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martedì 25 luglio 2017

La Madonna del Carmelo, la “nuvoletta che sale dal mare”

Perchè la Madonna è la nuvoletta che pone fine alla siccità

La Madonna anche allora comparve in un periodo di crisi enorme, come sta succedendo oggi. 

«Una piccola nube, non più grande del palmo di una mano, salì dal mare. E subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento. La pioggia cadde a dirotto. E la siccità finì». A narrarlo è il I Libro dei Re (18, 44).

Mistici ed esegeti, agli albori del cristianesimo, interpretarono quella “piccola nube” come l’immagine profetica della Madonna che, con la nascita di Gesù, avrebbe dato vita e fecondità al mondo.

Il primo libro dei Re, dedicato per la maggior parte al profeta Elia, narra che il Signore di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, dopo tre anni di siccità che aveva devastato Israele, aveva fatto cadere una copiosa pioggia,  annunciata proprio da quella “piccola nube” che era salita dal mare. Nonostante che Acab, l’empio re d’Israele, lo avesse rinnegato in favore del dio Baal, definito il “padrone del mondo” assetato di sacrifici umani.


Perché il miracolo potesse compiersi, il Signore aveva chiamato a sé Elia, uno dei pochi ad essergli rimasto fedele nonostante la feroce persecuzione del re. La maggior parte dei profeti, infatti, aveva seguito Baal sull’esempio di Acab e della sua regina Gezabele.

Sarà quindi Elia a mettere alla prova il re e il popolo, chiedendo di pregare la loro divinità per ottenere la tanto sospirata pioggia. Invocato per un intero giorno Baal con numerosi riti propiziatori, questi non s’era palesato. Ma non appena Elia aveva pregato il Dio d’Israele, aveva cominciato a piovere. E tanto.

Il testo sacro racconta anche che il primo a vedere la salvifica nuvoletta era stato il servo di Elia salito sul Monte Carmelo per osservare dall’alto il mare. E proprio da lassù il giovane aveva visto la piccola nube che annunciava pioggia.  Tutto questo accadeva 850 anni prima della venuta di Gesù.

                         cONOSCERE LA MADONNA CON DON ALFREDO MARIA MORSELLI. 

Il Carmelo – che significa “giardino di Dio” –  s’innalza in Samaria, a trenta chilometri da Nazareth ed è uno dei luoghi più belli della Palestina. Quando lo sposo del Cantico dei Cantici (7,5) vuole esprimere la bellezza della sua sposa dice: «Caput tuum ut Carmelus», «la tua testa è bella come il Carmelo».

Isaia, per rappresentare lo splendore del futuro Messia, lo dipinge rivestito di tutte le bellezze del Carmelo, sede di giustizia e di santità. Sempre Isaia afferma: «Datus est ei decor Carmeli» (Is 35, 2). «La bellezza del Carmelo le è stata data…». E anche in questo caso, termine di quella bellezza, secondo gli antichi Padri, era la Madonna.

Sul Carmelo, Elia, perseguitato dall’eterno nemico Acab, si era nascosto in una grotta per dedicarsi alla preghiera. Attorno  a quella grotta, prima e dopo di lui – come Maria anche Elia fu assunto in cielo in anima e in corpo – ,  si riuniranno eremiti ispirati a quel grande profeta che aveva letteralmente salvato Israele dall’ira di Dio provocata dal suo tradimento.

Col passare dei secoli, a salire sul Carmelo saranno molti eremiti cristiani, assumendo come loro ispiratore proprio il profeta Isaia. Figura che sempre di più sarà legata, per i cristiani, alla Vergine Maria, proprio in virtù dell’identificazione della Madre di Gesù con la nuvoletta salvifica citata nel libro dei Re.

Già nel V secolo d. C. Crisippo, prete di Gerusalemme, così saluta la Vergine Maria: «Ave nuvola della pioggia che offre bevanda alle anime dei santi». Con l’eremitismo del secolo XII, il Carmelo diviene un luogo di culto verso la madre di Gesù.

Un libro di pellegrini, scritto verso il 1220, testimonia: «Sul monte Carmelo vi è un luogo delizioso, in cui vivono eremiti latini, che si chiamano frati del Carmelo. Vi è una piccola chiesa dedicata alla Beata Vergine».

Col trascorrere del tempo, quegli eremiti assunsero il nome ufficiale di Frati della Beata Vergine del Monte Carmelo, i quali sono chiamati a seguire le orme spirituali della Vergine professandone il culto. E il Carmelo divenne così il monte di Maria. Nel secolo XVII vi sorse il santuario di Nostra Signora del Carmelo con il grande convento dei Carmelitani.

La Chiesa, nel corso dei secoli, ha dimostrato di apprezzare l’interpretazione “mariana” del testo dell’Antico Testamento, aggiungendo ai gloriosi titoli della santissima vergine Maria quella di Madonna del Monte Carmelo.

In un ampio compendio sulle grazie elargite dalla Vergine Maria, redatto nel 1727, il carmelitano Daniele Della Vergine scrive: «Elia arse d’amore per Maria […] Tutto quello che Elia possiede, tutto ciò che gli si riconosce in proprio viene da Maria, ed è per Maria che egli lo ritiene».

Oggi, alla Madonna del Carmine, come è anche chiamata, sono dedicate chiese sparse in tutto il mondo e la sua devozione è diffusa ben oltre l’ordine dei carmelitani e delle carmelitane, tanto che la festa del Carmelo è stata inserita nel Calendario liturgico generale. Carmelitani furono santa Teresa d’Avilasan Giovanni della Croce e santa Teresina del Bambin Gesù, per citare i santi più noti.

La festa è stata fissata il 16 luglio, giorno in cui nel 1251, la Madonna con il Bambino in braccio apparve al primo padre generale dell’Ordine del Carmelo, Simone Stock, al quale consegnò lo scapolare, detto popolarmente “l’abitino della Madonna” che formava allora parte dell’abito religioso (anche se originariamente era stato un vestito di lavoro che usavano i servi e gli artigiani).

Lo scapolare era stato recato in dono dalla Madonna in risposta alla preghiera dello Stock, angustiato da problemi legati all’Ordine. Ecco la promessa che accompagnava quel dono: «Questo è un privilegio per te e per tutti i tuoi: chi morirà portandolo, non soffrirà il fuoco eterno».  Nel corso del tempo, il privilegio dello scapolare fu esteso a tutti i cristiani che avessero voluto praticare la pia devozione.

«Il Carmelo è totalmente mariano» ebbe a dire papa Leone XIII. San Pio X ha reso questa interpretazione propria del supremo magistero ecclesiastico, e così leggiamo, nell’Enciclica Ad diem illum laetissimum: «Ma dato che è piaciuto all’eterna Provvidenza del Signore che l’Uomo-Dio ci sia stato dato per il tramite di Maria e poiché questa avendolo ricevuto dalla feconda virtù dello Spirito Santo l’ha portato realmente nel suo seno, non ci rimane che ricevere Gesù dalle mani di Maria».

«Così noi vediamo nelle sante scritture, che ogni volta che ci è profetizzata la grazia che ci deve giungere, quasi sempre il Salvatore degli uomini vi appare insieme alla sua santissima Madre […] Maria è oggetto del pensiero di Elia, che vede la piccola nube che sale dal mare. E senza aggiungere altro, noi troviamo sempre Maria dopo Cristo nella legge, nella verità delle immagini e delle profezie».

E visto che la Madre di Nostro Signore non fa nulla a caso, è evidente il legame che intercorre tra la Madonna del Carmelo e le apparizioni di Fatima e di Lourdes. La Vergine apparve sei volte ai tre pastorelli: in cinque di queste indossava un abito bianco bordato d’oro. Salvo in quella relativa al miracolo del sole: in questo caso portava l’abito carmelitano con la rappresentazione dei misteri del Rosario.

Né va dimenticato poi che l’ultima apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette Soubirous avvenne esattamente il 16 luglio del 1858, festa di Nostra Signora del Carmelo.

sabato 8 luglio 2017

VALTORTA - La Verginità della Vergine!

Dio, Padre Creatore, aveva creato l'uomo e la donna con una legge d'amore tanto perfetta che voi non ne potete più nemmeno comprendere le perfezioni. E vi smarrite nel pensare a come sarebbe venuta la specie se l'uomo non l'avesse ottenuta con l'insegnamento di Satana. 

