbe stato innalzato il primo Albero di Natale nel 1510, che si ritiene fosse stato ornato da decorazioni di carta e poi bruciato in segno di buon augurio per l’arrivo dell’inverno. In Estonia la pensano diversamente. Gli estoni affermano infatti che il primo Albero di Natale fu creato a Tallin, nel 1441.

Certo è che l’Albero di Natale nella sua patria d’origine, che corrisponde alle regioni germaniche, è indissolubilmente collegato ad un antico canto popolare, riproposto nella forma attuale all’inizio dell’Ottocento. È un canto rivolto non a un albero-oggetto, ma a un albero-essere-vivente, che col suo verde perenne trasmette fiducia nella continuità della vita stessa. È il Tannenbaum, l’abete natalizio.

I bambini amano l’Albero di Natale anche perché sanno che è portatore di doni. In effetti i doni si appendevano un tempo ai suoi rami assieme a frutta, focacce, biscotti. Poi i doni sono finiti sotto l’albero, perché la società dei consumi li ha via via moltiplicati e ingigantiti, derubandoli del significato intimo e personale che aveva il piccolo dono.

Per avere le prime testimonianze scritte circa la diffusione e l’affermazione dell’Albero di Natale come lo conosciamo oggi occorre arrivare al XV secolo. Secondo quanto si legge nel volume “Il canto degli alberi” (Àncora editrice) di Anna Maria Finotti la prima testimonianza scritta risale al 1419, quando la Confraternita dei fornai di Friburgo pose in occasione del Natale, nell’ospedale della città, un albero «adorno di mele, pere, noci colorate, cialde, piccole focacce, biscotti, carta colorata e fronzoli vari». A Capodanno l’albero veniva scosso per far cadere le focacce e la frutta come segno beneaugurante per l’anno nuovo.

Nel 1604 a Strasburgo si ha testimonianza che «nelle osterie venivano sistemati degli abeti a cui venivano appese delle rose di carta di vari colori assieme a mele, focacce, zucchero e oggetti in similoro». L’albero così adorno venne chiamato l’Albero di Natale o l’Albero di Cristo o anche l’albero di Maggio, in quanto anticipava la speranza nella fioritura di un nuovo raccolto.

La leggenda attribuisce a Lutero, il fondatore del protestantesimo, la diffusione dell’Albero di Natale ornato di candele. Si dice che egli, tornando verso Wittenberg in una notte di vigilia, fosse rimasto colpito dallo splendore dei ghiaccioli appesi agli abeti, che splendevano alla luce delle stelle. Per cui ebbe l’idea di porre delle candele sull’albero per illuminarlo. L’Albero di Natale divenne così anche l’Albero delle Luci e venne considerato segno del protestantesimo, definito anche «la religione del Tannenbaum», ossia dell’abete. Tali alberi con le candele si diffusero tra il XVII e il XVIII secolo e venivano allestiti nelle strade. Ma vennero presto vietati per il grande pericolo di incendio che rappresentavano.

Nel XIX secolo, dopo la scoperta della stearina e della paraffina, l’Albero delle Luci si diffuse nelle corti europee e negli ambienti alto-borghesi dell’epoca, e l’usanza si radicò soprattutto in Germania e nei paesi scandinavi. In Italia venne introdotta al Quirinale dalla regina Margherita, ma la sua diffusione possiamo farla risalire agli anni della ripresa economica dopo la seconda guerra mondiale. Anche perché più forte era da noi la tradizione del presepe di origine francescana.

La seconda patria dell’abete natalizio dopo la Germania viene considerata l’Inghilterra, dove esso venne introdotto a corte prima dai sovrani della casa di Hannover e poi specialmente da Alberto di Sassonia-Coburgo, principe consorte della regina Vittoria. La tradizione dell’abete decorato e illuminato passò poi nelle famiglie inglesi per imitazione delle feste natalizie di corte. La sua terza patria divennero gli Stati Uniti, dove fu importato dagli immigrati tedeschi della Pennsylvania come simbolo della loro terra, e in seguito dai mercenari tedeschi, che parteciparono alla guerra di indipendenza del 1776-1783.

