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venerdì 10 febbraio 2017

Maria novella Eva

Papa Pacelli il 1° no­vembre 1950 definì solennemente, come dogma, cioè come verità rivelata, l'Assunzione corporea in Cie­lo della Vergine Madre di Dio.

« Tutte queste ragioni - scrive Pio XII nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus Deus" nel definire l'Assunzione come verità rivelata - e con­siderazioni dei Santi Padri e dei Teologi hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura la quale ci presenta l'Alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio di­vino e sempre partecipe della sua sorte. Va ricordato specialmente che, fin dal 2° secolo, Maria Vergine viene presentata dai Santi Padri come Nuova Eva, stretta­mente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunciato dal Protovangelo (Genesi, 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'Apostolo delle Genti (cf. Rom. c.c. 5-6; I Cor. 15,21­26. 54-57).
Per la qual cosa, come la gloriosa risur­rezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva con­cludere con la glorificazione del suo corpo verginale; perché, come dice lo stesso Apo­stolo, - "quando... questo corpo mortale sarà rivestito di immortalità, allora si avve­rerà ciò che fu scritto: la morte è stata assorbita nella vittoria" - (I Cor. 15,54). In tal modo l'Augusta Madre di Dio, ... Immacolata nella sua Concezione, Vergi­ne illibata nella sua Divina Maternità, ge­nerosa socia del Divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come su­premo coronamento dei suoi privilegi, fu preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, fu in­nalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (I T im. 1,17).
Poiché dunque la Chiesa universale, nel­la quale vive lo spirito di Verità e la con­duce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha ma­nifestato in molti modi la sua fede, ... rite­niamo giunto il momento... per proclamare solennemente questo privilegio di Maria Ver­gine ».
Mentre dunque teologi ed esegeti com­pivano il loro lavoro, la Vergine della Ri­velazione confidava al protestante, fermato ormai dalla Grazia, la realtà di questo pri­vilegio, rendendosi garante della definizione solenne che tre anni dopo, il Sommo Pon­tefice, Pio XII, avrebbe promulgato.
Similmente, alla grotta di Lourdes (25 marzo 1854), aveva rivelato a Bernadette di essere l'Immacolata Concezione ("Que soy era Immaculada Councepciou", in dialetto dei pirenei) e Papa Pio IX proclama il dogma dell'Immacolata il 25 marzo 1858.
 Nel 1956, il vicariato di Roma, dopo avere acconsentito alla costruzione di una cappella sul luogo dell'apparizione per il culto della Vergine della Rivelazione, ne affida la custodia ai padri francescani minori conventuali, perché provvedano al servizio religioso.

Maria e i principi di "ricapitolazione" e "ricircolazione" in Ireneo di Lione. Dalle dispense di A. Gila, PADRI E TRADIZIONE ECCLESIALE DALLE ORIGINI AL VI SECOLO, Marianum, Roma 1999-2000

MARIA NUOVA – EVA     

E’ sulla base del principio appena esposto che Ireneo spiega, in maniera consequenziale, il ruolo della Vergine nel piano divino della Salvezza, ricorrendo al parallelismo Eva – Maria come aveva fatto con Adamo – Cristo. Ireneo stabilisce un parallelismo perfetto tra le due donne:
- Eva e Maria, pur essendo ambedue sposate, erano ancora vergini;
- Mentre Eva disobbedì causando rovina e morte per sé e per il genere umano, Maria con la sua obbedienza agì come causa di salvezza;
- La disobbedienza di Eva impose all’umanità dei legami di schiavitù spirituale; l’obbedienza di Maria sciolse questi legami, riportando l’uomo alla sua primitiva libertà;
- La disubbidienza di Eva è conseguenza della sua incredulità; l’obbedienza di Maria è frutto della sua fede;
- Come Eva fu sedotta dalla parola dell’angelo decaduto al pnto di fuggire davanti a Dio, avendo trasgredito la sua parola; così Maria ricevette il lieto annuncio per mezzo dell’angelo, cosicché obbedendo alla sua parola riportò Dio dentro di sé;
Con tutto questo Ireneo non soltanto attribuisce a Maria un ruolo all’interno dell’opera della redenzione, ma specifica anche che questo ruolo è strettamente congiunto con l’azione compiuta dal Salvatore, alla stessa maniera in cui Eva ebbe una funzione purtroppo negativa accanto al primo Adamo. Ireneo giunge ad affermare che come Adamo è stato ricapitolato in Cristo, alla stessa stregua Eva è stata ricapitolata in Maria: “Era conveniente e giusto che Adamo fosse ricapitolato in Cristo, affinché la morte fosse assorbita nell’immortalità e che Eva fosse ricapitolata in Maria, affinché la Vergine, divenuta avvocata di un’altra vergine, potesse annullare e distruggere, con la sua verginale obbedienza, la disobbedienza verginale”.

 Il principio della Ricapitolazione in Cristo 

LA RICAPITOLAZIONE IN CRISTO SECONDO ADAMO

Secondo S. Paolo, il Redentore ha ripreso o “ricapitolato” in se stesso tutte le cose e gli avvenimenti che accaddero dalla prima creazione, riconciliando così tutto con Dio. In questa visuale, la salvezza dell’uomo appare come una seconda creazione, la quale non è altro che una specie di ripetizione della prima. Mediante questa seconda creazione, Dio riabilita il suo piano primitivo di salvezza, frustrato dalla colpa di Adamo; lo riprende e lo riorganizza nella persona del Figlio suo, che diventa per noi il secondo Adamo. E siccome a causa del peccato di un solo uomo tutto il genere umano andò in perdizione, era necessario che questo Figlio si facesse uomo per diventare il capostipite di una nuova umanità e per attuare un piano di salvezza che ricalcasse, ma in modo contrastante le medesime tappe percorse dal primo Adamo nella sua ribellione contro Dio. 
Fedele a questa dottrina di S. Paolo, Ireneo mette bene in evidenza i due grandi obiettivi ottenuti dal Cristo nella sua opera redentrice: un risultato negativo, consistente nella distruzione del peccato e della morte che sono le due principali conseguenze della disobbedienza di Adamo; e un risultato positivo, vale a dire la restaurazione dell’intero genere umano secondo l’immagine di Dio, distrutta dal peccato d’origine. Questi due risultati il secondo Adamo li ha ottenuti mediante la sua totale obbedienza al Padre, controbilanciando in tal modo la disobbedienza del primo Adamo e riaprendo vittoriosamente l’antico conflitto contro Satana. Si può dunque dire che nel secondo Adamo tutto è stato rinnovato.

Il principio di Ricircolazione 
Il principio della ricapitolazione viene integrato da Ireneo da un altro principio, quello della “Ricircolazione” che introduce nella teologia di Ireneo una chiara nota storico – salvifica.
Se il principio della “Ricapitolazione” afferma che l’umanità, caduta a causa del suo primo capo Adamo, doveva essere ricondotta a Dio da un altro uomo che fosse il suo secondo capo, cioè il Cristo, il principio della “Ricircolazione” afferma che questo processo di restaurazione compiuto dal Salvatore doveva corrispondere passo a passo, ma su un piano antitetico, alla storia della caduta. Maria rientra quindi in questo principio nuovamente come l’antitipo di Eva. La storia umana è, quindi per Ireneo, un fenomeno unitario, nel quale il Nuovo Testamento non è altro che la continuazione dell’Antico. L’unica economia divina, interrotta da Adamo, al quale Eva fu associata, venne ripresa e portata alla sua completa perfezione dal Cristo, al quale Maria è pure associata. Giustamente Ireneo chiama Maria causa salutis proprio perché antetipo di Eva che fu causa mortis. Tale cooperazione di Maria include non soltanto una cooperazione fisiologica in qualità di madre vergine, ma include anche iniziative di ordine morale e spirituale. La sua obbedienza alla parola di Dio, in antitesi con la disubbidienza di Eva, fu consapevole e volontaria e il suo consenso al piano salvifico ebbe un carattere soteriologico, dal momento che ella sapeva che l’incarnazione del Figlio di Dio avveniva in vista della redenzione dell’umanità.