Guardate le piante da frutto e da seme. Ottengono seme e frutto mediante fornicazione, mediante una fecondazione su cento coniugi? No. Dal fiore maschio esce il polline e, guidato da un complesso di leggi meteoriche e magnetiche, va all'ovario del fiore femmina. Questo si apre e lo riceve e produce. Non si sporca e lo rifiuta poi, come voi fate, per gustare il giorno dopo la stessa sensazione. Produce, e sino alla nuova stagione non si infiora, e quando s'infiora è per riprodurre. 

Guardate gli animali. Tutti. Avete mai visto un animale maschio ed uno femmina andare l'un verso l'altro per sterile abbraccio e lascivo commercio? No. Da vicino o da lontano, volando, strisciando, balzando o correndo, essi vanno, quando è l'ora, al rito fecondativo, né vi si sottraggono fermandosi al godimento, ma vanno oltre, alle conseguenze serie e sante della prole, unico scopo che nell'uomo, semidio per l'origine di Grazia che Io ho resa intera, dovrebbe fare accettare l'animalità dell'atto, necessario da quando siete discesi di un grado verso l'animale. 

Voi non fate come le piante e gli animali. Voi avete avuto a maestro Satana, lo avete voluto a maestro e lo volete. E le opere che fate sono degne del maestro che avete voluto. Ma, se foste stati fedeli a Dio, avreste avuto la gioia dei figli, santamente, senza dolore, senza spossarvi in copule oscene, indegne, che ignorano anche le bestie, le bestie senz'anima ragionevole e spirituale. 

All'uomo e alla donna, depravati da Satana, Dio volle opporre l'Uomo nato da Donna soprasublimata da Dio, al punto di generare senza aver conosciuto uomo:
Fiore che genera Fiore senza bisogno di seme, ma per unico bacio del Sole sul calice inviolato del Giglio-Maria. La rivincita di Dio! Fischia, o Satana, il tuo livore mentre Ella nasce. Questa Pargola ti ha vinto! Prima che tu fossi il Ribelle, il Tortuoso, il Corruttore, eri già il Vinto, e Lei è la tua Vincitrice. Mille eserciti schierati nulla possono contro la tua potenza, cadono le armi degli uomini contro le tue scaglie, o Perenne, e non vi è vento che valga a disperdere il lezzo del tuo fiato. Eppure questo calcagno d'infante, che è tanto roseo da parere l'interno di una camelia rosata, che è tanto liscio e morbido che la seta è aspra al paragone, che è tanto piccino che potrebbe entrare nel calice di un tulipano e farsi di quel raso vegetale una scarpina, ecco che ti preme senza paura, ecco che ti confina nel tuo antro. Eppure ecco che il suo vagito ti fa volgere in fuga, tu che non hai paura degli eserciti, e il suo alito purifica il mondo dal tuo fetore. Sei vinto. Il suo nome, il suo sguardo, la sua purezza sono lancia, folgore e pietrone che ti trafiggono, che ti abbattono, che ti imprigionano nella tua tana d'Inferno, o Maledetto, che hai tolto a Dio la gioia d'esser Padre di tutti gli uomini creati! Inutilmente ormai li hai corrotti, questi che erano stati creati innocenti, portandoli a conoscere e a concepire attraverso a sinuosità di lussuria, privando Dio, nella creatura sua diletta, di essere l'elargitore dei figli secondo regole che, se fossero state rispettate, avrebbero mantenuto sulla terra un equilibrio fra i sessi e le razze, atto ad evitare guerre fra popoli e sventure fra famiglie. 

15 Ubbidendo, avrebbero pur conosciuto l'amore. Anzi, solo ubbidendo avrebbero conosciuto l'amore e l'avrebbero avuto. Un possesso pieno e tranquillo di questa emanazione di Dio, che dal soprannaturale scende all'inferiore, perché anche la carne ne giubili santamente, essa che è congiunta allo spirito e creata dallo Stesso che le creò lo spirito. Ora il vostro amore, o uomini, i vostri amori, che sono? O libidine vestita da amore. O paura insanabile di perdere l'amore del coniuge per libidine sua e di altri. 
Non siete mai più sicuri del possesso del cuore dello sposo o della sposa, da quando libidine è nel mondo. E tremate e piangete e divenite folli di gelosia, assassini talora per vendicare un tradimento, disperati talaltra, abulici in certi casi, dementi in altri. Ecco che hai fatto, Satana, ai figli di Dio. Questi, che hai corrotti, avrebbero conosciuto la gioia di aver figli senza avere il dolore, la gioia d'esser nati senza paura del morire. 

Ma ora sei vinto in una Donna e per la Donna. D'ora innanzi chi l'amerà tornerà ad esser di Dio, superando le tue tentazioni per poter guardare la sua immacolata purezza. D'ora innanzi, non potendo concepire senza dolore, le madri avranno Lei per conforto. D'ora innanzi l'avranno le spose a guida e i morenti a madre, per cui dolce sarà il morire su quel seno che è scudo contro te, Maledetto, e contro il giudizio di Dio. 

Maria (Valtorta), piccola voce, hai visto la nascita del Figlio della Vergine e la nascita al Cielo della Vergine. Hai visto perciò che ai senza colpa è sconosciuta la pena del dare alla vita e la pena del darsi alla morte. Ma se alla superinnocente Madre di Dio fu riserbata la perfezione dei celesti doni, a tutti, che nei Primi fossero rimasti innocenti e figli di Dio, sarebbe venuto il generare senza doglie, come era giusto per aver saputo congiungersi e concepire senza lussuria, e il morire senza affanno. La sublime rivincita di Dio sulla vendetta di Satana è stata il portare la perfezione della creatura diletta ad una superperfezione, che annullasse almeno in una ogni ricordo di umanità, suscettibile al veleno di Satana, per cui non da casto abbraccio d'uomo ma da divino amplesso, che fa trascolorare lo spirito nell'estasi del Fuoco, sarebbe venuto il Figlio. 
La Verginità della Vergine!...
Vieni. Medita questa verginità profonda, che dà nel contemplarla vertigini d'abisso! Cosa è la povera verginità forzata della donna che nessun uomo ha sposato? Meno che nulla. Cosa la verginità di quella che volle esser vergine per esser di Dio, ma sa esserlo solo nel corpo e non nello spirito, nel quale lascia entrare tanti estranei pensieri, e carezza e accetta carezze di umani pensieri? Comincia ad essere una larva di verginità. Ma ben poco ancora. Cosa è la verginità di una claustrata che vive solo di Dio? Molto. Ma sempre non è perfetta verginità rispetto a quella della Madre mia. Un coniugio vi è sempre stato, anche nel più santo. Quello di origine fra lo spirito e la Colpa. Quello che solo il Battesimo scioglie. Scioglie, ma, come di donna separata da morte dello sposo, non rende verginità totale quale era quella dei Primi avanti il Peccato. Una cicatrice resta e duole, facendo ricordare di sé, ed è sempre pronta a rifiorire in piaga, come certi morbi che periodicamente i loro virus acutizzano. 
Nella Vergine non vi è questo segno di disciolto coniugio con la Colpa. La sua anima appare bella e intatta come quando il Padre la pensò adunando in Lei tutte le grazie. È la Vergine. È l'Unica. È la Perfetta. È la Completa. Pensata tale. Generata tale. Rimasta tale. Incoronata tale. Eternamente tale. È la Vergine. È l'abisso della intangibilità, della purezza, della grazia, che si perde nell'Abisso da cui è scaturito: in Dio, Intangibilità, Purezza, Grazia perfettissime. Ecco la rivincita del Dio trino ed uno. Contro alle creature profanate Egli alza questa Stella di perfezione. Contro la curiosità malsana, questa Schiva, paga solo di amare Dio. 
Contro la scienza del male, questa sublime Ignorante. In Lei non è solo ignoranza dell'amore avvilito; non è solo ignoranza dell'amore che Dio aveva dato agli uomini sposi. Ma più ancora. In Lei è l'ignoranza dei fomiti, eredità del Peccato. In Lei vi è solo la sapienza gelida e incandescente dell'Amore divino. Fuoco che corazza di ghiaccio la carne, perché sia specchio trasparente all'altare dove un Dio si sposa con una Vergine, e non si avvilisce, perché la sua Perfezione abbraccia Quella che, come si conviene a sposa, è di solo un punto inferiore allo Sposo, a Lui soggetta perché Donna, ma senza macchia come Egli è».

venerdì 16 giugno 2017

SS. Corpo e Sangue di Cristo

[dal Libro di Azaria, 20 giugno 1946]



Azaria parla:
«Vieni, sali, perché più che meditazione questa spiegazione sarà contemplazione e adorazione, e sarà immedesimazione col nostro pensiero angelico che differisce molto dalle usuali spiegazioni del mistero. E vi differisce sin dall’Introito. Ascolta.

