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sabato 8 settembre 2018

Lo Spirito Santo è là dove c'è Maria


La Madre celeste, Regina della Pace, ci promette le sue preghiere e prega con noi la potenza dello Spirito Santo, perchè aumenti la nostra fede. Soltanto nello Spirito Santo possiamo credere in Dio. La Madre sa che senza lo Spirito Santo la nostra preghiera è vuota. Senza lo Spirito la nostra vita è senza senso. Senza lo Spirito non possiamo essere fedeli a Dio e agli altri. Senza lo Spirito anche le nostre chiese diventano musei. Senza lo Spirito dialoghiamo, ma non diventiamo amici; possiamo leggere anche dei libri, ma non diventiamo più saggi. Senza lo Spirito Santo non c'è la vita, l'amore a la fiducia. Il problema dello Spirito è il problema del nostro tempo e della nostra terra. Solo nella potenza dello Spirito possiamo avvicinarci alla Regina della Pace che ci parla oggi. Lo Spirito Santo non lo possiamo possedere, ma possiamo lasciarci possedere dallo Spirito. Dio lo dà solo a quelli che lo cercano e lo desiderano. Secondo lo Spirito conosciamo Dio, noi stessi e questo mondo. Pregare lo Spirito non è comodo, perché ci svela la superficialità della nostra fede in Gesù; ci svela come ci è estraneo lo Spirito di cui ci parla Gesù e come è lontana la pace che Gesù e Maria vogliono darci. 

Si usa dire: "Non pregare lo Spirito se vuoi che tutto rimanga come prima". Lo Spirito Santo è là dove c'è Maria. Questo lo sappiamo dalle parole dell'Angelo Gabriele: "Lo Spirito Santo scenderà su di Te; su Te stenderà la sua Combra la potenza dell'Altissimo" (Lc. 1,35). E anche dalla parola di Gesù agli Apostoli: "Restate in città e aspettate lo Spirito promesso" (cfr Lc. 24,49). Maria insieme con gli Apostoli aspettava nella preghiera lo Spirito che Gesù ha promesso. Con Maria siamo "sicuri": così ci assicura Lei stessa nel suo messaggio. Perché chi ama Gesù amerà anche Maria; chi prega Maria sarà guidato a Gesù. Il tempo della Chiesa è tempo dello Spirito Santo e anche tempo di Maria, Madre della Chiesa. Lei, sotto la Croce, è diventata Madre della Chiesa. Accettando Giovanni dalle mani di Gesù, accetta ognuno di noi. Gesù sulla Croce, dopo aver affidato Giovanni a Maria e Maria a Giovanni, dice: "Tutto è compiuto" (Gv. 19,30). Come se volesse dire che questa maternità di Maria è nel piano di Dio per la salvezza del mondo. Come un padrone quando se ne va di casa raduna i suoi figli per dire loro: "Durante la mia assenza ascoltate la madre e fate quello che lei vi dirà". Ma l'essenza dei messaggi di Maria sono quelle parole che ha detto a Cana di Galilea: "Fate tutto quello che Lui vi dirà" (Gv. 2,5).

Ti ringrazio, o Maria, perché non ti sei ancora stancata di noi. Ti prego, guidaci sulla via della santità; e che i tuoi messaggi ci siano come luce in questa valle di lacrime, perché possiamo vivere gioiosamente i tuoi messaggi insieme con te fino all'ultima meta della nostra vita, dove Tu ci aspetti. 