 Ireneo di Lione 

Tra i Padri del II secolo, Ireneo è sicuramente la personalità di maggior rilievo e il primo teologo nel senso proprio del termine.
Le notizie biografiche che abbiamo di lui sono poche e frammentarie. Nacque sicuramente a Smirne tra il 140 e il 160. Qui conobbe e frequentò il vescovo Policarpo discepolo dell’Apostolo Giovanni. Profondo conoscitore delle Scritture, percorse l’Oriente e l’Occidente per conoscere le tradizioni apostoliche vigenti nelle primitive comunità cristiane. Non conosciamo i motivi per cui lasciò definitivamente l’Asia Minore e si trasferì in Gallia, a Lione. Qui fu ordinato presbitero e venne inviato a Roma quale mediatore in una controversia riguardante il montanismo. Tornato a Lione viene nominato successore del vescovo Potino che nel frattempo era morto martire. Fu scelto nuovamente come mediatore tra il Papa Vittore I e i vescovi asiatici nella controversia riguardante le modalità della celebrazione della Pasqua. La sua morte avvenne presumibilmente intorno al 202. Gregorio di Tours scrisse che Ireneo morì martire, ma non abbiamo conferme su questo dato che questa informazione è del VI secolo e quindi troppo tardiva.
La testimonianza di Ireneo è preziosa e fondamentale dati i suoi contatti con Policarpo e con altre personalità che avevano conosciuto direttamente gli Apostoli. Egli dovette essere quindi ben informato sulla tradizione apostolica che trasmette fedelmente, come appare dai suoi scritti.
Ireneo scrisse diverse opere. La più importante e monumentale è la “ADVERSUS HAERESES” in cinque libri in cui, non soltanto confuta gli errori degli gnostici, ma al loro insegnamento oppone la retta dottrina della Chiesa, di cui offre una sintesi chiara e persuasiva. Altra opera è la “DIMOSTRAZIONE DELLA DOTTRINA APOSTOLICA”.
Circa la sua dottrina mariana, Ireneo riprende il tema di Maria – Nuova Eva inserendolo nella sua visione storico – salvifica della “Ricapitolazione” e della “Ricircolazione”.

Conclusione e fonti dell'articolo 

Conclusione
Ireneo colpisce per i termini particolarmente forti ed efficaci con cui esprime le proprie convinzioni teologiche. Egli afferma senza ombra di dubbio la presenza attiva ed efficace della Vergine santa nella storia della salvezza e lo fa con straordinaria determinazione. L’influsso della dottrina di Ireneo sugli ulteriori sviluppi della mariologia salta immediatamente agli occhi. La dottrina attuale circa la collaborazione di Maria lla redenzione degli uomini e alla mediazione della grazia divina, ha le sue lontane radici nel sicuro insegnamento del vescovo di Lione.

Fonti
1. Luigi Gambero 
Maria nel pensiero dei Padri della ChiesaEdizioni Paoline 1991

2. Angelo Maria Gila
Padri e tradizione ecclesiale dalle origini al VI secolo
Dispense del professore

Marianum, Anno Accademico 1999/2000

martedì 24 gennaio 2017

MARIA NOSTRA VIA ALLA TRINITA' DIVINA

Villaggio Famiglia Mariana 12082 Frabosa Soprana (CN) 1980

MARIA E' LA VIA CHE CONDUCE A CRISTO E PER CRISTO ALLA TRINITA'

«Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini... non impedisce minimamente l'immediato contatto dei credenti con Cristo, anzi lo facilita» (LG. n. 60).

E' vero anche ai giorni nostri «Vedo molti devoti e devote che cercano Gesù Cristo, gli uni per una via e una pratica, gli altri per un'altra; e sovente, dopo che hanno lavorato tutta la notte, possono dire con gli Apostoli: « Benché abbiamo faticato l'intera notte, non abbiamo preso nulla » (Lc. 5, 5). Ma ecco, per la via immacolata di Maria, si lavora di giorno, si lavora in luogo santo e si lavora poco.
Maria è un luogo santo, anzi il Santo dei santi, dove sono formati e modellati i Santi ». (Montfort, Trattato, n. 218).
Come far nostra la via di Maria? Maria è presente nell'anima in grazia Sentiamo ancora il Concilio Vaticano II: « ...per la sua fede ed obbedienza Maria generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio... che il Padre ha posto quale primogenito tra molti fratelli (cfr. Rm. 8, 29), cioè tra i fedeli, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre » (LG. n. 63).
Questa cooperazione materna di Maria, nella rigenerazione e formazione dei figli di Dio, si fonda sulla maternità divina e si spiega con la dottrina del Corpo mistico.

TESTIMONIANZE

Luigi Grignion de Montfort (1673 1716) Santo « Oh, mistero non credibile!
Io la porto in mezzo a me, Bella, splendida e invisibile, ma nel buio della fé ».

Sac. G. Chaminade (1761 1850) Venerabile
« Vi è un dono della presenza abituale della Vergine, come vi è un dono della presenza abituale di Dio ».

Abate G. Olier (1608 1657) Venerabile
« Un sabato, Maria si rese interiormente presente alla mia anima... Mi ricordò che il suo caro Figlio mi aveva detto che egli non vivrebbe in me che in Essa e per Essa e della vita di cui Egli viveva in Essa, come se Essa fosse un sacramento per il quale Egli volesse comunicarmi la sua vita ».

Unirsi alla Mamma

Se è vero che la Madonna è maternamente operante (e perciò presente) nella mia vita di figlio di Dio, io non posso restarmene indifferente; devo invece fare quanto è in me per rendermi sensibile alla spia azione, e collaborarvi fedelmente. Questo io attuo con la consacrazione vissuta a Maria.

LA CONSACRAZIONE VISSUTA

Consiste nell'offerta totale di quanto siamo ed abbiamo alla Mamma celeste. Tale offerta ha come conseguenza il non guidarsi più da sé (vale a dire secondo le proprie vedute naturali), ma nel lasciarsi guidare in tutto dallo spirito di Maria, sforzandosi generosamente di imitarne le virtù. Non è cosa facile, perché richiede la totale rinunzia a noi stessi (Mt. 16, 24). L'anima vi giungerà gradatamente, sostenuta dall'aiuto potente della Madre divina.

TESTIMONIANZA

Madre Maria di S. Cecilia (1897 1929) Serva di Dio
« Il primo maggio, avevo 13 anni, mi offrii tutta alla Madonna, secondo lo spirito del Montfort. Questo abbandono totale di me stessa e dei miei beni alla Regina del Cielo, mi causò tanta consolazione. Solo ora comprendo alquanto come la buona Madre mi abbia ricompensata al centuplo di tale offerta senza alcuna riserva. E' in Cielo che saprò esattamente quanto mi sia stato vantaggioso l'abbandonarmi alla sua direzione così saggia. Io Le vorrei consacrare tutte le anime, perché è Lei che ci conduce a Gesù, è Lei che bisogna lasciar vivere in noi affinché Cristo si possa sostituire al nostro nulla, è Lei il cammino più sicuro, più breve, più perfetto per elevarci all'Infinito ed unirci all'Amore increato per perderci in lui ed inabissarci nella sorgente della felicità eterna ».