Si dice che il fior del frumento e il miele con cui l’Introito richiama alle dolcezze eucaristiche siano detti a ricordo della Manna: il pane piovuto dal cielo, simile a rugiada e a seme di coriandolo e dal sapore di fior di farina con miele, simbolo dell’Eucarestia, dato al popolo ebreo.
Ma io, io angelo, voglio che tu sappia ciò che noi pensiamo guardando il Figlio e la Madre: il Figlio divenuto Pane, e la Madre, beata, che voi, cibandovi di Lui, di Lei anche vi cibate. Perché, oh! veramente è così! Perché voi di che vi nutrite, se non del Pane che è il Figlio di Maria, da Lei, Purissima e dolcissima, formato Uomo col meglio di Sé stessa: col suo sangue vergine, col suo latte di Madre Vergine, col suo amore di Sposa Vergine?
Sì. Dio vi nutre col puro fiore del frumento. L’intatta spiga, nata in terreno eletto, nell’Orto chiuso di Dio, maturata nell’ardore del Sole Dio, si è fatta farina, fior di farina per darvi il Pane Gesù.
Si è fatta fior di farina. Non è un modo di dire! Per vostro amore, per amor degli uomini, si è immolata, si è ridotta in polvere fra le mole dell’ubbidienza e del dolore, Lei, l’Intatta che non le nozze, non il Parto e non la Morte hanno potuto incidere, violare, o ridurre in polvere come ogni mortale. Solo l’amore. Esso l’ha consegnata alla macina in cui la Corredentrice è divenuta, da spiga, fior di frumento...
Il Figlio ha detto: “Se il granello non muore non diviene spiga futura”. Quale mortale più di Maria: la non moritura, ha saputo morire a sé stessa, ai suoi affetti, per darvi il Pane di Vita? Colei che non conobbe la morte ha gustato tutte le morti delle rinunce per darvi il frutto optimo del Salvatore e del Redentore.
E poi, come Madre, ve lo ha cresciuto col meglio di Sé, col suo latte verginale, perciò ancora col suo sangue che dava moto al Cuore che pulsava per Dio solo, col suo sangue divenuto materno amore. Ve lo ha cresciuto col suo calore, con le sue cure, con tutto il miele tratto dalla rupe intatta, alta contro il Cielo, baciata dal Sole-Dio, e infine ve lo ha dato a mangiare, insaporito non solo dal miele del suo amore, ma anche dal sale del suo pianto.
Oh! Santa! Santa Madre e Nutrice del Genere Umano! Granaio eletto! Giardino colmo di fiori e api d’oro! Orto chiuso e fonte soave!
Veramente il Pane vero è Gesù, ma è ancor Maria, è ancor Colei che ha della Parola fatto un Uomo per darlo agli uomini, a redenzione e nutrimento. Sapienza, Vita, Forza è questo Pane. Ma ancor è Purezza, Grazia, Umiltà. Perché se questo Pane è Gesù, questo pane è ancor Maria che ha fatto Gesù col fiore del suo corpo e col miele del suo Cuore. Pane che ricorda la Passione divina, Pane che ricorda il vero Corpo e il vero Sangue di Gesù Cristo, ma Pane che, per aiutarvi ad esser degni di fruire della Redenzione, che è la Consumazione dell’Agnello sull’Altare della Croce, deve pure ricordarvi la Deipara che quel Pane formò nel suo Seno.
Ora quale è quel fedele che fa oltraggio al suo Signore? E quale quel suddito che fa offesa al suo Re? E quale quel discepolo che beffeggia il suo Maestro? E quale quel figlio che offende sua Madre? È il fedele, il suddito, il discepolo, il figlio peccatore, duro di cuore, degno di castigo. Quello che da sé stesso si crea la condanna, le condanne anzi. Perché nel tempo è la perdita dell’aiuto di Gesù e Maria, nell’eternità è la perdita del possesso di Dio.
Eppure molti, dimentichi dell’ammonimento di Paolo, vanno alla Mensa Santa senza “provare sé stessi” e mangiano di quel Pane, si abbeverano di quel Sangue, con l’anima impura, e Pane e Sangue, che sono Redenzione, condanna diventano, essendo sacrilegamente ricevuti dal peccatore.
Non per questo Egli, il Divino, si è fatto Uomo e si è dato. Ma affinché l’uomo diventi dio. Non si è fatto Pane per darvi morte, ma per darvi Vita. Folle d’amore, dopo avervi salvati e redenti, volle vivere in voi, crocifissori, e farvi dèi, perché l’amore sublime ha di questi sublimi paradossi. Da Dio si fece Uomo, e gli uomini lo uccisero, ed Egli, degli uomini, volle fare degli dèi. E dèi vi fa con l’Eucarestia che, bene ricevuta, vi transustanzia in Lui, come dice Paolo: “Non vivo io, ma vive Cristo in me”.
Morituri, eterni morituri, perché la colpa di origine tiene in voi sempre attive le tossine di morte, e ad ogni momento potete perire, nonostante la Grazia che il Redentore vi ha resa con l’immolazione sua e coi Sacramenti, da Lui creati e vivificati coi suoi meriti, voi potete combattere la morte con la Vita: con l’Eucarestia.
Egli lo ha detto: “Se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la Vita eterna ed Io lo risusciterò all’Ultimo Giorno”. E ancora: “Io sono venuto perché abbiano la Vita e l’abbiano con sovrabbondanza... Per questo dò la mia vita... ”.
Ma guai a quelli che scientemente fanno del Pane del Cielo la loro condanna, il tossico che uccide, usando del Sacramento più sublime con sacrilega maniera. E male anche a chi ne limita la potenza trasformatrice ricevendolo con indifferenza e con tiepidezza, senza verace volontà di trasformarsi, in Dio e con l’aiuto di Dio, per essere sempre più degni di riceverlo.
Vita eucaristica: vita di fusione. La Comunione non cessa quando uscite dalla Chiesa o quando le Specie si sono consumate in voi. Essa “vive”. Non più materialmente. Ma pure vive, con i suoi frutti, con i suoi ardori, con la coabitazione, anzi con l’inabitazione di Cristo in voi, con la vostra fruttificazione in Cristo, perché “il tralcio che resta unito alla vite porta frutto” e “coloro che restano in Me e nei quali Io rimango, costoro portano molto frutto”.
Vita eucaristica: vita d’amore. E per quello che l’Eucarestia, memoriale d’amore, e d’amore sorgente e fornace, trasmette in chi la riceve - ed è innegabile che là dove è buona volontà, anche se la creatura è debole e informe, si vede che l’Eucarestia porta aumento di formazione, trasmette irrobustimento di volontà, trasformazione del sentimento da tiepido in ardente, del desiderio da debole in forte, dell’ubbidienza al precetto di comunicarsi nelle Feste a fame di farlo ogni giorno - e per quello che l’anima vi mette di suo, sempre più aiutata dalla grazia del Sacramento.
L’Eucarestia tiene presente il Cristo in tutte le sue operazioni di Cristo. La sua Incarnazione: l’Eucarestia è una perpetua Incarnazione del Cristo. La sua vita nascosta: il Tabernacolo è una continua casa di Nazaret. La sua vita di operaio: Gesù Eucarestia è l’artefice instancabile che lavora le anime. La sua missione di Sacerdote presso chi muore o chi soffre: come presso il letto di Giuseppe morente e presso tutti quelli che a Lui andavano per essere consolati, così ora Gesù è là per consolare, consigliare, fortificare, domandare, come ai due di Emmaus: “Perché siete così tristi?”, e rimanere con voi, Amico e Cireneo, mentre “si fa sera e il giorno declina”, mentre si consuma la via della Croce e l’estrema immolazione.