Le candele elettriche resero in seguito possibile la collocazione di alberi di Natale sempre più grandi anche all’aperto. Nel 1912 venne eretto il primo Albero delle Luci nella Madison Square a New York. Dagli anni ’20, su esempio americano, si cominciarono a diffondere nelle strade commerciali delle città tedesche e più tardi nei giardini delle famiglie abbienti. Gli scambi culturali e commerciali fecero poi il resto. Sicché l’abete con la sua forma piramidale e spiralica, con le sue foglie aghiformi, sta diventando in tutto il mondo il simbolo laico del periodo natalizio. Oggi il Guinness dei primati mondiali dal 1991 lo detiene, in termini di grandezza, l’Albero delle Luci disegnato sul monte Ingino, che sovrasta Gubbio con la cometa proprio sulla cima.
sources: ALETEIA

fondamenti del CULTO MARIANO


Il culto mariano è contestato dalla variegata famiglia protestante e dai Testimoni di Geova. Per loro, è una invenzione della Chiesa. Ma la storia li smentisce clamorosamente



Come si comportavano i primi cristiani dinanzi al ricordo della beata Vergine Maria? La pregavano? La veneravano? Le prestavano un culto, come oggi è ancora in vigore nella Chiesa cattolica e nella cristianità orientale? O, al contrario, elevando a Maria lodi e preghiere, la Chiesa commetterebbe un abuso, un grave errore dottrinale, una palese alterazione della verità del Vangelo, come sostiene la teologia delle variegate comunità protestanti o il credo dei Testimoni di Geova?

A queste domande non risponde solo la fede, ma anche la storia. E quando nell’orizzonte della storia non erano ancora comparse le variegate famiglie della composita comunità dei “protestanti”, è indubbio che la Chiesa pregasse la Madre di Dio. Il culto a Maria, che la dottrina cattolica qualifica come “iperdulia”, significando con ciò il prestare alla Vergine un onore speciale, superiore a quello dovuto ai santi, affonda le sue radici certamente e in primo luogo nella verità rivelata, ma trova conferma e tracce numerose fin dai primissimi tempi della vita della Chiesa. Ne esamineremo solo alcune.

«Sub tuum presidium…»
La più antica preghiera rivolta a Maria di cui abbiamo traccia, Sub tuum praesidium («Sotto la tua protezione…»), è stata trovata ad Alessandria d’Egitto in un papiro egiziano, copto, acquistato nel 1917 dalla John Rylands Library di Manchester e pubblicato per la prima volta nel 1938. Secondo gli studiosi, risale addirittura agli inizi del III secolo, dunque ad epoca antichissima. Si tratta di una vera a propria invocazione, una richiesta di intercessione rivolta dai primi cristiani alla Vergine Maria: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».
È una testimonianza preziosissima, risalente ad un tempo di molto anteriore a quel Concilio di Efeso (431) che riconoscerà a Maria il titolo di “Madre di Dio”. Ben prima che Protestanti e Testimoni di Geova vedessero la luce, i cristiani pregavano teneramente, con devozione, la Madre di Dio, invocandola e chiedendo la sua intercessione nei momenti del bisogno e del pericolo. Se dunque noi cattolici oggi ci rivolgiamo a Maria pregandola, altro non facciamo che imitare ciò che hanno sempre fatto i cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni.