Vorrei leggere, o meglio pregare, in ringraziamento alla Regina della Pace, usando le parole con le quali che Padre Slavko pregava per il 15° anniversario delle apparizioni della Madonna: "Desidero oggi dire grazie, o Maria, per ogni tua venuta. Grazie per ogni messaggio, per ogni tua parola e in modo particolare perché ci chiami tuoi "cari figli". Ti ringrazio, perché posso crederTi che Ti siamo cari e che Tu ci ami. Grazie, perché ci hai detto di pregare per poter capire il tuo amore e piangere di gioia. Grazie, perché ci hai detto che Ti siamo importanti e che senza di noi non puoi fare niente. La mia anima sul tuo Podbrdo canta un canto di grazie a Te e benedice con Te il Signore, perché ti ha mandata tra di noi. La mia anima esulta con Santa Elisabetta, con tutta la parrocchia e con tutti i pellegrini. Ti benedico con tutti quelli che si sono riconciliati nella confessione. Ti benedico con tutti i gruppi di preghiera, perché ci insegni a pregare. Ti benedico con tutti i veggenti e le loro famiglie. Ti benedico con tutte le famiglie che ti hanno accettata e vivono nella pace. Ti benedico, o Maria, con tutto quello che il Signore farà ancora attraverso di Te. Con Te prego il Signore: che il tuo Cuore immacolato sia glorificato nel mondo e doni la pace al mondo. E che sia benedetto il Signore Dio Onnipotente, ora e sempre". 

PREGHIERA E alla fine vorrei pregare soprattutto per tutti gli ascoltatori di Radio Maria, per le vostre famiglie, per i giovani, per tutti gli anziani che si sentono isolati, abbandonati: che il cuore della nostra Madre Celeste, Regina della Pace, possa portare la pace in tutti i cuori, soprattutto in quelli inquieti 

Padre Ljubo 

sabato 26 agosto 2017

«Ti saluto Maria, Sposa fedele dello Spirito Santo»

«Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35). 


Padre Battista Cortinovis, s.m.m.
Maggio 2004

Si sta per realizzare il mistero della incarnazione, il grande evento della storia della salvezza, che contiene già in sé, come in germe, anche gli sviluppi che si avranno man mano nella vita di Gesù e nel tempo della Chiesa.


 I protagonisti di questo mistero sono da una parte le tre Persone della SS. Trinità, e dall'altra Maria, che in quell'evento rappresenta l'umanità con la quale Dio vuole dialogare e stabilire una comunione di amore. 

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna... Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio» (Gal 4,4.6). 

Il Padre prende l'iniziativa di mandare a Maria l'angelo Gabriele per chiederle il consenso e attuare in lei l'incarnazione del Figlio; il Verbo si fa carne nel seno della Vergine, per la potenza dello Spirito Santo. E Maria acconsente e si rende disponibile al disegno del Padre, accoglie il Figlio come Madre, collaborando con lo Spirito Santo come sua Sposa e fedele Alleata.

Noi professiamo nel Credo che «il Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio... per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo».

È nello Spirito Santo che Maria si rende disponibile al Padre e diventa Madre di Cristo; ed è in Maria che il Verbo si fa uomo. L'incarnazione è frutto della collaborazione tra lo Spirito Santo e Maria.

 Ma questo primo grande mistero della storia della salvezza è come un prototipo, e funziona da modello dell'agire della SS. Trinità anche per il seguito, sia durante la vita terrena di Gesù e di Maria, che durante il tempo della Chiesa e fino alla fine dei secoli.
 I vangeli riferiscono esplicitamente la dimensione trinitaria di alcuni eventi, come il Battesimo di Gesù, la sua Trasfigurazione, la Morte e Risurrezione, la Pentecoste. Altre volte, e frequentemente, viene evidenziata l'opera dello Spirito Santo nella vita di Gesù; egli è «pieno di Spirito Santo» (Lc 4,1), agisce «con la potenza dello Spirito Santo» (Lc 4,14), «esulta nello Spirito Santo» (Lc 10,21).

 Anche l'agire di Maria è sotto l'influsso dello Spirito Santo e manifesta i doni e i frutti dello Spirito:


  • all'annunciazione, nella fede, si rende docile allo Spirito con il suo «Eccomi!»; 


  • nella visita a Elisabetta porta la benedizione, la lode e la gioia; per i pastori di Betlemme prepara il segno del «bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,7.12.16); 


  • al vecchio Simeone offre la risposta alla ricerca suscitata il lui dallo Spirito Santo (Lc 2,26-27); 


  • a Cana di Galilea provoca il segno che darà inizio alla fede dei discepoli (cfr. Gv 2,11); 


  • ai piedi della croce è presente, nell'Ora suprema della manifestazione dello Spirito in Gesù; 


  • alla Pentecoste è in preghiera insieme con la nuova comunità ecclesiale per implorare lo Spirito, così come era stata sempre attenta al discernimento personale nello Spirito, conservando e meditando nel suo cuore (cfr. Lc 2,19.51) tutto ciò che vedeva accadere attorno a sé.