Egli è là come quando evangelizzava le turbe e diceva: “Ho pietà di questo popolo. Diamogli del pane acciò non perisca per via”, e come allora vi evangelizza nelle virtù della carità, dell’umiltà, della pazienza, della mitezza. Agnello, più che mai Agnello che non apre la sua bocca davanti a quelli che lo percuotono, Egli, nel suo silenzio esteriore, vi parla con i torrenti di scintille divine che escono dall’Ostia Ss. in cui la sua Divinità si annichila e vi dice: “Siate miei imitatori nella generosità, nella mitezza, nell’umiltà, nella misericordia”. E, come dalla sera del Giovedì all’ora di Nona, vi insegna ad essere redentori...
Maria, una volta ti ho detto che Gesù Cristo è “il compendio dell’amore dei Tre”. Ora ti dico che l’Eucarestia “è il compendio dell’amore di Gesù in cui è già il compendio del Trino Amore Perfetto”. E questo tutto ti dica.
Gesù Eucarestia vi insegna a parlare e a tacere, a operare e a contemplare, a soffrire e umiliarvi, e soprattutto ad amare, amare, amare.
Lo Spirito Santo dà i lumi per comprendere. Ma il Verbo Incarnato e divenuto Eucarestia dà i fuochi per parlare e convertire per la carità, che è quella che abbatte le eresie, sana i cuori, li fa dotti di Dio e a Dio li guida. E dà gli ardori per essere martiri. Dalle labbra della creatura eucaristica fluisce la Sapienza, perché vita eucaristica è anche vita di Sapienza, e dal suo cuore esce l’eroismo, perché l’Eucarestia comunica Cristo, l’Eroe Ss. e perfettissimo. E vita eucaristica è vita apostolica, perché Gesù dentro di voi in apostoli vi muta, e mai è disgiunto, dal grado di vita eucaristica raggiunta, il grado di apostolo più o meno potente.
E infine, vita eucaristica è vita deificata dalla Carne e Sangue, Anima e Divinità di Gesù che scende in voi, a fare in voi dimora.
Dite “sacri” i vasi eucaristici, sacri i tabernacoli, sacro tutto ciò che tocca il Ss. Sacramento. Ma non è che un contenere o un essere toccato. Azione perciò esteriore. Eppure imprime un carattere sacro all’oggetto che ha la sorte di contenere o di toccare l’Eucarestia, perché la S. Ostia è il Corpo del Signore Gesù.
Ma allora che diverrà il vostro corpo nel cui intimo scende il Corpo Ss. e si annulla nelle Specie, assorbite, come ogni cibo dell’uomo, dai succhi che lo mutano in sangue vostro? Capite? In sangue vostro. Il vostro sangue, di voi che vi cibate della Ss. Eucarestia, contiene, non metaforicamente, ciò che fu Specie del Corpo Ss., così come lo spirito vostro trattiene la grazia che da questo Corpo completo, dotato di Carne, Sangue, Anima come quello di ogni uomo, e in più di Divinità essendo il Corpo del Verbo Divino, si emana.
Se il corpo vostro santo dovrebbe essere, perché tempio allo Spirito Santo che in voi discende e alita, che dovrebbe divenire, per essere degno tabernacolo al Dio che viene ad abitarvi - più: a fondersi a voi, a divenire voi - e, poiché il Maggiore non può essere assorbito dal minore: ad assorbirvi, a farvi divenire Lui, ossia dèi come Egli è Dio? Io ve lo dico: dovreste con ogni sforzo imitare la Vergine, alla quale il Verbo si unì tanto da farsi Carne della sua carne e Sangue del suo sangue, e ricevere vita da Lei, ubbidendo ai moti del cuore materno, alle leggi vitali materne, per formarsi ed essere Gesù.
Il Cristo concepito ubbidì alla Madre. Ma la Madre a che super abbondante purezza portò Sé stessa, Ella, la già Tutta Pura, per mettere intorno al Divino un Santo dei Santi ancor più eletto di quello splendente sul Moria! Maria fece di Sé un tabernacolo celeste, un celeste trono onde Dio vivesse ancora in un Cielo, il più a lungo possibile, avanti di soffrire dei contatti del mondo.
Gli amanti di Gesù così devono fare. Fare di sé dei recessi di Cielo perché l’Eucarestia in loro viva ancora in un palpitante, adorante Cielo, preservata dai fetori e dalle bestemmie del Mondo.
E in questo piccolo Cielo, nel vostro piccolo Cielo nel quale, se tale è, realmente nulla manca, perché nell’Eucarestia sono presenti i Tre, inscindibili anche se Tre sono, formando la sublime Unità che Trinità si chiama, e non è assente la carità di Maria e dei Santi, adorante sempre là dove è il Signore, né assenti sono gli angelici cori coi loro inni che ti portano al Cielo, sappiate lodare. Non con le parole, ma con l’amore. Sappiate lodare. Non temete di lodare troppo. Gesù Eucaristico merita lodi senza misura perché il suo miracolo di potenza e di amore è superiore ad ogni lode umana.
Io non ti commento, anima mia, la perfetta Sequenza del grande e santo Tommaso. Semplice e profonda come tutte le cose che da Dio vengono, essa si fa intendere da sé. Questo però ti dico: che Tommaso, l’innamorato dell’Eucarestia, sua Luce e sua Maestra nel comprendere e rendere comprensibili le verità teologiche, mentre la componeva non faceva che ascoltare ciò che dal suo spirito saliva con voce di luce. Ossia Tommaso Aquinate era allora una “voce” che trasmetteva quanto l’Amato Divino diceva, a gioia del suo adoratore.
Ma è sempre così, anima mia. Quando Egli vi parla lo fa per vostra gioia. Quando un “nulla” dice ciò che a malapena possono esprimere gli angeli, è perché Egli parla o dà ad un cittadino dei Cieli di parlarvi, per vostra istruzione e istruzione dei fratelli. È il Buon Pastore che vi conduce ai pascoli fioriti di fiori di verità e di sapienza. È l’Amore che vi satolla e vi dà le parole. Sé Stesso: Parola e Cibo.
Oh! esultiamo! Non c’è, no, non c’è in me, angelo, che esultanza per vedere te nutrita del Celeste Pane e della Divina Parola. Mi accosto, e odo la Parola. Mi accosto, e sento la fragranza del Pane paradisiaco.
Hai detto sublime la mia musica iniziale? Ma no. Questa! Questa Voce del mio e tuo Signore che ti parla, questa è la musica che solo una grazia speciale concede di udire senza morire di gioia, o mortali tutti! Questa Parola è quella che ci fa cantare, noi angeli, di gioia grande... E questa si dà per essere data e, come per il Pane Eucaristico, questa Parola è Pane, pane sapienziale che sotto diverse specie, che son parvenze e non sostanze, nasconde cose sublimi. Infatti dettati o visioni sono forme (specie); ma la sostanza è il Verbo che insegna. Si dà, e produce frutti diversi, sempre come l’Eucarestia, a seconda che sia ricevuta da buoni o non buoni. E giusto è che ciò sia perché il Verbo è Eucarestia, e Eucarestia è ancora il Verbo sotto diversa forma ma con uguale santità divina. Essendo quindi una sola cosa, uguali sono i doni e frutti che produce: Vita, Sapienza, Santità, Grazia. 
Comunione può dirsi la Parola e può dirsi il Pane. Ché la prima è Comunione di Dio Spirito allo spirito ed intelletto dell’uomo, e l’altra è Comunione di Dio Carne e Sangue all’uomo tutto, per trasformarlo in Dio per operazione di grazia Ss. e di infinito amore.
Come per la Comunione del Pane Angelico io ti dico anche per la Parola: non riceverla mai indegnamente onde non ti sia “morte”, ma con spirito retto, umile, ubbidiente, tutta amore, di essa e dell’Eucarestia saziati nel tempo per esserne pingue per l’eternità. Perché questi Cibi, che dal Cielo vengono, fra loro si aiutano e si completano, dando la completa ed eterna Vita secondo la promessa del Verbo Gesù: “Chi custodisce le mie parole non vedrà la morte in eterno” e “Chi mangia questo Pane vivrà in eterno”.
Alleluia! Alleluia! Alleluia!!».
Tre squillanti “alleluia” e poi di nuovo l’inesprimibile canto che annulla ogni dolore, inquietudine, affanno, e immerge nell’aura dei Cieli...