Tracce nelle catacombe
Come è noto, la dottrina della Chiesa cattolica invita non solo a pregare ma anche ad imitare le virtù di Maria. Questo culto trova fondamento nella specialissima e singolare santità della Madre di Dio, che l’angelo, annunciandole il mistero dell’Incarnazione, ha chiamato «Piena di Grazia » (Lc 1,28).
Noi cattolici siamo confortati riguardo la bontà e la correttezza di questo culto non solo dalle parole del Vangelo, ma anche dalla storia dei primi cristiani. Nelle catacombe di Priscilla, a Roma, dove si radunavano segretamente i primi cristiani, si trova una rappresentazione che risale addirittura al III secolo. In essa è possibile osservare la figura di un vescovo che, mentre si accinge ad imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le indica come modello Maria Santissima, che è lì dipinta col bambino Gesù in braccio.
La storia ci offre così una ulteriore dimostrazione del fatto che i primi cristiani vedevano nella Vergine Maria un modello da imitare, un esempio da seguire, additato in modo particolare a coloro che sceglievano la verginità consacrata come stile di vita al servizio di Dio e della Chiesa.
Nel medesimo sito, in queste catacombe sulla via Salaria, è facile osservare un epitaffio (una iscrizione che generalmente si poneva sulla tomba) posto davanti al loculo di un defunto di nome Vericundus. Il nome è tracciato su due tegole unite tra loro, che chiudono il loculo. Ora, fra queste due tegole, sulla calce che le unisce, spicca, dipinta molto probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M” che, secondo la grande e compianta studiosa Margherita Guarducci, rappresenta Maria.
Qual è il significato di questo documento storico? Questo: il nome di Maria veniva inserito nel nome di Vericundus per augurare al defunto la protezione della beata Vergine nel mondo ultraterreno, nell’al di là. Se si tien conto del fatto che questo epitaffio risale al II secolo, abbiamo di nuovo una prova che fin dai tempi della Chiesa antica i cristiani tenevano Maria in speciale considerazione, invocando la sua intercessione per le sorti delle anime dei defunti, e dunque, così facendo, la pregavano.

Efeso
Il Concilio di Efeso dell’anno 431 segna una tappa importante nella storia del culto mariano. È il Concilio nel quale la Chiesa proclama solennemente Maria come “Madre di Dio”. Per una certa vulgata protestante, e per certa pubblicistica diffusa dai Testimoni di Geova, inizierebbe da questo evento il culto mariano, che la Chiesa si sarebbe inventata dopo 400 anni dalla morte di Cristo. Un culto che, stando ad uno dei più dotti teologi protestanti del secolo scorso, Karl Barth, altro non sarebbe se non un «cancro del cattolicesimo che occorrerebbe estirpare».
Eppure, basterebbe ricordare che il Concilio di Efeso si tenne in un edificio dedicato a Maria, per dimostrare – se ancora ce ne fosse bisogno – che ben prima di quella assise il culto a Maria era praticato nella Chiesa.

Muro “G”
A Roma, sotto l’altare della confessione nella Basilica di san Pietro, nel cosiddetto “muro G”, che conteneva le ossa dell’apostolo Pietro identificate da Margherita Guarducci, sono state trovate incise diverse scritte, databili all’inizio del IV secolo, dunque antichissime.
Tra questi graffiti, molti incisi per impetrare ai cristiani defunti la felicità del Paradiso, si trova diverse volte una acclamazione di vittoria di Cristo, di sua Madre Maria e dell’apostolo Pietro.
Vi è anche un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare in antichità. Ciò sta ad indicare che i cristiani dei primi secoli erano usi associare alla vittoria di Cristo quella di Maria e del principe degli apostoli.
Quando la Chiesa oggi attribuisce a Maria la vittoria sul demonio, non solo annuncia una verità fondata sulla Rivelazione, ma rinnova e continua nel tempo ciò che i primi cristiani hanno fatto e creduto e che è testimoniato da tali preziosissimi documenti storici.

Le feste
A dimostrazione del fatto che il culto di Maria è antichissimo nella Chiesa, si può ricordare come, assai prima del Concilio di Efeso, siano state istituite varie feste in onore di Maria a Betlemme, Gerusalemme e a Nazareth.
Mentre è certo che una solennità mariana esistesse a Costantinopoli prima del Concilio di Efeso, sembra doversi considerare autentico un discorso di san Proclo, patriarca di Costantinopoli nell’anno 429, nel quale si fa cenno evidente ad una solennità della Vergine Maria. Dunque, prima del Concilio di Efeso, Maria veniva festeggiata anche liturgicamente.
Troviamo, inoltre, preghiere bellissime rivolte a Maria di Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, san Gerolamo e di sant’Agostino. Come è facile osservare, la madre di Dio era venerata, a Lei si rivolgevano i cristiani fin dall’antichità, realizzando quella straordinaria profezia annunciata da Maria e ricordata dal vangelo di san Luca: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».