Atto di consacrazione a Maria (P. Kolbe)
« O Immacolata Regina del cielo e della terra... ai Tuoi piedi santissimi mi prostro io misero peccatore, supplicandoTi di accettare tutto l'essere mio come cosa e proprietà Tua.
A Te, o Madre, offro tutte le facoltà della mia anima e del mio corpo e nelle Tue mani purissime rimetto la mia vita, la mia morte, la mia eternità, affinché d'ora in poi Tu disponga di tutto il mio essere come a Te piace.
Fa' che nelle Tue mani purissime io sia strumento adatto a farti conoscere ed amare da tante anime ».

Spiega il Montfort:
« La vera devozione mariana consiste nel donarsi interamente alla SS.ma Vergine per essere interamente di Gesù Cristo per mezzo di Lei. Bisogna donarle:
1) il corpo con tutti i sensi e le membra;
2) l'anima con tutte le sue potenze;
3) i nostri beni esteriori, presenti e futuri;
4) i beni spirituali ed interiori che sono i meriti, le virtù, le buone opere passate presenti e future; in poche parole, tutto quello che abbiamo nell'ordine della natura e della grazia e tutto ciò che potremo avere in seguito nell'ordine della grazia e della gloria e ciò senza alcuna riserva... per tutta l'eternità... ».

LE QUATTRO TAPPE PER CUI MARIA CONDUCE L'ANIMA CONSACRATA ALLA VITA DELLA TRINITA'

VITA ASCETICA

I TAPPA La preparazione

In questa prima tappa, l'azione della Madonna è triplice:
1 Aiuta l'anima nella sua purificazione attiva
2 La trasforma in se stessa
3 La trasforma in Gesù
« Chi vuol venire dietro a me dice Gesù rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua » (Mt. 16, 24). Occorre, dunque, togliere prima gli ostacoli che impediscono l'adesione perfetta a Cristo, per poi passare all'imitazione delle sue virtù e alla comunione di vita con Lui.

1 La Madonna e la purificazione attiva
Questa prima purificazione è detta «attiva» in quanto l'anima vi ha una parte più rilevante e meno perfetta. Ci sarà una seconda purificazione « passiva », nella quale avrà più rilievo l'azione divina.

TESTIMONIANZA

P. A. Trevers, O.M.I. (1875 1934) Servo di Dio
« Un grande rimpianto, un dolore pungente, un crudele rimorso mi torturano. Ho perduto tempo: ...ho lavorato sì poco a morire a me stesso; ho offerto a Gesù e Maria dei sentimenti pii, ma veri frutti di santità, quei frutti che si colgono solo sulle altezze del Calvario, sull'albero della Croce e non germinano che sul solco dove l'io deve morire, raramente ne ho colti e presentati a Maria. L'ideale della rinuncia completa mi rapisce, ma quando devo misurarmi con i miei gusti e con la mia povera natura, subisco spesso delle disfatte... ».
« Com'è dolce lavorare per Maria che fin da quaggiù ci ricompensa al centuplo con le consolazioni che ci prodiga sulla via del Calvario. Come Ella sa rendere dolce il calice amaro che Gesù offre a chiunque vuol essere suo discepolo ».

2 La Madonna trasforma l'anima in se stessa
La purificazione compiuta dall'anima, desiderosa di rendersi simile alla sua Madre Immacolata con l'imitazione delle sue virtù, produce in essa una trasformazione profonda; quasi una comunione spirituale di vita con Lei.

TESTIMONIANZA

Sr Angela Sorazu (1873 1921) Serva di Dio
« Le anime interiori, chiamate a vivere in intimità con Dio,... devono procurare di identificarsi con la Vergine, la quale le fa partecipare alla sua felicità e gustare il torrente delle sue delizie.
« Queste anime si identificano con la Madonna mediante la pratica della vita mariana che consiste nell'ispirarsi in tutto alla Vergine o fare tutto in unione con Lei.
« Dio rivela all'anima mariana l'eccellenza della Vergine... e in poco tempo essa incomincia ad impossessarsi dello spirito e delle virtù di Maria, la cui vita incomincia ad essere la sua vita; sente vivo anelito di possedere la Vergine SS.ma, come patrimonio proprio, nel fondo del suo essere...; si sente tanto felice che le pare non le manchi più nulla, perché possiede tutto in Maria, la cui presenza sente in fondo al suo essere, in modo misterioso, ma sicuro ».

3 La Madonna trasforma l'anima in Cristo
L'ideale di ogni anima che tende alla perfezione è dl giungere a partecipare alla vita di Cristo più strettamente e pienamente possibile, in modo da poter dire con S. Paolo: « non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me » (Gal. 2, 20).
« Attuare questo programma nella vita delle singole anime, è compito specifico della Madonna. E' la sua missione » (P. Ragazzini).

TESTIMONIANZA

G. Chaminade Venerabile
« Maria, una volta che ha trasformato l'anima (in se stessa), non solo vuole rinnovare in essa i suoi sentimenti verso Gesù, ma vuole essere per ciascun'anima ciò che Lei stessa è stata per Gesù.
E viceversa: « Una volta che Gesù per iniziativa e per opera di Maria incomincia a vivere in un'anima, vi trasfonde subito i suoi sentimenti, e, in primo luogo, quelli verso la sua Mamma, i più forti dopo quelli verso il Padre e lo Spirito Santo ».
Ad un sincero amore a Gesù fa, dunque, sempre riscontro un altrettanto sincero amore alla Mamma celeste.

VITA MISTICA

II TAPPA Introduzione alla vita trinitaria

« A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita » (Ap. 21, 6).
La precedente fase ascetica ha portato l'anima alla maturità della incorporazione a Cristo. Raggiunta questa, subentra la fase mistica, nella quale l'anima è tutta protesa al fine stesso della vita di Cristo: il Padre e la vita intratrinitaria, nel seno della SS.ma Trinità, come la vive il Verbo nello Spirito Santo.
Questa vita mistica ha quattro fasi che corrispondono a « quattro massicci interventi della Madonna che si premura di svolgere nell'anima mariana un'attività indefinibile ed indescrivibile. Beata quell'anima che diviene oggetto di simili operazioni divine » (P. Ragazzini).

Prima fase La Madonna e la purificazione passiva

La purificazione passiva è detta anche notte dei sensi e notte dello spirito. La notte dei sensi mira a distaccare l'anima da tutto il sensibile; quella dello spirito dalle consolazioni spirituali e da ogni amor proprio.
« Durante la purificazione passiva dei sensi, la grazia visita l'anima in molte maniere: danni ai beni temporali; malattie e dolori nel corpo; umiliazioni di vario genere; abbandono e incomprensione da parte di tutti; tentazioni fortissime, ecc. (P. Ragazzini).
E' facile comprendere che una simile penitenza purifica a fondo l'anima, mancando ogni possibilità di superbia o di propria volontà come può avvenire nella purificazione attiva, condotta, almeno in parte, direttamente dall'anima.
« L'itinerario mistico incomincia con la purificazione passiva dell'anima ed ha quasi sempre luogo, solo dopo il completo espletamento di quella attiva. E' la parte più dolorosa di tutto l'itinerario, chiamata per questo purgatorio spirituale.
« Una volta che l'anima si è lasciata purificare fino alla completa estinzione di quanto è imperfezione qualche volta anche durante tale operazione viene ammessa alla contemplazione; i primi quattro gradi della quale conducono ad una intima unione con Dio, ma ancora imperfetta.
« Segue immediatamente un grado di contemplazione immensamente superiore che porta all'unione trasformante dell'anima nelle singole Persone della SS.ma Trinità. E' l'unione ormai perfetta e totale.
« Finalmente, il supremo grado della contemplazione che comporta la consumazione nell'Unità divina, supremo fastigio cui possa essere ammessa una creatura » (P. Ragazzini).