Salmo d’inizio
Salmo 80,17

Prima lettura
Deuteronomio 8,2-3.14b-16b

Salmo responsoriale
dal Salmo 147

Seconda lettura
1Corinzi 10,16-17

Canto al Vangelo
Giovanni 6,51

Vangelo
Giovanni 6,51-58

[da L’Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 354, 13-14]
[dal discorso di Gesù sul Pane del Cielo:]
“[…] Ed ora udite il ‘credo’ della vita futura, senza il quale non ci si può salvare.
In verità, in verità vi dico che chi crede in Me ha la Vita eterna. In verità, in verità vi dico che Io sono il Pane della Vita eterna.
I vostri padri mangiarono nel deserto la manna e morirono. Perché la manna era un cibo santo ma temporaneo, e dava vita per quanto necessitava a giungere alla terra promessa da Dio al suo popolo. Ma la Manna che Io sono non avrà limitazione di tempo e di potere. È non solo celeste, ma è divina, e produce ciò che è divino: l’incorruttibilità, l’immortalità di quanto Dio ha creato a sua immagine e somiglianza. Essa non durerà quaranta giorni, quaranta mesi, quaranta anni, quaranta secoli. Ma durerà finché durerà il tempo, e sarà data a tutti coloro che di essa hanno fame santa e gradita al Signore, che giubilerà di darsi senza misura agli uomini per cui si è incarnato, onde abbiano la Vita che non muore.
Io posso darmi, Io posso transustanziarmi per amore degli uomini, onde il pane divenga Carne e la Carne divenga Pane per la fame spirituale degli uomini, che senza questo Cibo morirebbero di fame e di malattie spirituali. Ma se uno mangia di questo Pane con giustizia, egli vivrà in eterno. Il pane che Io darò sarà la mia Carne immolata per la vita del mondo, sarà il mio Amore sparso nelle case di Dio, perché alla mensa del Signore vengano tutti coloro che sono amorosi o infelici e trovino ristoro al loro bisogno di fondersi a Dio e di trovare sollievo al loro penare”.
“Ma come puoi darci da mangiare la tua carne? Per chi ci hai presi? Per belve sanguinarie? Per selvaggi? Per omicidi? A noi ripugna il sangue e il delitto”.
“In verità, in verità vi dico che molte volte l’uomo è più di una belva, e che il peccato fa più che selvaggi, che l’orgoglio dà sete omicida, e che non a tutti dei presenti ripugnerà il sangue e il delitto. E anche in futuro l’uomo tale sarà, perché Satana, il senso e l’orgoglio lo fanno belluino. E perciò con maggior bisogno che mai dovete e dovrà l’uomo sanare se stesso dai germi terribili con l’infusione del Santo. In verità, in verità vi dico che se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue, non avrete in voi la Vita. Chi mangia degnamente la mia Carne e beve il mio Sangue ha la Vita eterna ed Io lo risusciterò all’Ultimo Giorno. Perché la mia Carne è veramente Cibo e il mio Sangue è veramente Bevanda. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me ed Io in lui. Come il Padre vivente mi inviò, ed Io vivo per il Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli per Me e anderà dove lo mando, e farà ciò che Io voglio, e vivrà austero come uomo e ardente come serafino, e sarà santo, perché per potersi cibare della mia Carne e del mio Sangue si interdirà le colpe e vivrà ascendendo per finire la sua ascesa ai piedi dell’Eterno”.

a cura di Claudia Vecchiarelli © Centro Editoriale Valtortiano

mercoledì 7 giugno 2017

La presenza dello Spirito Santo nella vita di Maria Santissima

di Padre Reginaldo Maranesi O.F.M. Capp.
Maggio 2001


Il Concilio Vaticano II, nel capitolo VIII della Lumen Gentium – sintesi mirabile della dottrina della Chiesa sulla Vergine Maria – afferma che la Madonna, in quanto scelta ad essere la madre di Dio e del Redentore, è la figlia prediletta del Padre e il tempio dello Spirito Santo (n. 53-54).
 Nell’opera della nostra salvezza, Maria è la collaboratrice della Trinità e, in particolare è il capolavoro dello Spirito Santo. Tutta la vita della Madonna infatti è permeata, pervasa e plasmata dallo Spirito Santo. Maria è legata allo Spirito Santo da un vincolo così profondo e personale che qualche Padre della Chiesa e diversi santi, l’hanno chiamata “Sposa dello Spirito Santo”: Gesù infatti ha unito la Madonna e lo Spirito Santo più di quanto un figlio unisce tra loro un padre e una madre.
«Lo Spirito Santo – dice San Massimiliano Kolbe – la compenetra in modo così ineffabile che la definizione di “Sposa” dello Spirito Santo, è una somiglianza assai lontana della vita dello Spirito Santo in Lei e attraverso Lei».
 Sono tre i momenti nei quali, in modo tutto particolare, lo Spirito Santo scende con la sua potenza divina d’amore sulla Madonna e compie in Lei le sue meraviglie: l’Immacolata Concezione, l’Annunciazione e la Pentecoste.
 Lo Spirito Santo agisce in Maria fin dal primo istante della sua concezione nel seno materno: la libertà dal peccato originale, la redime in modo sublime in vista dei meriti del mistero pasquale di Gesù e la colma della sovrabbondanza dei suoi doni. La Madonna diviene “degna dimora dello Spirito Santo” che regna in Lei nella maniera più perfetta e la rende “Immacolata”: non solo assenza di peccato, ma pienezza di grazia. «La Madonna è plasmata e formata come nuova creatura» (L.G. 56) dallo Spirito Santo. Quando infatti l’Angelo Gabriele le appare per darle il grande annuncio della maternità divina, la saluta senz’altro: «Ave, o Maria, piena di grazia» (Lc 1,28).
 La Madonna infatti è tutta regno e possessione dello Spirito Santo perché scelta ad essere la mamma del Figlio di Dio. Nell’Annunciazione Maria riceve una nuova singolare effusione dello Spirito. Leggiamo nel Vangelo di Luca: «Lo Spirito Santo scenderà su di te; su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35). L’Amore infinito del divino Spirito rende fecondo il seno di Maria e, dal suo corpo immacolato, forma il corpo del Figlio di Dio.
 La Potenza dello Spirito Santo rende la Madonna capace di un abbandono totale alla parola di Dio ed Ella pronuncia il suo “Eccomi”, il suo “Fiat”. La Chiesa ha raccolto questo momento essenziale della nostra salvezza e nel simbolo della fede ci fa pregare: «Per opera dello Spirito Santo, [Gesù] si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo» (Credo).
 Finalmente nel giorno della Pentecoste troviamo Maria con gli Apostoli nel cenacolo, implorante con le sue preghiere il dono dello Spirito Santo che all’Annunciazione l’aveva presa sotto la sua ombra (cfr. L.G. 59). «E tutti furono ripieni di Spirito Santo» (At 2,4).
 Anche la Madonna riceve ancora, in maniera visibile e sensibile, la sovrabbondanza dello Spirito Santo e diviene un miracolo di grazia e di amore: la sua santità tocca le soglie dell’infinito.
 Nel cenacolo nasce la Chiesa, corpo mistico di Cristo, vivificata dallo Spirito Santo, e non poteva mancare la Madonna che aveva dato il corpo fisico a Gesù: da quel momento Maria diviene la madre della Chiesa perché con libera fede e ardente carità aveva cooperato alla nostra salvezza.
 La Madonna è dunque possessione esclusiva e totale dello Spirito Santo; e tutti quelli che avvicina sono toccati dallo Spirito (cfr. Lc 1,41; 2,27). Maria appare come l’arca della nuova alleanza che richiama la nube luminosa che adombrava la Tenda dell’antica alleanza (cfr. Es 13,22). Tutta la vita della Madonna, come la vita terrena di Gesù, è posta sotto il segno dello Spirito Santo. È lo Spirito che infiamma il cuore di Maria e lo fa traboccare nel canto del Magnificat. È ancora lo Spirito Santo che spinge Maria a sollecitare amabilmente dal Figlio suo il primo miracolo alle nozze di Cana. Fu certamente lo Spirito Santo che sostenne Maria ai piedi della Croce e che dilatò il suo cuore per accogliere tutti noi come figli nella persona dell’apostolo Giovanni. Fu infine «lo Spirito Santo che, divampando con supremo ardore nell’animo di Maria pellegrina sulla terra, la rese bramosissima di riunirsi al Figlio glorioso e la dispose a conseguire degnamente, a coronamento dei suoi privilegi, quello dell’Assunzione in anima e corpo al cielo» (Paolo VI). Immersa nella gloria della SS.ma Trinità, glorificata col Figlio e incoronata Regina, la Madonna, sempre guidata dallo Spirito Santo, continua ad essere presente a tutti noi suoi figli. «Assunta in cielo – ci ha ricordato il Concilio – non ha deposto la sua funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenere le grazie della salute eterna [...] Per questo Maria è invocata con titoli di “Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice”» (L.G. 62).
 Da queste riflessioni sulla presenza dello Spirito Santo nella vita della Madonna, una nota spicca in modo inconfondibile: la piena, totale docilità e disponibilità di Maria all’azione dello Spirito.
 La Madonna si abbandona pienamente alle mozioni dello Spirito e, nel buio della fede, dice il suo “Sì” ad ogni suo impulso e ad ogni sua ispirazione. Per questo accoglie Gesù prima nella mente e poi nel suo seno: prima crede e poi concepisce. «Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la vivono» (Lc 11,28) dirà Gesù proprio in rapporto alla sua madre e per indicare la sua vera grandezza. Tutta la vita di Maria – nota M.Magrassi – è condensata in tre parole:
 – Ecce, eccomil’abbandono generoso.
 – Fiat, sìla sottomissione amante.
 – Magnificatil canto della lode e della riconoscenza.
 Sotto questo aspetto, la Madonna è modello incomparabile per la nostra vita soprannaturale.
«Tutti quelli che si lasciano guidare dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio» (Rm 8,14). Dobbiamo imitare la Madonna nell’essere pienamente docili all’azione dello Spirito Santo che è un maestro delicato, dolce e soave, ma estremamente esigente e crocifiggente. Lo Spirito Santo non può compiere in noi la sua opera di santificazione senza far morire le opere della carne. Per questo ci chiede sacrifici e rinunce per liberarci dalle nostre schiavitù. S.Paolo diceva ai primi cristiani e lo ripete anche a noi: «Non vogliate contristare lo Spirito Santo di Dio col quale foste segnati» (Ef 4,30). Con le nostre infedeltà e resistenze, lo Spirito Santo è come paralizzato dentro di noi: e questo spiega il perché di tante santità mancate.
 Solo nella fedeltà piena allo Spirito Santo che ci spinge a compiere sempre la santa e santificante volontà di Dio, potremo raggiungere la pienezza dell’amore: la santità. Ci piace concludere queste note con alcune elevazioni della “Povera Anima”, Madre Carolina:
«Quanto è grande Maria Santissima! Lo Spirito Santo è disceso in Lei, l’ha adombrata, e l’ha fatta Madre del Verbo del Padre... O divina azione dello Spirito Santo, quali trasformazioni Tu puoi operare nelle creature dove Tu scendi! Quali prodigi di grazia, di luce, di trasformazione, di inebriante spasimo di amore investono l’anima dove scendi! Quali meraviglie di misterioso contatto, d’intimi rapporti Tu effondi nelle anime!».
 «O Immacolata... o eccelsa... ineffabile, sublime creatura della Potenza Divina d’Amore... Oh quanto sei grande... quanto sei sublime!... Tu sei la creatura più eccelsa... Tu vivi in Seno ai Tre, nel gaudio della Potenza Divina d’Amore, dell’Eterno Divino Spirito...!».