San Luigi Maria di Montfort (1673-1716) è l'autore spirituale che negli ultimi secoli ha meglio illustrato il rapporto tra lo Spirito Santo e Maria.
Nel suo Trattato della vera devozione a Maria (VD) ne parla molto. «Dio Padre ha dato il suo unico Figlio al mondo soltanto per mezzo di Maria... Il Figlio di Dio si è fatto uomo per la nostra salvezza, ma in Maria e per mezzo di Maria. Dio Spirito Santo ha formato Gesù Cristo in Maria, ma dopo averle chiesto il consenso per mezzo di uno dei primi ministri della sua corte» (VD 16). E poco dopo afferma subito che «la condotta che le tre Persone della SS. Trinità hanno tenuto nell'incarnazione e nella prima venuta di Gesù Cristo, è da loro mantenuta ogni giorno, in modo invisibile, nella santa Chiesa e sarà mantenuta fino alla consumazione dei secoli, nell'ultima venuta di Gesù Cristo» (VD 22).

 Parlando più in particolare dello Spirito Santo, san Luigi Maria scrive: «Dio Spirito Santo... è diventato fecondo per mezzo di Maria, che egli ha sposato. 
Con lei, in lei e da lei ha prodotto il suo capolavoro: un Dio fatto uomo, e ogni giorno sino alla fine del mondo genera i veri cristiani e i membri del corpo di questo capo adorabile: perciò quanto più in un'anima egli trova Maria, sua cara e indissolubile Sposa, tanto più diviene operante e potente nel riprodurre Gesù Cristo in quest'anima e quest'anima in Gesù Cristo» (VD 20).

 E ne spiega poi le modalità: «Quando Maria ha posto le sue radici in un'anima, vi produce meraviglie di grazia che lei sola può produrre... Quando lo Spirito Santo, suo Sposo, l'ha trovata in un'anima, vi vola, vi entra in pienezza e si comunica a quest'anima con abbondanza e nella misura in cui essa fa spazio alla sua Sposa... A lei è riservata la formazione e l'educazione dei grandi santi che vivranno verso la fine del mondo; infatti non c'è che questa Vergine singolare e miracolosa che possa operare, in unione con lo Spirito Santo, le cose singolari e straordinarie» (VD 35-36).

 Nel suo breve testo sull'apostolato nella Chiesa, al quale si è dato il titolo di Preghiera infuocata (PI), san Luigi Maria di Montfort riprende le medesime convinzioni:
«Ricordati, Spirito Santo, di formare figli di Dio con Maria, tua fedele sposa. Hai formato con lei e in lei il capo del corpo mistico, perciò con lei e in lei devi formare tutte le sue membra... Tutti i santi del passato e del futuro sono opere del tuo amore unito a Maria» (PI 15).

 I ragionamenti di questo santo autore spirituale sono fatti propri dalla Chiesa di oggi nei documenti del Concilio Vaticano II: «(Maria) per la sua fede e la sua obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza conoscere uomo, ma sotto l'ombra dello Spirito Santo... ella ha dato alla luce un Figlio che Dio ha fatto il primogenito di una moltitudine di fratelli, cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre» (LG 63).

 Se questa è la missione che Dio ha dato alla SS. Vergine, noi dobbiamo riconoscerla accogliendo Maria nella nostra vita spirituale come madre, cioè come modello e guida, per condurre una vita nello Spirito Santo, come è nostra vocazione. In obbedienza a Gesù Cristo, che ha detto a chiunque voglia essere suo discepolo: «Ecco la tua madre!» (Gv 19,27), noi la dobbiamo prendere con noi, per imitare le sue virtù, per avere il suo stesso spirito, che è lo spirito di Gesù, cioè lo Spirito Santo.