TESTIMONIANZE

Carlo da Sezze, O.F.M. (1613 1670) Santo
« Consacrato che ebbi l'anima e il corpo alla Madre SS., si levò una ribellione grandissima contro di me, ritrovandomi dentro ad un mare torbidissimo di impure e disoneste tentazioni; ed erano così fiere ed impetuose le onde dei pensieri e delle vive immaginazioni che ben mostravano d'inghiottirmi vivo come il povero Giona dalla balena... Ricorrevo per aiuto alla beata Vergine.
« Permise nostro Signore che lo spirito della fornicazione con nuove maniere mi facesse guerra, ponendo nella mia immaginativa la figura di una donna... Durò questa sorta di martirio per lo spazio di cinque anni... Rimanevo come legato e fatto schiavo del senso senza potermi difendere, rimanendo libero solo l'atto della volontà... Invocavo con la bocca e col cuore il nome di Gesù e di Maria ».
Le tentazioni impure non furono il solo strumento purificatore dei suoi sensi:
« Caddi in una grave infermità... Vedendomi aumentare la febbre... mi consolavo con la speranza di poter ricevere la guarigione per intercessione di Maria Vergine, avvicinandosi la festa della sua SS. Natività. Giunta la vigilia, vidi comparirmi la SS. Vergine. Immediatamente restai senza febbre ».
P. A. Treves
« Mai ho sentito come al presente l'isolamento e l'incostanza delle creature, il loro egoismo e, conseguentemente, il bisogno di nascondermi nel Cuore della Madonna, lasciandoLa disporre a piacer suo, di tutti gli avvenimenti, lieto se vorrà lasciarmi nelle tenebre, come se vorrà mandarmi un raggio di ;sole ».

Seconda fase La Madonna e la contemplazione

« Tu, o Maria, introduci alle soavi contemplazioni della Patria.... Impregni di Dio noi pieni di vanità e rendi divino colui che ama » (S. Bonaventura)
Affinata dalla purificazione attiva e passiva ed elevata ai doni dello Spirito Santo, l'anima entra in comunione intima a sperimentale con Dio: è la contemplazione. Essa viene giunta passando attraverso quattro stadi:
a) Il raccoglimento infuso (è il dono soprannaturale di pensare abitualmente a Dio).
b) L'orazione di quiete (è un riposo soavissimo dell'anima in Dio).
c) L'orazione di unione semplice (le facoltà dell'anima vengono totalmente assorbite in Dio).
d) L'orazione dell'unione estatica (anche i sensi esterni sono assorbiti in Dio: è l'estasi).

TESTIMONIANZE

Si riferiscono a questi quattro stadi e mostrano come la Madonna è presente ed attivà in essi.
a) P. A. Treves
« Pensavo incessantemente alla Madonna e Le domandavo la grazia di vivere sempre con lo spirito a quelle altezze in cui il Cuore di Maria è l'unico rifugio, dove il panorama è splendido, il cielo tanto vicino e la terra così lontana, così piccola, così spregevole.
« Mi sembra che la Madonna mi abbia fatto la grazia di pensare a Lei con più facilità ed abitualmente, come pure di preoccuparmi sempre meno dell'attitudine delle creature a mio riguardo, del loro abbandono e dei loro apprezzamenti poco favorevoli ».

b) Fratel Legnardo, S. C. (1877 1946 Servo di Dio
Ascoltiamo questo suo delizioso colloquio con la Madonna:
« Ella Come tutti gli esseri spirituali, tu sei creato per la gioia.
Io E che cos'è la gioia?
Ella La gioia è il sentimento che rapisce la tua anima alla presenza dell'essere amato, allorché tu esperimenti in questa presenza una specie di gioiosa quiete vivamente percepita. Nessuna presenza superiore a quella divina: nessuna cosa di maggior gioia. La gioia si misura con l'amore: i cuori più grandi sono capaci delle più grandi gioie. Le migliori gioie non hanno luogo che nelle anime riflessive... perciò i contemplativi sono in questo mondo i più avanzati nella gioia ».

c) Sr M. Bonaventura Fink (1894 1922) Serva di Dio
« Ormai io vivo in questo mondo soltanto col corpo, perché lo spirito vive in un altro mondo ed opera ed opererà ancora, anche quando il corpo un giorno morirà effettivamente. Questa è la indescrivibile libertà dello spirito. E questa potranno trovare tutti coloro che diverranno figli di questo Spirito e ciò è possibile solo attraverso la conoscenza, il disprezzo e l'annientamento di se stessi così che si possa veramente dire: vive Cristo... Ma la strada che conduce a Cristo, gli uomini la possono trovare solo in Maria e nella maniera più perfetta e più sicura. Maria cammina costantemente davanti a Dio. E questa sempiterna presenza di Dio si trasforma in conoscenza, questa in amore e l'amore è principio e fine della salvezza ».

d) Maria Antonietta de Geuser (1889 1918) Serva di Dio
« Quanto sono vili le cose di quaggiù... Il Padre celeste... mio Padre... Maria SS... mia Madre! Quanto è bello il non vedere più cosa alcuna sulla terra... vivere con questo Padre... con questo Figlio... con Maria, la Vergine purissima, Madre mia... Quanto è soave il vivere della loro vita nell'amore...
Con Maria, mia Madre carissima, mi è dato contemplare Colui che ci ha fatto ambedue regine... Quanto più risplendente diventa la luce dall'alto, tanto più ci vedo chiaro... Non è più soltanto la mia Reale Famiglia, ma ancora tutto un mondo superiore...: la Trinità più chiaramente..., il mistero di Gesù e la SS. Vergine... Oh! quanto è più grande... quanto più grande di tutto quello che si trova quaggiù...
La Santa Vergine...  Quanto è semplice! ... Tanto semplice che è più facile contemplarla che parlare di Lei... Mi pare che tutta la sua vita consista semplicemente nello stare « in unum » con Dio ».

III TAPPA Maria e l'unione trasformante in relazione alle singole persone della SS.ma Trinità
«Presso di me sono tutte le ricchezze... perché io arricchisca chi mi ama e riempia i suoi tesori » (Prov. 8, 18, 21).
L'unione trasformante mira a trasformare l'anima in Dio, affinché divenga una sola cosa con Lui. Questo grado d'unione è detto pure matrimonio spirituale, perché stabilisce un'intima unione tra l'anima e Dio.
«L'anima, trasformatasi e trasformantesi sempre più in Cristo, continua a vivere la sua vita sulla terra. E siccome questa ebbe come due aspetti: uno volto alle anime da redimere; l'altro volto allo Spirito Santo e al Padre, dei quali zelava l'onore e l'amore, così la vita dell'anima viene assumendo gradatamente gli stessi due aspetti: continuazione della vita del Redentore del genere umano «completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo» (Col. 1, 24); nello stesso tempo partecipazione allo zelo e all'amore di Cristo per lo Spirito Santo e per il Padre.
« Giunta l'anima a possedere Iddio in una unione già così perfetta, ha ancora bisogno di Maria? Vi è ancora posto per Maria in una operazione che tocca già Iddio direttamente e in una maniera così immediata?
«Certamente. E si direbbe: ora più che mai. Le esperienze vissute danno, su questo punto, testimonianze di una bellezza inarrivabile » (P. Ragazzini).