Nazareth
Tracce straordinariamente antiche del culto mariano troviamo anche a Nazareth, nel luogo dove l’angelo Gabriele rivolse a Maria il famoso saluto: «Ave piena di Grazia». In questo sito così significativo per i cristiani, dove oggi sorge la Basilica dell’Annunciazione, si trovano prove indubitabili del fatto che i cristiani pregavano la Vergine Maria.
In una colonna antichissima, databile probabilmente al II, massimo al III secolo, è p o s t a un’iscrizione in lingua greca, scritta da una pellegrina che, in ginocchio (così scrive), «sotto il luogo sacro di Maria », ha lasciato inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna.
A Nazareth, dunque, fin da tempi remoti, i cristiani affidavano alla protezione di Maria se stessi e i propri cari. In quella iscrizione, oltretutto, la pellegrina annuncia di avere eseguito i riti e le preghiere prescritte, o di avere ornato religiosamente l’immagine di Maria (il testo greco autorizza l’una e l’altra interpretazione).
Non solo. Contemporaneamente alla scoperta di questa iscrizione, ne veniva trovata un’altra, sempre del II, massimo del III secolo, che porta la testimonianza sicura del culto che i primi cristiani prestavano a Maria. In questa iscrizione si può leggere benissimo il saluto angelico: «Ave Maria».
Possiamo immaginare la gioia del famoso Padre Bellarmino Bagatti (1905-1990) e del suo gruppo di ricercatori quando hanno trovato questa incisione, alla base di una colonna: erano di fronte alla preghiera mariana della Chiesa primitiva, alle tracce dell’Ave Maria, alla preghiera che i cristiani recitavano fin dal secondo, terzo secolo, e proprio nel luogo dell’Annunciazione.

Conclusione
La storia, con i documenti che ci ha tramandato, le prove e le testimonianze che ci ha offerto, sembra confermare indubitabilmente che quando la Chiesa, ancora oggi, venera Maria, pregandola, chiedendole aiuto e supplicando la sua intercessione presso Dio, altro non fa che ripetere ciò che hanno sempre fatto tutti i cristiani, fin dalle origini e fino ai nostri giorni.
Un dato – questo offertoci dalla storia – in totale sintonia con una verità fondamentale della fede cattolica, e che incoraggia ciascuno di noi a perseverare nella filiale devozione alla Madre di Dio.

sabato 23 aprile 2016

Il Segreto delle Tre Fontane

Posted on  by Segreteria_Web_di_don_Curzio

Il Segreto Delle Tre Fontane
Saverio Gaeta ha scritto un interessante libro intitolato “Il veggente. Il segreto delle tre fontane” (Salani editore, Milano, 2016). L’Autore ha potuto consultare i Diari che Bruno Cornacchiola aveva scritto dal 1947 al 2001, anno della sua morte, custoditi presso l’associazione dei fedeli da lui fondata, e ne svela i contenuti nel suddetto libro.
Il 12 aprile 1947 Cornacchiola presso la località delle Tre fontane in Roma, ove San Paolo subì il martirio, ebbe una apparizione della Madonna contenente alcune rivelazioni. Esse (circa una sessantina) son continuate per tutta la sua vita e Cornacchiola stesso le ha trascritte nei suoi Diari.
In questo breve articolo riassumo quelle più attuali, che possono aiutarci a capire meglio il terribile periodo che stiamo attraversando.
Sono soltanto rivelazioni private. Cornacchiola stesso le ha sottomesse al giudizio dell’Autorità ecclesiastica, che già con Pio XII iniziò ad approvarle.

Gli incontri con Pio XII

Innanzitutto occorre sapere che il primo quaderno dei suoi Diari, contenente il resoconto della prima apparizione della Madonna, Bruno Cornacchiola lo consegnò a papa Pio XII la notte del 22 luglio del 1947 alla presenza di don Sfoggia, di padre Riccardo Lombardi e di padre Felice Maria Cappello, i quali avevano potuto leggere il messaggio del 12 aprile dietro autorizzazione del Papa. A questo incontro privato ne seguì uno pubblico e ufficiale il 9 dicembre del 1949 (Saverio Gaeta, op. cit., p. 62) in cui il Papa incoraggiò Cornacchiola a fare delle conferenze sulle apparizioni da lui avute.
Inoltre il 5 ottobre del 1947 Pio XII benedisse la statua della Madonna riproducente la Vergine apparsa a Cornacchiola e nel 1956 papa Pacelli consentì il culto pubblico, affidando ai francescani minori conventuali la custodia della grotta e della cappella adiacente (op. cit., p. 106).