 Ascoltiamo ancora san Luigi Maria: «Bisogna obbedire in ogni cosa alla Santissima Vergine e lasciarsi condurre dal suo spirito, che è lo Spirito Santo di Dio... Quanto è felice un'anima... quando è tutta posseduta e guidata dallo spirito di Maria» (VD 258). Allora «l'anima della Santa Vergine si comunicherà a te per glorificare il Signore; il suo spirito entrerà al posto del tuo per rallegrarsi in Dio, suo Salvatore... Quand'è che le anime respireranno Maria come i corpi respirano l'aria? Allora accadranno cose meravigliose su questa terra, dove lo Spirito Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, discenderà con abbondanza e le ricolmerà dei suoi doni, soprattutto del dono della sapienza, per operare meraviglie di grazia» (VD 217).
 «Santo Spirito, concedimi una grande devozione e una grande inclinazione verso Maria, tua divina Sposa, un grande abbandono sul suo seno materno e un continuo ricorso alla sua misericordia, affinché in lei e per mezzo di lei tu abbia a formare in me Gesù Cristo al naturale, grande e potente, fino alla pienezza della sua età perfetta. Amen» (Segreto di Maria, 67).

giovedì 17 agosto 2017

Maria, Nuova Eva, in Ireneo di Lione (II secolo)

Maria e i principi di "ricapitolazione" e "ricircolazione" in Ireneo di Lione. Dalle dispense di A. Gila, PADRI E TRADIZIONE ECCLESIALE DALLE ORIGINI AL VI SECOLO, Marianum, Roma 1999-2000



 Ireneo di Lione 

Tra i Padri del II secolo, Ireneo è sicuramente la personalità di maggior rilievo e il primo teologo nel senso proprio del termine.
Le notizie biografiche che abbiamo di lui sono poche e frammentarie. Nacque sicuramente a Smirne tra il 140 e il 160. Qui conobbe e frequentò il vescovo Policarpo discepolo dell’Apostolo Giovanni. Profondo conoscitore delle Scritture, percorse l’Oriente e l’Occidente per conoscere le tradizioni apostoliche vigenti nelle primitive comunità cristiane. Non conosciamo i motivi per cui lasciò definitivamente l’Asia Minore e si trasferì in Gallia, a Lione. Qui fu ordinato presbitero e venne inviato a Roma quale mediatore in una controversia riguardante il montanismo. Tornato a Lione viene nominato successore del vescovo Potino che nel frattempo era morto martire. Fu scelto nuovamente come mediatore tra il Papa Vittore I e i vescovi asiatici nella controversia riguardante le modalità della celebrazione della Pasqua. La sua morte avvenne presumibilmente intorno al 202. Gregorio di Tours scrisse che Ireneo morì martire, ma non abbiamo conferme su questo dato che questa informazione è del VI secolo e quindi troppo tardiva.
La testimonianza di Ireneo è preziosa e fondamentale dati i suoi contatti con Policarpo e con altre personalità che avevano conosciuto direttamente gli Apostoli. Egli dovette essere quindi ben informato sulla tradizione apostolica che trasmette fedelmente, come appare dai suoi scritti.
Ireneo scrisse diverse opere. La più importante e monumentale è la “ADVERSUS HAERESES” in cinque libri in cui, non soltanto confuta gli errori degli gnostici, ma al loro insegnamento oppone la retta dottrina della Chiesa, di cui offre una sintesi chiara e persuasiva. Altra opera è la “DIMOSTRAZIONE DELLA DOTTRINA APOSTOLICA”.
Circa la sua dottrina mariana, Ireneo riprende il tema di Maria – Nuova Eva inserendolo nella sua visione storico – salvifica della “Ricapitolazione” e della “Ricircolazione”.