La Madonna e il matrimonio spirituale

TESTIMONIANZA
Veronica Giuliani, Clar. Capp. (1660 1727) Santa
« Il giorno della SS.ma Annunziata, nella S. Comunione, ebbi un raccoglimento nel quale mi comparve la B. Vergine in un magnifico trono. Ella con volto tutto serafico e splendente disse che presto sarebbe seguito lo sposalizio. Aveva un bellissimo anello e mi andava dicendo: Questo, fra poco, sarà tuo; ed Io sono venuta a darti questa notizia felice, perché tu ti prepari a queste nozze felici e stia tranquilla perché io non ti abbandonerò. Così dicendomi, mi fece cenno che stessi di continuo sotto il suo manto prezioso. Mi diede anche lume soprannaturale del dono pregiatissimo di questo sposalizio ».

1) La Madonna e l'unione trasformante in Cristo
Per indicare questa intima unione dell'anima con Cristo, la Sacra Scrittura usa l'espressione « in Cristo Gesù », ripetuta da S. Paolo e qualche volta anche da S. Giovanni ben 167 volte.

TESTIMONIANZA

Sr Angela Sorazu Serva di Dio
« L'anima, persuasa che l'identificazione con la SS.ma Vergine è il mezzo preordinato da Dio per la fusione cui anela, lanciasi in braccio alla Signora... con queste parole: Madre mia, a te consacro questo mio primo sospiro salito dall'intimo della mia anima... Dì a Gesù che mi assorba nella sua divina persona incarnata, perché amo ardentemente fondermi in Lui, insieme a Te. Mentre attendo questo momento felice, mi abbraccio e mi stringo a Te, mi unisco e aderisco a Te ».
« Non si può esprimere ciò che gusta l'anima in questa partecipazione mariana e i beni che questa comporta. E' il passaggio dalla vita mariana alla fusione con Cristo e le sue relazioni con la Vergine si perdono in Gesù in modo misterioso. Poco tempo dopo questo favore, Gesù instaura la sua vita divina nell' anima la quale vita si sviluppa con rapidità sorprendente...: « in quel giorno conoscerete che Io sono nel Padre e voi in Me e Io in voi... ». Nell'interno di Gesù, l'anima legge le di Lui relazioni come redentore, vittima e mediatore e, a sua imitazione, obbedendo ad un superiore impulso, si offre a sua volta alla divina giustizia in qualità di vittima propiziatrice, per i peccati commessi dall'umanità e che commette e che commetterà fino alla fine del mondo ».

2) La Madonna e l'unione trasformante nello Spirito Santo
TESTIMONIANZA
Sr Angela Sorazu Serva di Dio
« L'anima apprende in maniera singolare la presenza dello Spirito Santo. Questa divina Persona si rivela all'anima come amore onnipotente..., come il principale agente della sua santificazione...
« L'anima, conscia del bene che esperimenta, si sente povera di virtù, perché ha davanti agli occhi la Vergine SS.ma, modello perfettissimo di virtù e di santità, alla quale si ispira in tutto e particolarmente nelle sue relazioni con Dio.
« Scendi su di me, o Divino Spirito, come su Maria e, come in Maria nel giorno dell'Incarnazione, riproduciti formando Gesù misticamente nel fondo del mio essere, giacché senti il bisogno di comunicare la tua vita fuori della Divinità alle anime capaci di ricevere le tue divine comunicazioni ».

3) La Madonna, l'unione trasformante e il Padre
« Il Padre è l'aspirazione suprema dell'anima trasformata in Cristo; è la meta cui tendono ansiosamente tutte le varie ascensioni e trasformazioni; è il polo magnetico che orienta tutta la vita dello spirito che vola sulla via del ritorno a Dio donde trae origine» (P. Ragazzini).

TESTIMONIANZA

M. A. de Geuser Serva di Dio
« In questo momento la SS.ma Vergine mi aiuta molto. Mi scopre sempre più il segreto della sua vita... Credo che il mio cammino sia perfettamente uguale al suo... Come Essa, non voglio più godere che delle cose di lassù..., vivere tutta nascosta nel mistero profondo in cui Essa ha vissuto e passare sulla terra come Lei, senza uscire dal mio Dio... per vivere di Amore con Gesù e Maria per la gloria del Padre e della SS.ma Trinità ».
« Rimango tanto unita con Gesù e Maria, nell'Amore del nostro Buon Padre, nella sua volontà; ad ogni istante... La sola cosa necessaria è di restare « identificata » ad ogni istante alla volontà del Padre ».

IV TAPPA Maria e la consumazione della trasformazione nella Trinità ed Unità divina
« Il progresso dell'unione trasformante e della vita mistica è dato dal progresso della trasformazione dell'anima in Cristo, vivente in essa. Il compimento, quindi, della unione trasformante e della mistica sarà dato dal compimento della trasformazione dell'anima in Cristo, vivente in essa.
Ora resta a considerare il Figlio in seno alla SS. Trinità, nella sua più intima vita trinitaria, nei suoi ineffabili rapporti allo Spirito Santo e al Padre. E' la consumazione della Vita Divina e, parteciparvi, è la consumazione delle supreme possibili aspirazioni dell'anima, è il vertice della mistica » (P. Ragazzini).

Trasformazione nella Trinità divina
TESTIMONIANZE
Sr Elisabetta della SS. Trinità, O. C. (1880 1906) Serva di Dio
« Là, nell'anima della Vergine Santa, noi adoreremo la SS.ma Trinità. Avviciniamoci alla Vergine tutta pura, tutta luminosa, affinché ci introduca in Colui nel quale Essa penetrò così profondamente ».

 

Sr Angela Sorazu Serva di Dio

Con ammirevole precisione teologica, descrive le sue contemplazioni sulle singole Divine Persone e loro relazioni. L'anima non si limita a contemplare la Trinità. Ne partecipa la vita e ne gode le operazioni intratrinitarie.
« Prima di dirigermi a Dio procuravo di identificarmi con la Vergine SS.ma, rinnovando la mia offerta a Lei e pregandola di presentarmi al divino cospetto confusa con il suo essere purissimo ed immacolato, unica maniera per avere soddisfacente ricevimento alla presenza di Dio tre volte santo. Se stavo elevata in Dio, per fare questo trovavo la Madonna in Dio stesso, mi identificavo a Lei, spinta dal desiderio di trovar grazia agli occhi di Dio.
Unita così alla Madonna, ella continua, « l'anima gode della generazione che Iddio Padre estende ad essa, unendola al suo Figlio Unigenito. Benché comprenda che il suo intervento è un di più nell'opera della Generazione, tuttavia, in unione al Padre, procura di glorificare il Verbo, compiacendosi di esperimentare la necessità che debba essere generato continuamente... Nel fondo al proprio essere, sente la presenza del Figlio Divino che il Padre genera... e lo possiede e ne gode unitamente a Lui... Unita poi al Verbo, crede ed adora ciò che Egli vede e contempla nel Padre; lo stima ed ama con effusione... Gode e partecipa in grado elevatissimo l'amore che si portano a vicenda la prima e la seconda Persona della Trinità la cui presenza sente nello Spirito Divino che informa la sua vita e le sue operazioni. Gode della processione che il Padre e il Figlio esternano a suo favore, diffondendo in essa un Amore increato, sostanziale, reciproco, infinito ed eterno... ».
Tutte queste esperienze così sublimi, non sono disgiunte da esperienze mariane che si direbbero parallele alle prime: « Durante il periodo descritto, congiuntamente all' amore di Gesù, cresce e si sviluppa nell'anima quello della Vergine SS.ma e sente più che mai il bisogno di ispirarsi in tutto alla Signora, mentre si stringono sempre più, si semplificano e si elevano ad un ordine elevatissimo, le sue relazioni con Lei ».