Lo Spirito Santo negli scritti di Maria Valtorta

“Dice l’Eterno Spirito: Io sono l’Amore. Non ho voce mia propria, perché la mia voce è in tutto il creato. Come etere Io dilago per tutto quanto esiste, come fuoco accendo, come sangue circolo. Io sono in ogni parola del Cristo e fiorisco sulle labbra della Vergine. Io purifico e faccio luminosa la bocca dei profeti e dei santi. Io sono Colui che le cose ispira prima che fossero, perché il mio potere è quello che, come palpito, dette moto al pensiero creativo dell’Eterno.

1 Per il Cristo tutte le cose sono state fatte da Me-Amore, perché sono Io che con la mia segreta forza mossi il Creatore ad operare il prodigio. Io ero quando nulla era ed Io sarò quando rimarrà unicamente il Cielo. 

2 Io sono l’ispiratore della creazione dell’uomo, al quale fu donato il mondo per sua delizia, il mondo in cui, dagli oceani alle stelle, dalle vette alpine agli steli, è il mio sigillo. Io sarò che porrò sulle labbra dell’ultimo uomo la suprema invocazione: “Vieni, Signore Gesù!” 

3 Io sono quello che, a placare il Padre, infusi l’idea dell’Incarnazione e scesi, Fuoco creatore, a farmi germe nelle viscere immacolate di Maria, e risalii fatto Carne sulla Croce e dalla Croce al Cielo, per stringere in anello d’amore la nuova alleanza tra Dio e l’uomo, come in amplesso d’amore avevo stretto il Padre e il Figlio, generando la Trinità.

5 Io sono Colui che senza parole parla ovunque e in ogni dottrina che in Dio abbia origine, Colui che senza tocco apre occhi e orecchi ad udire il soprannaturale, Colui che senza comando vi trae dalla morte della vita alla vita nella Vita che non conosce limite. Il Padre è su di voi, il Figlio in voi, ma Io, Spirito, sono nel vostro spirito e vi santifico con la mia presenza. Cercatemi ovunque è amore, fede e sapienza. Datemi il vostro amore. La fusione dell’amore con l’Amore crea il Cristo in voi e vi riporta in seno al Padre. Ho parlato oggi, che è l’avvento dell’Amore sulla terra, la più alta mia manifestazione, quella da cui provengono Redenzione e infusione Pentecostale alla Terra. Il mio Fuoco dimori in voi e vi accenda, ricreandovi a Dio, in Dio e per Iddio, Signore eterno, a cui, in Cielo e in terra, ogni lode va data”. 