 Il principio della Ricapitolazione in Cristo

LA RICAPITOLAZIONE IN CRISTO SECONDO ADAMO
Secondo S. Paolo, il Redentore ha ripreso o “ricapitolato” in se stesso tutte le cose e gli avvenimenti che accaddero dalla prima creazione, riconciliando così tutto con Dio. In questa visuale, la salvezza dell’uomo appare come una seconda creazione, la quale non è altro che una specie di ripetizione della prima. Mediante questa seconda creazione, Dio riabilita il suo piano primitivo di salvezza, frustrato dalla colpa di Adamo; lo riprende e lo riorganizza nella persona del Figlio suo, che diventa per noi il secondo Adamo. E siccome a causa del peccato di un solo uomo tutto il genere umano andò in perdizione, era necessario che questo Figlio si facesse uomo per diventare il capostipite di una nuova umanità e per attuare un piano di salvezza che ricalcasse, ma in modo contrastante le medesime tappe percorse dal primo Adamo nella sua ribellione contro Dio.
Fedele a questa dottrina di S. Paolo, Ireneo mette bene in evidenza i due grandi obiettivi ottenuti dal Cristo nella sua opera redentrice: un risultato negativo, consistente nella distruzione del peccato e della morte che sono le due principali conseguenze della disobbedienza di Adamo; e un risultato positivo, vale a dire la restaurazione dell’intero genere umano secondo l’immagine di Dio, distrutta dal peccato d’origine. Questi due risultati il secondo Adamo li ha ottenuti mediante la sua totale obbedienza al Padre, controbilanciando in tal modo la disobbedienza del primo Adamo e riaprendo vittoriosamente l’antico conflitto contro Satana. Si può dunque dire che nel secondo Adamo tutto è stato rinnovato.

MARIA NUOVA – EVA
E’ sulla base del principio appena esposto che Ireneo spiega, in maniera consequenziale, il ruolo della Vergine nel piano divino della Salvezza, ricorrendo al parallelismo Eva – Maria come aveva fatto con Adamo – Cristo. Ireneo stabilisce un parallelismo perfetto tra le due donne:
- Eva e Maria, pur essendo ambedue sposate, erano ancora vergini;
- Mentre Eva disobbedì causando rovina e morte per sé e per il genere umano, Maria con la sua obbedienza agì come causa di salvezza;
- La disobbedienza di Eva impose all’umanità dei legami di schiavitù spirituale; l’obbedienza di Maria sciolse questi legami, riportando l’uomo alla sua primitiva libertà;
- La disubbidienza di Eva è conseguenza della sua incredulità; l’obbedienza di Maria è frutto della sua fede;
- Come Eva fu sedotta dalla parola dell’angelo decaduto al pnto di fuggire davanti a Dio, avendo trasgredito la sua parola; così Maria ricevette il lieto annuncio per mezzo dell’angelo, cosicché obbedendo alla sua parola riportò Dio dentro di sé;
Con tutto questo Ireneo non soltanto attribuisce a Maria un ruolo all’interno dell’opera della redenzione, ma specifica anche che questo ruolo è strettamente congiunto con l’azione compiuta dal Salvatore, alla stessa maniera in cui Eva ebbe una funzione purtroppo negativa accanto al primo Adamo. Ireneo giunge ad affermare che come Adamo è stato ricapitolato in Cristo, alla stessa stregua Eva è stata ricapitolata in Maria: “Era conveniente e giusto che Adamo fosse ricapitolato in Cristo, affinché la morte fosse assorbita nell’immortalità e che Eva fosse ricapitolata in Maria, affinché la Vergine, divenuta avvocata di un’altra vergine, potesse annullare e distruggere, con la sua verginale obbedienza, la disobbedienza verginale”.