Trasformazione nell'Unità divina

Antonietta de Geuser Serva di Dio
« Essere abbracciata da quest'Amore, illuminata da questa luce, lasciarmi consumare... possedere... tutto qui... Com'è semplice... lasciare che Egli mi penetri tutta quanta...
« Oh! che Egli penetri in me e mi pervada fino alla consumazione del mio « io »... finché noi due non siamo più che una cosa sola.
« Oh! la misera cosuccia consumata in Dio...
« Ho visto il Verbo in Dio... Splendore del Padre... Una cosa sola con Lui e con lo Spirito Santo... che si abbassava verso di me, che sono una cosa sola nelle Tre Persone...
« Sepolta nell'Unità delle Tre Persone... perduta nell'adorazione ».
« Ho sentito come un gran vuoto in me che si ricolmava di Amore, come se il tutto si sostituisse al nulla. Ho sentito in me la presenza dello Spirito di Amore e da lui sono stata trasformata nella stessa SS. Trinità ».
Chi ha operato in Lei questa meraviglia? La Madonna. Ella lo afferma chiaramente
« Nella festa della Natività di Maria SS.ma, io mi abbandono, SS. Trinità, Unità indivisibile, per mezzo di Maria SS., interamente alla vostra volontà adorabile. Amore divino, consumatevi tutta intera in voi. Non sia più io che vivo, ma voi vivete in me per la vostra gloria, per quella del nostro comune Padre e della SS. Trinità ».
« Nel mio nome (« Maria della Trinità », nome che si era scelto come modello e ideale di vita), non vedo soltanto l'ideale, vi scorgo il sentiero da seguire (Maria) per raggiungerlo. Vi scorgo un'immolazione così profonda, un annientamento così grande, che nessuna sofferenza umana può condurmi sin là; soltanto il fuoco ardente dell'Amore Divino, può completare il mio olocausto. Mi abbandono dunque a questo Amore, che dopo avermi chiamata, deve finire di consumarmi ».
Maria è « veramente » Madre! affidiamoci a Lei.
« Maria, « nascosta in Dio con Gesù Cristo », è veramente Madre! Io abbandono sempre più ciecamente ogni mia cosa nelle sue mani e vivo nella sua ubbidienza. Essa dispone tutte le cose in modo ammirevole. Mai potrò dire tutto ciò che debbo alla mia Madre incomparabile, e neppure ringraziarla abbastanza della sua bontà verso la sua figliola! ».
Ed ecco l'augurio che quest'anima privilegiata faceva a quanti amava:
« La Madonna Immacolata lasci la sua impronta su tutti, affinché siate tutti consumati nell'Unità. Che Iddio tragga da ciascuno di voi il massimo di gloria e che in ognuno di voi la SS. Vergine possa trovare le sue delizie... ».

A conclusione di questo libretto che penso aiuterà qualche anima a scoprire il posto che spetta alla Madonna nel nostro cammino verso Dio stanno bene e acquistano più profonda comprensione le parole che la Liturgia attribuisce alla Mamma celeste:
ORA, FIGLI, ASCOLTATEMI: BEATI QUELLI CHE SEGUONO LE MIE VIE! BEATO L'UOMO CHE MI ASCOLTA, VEGLIANDO OGNI GIORNO ALLE MIE PORTE. INFATTI, CHI TROVA ME TROVA LA VITA, E OTTIENE FAVORE DAL SIGNORE
(Prov. 8, 32, 34, 35).

N. B. Queste brevi pagine sul cammino ascetico e mistico dell'anima verso Dio, sotto la guida di Maria, non vogliono in nessun modo far credere che la santità consista in una vita fuori del normale quotidiano, e tanto meno nelle visioni.
Il Dottore Mistico S. Giovanni della Croce ci dice che « è più preziosa davanti a Dio un'opera o atto di volontà fatto in carità che tutte le visioni o rivelazioni e comunicazioni che si possono avere dal cielo, perché queste non sono nè merito nè demerito » e che « molte anime, non avendo nessuna di esse, si trovano senza comparazione più avanti nella perfezione di altre anime che ne hanno molte » (Salita al Carmelo, 11, 20).

giovedì 22 dicembre 2016

La Verginità di Maria e la castità di Giuseppe


Tratto da “l’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta


(Capitolo 35 Fuga in Egitto. Insegnamenti sull’ultima visione legata all’avvento di Gesù)

Dice Gesù:


 ....illumina un particolare citato due volte nel Vangelo di Matteo, una frase ripetuta due volte: 
"Levati, prendi il Fanciullo e sua Madre e fuggì in Egitto"; "Levati, prendi il Fanciullo e la Madre di Lui e torna nella terra di Israele". E tu hai visto che Maria era sola nella sua stanza col Bambino. 

 3 Molto è combattuta, da coloro che per esser fango putrido non ammettono che uno di loro possa esser ala e luce, la verginità di Maria dopo il parto e la castità di Giuseppe. Sono disgraziati dall'animo tanto corrotto e dalla mente tanto prostituta alla carne, da essere incapaci di pensare che uno come loro possa rispettare la donna vedendo in lei l'anima e non la carne, ed elevare se stessi vivendo in un'atmosfera soprannaturale, appetendo non a ciò che è carne, ma a ciò che è Dio. Ebbene, a questi negatori del più bello, a questi vermi incapaci di divenire farfalla, a questi rettili coperti dalla bava della loro libidine, incapaci di comprendere la bellezza di un giglio, 
Io dico che Maria fu e rimase vergine, e che l'anima sola fu sposata a Giuseppe, come lo spirito suo fu congiunto unicamente allo Spirito di Dio e per opera di Lui concepì l'Unico suo portato:
 Io, Gesù Cristo, Unigenito di Dio e di Maria. Unigenito di Dio e di Maria. Non è questa una tradizione fiorita dopo, per un amoroso rispetto della Beata che mi fu Madre. È verità, e fin dai primi tempi fu nota. 

Matteo non nacque secoli dopo. Era contemporaneo di Maria. Matteo non era un povero ignorante vissuto nelle selve e facile a credere ad ogni fandonia. Era un impiegato alle imposte, direste ora voi; un gabelliere, dicevamo noi allora. Sapeva vedere, udire, capire, scegliere il vero dal non vero. Matteo non udì le cose per sentito dire da terzi. Ma le raccolse dal labbro di Maria, alla quale il suo amore per il Maestro e per la verità lo aveva spinto a fare domande. Non penso già che cedesti negatori della inviolabilità di Maria pensino che Ella abbia potuto mentire. Gli stessi parenti di lei l'avrebbero potuta smentire, se vi fossero stati altri figli. Giacomo, Giuda, Simone e Giuseppe erano condiscepoli di Matteo. Perciò facile a questo confrontare le versioni, se più versioni vi fossero state. E Matteo non dice mai: "Levati e prendi tua moglie"; dice: "Prendi la Madre di Lui". Prima dice: "Vergine sposata a Giuseppe"; "Giuseppe suo sposo". 