Il contenuto dei messaggi

Il contenuto della prima apparizione non era stato reso noto e si trova negli archivi del Sant’Uffizio, ma Cornacchiola ne aveva fatto una fotocopia, depositata negli archivi della sua associazione, della quale il Gaeta (op. cit., p. 59) riporta i principali brani sinora inediti.
I Diari consultati da Salvatore Gaeta si trovano presso l’associazione “Schiere Arditi di Cristo Re Immortale” (SACRI) fondata da Cornacchiola. Gli “Arditi di Cristo” si occupano soprattutto di catechesi e non avevano letto i Diari di Cornacchiola, i quali contengono delle rivelazioni sorprendenti e inedite sino a che Saverio Gaeta le ha raccolte nel suo libro.
La prima (12 aprile 1947) si trova scritta a mano in un quaderno di una trentina di pagine. I punti più salienti sono i seguenti:
“I pastori del gregge non fanno il loro dovere. Troppo mondo è entrato nella loro anima per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla via. […]. Prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione. Pregate, si può fermare. […]. Allontanatavi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. […]. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli siate forti, resistete all’assalto infernale. […]. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. […]. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie. […]. Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sacre e sante. […]. Il mondo entrerà in un’altra guerra, più spietata delle precedenti; maggiormente sarà colpita la Rocca eterna (Roma). L’ira di satana non è più mantenuta; lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo. […]. La colpita maggiormente sarà la Chiesa di Cristo per nettarla dalle sozzure che vi sono dentro. […]. I sacerdoti saranno calpestati e trucidati, ecco la croce rotta vicino alla talare dello spogliamento esteriore sacerdotale” (Saverio Gaeta, op. cit., pp. 80-88).
L’apparizione del 21 febbraio 1948 recita:
“Questo dico ai miei figli sacerdoti: voi state diventando del mondo, spogliandovi del sacro per dissacrare e abbandonare il sacerdozio. […]. Il mondo ha sete di verità, ma voi non gli date più l’acqua che disseta” (op. cit., pp. 89-91).
Apparizione del 15 agosto 1949:
“Perché non vi allontanate dal peccato? Il quale vi condurrà nel più atroce degli smarrimenti. […]. Ciò accadrà specie a coloro che in questi tempi colmi di peccato vi nascondono i miei richiami, nel tempo moderno colmo di falsità” (op. cit., pp. 91-93).
Apparizione del 15 agosto 1958:
“Vi sarà un fortissimo terremoto, che scuoterà tutto il globo terrestre. Non andate in giro, né mettetevi a dormire se siete in peccato mortale, ma confessatevi e pentitevi di averlo fatto, e non fatelo più. […]. Il sole si oscurerà, le stelle cadranno, ma non intendete ciò soltanto nella parte materiale del pensiero: c’è la parte interpretativa e spirituale e saranno i soli dei superbi e le stelle degli orgogliosi che cadranno. […]. Fuori della Chiesa cattolica, apostolica e romana non c’è la salvezza. […]. Amare tutti non significa tenere un atteggiamento sentimentalista. […]. Non spogliatevi dell’abito sacerdotale: l’abito richiama, è un segno celeste” (op. cit., p. 93-95).
Ve ne sono altre ancora. Particolarmente interessante è la visione avuta il 24 febbraio 1968:
“Satana regna oramai in tutti i posti più alti di comando […]. Satana entrerà nei posti guida della Chiesa. […]. Le tentazioni saranno terribili, il mondo vivrà in una confusione tale che gli eletti stessi sosteranno nel dubbio! Non c’è scampo […] tutti vivranno momenti terribili di guerra, distruzione e di caos politico, religioso e culturale. Quanti errori e quante eresie serpeggiano in ogni nazione, in ogni convento. […]. Quello che occorre è l’apostolato individuale non l’apostolato monopolizzato. […]. Bisogna che si lavori tra le anime nell’apostolato individuale: chi conosce e sa fare, senza alcuna previa autorizzazione, deve lavorare” (op. cit., p. 73).
Il 2 febbraio 1960 la Madonna dice:
“Sangue e lacrime, Gesù sangue, io vostra Madre lacrime; si è perduto il senso esatto della verità” (op. cit., p. 78).
Il 16 aprile del 1987:
“Tu devi offrirti vittima per la conversione e la santificazione dei sacerdoti e religiosi, che hanno abbandonato la via della dottrina e della morale perdendo la forza della salvezza e per colpa loro molte anime vanno all’inferno” (op. cit., p. 102).
Il 12 aprile del 1980 (trentatreesimo anniversario dell’apparizione) migliaia di fedeli accorsi alle Tre Fontane poterono assistere dalle 17.50 alle 18.20 al miracolo del sole che si mise a volteggiare come era avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917 (op. cit., p. 119).
Il 1° febbraio 1986 Cornacchiola riceve un altro messaggio severo:
“Preparatevi figli miei: la mano non posso trattenerla più! L’ira della giustizia è sopra di voi ” (op. cit., p. 150).
A pagina 153 del suo libro Saverio Gaeta riporta una annotazione personale di Cornacchiola su un malinteso ecumenismo, che definisce “ecclesiasticamente scorretto”:
“Non posso farmi l’idea che tutte le religioni portano alla redenzione. Tutte le religioni, dicono oggi, danno la salvezza. Ma allora perché Gesù è venuto, se già esistevano tante religioni? Gesù dice: ‘Chi crede in Me sarà salvo’; non chi crede alla sua religione. Se anche i protestanti si salvano, perché la Vergine mi è venuta a chiamare e mi ha detto di rientrare nell’Ovile santo, quando poteva lasciarmi benissimo dov’ero, fra gli avventisti?”.
Il 9 gennaio 1986 Cornacchiola ha un’altra locuzione:
“Oggi gli uomini hanno messo tutte le religioni sullo stesso piano per cui tutte portano a Dio e tutti si salvano. […]. Allora si salvano anche coloro che non accettano Gesù?. […]. Contro la Chiesa satana non può far nulla perché è divina; ma contro le anime che vivono in essa può molto; anzi presenterà il male sotto la veste morale, religiosa, politica e sociale. […]. Chiamo tutti alla conversione, ma per giustizia devo lasciare la mano di mio Figlio: proprio perché si compia la giustizia ” (op. cit., p. 165-166).
Impressionante è la visione avuta il 7 aprile 1966:
“si vede la basilica di San Pietro che ha la faccia tutta rovinata, la guardiamo e piangiamo” (op. cit., p. 169). Il 1° agosto 1966: “Mi son trovato davanti alla chiesa detta della Scala Santa, nella piazza adiacente ove c’è l’obelisco. Vi era allestita come una sala con vescovi e cardinali. D’improvviso crolla sopra molti vescovi, cardinali e altri tutta la facciata della chiesa” (ivi).
Nel messaggio del 1° gennaio 1988 un particolare ammonimento è riservato ai sacerdoti:
“Voi state calpestando le mie pecore e le portate verso la perdizione. Perché non fate più conoscere la mia dottrina? Perché le mie pecorelle le portate dove sono erbe secche e cespugli mortali? […]. Io sono stato ucciso proprio perché la mia dottrina non era la loro (dei farisei) dottrina. Voi avete chiuso la vostra bocca e le orecchie del mio gregge. Avete chiusa la porta della mia Chiesa per non entrarvi voi e non farvi entrare il mio popolo” (op. cit., p. 171).
Nel 1982 la Madonna dà un ulteriore monito ai sacerdoti (che costerà a Cornacchiola tantissime grane):
“essi miseramente girano sicuri senza segni sacerdotali esterni: non solo vivono nel dubbio della fede, ma attirano altri a lasciare la fede […] si sono ubriacati del mondo e del falso modernismo” (op. cit., pp. 172-173).
Una delle visioni più toccanti è quella del 28 aprile 1986. Cornacchiola si trova in piazza San Pietro e la Madonna gli dice:
“anche se chi dà un ordine ti sembra che sbagli, tu sei tenuto ad obbedire, a meno che quest’ordine tocchi la fede, la morale e la carità. Allora no!” (op. cit., p. 174).
Il 12 novembre 1986 la Madonna gli mostra una scena terrificante:
“vedo molti sacerdoti con la loro talare e religiosi e religiose con il loro saio: tutti in fila e degli aguzzini che li spingono e trascinano uno alla volta su un palco di legno. Li facevano inginocchiare e chiedevano loro: ‘Getta l’abito’. Alla risposta ‘No!’ gli prendevano la testa e gliela mettevano su un ceppo e lì venivano decapitati dal boia che aveva una scure” (op. cit., p. 174-175).