 1- Cioè, il pensiero creativo dell’Eterno Padre si è messo in moto (in atto) per realizzare il suo progetto, grazie alla forza dell’Amore, caratteristica dello Spirito Santo. In altre parole, se “il Cuore” indica il Padre, “il Palpito” indica lo Spirito Santo. “Il sole è fuoco, ma insieme è luce ed è calore, quindi la Santissima Trinità adombrata nel sole: il fuoco è il Padre, la luce è il Figlio, il calore è lo Spirito Santo, ma uno è il sole. E come non si può dividere il fuoco dalla luce e dal calore, così una è la potenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che fra Loro non si possono realmente separare. E come il fuoco nello stesso istante produce la luce ed il calore, sicché non si può concepire il fuoco senza concepirsi anche la luce ed il calore, così non si può concepire il Padre prima del Figlio e dello Spirito Santo, e così vicendevolmente hanno tutti e Tre lo stesso principio eterno” (Diario della Serva di Dio Luisa Piccarreta, Vol. 2°, 28.2.1899). 
2- Non si riferisce al Cielo, inteso come Paradiso, premio dei buoni (in contrapposizione all’inferno, anch’esso per sempre), ma inteso in contrapposizione alla terra. In altre parole, Egli era prima della creazione del mondo ed Egli sarà dopo la fine del mondo. Un’altra questione sarebbe quella della “fine” del mondo, non da intendersi come “distruzione” o annientamento dell’opera della Creazione, che, come le altre opere di Dio, è definitiva, è eterna, ma come fine della storia, del tempo della prova dell’uomo e del completamento del numero degli eletti. 
3 - Sarebbe eccessivo concludere da questa frase che la sola venuta del Signore da attendersi fosse quella della fine del mondo o della storia. “Sulle labbra dell’ultimo uomo” che attende o che desidera il Signore: ecco il vero senso.
 4 - Da queste frasi sembrerebbe che fosse la Persona dello Spirito Santo quella che si è incarnata, assumendo un’Umanità, e che fosse Lui quello che è morto in Croce e che poi è salito in Cielo. In realtà, lo Spirito Santo è stato l’artefice, il divino realizzatore di tutto questo, di tutta la Vita di Gesù, così come lo è di ogni opera di Dio. Lo Spirito Santo è stato sempre “il compagno” invisibile di Gesù, “concepito per opera dello Spirito Santo” (Cfr. Mt 1,18-20; Lc 1,35), “pieno di Spirito Santo”, “mosso dallo Spirito Santo” (Lc 4,1). 
5 - Il migliore linguaggio umano è molto limitato e nelle cose di Dio rischia di essere ambiguo. La sana teologia della Chiesa riconosce il Padre come Colui che genera il Figlio (“generato, non creato, consustanziale al Padre”), mentre lo Spirito Santo è la Persona che procede dal rapporto tra le altre Due e che, da parte sua, forma questo rapporto. Solo allora la SS. Trinità è. Solo così si chiude il cerchio, “l’anello d’amore” tra il Padre e il Figlio. Solo in questo senso, “generando la Trinità” significa completando, rendendo realtà la SS. Trinità. 
6 - Il 25 Dicembre 1943 (“I Quaderni del ‘43”). La più alta manifestazione dello Spirito Santo è l’Incarnazione. 2 “Dio è Luce. 7 Una Luce data dal Padre, maestosa, cerchio infinito che abbraccia tutta la Creazione, dall’attimo in cui fu detto “Sia la luce” fino ai secoli dei secoli… Dentro il cerchio eternale del Padre, diversamente operante eppure non contrariamente operante, è un secondo cerchio generato dal Padre, perché l’Essenza è una. Esso è il Figlio. La sua Luce, più vibrante, non dà soltanto la vita ai corpi, ma dà la Vita alle anime che l’avevano perduta, mediante il suo Sacrificio. È un dilagare di raggi potenti e soavi, che nutrono la vostra umanità e ammaestrano la vostra mente. All’interno del secondo cerchio, prodotto dai due operare dei primi cerchi, è un terzo cerchio dalla Luce ancora più vibrante e accesa. È lo Spirito Santo. È l’Amore prodotto dai rapporti del Padre col Figlio, tramite i Due e conseguenza dei Due, meraviglia delle meraviglie. Il Pensiero creò la Parola. E il Pensiero e la Parola si amano. L’Amore è il Paraclito. Esso opera sullo spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra carne. Poiché consacra tutto il tempio (creato dal Padre e redento dal Figlio) della vostra persona, creata a immagine e somiglianza di Dio Uno e Trino. Lo Spirito Santo è crisma sulla creazione, fatta dal Padre, della vostra persona, è grazia per fruire del sacrificio del Figlio, è scienza e luce per comprendere la Parola di Dio. Luce più ristretta, non perché sia più limitata rispetto agli altri (Due), ma perché è lo Spirito dello Spirito di Dio e perché, nella sua condensazione, è potentissima, come è potentissima nei suoi effetti. Per questo Io dissi: “Quando verrà il Paraclito, vi istruirà”. Neppure Io, che sono il Pensiero del Padre divenuto Parola, posso farvi capire quanto può con un solo balenare farvi capire lo Spirito Santo. Se davanti al Figlio ogni ginocchio si deve curvare, davanti al Paraclito si deve inchinare ogni spirito, perché lo Spirito dà vita allo spirito. È l’Amore che ha creato l’universo, che ha istruito i primi servi di Dio, che ha spinto il Padre a dare i Comandamenti, che ha illuminato i profeti, che ha concepito con Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i martiri, che ha retto la Chiesa, che opera i prodigi della Grazia. Fuoco bianco, insostenibile alla vista e alla natura umana, concentra in Sé il Padre e il Figlio ed è la Gemma incomprensibile, inguardabile, della nostra eterna Bellezza. Fissa nell’abisso del Cielo, attrae a Sé tutti gli spiriti della mia Chiesa trionfante e aspira a Sé coloro che sanno vivere di spirito nella Chiesa militante. La nostra Trinità, la nostra triplice ed una Natura si fissa in un unico splendore in quel punto da cui si genera tutto quanto è, in un eterno Essere. Dì: Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”. “Quanto gran numero di animali ha la terra! 
8 Uomini che il malefizio di satana ha degradato ad essere animali e non altro! Io (Gesù) sono venuto per riportare lo Spirito Santo. Sono stato il Precursore della venuta del Paraclito. Ed Io verrò per radunare i fedeli allo Spirito del Signore, che è Scienza e Coscienza del Bene, e Fedeltà e Amore a Dio. Ma ora non posso venire in veste di carne a preparare le vie per il trionfo del Re. Il Padre più non lo vuole. Lascerò, allora, che la barca della povera umanità vada a naufragio e ben pochi si salvino di essa? No. Non viene la carne, ma viene la Parola e si affida ai suoi servi, per i miei poveri uomini. E i miei servi non sono padroni della Parola, ma custodi e distributori della stessa. Lo devono essere senza irritazioni né attaccamenti umani”. “Io (Gesù) l’ho detto:
9 Sarà perdonata ancora la bestemmia contro di Me. Ma non sarà perdonato chi bestemmia contro lo Spirito Santo. Che bestemmia viene usata verso di Lui? Il disamore che si esplica col rifiutare di accogliere la Verità illuminata da Esso”. “Per Me (Spirito di Dio) l’Eterno è in voi. 
10 Per Me voi siete nell’Eterno. Sono la Forza prima. Sarò la Forza ultima. Sono la Forza eterna. Tutto finirà. Non Io. Io sono la Perfezione delle perfezioni di Dio. Comprendermi compiutamente vuol dire comprendere Dio”. 

7 - Il 2 Luglio 1943 (“I Quaderni del ‘43”). 
8 - 25 Settembre 1944 (“I Quaderni del ‘44”). 
9 - 14 Luglio 1944 (“I Quaderni del ‘44”). 
10 - 15 Settembre 1944 (“I Quaderni del ‘44”).

domenica 26 febbraio 2017

Maria «Tabernacolo della SS. Trinità»

Maria «Tabernacolo della SS. Trinità» fin dall'eternità Maria ab aeterno si trova non solo nella Mente Suprema ma anche nel cuore della SS. Trinità e ne partecipa la potenza, la sapienza e l'amore.

Il 24 ottobre 1947 la Veggente vede il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l'incandescente triangolo della SS. Trinità, nel quale è Maria.

La voce dell'Eterno Padre dice: "Cosi  è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere c sapere di Maria alla quale tutto l'Amore si dona e tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere"» (Quaderni 45-50, p. 486).

Pochi giorni dopo che ebbe scritto queste parole, il 9 novembre 1947, alle ore 10, l'Angelo Custode apparve alla Valtorta e le disse:

“L'Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di Maria SS. alle Tre Fontane ["Io sono Colei che sono nella SS. Trinità la Regina della Rivelazione"]. Essendo Maria SS. così abbracciata (potrei dire: contenuta) nella SS. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del suo seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo al Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l'amore dell'Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. 

La Sposa e la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi dell'Acqua viva che è Vita eterna a chi di essa beve» (Quaderni 45-SO, p. 494-495).

Abbiamo qui un vero «Preludio» divino alla storia del più grande Capo-lavoro umano.

Gesù, Maria, Amore
venite insieme nel mio cuore

venerdì 10 febbraio 2017

Maria novella Eva

Papa Pacelli il 1° no­vembre 1950 definì solennemente, come dogma, cioè come verità rivelata, l'Assunzione corporea in Cie­lo della Vergine Madre di Dio.

« Tutte queste ragioni - scrive Pio XII nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus Deus" nel definire l'Assunzione come verità rivelata - e con­siderazioni dei Santi Padri e dei Teologi hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura la quale ci presenta l'Alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio di­vino e sempre partecipe della sua sorte. Va ricordato specialmente che, fin dal 2° secolo, Maria Vergine viene presentata dai Santi Padri come Nuova Eva, stretta­mente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunciato dal Protovangelo (Genesi, 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'Apostolo delle Genti (cf. Rom. c.c. 5-6; I Cor. 15,21­26. 54-57).
Per la qual cosa, come la gloriosa risur­rezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva con­cludere con la glorificazione del suo corpo verginale; perché, come dice lo stesso Apo­stolo, - "quando... questo corpo mortale sarà rivestito di immortalità, allora si avve­rerà ciò che fu scritto: la morte è stata assorbita nella vittoria" - (I Cor. 15,54). In tal modo l'Augusta Madre di Dio, ... Immacolata nella sua Concezione, Vergi­ne illibata nella sua Divina Maternità, ge­nerosa socia del Divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come su­premo coronamento dei suoi privilegi, fu preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, fu in­nalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (I T im. 1,17).
Poiché dunque la Chiesa universale, nel­la quale vive lo spirito di Verità e la con­duce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha ma­nifestato in molti modi la sua fede, ... rite­niamo giunto il momento... per proclamare solennemente questo privilegio di Maria Ver­gine ».
Mentre dunque teologi ed esegeti com­pivano il loro lavoro, la Vergine della Ri­velazione confidava al protestante, fermato ormai dalla Grazia, la realtà di questo pri­vilegio, rendendosi garante della definizione solenne che tre anni dopo, il Sommo Pon­tefice, Pio XII, avrebbe promulgato.
Similmente, alla grotta di Lourdes (25 marzo 1854), aveva rivelato a Bernadette di essere l'Immacolata Concezione ("Que soy era Immaculada Councepciou", in dialetto dei pirenei) e Papa Pio IX proclama il dogma dell'Immacolata il 25 marzo 1858.
 Nel 1956, il vicariato di Roma, dopo avere acconsentito alla costruzione di una cappella sul luogo dell'apparizione per il culto della Vergine della Rivelazione, ne affida la custodia ai padri francescani minori conventuali, perché provvedano al servizio religioso.