Il principio di Ricircolazione 
Il principio della ricapitolazione viene integrato da Ireneo da un altro principio, quello della “Ricircolazione” che introduce nella teologia di Ireneo una chiara nota storico – salvifica.
Se il principio della “Ricapitolazione” afferma che l’umanità, caduta a causa del suo primo capo Adamo, doveva essere ricondotta a Dio da un altro uomo che fosse il suo secondo capo, cioè il Cristo, il principio della “Ricircolazione” afferma che questo processo di restaurazione compiuto dal Salvatore doveva corrispondere passo a passo, ma su un piano antitetico, alla storia della caduta. Maria rientra quindi in questo principio nuovamente come l’antitipo di Eva. La storia umana è, quindi per Ireneo, un fenomeno unitario, nel quale il Nuovo Testamento non è altro che la continuazione dell’Antico. L’unica economia divina, interrotta da Adamo, al quale Eva fu associata, venne ripresa e portata alla sua completa perfezione dal Cristo, al quale Maria è pure associata. Giustamente Ireneo chiama Maria causa salutis proprio perché antetipo di Eva che fu causa mortis. Tale cooperazione di Maria include non soltanto una cooperazione fisiologica in qualità di madre vergine, ma include anche iniziative di ordine morale e spirituale. La sua obbedienza alla parola di Dio, in antitesi con la disubbidienza di Eva, fu consapevole e volontaria e il suo consenso al piano salvifico ebbe un carattere soteriologico, dal momento che ella sapeva che l’incarnazione del Figlio di Dio avveniva in vista della redenzione dell’umanità.


Conclusione e fonti dell'articolo

Conclusione
Ireneo colpisce per i termini particolarmente forti ed efficaci con cui esprime le proprie convinzioni teologiche. Egli afferma senza ombra di dubbio la presenza attiva ed efficace della Vergine santa nella storia della salvezza e lo fa con straordinaria determinazione. L’influsso della dottrina di Ireneo sugli ulteriori sviluppi della mariologia salta immediatamente agli occhi. La dottrina attuale circa la collaborazione di Maria lla redenzione degli uomini e alla mediazione della grazia divina, ha le sue lontane radici nel sicuro insegnamento del vescovo di Lione.


Fonti
1. Luigi Gambero
Maria nel pensiero dei Padri della ChiesaEdizioni Paoline 1991

2. Angelo Maria Gila
Padri e tradizione ecclesiale dalle origini al VI secolo
Dispense del professore

Marianum, Anno Accademico 1999/2000

martedì 25 luglio 2017

La Madonna del Carmelo, la “nuvoletta che sale dal mare”

Perchè la Madonna è la nuvoletta che pone fine alla siccità

La Madonna anche allora comparve in un periodo di crisi enorme, come sta succedendo oggi. 

«Una piccola nube, non più grande del palmo di una mano, salì dal mare. E subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento. La pioggia cadde a dirotto. E la siccità finì». A narrarlo è il I Libro dei Re (18, 44).

Mistici ed esegeti, agli albori del cristianesimo, interpretarono quella “piccola nube” come l’immagine profetica della Madonna che, con la nascita di Gesù, avrebbe dato vita e fecondità al mondo.

Il primo libro dei Re, dedicato per la maggior parte al profeta Elia, narra che il Signore di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, dopo tre anni di siccità che aveva devastato Israele, aveva fatto cadere una copiosa pioggia,  annunciata proprio da quella “piccola nube” che era salita dal mare. Nonostante che Acab, l’empio re d’Israele, lo avesse rinnegato in favore del dio Baal, definito il “padrone del mondo” assetato di sacrifici umani.


Perché il miracolo potesse compiersi, il Signore aveva chiamato a sé Elia, uno dei pochi ad essergli rimasto fedele nonostante la feroce persecuzione del re. La maggior parte dei profeti, infatti, aveva seguito Baal sull’esempio di Acab e della sua regina Gezabele.

Sarà quindi Elia a mettere alla prova il re e il popolo, chiedendo di pregare la loro divinità per ottenere la tanto sospirata pioggia. Invocato per un intero giorno Baal con numerosi riti propiziatori, questi non s’era palesato. Ma non appena Elia aveva pregato il Dio d’Israele, aveva cominciato a piovere. E tanto.

Il testo sacro racconta anche che il primo a vedere la salvifica nuvoletta era stato il servo di Elia salito sul Monte Carmelo per osservare dall’alto il mare. E proprio da lassù il giovane aveva visto la piccola nube che annunciava pioggia.  Tutto questo accadeva 850 anni prima della venuta di Gesù.