Una delle visioni più attuali mi sembra quella del 18 luglio 1996:
“Specialmente tanti miei figli sacerdoti, e anche più in alto, facilmente cadono nella braccia di satana come foglie secche che cadono da un albero al soffio del vento” (op. cit., pp. 181-182).
Il 4 giugno 1964 la Madonna aveva dettato a Cornacchiola una richiesta per
“salvare l’umanità dal diluvio di fuoco” (op. cit., p. 183).
Il 1° gennaio 1988 il veggente riceve una rivelazione che dischiude le porte del futuro:
“Avete degli esempi, Sodoma e Gomorra: non si pentirono, non fecero penitenza e conoscete quello che la giustizia ha fatto di loro. […]. Se non vi convertirete ferro e fuoco scenderà sopra di voi. […]. Quello che voi chiamate pace non è altro che inganno perché manca la conversione e tutto si sta preparando per una satanica guerra” (op. cit., p. 187).
Un’altra apparizione attualissima è quella del 14 agosto 1999:
«La Vergine mi fa vedere religiosi e religiose, sacerdoti, vescovi, cardinali e mi dice: “Sono sordi e stolti! Vedono i segni che sono un richiamo, ma non riflettono sopra questa realtà. […]. Negano Dio uno e trino e si fanno orgogliosamente essi stessi dio”» (op. cit., p. 195).
Il 13 marzo del 2000 la Madonna gli dice:
“la salvezza non è riunire tutte le religioni per farne un ammasso di eresie e di errori, ma convertitevi per l’unità di amore e di fede” (op. cit., p. 204).
La notte del 31 dicembre 1984:
“Mi sento trasportare nel centro di Roma e precisamente a piazza Venezia. Lì c’è una folla radunata che gridava: ‘Vendetta!’. Scorreva molto sangue in tutto il mondo, tutto il mondo imbrattato di sangue. Improvvisamente tutta quella gente si mette a gridare: ‘Tutti a San Pietro!’ e continuavano a gridare: ‘Vendetta!’. Sul piazzale all’interno del colonnato c’erano il papa, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti. Tutti piangevano. Meraviglia: erano scalzi e la Madonna che grida. ‘Fate penitenza!’ ” (op. cit., p. 207).
Il 21 luglio 1998:
“Ho sognato che musulmani circondavano le chiese e chiudevano le porte e dai tetti gettavano benzina e davano fuoco, con dentro i fedeli in preghiera e tutto andava a fuoco” (op. cit., p. 210).
All’alba del 10 febbraio 2000 un altro sogno angoscioso:
“Mi trovo a San Pietro […] una folla di barbari correva dentro la basilica uccidendo chiunque incontrava. […]. Tutti i sacerdoti presenti erano con l’abito talare, ai lati del sagrato i vescovi erano a sinistra i cardinali a destra e pregavano in ginocchio col viso a terra” (op. cit., p. 210).
11 marzo 1970
“che brutta notte ho passato. Un sogno mi ha tenuto in apprensione tutta la notte. Il Papa circondato da cardinali e vescovi che gridavano verso di lui dicendogli parole rivoluzionarie. […]. Il Papa viene preso e scaraventato dentro un pozzo” (op. cit., p. 217).
Quella del 21 settembre 1988 è la più interessante:
“Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta ad un ammasso di rovine” (op. cit., p. 218).
Il 4 gennaio 1992:
“I cristiani si combattono perché non hanno più un capo che li guidi” (op. cit., p. 219).
Il 26 gennaio 1996:
“Questa notte ho visto la basilica di San Pietro andare a fuoco” (op. cit., p. 220).
Il 31 dicembre 1990 Maria gli confida:
“Falsi profeti, che cercano con tutti i mezzi di avvelenare le anime cambiando la dottrina di Gesù in dottrine sataniche; e toglieranno il Sacrificio della croce che si ripete sugli altari del mondo” (op. cit., p. 221).
Il 12 marzo 1983 la Madonna della Rivelazione dice a Cornacchiola:
“Il pericolo è alle porte, una guerra atomica, se non si fa come ho detto, è inevitabile. […]. Parlo a tutti, l’atomica è pronta, gli uomini senza coscienza minacciano di usarla e il pericolo è sempre più vicino di quanto non pensiate” (op. cit., p. 223).
Il 13 luglio 1998:
“Questa notte ho sofferto molto in sogno. C’era la guerra e gli stranieri invadevano l’Italia” (op. cit., p. 226).