Maria e i principi di "ricapitolazione" e "ricircolazione" in Ireneo di Lione. Dalle dispense di A. Gila, PADRI E TRADIZIONE ECCLESIALE DALLE ORIGINI AL VI SECOLO, Marianum, Roma 1999-2000

MARIA NUOVA – EVA     

E’ sulla base del principio appena esposto che Ireneo spiega, in maniera consequenziale, il ruolo della Vergine nel piano divino della Salvezza, ricorrendo al parallelismo Eva – Maria come aveva fatto con Adamo – Cristo. Ireneo stabilisce un parallelismo perfetto tra le due donne:
- Eva e Maria, pur essendo ambedue sposate, erano ancora vergini;
- Mentre Eva disobbedì causando rovina e morte per sé e per il genere umano, Maria con la sua obbedienza agì come causa di salvezza;
- La disobbedienza di Eva impose all’umanità dei legami di schiavitù spirituale; l’obbedienza di Maria sciolse questi legami, riportando l’uomo alla sua primitiva libertà;
- La disubbidienza di Eva è conseguenza della sua incredulità; l’obbedienza di Maria è frutto della sua fede;
- Come Eva fu sedotta dalla parola dell’angelo decaduto al pnto di fuggire davanti a Dio, avendo trasgredito la sua parola; così Maria ricevette il lieto annuncio per mezzo dell’angelo, cosicché obbedendo alla sua parola riportò Dio dentro di sé;
Con tutto questo Ireneo non soltanto attribuisce a Maria un ruolo all’interno dell’opera della redenzione, ma specifica anche che questo ruolo è strettamente congiunto con l’azione compiuta dal Salvatore, alla stessa maniera in cui Eva ebbe una funzione purtroppo negativa accanto al primo Adamo. Ireneo giunge ad affermare che come Adamo è stato ricapitolato in Cristo, alla stessa stregua Eva è stata ricapitolata in Maria: “Era conveniente e giusto che Adamo fosse ricapitolato in Cristo, affinché la morte fosse assorbita nell’immortalità e che Eva fosse ricapitolata in Maria, affinché la Vergine, divenuta avvocata di un’altra vergine, potesse annullare e distruggere, con la sua verginale obbedienza, la disobbedienza verginale”.

 Il principio della Ricapitolazione in Cristo 

LA RICAPITOLAZIONE IN CRISTO SECONDO ADAMO

Secondo S. Paolo, il Redentore ha ripreso o “ricapitolato” in se stesso tutte le cose e gli avvenimenti che accaddero dalla prima creazione, riconciliando così tutto con Dio. In questa visuale, la salvezza dell’uomo appare come una seconda creazione, la quale non è altro che una specie di ripetizione della prima. Mediante questa seconda creazione, Dio riabilita il suo piano primitivo di salvezza, frustrato dalla colpa di Adamo; lo riprende e lo riorganizza nella persona del Figlio suo, che diventa per noi il secondo Adamo. E siccome a causa del peccato di un solo uomo tutto il genere umano andò in perdizione, era necessario che questo Figlio si facesse uomo per diventare il capostipite di una nuova umanità e per attuare un piano di salvezza che ricalcasse, ma in modo contrastante le medesime tappe percorse dal primo Adamo nella sua ribellione contro Dio. 
Fedele a questa dottrina di S. Paolo, Ireneo mette bene in evidenza i due grandi obiettivi ottenuti dal Cristo nella sua opera redentrice: un risultato negativo, consistente nella distruzione del peccato e della morte che sono le due principali conseguenze della disobbedienza di Adamo; e un risultato positivo, vale a dire la restaurazione dell’intero genere umano secondo l’immagine di Dio, distrutta dal peccato d’origine. Questi due risultati il secondo Adamo li ha ottenuti mediante la sua totale obbedienza al Padre, controbilanciando in tal modo la disobbedienza del primo Adamo e riaprendo vittoriosamente l’antico conflitto contro Satana. Si può dunque dire che nel secondo Adamo tutto è stato rinnovato.

Il principio di Ricircolazione 
Il principio della ricapitolazione viene integrato da Ireneo da un altro principio, quello della “Ricircolazione” che introduce nella teologia di Ireneo una chiara nota storico – salvifica.
Se il principio della “Ricapitolazione” afferma che l’umanità, caduta a causa del suo primo capo Adamo, doveva essere ricondotta a Dio da un altro uomo che fosse il suo secondo capo, cioè il Cristo, il principio della “Ricircolazione” afferma che questo processo di restaurazione compiuto dal Salvatore doveva corrispondere passo a passo, ma su un piano antitetico, alla storia della caduta. Maria rientra quindi in questo principio nuovamente come l’antitipo di Eva. La storia umana è, quindi per Ireneo, un fenomeno unitario, nel quale il Nuovo Testamento non è altro che la continuazione dell’Antico. L’unica economia divina, interrotta da Adamo, al quale Eva fu associata, venne ripresa e portata alla sua completa perfezione dal Cristo, al quale Maria è pure associata. Giustamente Ireneo chiama Maria causa salutis proprio perché antetipo di Eva che fu causa mortis. Tale cooperazione di Maria include non soltanto una cooperazione fisiologica in qualità di madre vergine, ma include anche iniziative di ordine morale e spirituale. La sua obbedienza alla parola di Dio, in antitesi con la disubbidienza di Eva, fu consapevole e volontaria e il suo consenso al piano salvifico ebbe un carattere soteriologico, dal momento che ella sapeva che l’incarnazione del Figlio di Dio avveniva in vista della redenzione dell’umanità.

 Ireneo di Lione 

Tra i Padri del II secolo, Ireneo è sicuramente la personalità di maggior rilievo e il primo teologo nel senso proprio del termine.
Le notizie biografiche che abbiamo di lui sono poche e frammentarie. Nacque sicuramente a Smirne tra il 140 e il 160. Qui conobbe e frequentò il vescovo Policarpo discepolo dell’Apostolo Giovanni. Profondo conoscitore delle Scritture, percorse l’Oriente e l’Occidente per conoscere le tradizioni apostoliche vigenti nelle primitive comunità cristiane. Non conosciamo i motivi per cui lasciò definitivamente l’Asia Minore e si trasferì in Gallia, a Lione. Qui fu ordinato presbitero e venne inviato a Roma quale mediatore in una controversia riguardante il montanismo. Tornato a Lione viene nominato successore del vescovo Potino che nel frattempo era morto martire. Fu scelto nuovamente come mediatore tra il Papa Vittore I e i vescovi asiatici nella controversia riguardante le modalità della celebrazione della Pasqua. La sua morte avvenne presumibilmente intorno al 202. Gregorio di Tours scrisse che Ireneo morì martire, ma non abbiamo conferme su questo dato che questa informazione è del VI secolo e quindi troppo tardiva.
La testimonianza di Ireneo è preziosa e fondamentale dati i suoi contatti con Policarpo e con altre personalità che avevano conosciuto direttamente gli Apostoli. Egli dovette essere quindi ben informato sulla tradizione apostolica che trasmette fedelmente, come appare dai suoi scritti.
Ireneo scrisse diverse opere. La più importante e monumentale è la “ADVERSUS HAERESES” in cinque libri in cui, non soltanto confuta gli errori degli gnostici, ma al loro insegnamento oppone la retta dottrina della Chiesa, di cui offre una sintesi chiara e persuasiva. Altra opera è la “DIMOSTRAZIONE DELLA DOTTRINA APOSTOLICA”.
Circa la sua dottrina mariana, Ireneo riprende il tema di Maria – Nuova Eva inserendolo nella sua visione storico – salvifica della “Ricapitolazione” e della “Ricircolazione”.

Conclusione e fonti dell'articolo 

Conclusione
Ireneo colpisce per i termini particolarmente forti ed efficaci con cui esprime le proprie convinzioni teologiche. Egli afferma senza ombra di dubbio la presenza attiva ed efficace della Vergine santa nella storia della salvezza e lo fa con straordinaria determinazione. L’influsso della dottrina di Ireneo sugli ulteriori sviluppi della mariologia salta immediatamente agli occhi. La dottrina attuale circa la collaborazione di Maria lla redenzione degli uomini e alla mediazione della grazia divina, ha le sue lontane radici nel sicuro insegnamento del vescovo di Lione.

Fonti
1. Luigi Gambero 
Maria nel pensiero dei Padri della ChiesaEdizioni Paoline 1991

2. Angelo Maria Gila
Padri e tradizione ecclesiale dalle origini al VI secolo
Dispense del professore

Marianum, Anno Accademico 1999/2000