Né mi dicano, costoro, che ciò era un modo di dire degli Ebrei, quasi che dire "moglie" fosse un'infamia. No, negatori della Purezza.

 (*) Dalle prime parole del Libro si legge: "...e si unirà a sua moglie". È detta "compagna" sino al momento della consumazione sensuale del coniugio, e poi viene chiamata moglie" in diverse riprese e in diversi capitoli. E così delle spose dei figli di Adamo. E così di Sara, chiamata "moglie" di Abramo: "Sarà, tua moglie"; e "Prendi tua moglie e le tue due figlie" è detto a Lot. E nel libro di Rut è scritto: "La Moabita, moglie di Mahalon". E nel primo libro dei Re è detto: "Elcana ebbe due mogli"; e oltre: "Elcana poi conobbe sua moglie Anna"; e ancora: "Eli benedisse Elcana e la moglie di lui". E sempre nel libro dei Re è detto: "Betsabea, moglie di Uria Eteo, divenne moglie di Davide e gli partorì un figlio". E che si legge nell'azzurro libro di Tobia, quello che la Chiesa vi canta alle vostre nozze per consigliarvi di esser santi nel matrimonio? Si legge: "Or quando Tobia con la moglie e col figlio arrivò..."; e ancora: "Tobia riuscì a fuggire col figlio e con la sua moglie". (*)---a sostegno dei passi citati da: Matteo 1, 16.19; 2, i. 20 le citazioni da: Genesi 2, 24; 3, 17; 17, 15; 19, 15; Rut 4, 10; 1 Samuele 1, 1-19; 2, 20; 2 Samuele 11, 27; Tobia 1, 9.20. 

 4 E nei Vangeli, ossia in tempi contemporanei a Cristo, in cui perciò si scriveva con linguaggio moderno, rispetto a quei tempi, e perciò non è da sospettare errori di trascrizioni, è detto e proprio da Matteo nel cap. 22°: "...e il primo, presa moglie, mori e lasciò la moglie al fratello". E Marco al capo 10: "Chi ripudia la moglie..". E Luca chiama Elisabetta moglie di Zaccaria per quattro volte di fila, e nell'ottavo capitolo dice: "Giovanna, moglie di Cusa". Come vedete, non era questo nome un vocabolo proscritto da chi era nelle vie del Signore, un vocabolo immondo che non era degno d'esser proferito e tanto meno scritto dove si tratta di Dio e delle sue opere mirabili. E l'angelo, dicendo: "il Fanciullo e la Madre di Lui", vi dimostra che Maria gli fu Madre vera, ma non fu moglie a Giuseppe. Rimase sempre: la Vergine, si la Vergine sposata a Giuseppe. posata a Giuseppe. E questo è l'ultimo insegnamento di queste visioni.
 Ed è una aureola che splende sul capo di Maria e di Giuseppe. La Vergine inviolata. L'uomo giusto e casto. I due gigli fra cui crebbi udendo solo fragranze di purezza.

(*)---a sostegno dei passi citati da: Matteo 1, 16.19; 2, i. 20 le citazioni da: Genesi 2, 24; 3, 17; 17, 15; 19, 15; Rut 4, 10; 1 Samuele 1, 1-19; 2, 20; 2 Samuele 11, 27; Tobia 1, 9.20

sabato 17 dicembre 2016

ALBERO DI NATALE - ALBERO DELLA VITA

II significato cristiano dell’albero di Natale ha un’origine propria e risale a una tradizione medievale e al suo significato religioso: le rappresentazioni dei "misteri", che nella Santa Notte mettevano in scena davanti al portale delle chiese e delle cattedrali la storia del peccato originale nel paradiso terrestre. Esse sono la vera culla del nostro albero di Natale con la sua decorazione simbolica
In effetti, nel passato il 24 dicembre portava in calendario i «santi» Adamo ed Eva; era in seguito alla loro felix culpa che era stato inviato il Salvatore. Logico dunque, nei sagrati o anche nelle cattedrali, erigere un «albero del Paradiso» con tanto di mele appese a far da scenario alle sacre rappresentazioni natalizie. «Esso – ancora Cullmann – simboleggia un convincimento cristiano: il peccato dell’uomo viene espiato nella notte del 24 dicembre dall’ingresso di Cristo nel mondo». Una miniatura salisburghese, anno 1489, illustra il messaggio in modo chiarissimo: un albero, la cui chioma è folta di mele e ostie, ha appeso sulla sinistra un crocifisso e sulla destra un teschio; sotto il primo Maria coglie le ostie, presso il secondo Eva distribuisce le mele.

 Il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto 


(v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11, 1: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo), o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.


La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).


A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo (anche) cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, specialmente in un contesto come quello della Riforma protestante di “riscoperta” del testo biblico, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.  


fondamenti del CULTO MARIANO


Il culto mariano è contestato dalla variegata famiglia protestante e dai Testimoni di Geova. Per loro, è una invenzione della Chiesa. Ma la storia li smentisce clamorosamente



Come si comportavano i primi cristiani dinanzi al ricordo della beata Vergine Maria? La pregavano? La veneravano? Le prestavano un culto, come oggi è ancora in vigore nella Chiesa cattolica e nella cristianità orientale? O, al contrario, elevando a Maria lodi e preghiere, la Chiesa commetterebbe un abuso, un grave errore dottrinale, una palese alterazione della verità del Vangelo, come sostiene la teologia delle variegate comunità protestanti o il credo dei Testimoni di Geova?

A queste domande non risponde solo la fede, ma anche la storia. E quando nell’orizzonte della storia non erano ancora comparse le variegate famiglie della composita comunità dei “protestanti”, è indubbio che la Chiesa pregasse la Madre di Dio. Il culto a Maria, che la dottrina cattolica qualifica come “iperdulia”, significando con ciò il prestare alla Vergine un onore speciale, superiore a quello dovuto ai santi, affonda le sue radici certamente e in primo luogo nella verità rivelata, ma trova conferma e tracce numerose fin dai primissimi tempi della vita della Chiesa. Ne esamineremo solo alcune.

«Sub tuum presidium…»
La più antica preghiera rivolta a Maria di cui abbiamo traccia, Sub tuum praesidium («Sotto la tua protezione…»), è stata trovata ad Alessandria d’Egitto in un papiro egiziano, copto, acquistato nel 1917 dalla John Rylands Library di Manchester e pubblicato per la prima volta nel 1938. Secondo gli studiosi, risale addirittura agli inizi del III secolo, dunque ad epoca antichissima. Si tratta di una vera a propria invocazione, una richiesta di intercessione rivolta dai primi cristiani alla Vergine Maria: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».
È una testimonianza preziosissima, risalente ad un tempo di molto anteriore a quel Concilio di Efeso (431) che riconoscerà a Maria il titolo di “Madre di Dio”. Ben prima che Protestanti e Testimoni di Geova vedessero la luce, i cristiani pregavano teneramente, con devozione, la Madre di Dio, invocandola e chiedendo la sua intercessione nei momenti del bisogno e del pericolo. Se dunque noi cattolici oggi ci rivolgiamo a Maria pregandola, altro non facciamo che imitare ciò che hanno sempre fatto i cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni.