Conclusione

Saverio Gaeta conclude:
“So bene che queste pagine potranno innescare contestazioni e polemiche, accuse di sensazionalismo e insinuazioni di ‘preconciliarismo’. Ma se le ispirazioni a Cornacchiola provenivano realmente dal Cielo, come personalmente ritengo, è certamente opportuno che vengano rese note al grande pubblico, sottraendole all’oscurità di qualche polveroso archivio della Santa Sede” (op. cit., p. 229).
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d. Curzio Nitoglia
20/4/2016

Maria SS. spiega il significato dell'apparizione alle Tre Fontane.

Maria SS. spiega il significato dell'apparizione alle Tre Fontane.



Targa posta dal veggente Bruno Cornacchiola presso la grotta delle Tre Fontane (Roma)

 Scritto di Maria Valtorta del 9 novembre 1947

Il 31 maggio leggo per caso su un giornale, che mi viene dato dai miei inquilini, dell'Apparizione alle Tre Fontane. Poche righe di stampa. Ne sono lieta. Mi pare così bello che la Vergine Ss. sia apparsa lì. Mi pare che debba fare del bene anche in favore dell'Opera. Il 10 giugno mio cugino, Giuseppe, mio ospite, mi porta "Oggi". Lo sfoglio. Trovo ripetuto in esteso il racconto dell'apparizione. Ho un sussulto leggendo la frase: «Io sono Colei che sono nella Trinità Divina. Sono la Regina della Rivelazione». Perché queste stesse parole mi furono dette da Maria Ss. in uno dei miei primi incontri con Lei, e mi sono rimaste impresse, come altre frasi speciali quali: «Io sono il compendio dell'amore dei Tre» detta di Gesù Cristo, e «La vendetta di Dio è il perdono» detta da Gesù Cristo, tanto per dare un esempio. (...)
Il 24 ottobre vedo il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l'incandescente Triangolo della Ss. Trinità, nel quale è Maria. E la voce dell'Eterno Padre dice: «Così è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l'Amore si dona, tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere».

Vergine della Rivelazione alle Tre Fontane :"Da questo luogo insedierò a Roma il trono della mia glorificazione".

Vergine della Rivelazione alle Tre Fontane
di Diego Manetti08-02-2015AA+A++
Grotta di Tre Fontane
Continuiamo la pubblicazione delle conversazioni (questo è il diciassettesimo appuntamento) che Diego Manetti tiene ogni primo sabato del mese a Radio Maria, alla scoperta dei santuari più importanti dedicati alla Vergine.
Il luogo che insieme a voi, cari amici, desidero visitare questa volta, poiché in esso Maria ha lasciato una sua particolare traccia del suo cammino tra gli uomini, si trova a Roma. Roma, la città eterna. Roma, la città del papa. Roma, la città in cui la Madonna ha scelto di presentarsi come “Vergine della rivelazione” a Bruno Cornacchiola, apparendogli nel 1947.
Precisiamo subito che si tratta di apparizioni in merito alle quale il giudizio della Chiesa è ancora sospeso, e che pertanto ne riferisco chiedendo a quanti leggono di prestare la fiducia che si offre alla pura testimonianza umana. È in tali termini infatti che intendo riportare gli eventi che accaddero in località “tre Fontane”, alla periferia di Roma, in quel 1947.
Prima di procedere con la esposizione di quanto accaduto, desidero però offrire un ulteriore riferimento ai fatti che interessarono la grotta delle tre fontane prima delle presunte apparizioni al Cornacchiola. Alcuni tra voi avranno forse già capito che intendo riferirmi a quanto successo a Roma dal 1935 a Luigina Sinapi (1916-1978), veggente e carismatica che avrebbe preannunciato le apparizioni delle Tre Fontane con dieci anni di anticipo.