Tracce nelle catacombe
Come è noto, la dottrina della Chiesa cattolica invita non solo a pregare ma anche ad imitare le virtù di Maria. Questo culto trova fondamento nella specialissima e singolare santità della Madre di Dio, che l’angelo, annunciandole il mistero dell’Incarnazione, ha chiamato «Piena di Grazia » (Lc 1,28).
Noi cattolici siamo confortati riguardo la bontà e la correttezza di questo culto non solo dalle parole del Vangelo, ma anche dalla storia dei primi cristiani. Nelle catacombe di Priscilla, a Roma, dove si radunavano segretamente i primi cristiani, si trova una rappresentazione che risale addirittura al III secolo. In essa è possibile osservare la figura di un vescovo che, mentre si accinge ad imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le indica come modello Maria Santissima, che è lì dipinta col bambino Gesù in braccio.
La storia ci offre così una ulteriore dimostrazione del fatto che i primi cristiani vedevano nella Vergine Maria un modello da imitare, un esempio da seguire, additato in modo particolare a coloro che sceglievano la verginità consacrata come stile di vita al servizio di Dio e della Chiesa.
Nel medesimo sito, in queste catacombe sulla via Salaria, è facile osservare un epitaffio (una iscrizione che generalmente si poneva sulla tomba) posto davanti al loculo di un defunto di nome Vericundus. Il nome è tracciato su due tegole unite tra loro, che chiudono il loculo. Ora, fra queste due tegole, sulla calce che le unisce, spicca, dipinta molto probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M” che, secondo la grande e compianta studiosa Margherita Guarducci, rappresenta Maria.
Qual è il significato di questo documento storico? Questo: il nome di Maria veniva inserito nel nome di Vericundus per augurare al defunto la protezione della beata Vergine nel mondo ultraterreno, nell’al di là. Se si tien conto del fatto che questo epitaffio risale al II secolo, abbiamo di nuovo una prova che fin dai tempi della Chiesa antica i cristiani tenevano Maria in speciale considerazione, invocando la sua intercessione per le sorti delle anime dei defunti, e dunque, così facendo, la pregavano.

Efeso
Il Concilio di Efeso dell’anno 431 segna una tappa importante nella storia del culto mariano. È il Concilio nel quale la Chiesa proclama solennemente Maria come “Madre di Dio”. Per una certa vulgata protestante, e per certa pubblicistica diffusa dai Testimoni di Geova, inizierebbe da questo evento il culto mariano, che la Chiesa si sarebbe inventata dopo 400 anni dalla morte di Cristo. Un culto che, stando ad uno dei più dotti teologi protestanti del secolo scorso, Karl Barth, altro non sarebbe se non un «cancro del cattolicesimo che occorrerebbe estirpare».
Eppure, basterebbe ricordare che il Concilio di Efeso si tenne in un edificio dedicato a Maria, per dimostrare – se ancora ce ne fosse bisogno – che ben prima di quella assise il culto a Maria era praticato nella Chiesa.

Muro “G”
A Roma, sotto l’altare della confessione nella Basilica di san Pietro, nel cosiddetto “muro G”, che conteneva le ossa dell’apostolo Pietro identificate da Margherita Guarducci, sono state trovate incise diverse scritte, databili all’inizio del IV secolo, dunque antichissime.
Tra questi graffiti, molti incisi per impetrare ai cristiani defunti la felicità del Paradiso, si trova diverse volte una acclamazione di vittoria di Cristo, di sua Madre Maria e dell’apostolo Pietro.
Vi è anche un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare in antichità. Ciò sta ad indicare che i cristiani dei primi secoli erano usi associare alla vittoria di Cristo quella di Maria e del principe degli apostoli.
Quando la Chiesa oggi attribuisce a Maria la vittoria sul demonio, non solo annuncia una verità fondata sulla Rivelazione, ma rinnova e continua nel tempo ciò che i primi cristiani hanno fatto e creduto e che è testimoniato da tali preziosissimi documenti storici.

Le feste
A dimostrazione del fatto che il culto di Maria è antichissimo nella Chiesa, si può ricordare come, assai prima del Concilio di Efeso, siano state istituite varie feste in onore di Maria a Betlemme, Gerusalemme e a Nazareth.
Mentre è certo che una solennità mariana esistesse a Costantinopoli prima del Concilio di Efeso, sembra doversi considerare autentico un discorso di san Proclo, patriarca di Costantinopoli nell’anno 429, nel quale si fa cenno evidente ad una solennità della Vergine Maria. Dunque, prima del Concilio di Efeso, Maria veniva festeggiata anche liturgicamente.
Troviamo, inoltre, preghiere bellissime rivolte a Maria di Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, san Gerolamo e di sant’Agostino. Come è facile osservare, la madre di Dio era venerata, a Lei si rivolgevano i cristiani fin dall’antichità, realizzando quella straordinaria profezia annunciata da Maria e ricordata dal vangelo di san Luca: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».

Nazareth
Tracce straordinariamente antiche del culto mariano troviamo anche a Nazareth, nel luogo dove l’angelo Gabriele rivolse a Maria il famoso saluto: «Ave piena di Grazia». In questo sito così significativo per i cristiani, dove oggi sorge la Basilica dell’Annunciazione, si trovano prove indubitabili del fatto che i cristiani pregavano la Vergine Maria.
In una colonna antichissima, databile probabilmente al II, massimo al III secolo, è p o s t a un’iscrizione in lingua greca, scritta da una pellegrina che, in ginocchio (così scrive), «sotto il luogo sacro di Maria », ha lasciato inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna.
A Nazareth, dunque, fin da tempi remoti, i cristiani affidavano alla protezione di Maria se stessi e i propri cari. In quella iscrizione, oltretutto, la pellegrina annuncia di avere eseguito i riti e le preghiere prescritte, o di avere ornato religiosamente l’immagine di Maria (il testo greco autorizza l’una e l’altra interpretazione).
Non solo. Contemporaneamente alla scoperta di questa iscrizione, ne veniva trovata un’altra, sempre del II, massimo del III secolo, che porta la testimonianza sicura del culto che i primi cristiani prestavano a Maria. In questa iscrizione si può leggere benissimo il saluto angelico: «Ave Maria».
Possiamo immaginare la gioia del famoso Padre Bellarmino Bagatti (1905-1990) e del suo gruppo di ricercatori quando hanno trovato questa incisione, alla base di una colonna: erano di fronte alla preghiera mariana della Chiesa primitiva, alle tracce dell’Ave Maria, alla preghiera che i cristiani recitavano fin dal secondo, terzo secolo, e proprio nel luogo dell’Annunciazione.

Conclusione
La storia, con i documenti che ci ha tramandato, le prove e le testimonianze che ci ha offerto, sembra confermare indubitabilmente che quando la Chiesa, ancora oggi, venera Maria, pregandola, chiedendole aiuto e supplicando la sua intercessione presso Dio, altro non fa che ripetere ciò che hanno sempre fatto tutti i cristiani, fin dalle origini e fino ai nostri giorni.
Un dato – questo offertoci dalla storia – in totale sintonia con una verità fondamentale della fede cattolica, e che incoraggia ciascuno di noi a perseverare nella filiale devozione alla Madre di Dio.