                         cONOSCERE LA MADONNA CON DON ALFREDO MARIA MORSELLI. 

Il Carmelo – che significa “giardino di Dio” –  s’innalza in Samaria, a trenta chilometri da Nazareth ed è uno dei luoghi più belli della Palestina. Quando lo sposo del Cantico dei Cantici (7,5) vuole esprimere la bellezza della sua sposa dice: «Caput tuum ut Carmelus», «la tua testa è bella come il Carmelo».

Isaia, per rappresentare lo splendore del futuro Messia, lo dipinge rivestito di tutte le bellezze del Carmelo, sede di giustizia e di santità. Sempre Isaia afferma: «Datus est ei decor Carmeli» (Is 35, 2). «La bellezza del Carmelo le è stata data…». E anche in questo caso, termine di quella bellezza, secondo gli antichi Padri, era la Madonna.

Sul Carmelo, Elia, perseguitato dall’eterno nemico Acab, si era nascosto in una grotta per dedicarsi alla preghiera. Attorno  a quella grotta, prima e dopo di lui – come Maria anche Elia fu assunto in cielo in anima e in corpo – ,  si riuniranno eremiti ispirati a quel grande profeta che aveva letteralmente salvato Israele dall’ira di Dio provocata dal suo tradimento.

Col passare dei secoli, a salire sul Carmelo saranno molti eremiti cristiani, assumendo come loro ispiratore proprio il profeta Isaia. Figura che sempre di più sarà legata, per i cristiani, alla Vergine Maria, proprio in virtù dell’identificazione della Madre di Gesù con la nuvoletta salvifica citata nel libro dei Re.

Già nel V secolo d. C. Crisippo, prete di Gerusalemme, così saluta la Vergine Maria: «Ave nuvola della pioggia che offre bevanda alle anime dei santi». Con l’eremitismo del secolo XII, il Carmelo diviene un luogo di culto verso la madre di Gesù.

Un libro di pellegrini, scritto verso il 1220, testimonia: «Sul monte Carmelo vi è un luogo delizioso, in cui vivono eremiti latini, che si chiamano frati del Carmelo. Vi è una piccola chiesa dedicata alla Beata Vergine».

Col trascorrere del tempo, quegli eremiti assunsero il nome ufficiale di Frati della Beata Vergine del Monte Carmelo, i quali sono chiamati a seguire le orme spirituali della Vergine professandone il culto. E il Carmelo divenne così il monte di Maria. Nel secolo XVII vi sorse il santuario di Nostra Signora del Carmelo con il grande convento dei Carmelitani.

La Chiesa, nel corso dei secoli, ha dimostrato di apprezzare l’interpretazione “mariana” del testo dell’Antico Testamento, aggiungendo ai gloriosi titoli della santissima vergine Maria quella di Madonna del Monte Carmelo.

In un ampio compendio sulle grazie elargite dalla Vergine Maria, redatto nel 1727, il carmelitano Daniele Della Vergine scrive: «Elia arse d’amore per Maria […] Tutto quello che Elia possiede, tutto ciò che gli si riconosce in proprio viene da Maria, ed è per Maria che egli lo ritiene».

Oggi, alla Madonna del Carmine, come è anche chiamata, sono dedicate chiese sparse in tutto il mondo e la sua devozione è diffusa ben oltre l’ordine dei carmelitani e delle carmelitane, tanto che la festa del Carmelo è stata inserita nel Calendario liturgico generale. Carmelitani furono santa Teresa d’Avilasan Giovanni della Croce e santa Teresina del Bambin Gesù, per citare i santi più noti.

La festa è stata fissata il 16 luglio, giorno in cui nel 1251, la Madonna con il Bambino in braccio apparve al primo padre generale dell’Ordine del Carmelo, Simone Stock, al quale consegnò lo scapolare, detto popolarmente “l’abitino della Madonna” che formava allora parte dell’abito religioso (anche se originariamente era stato un vestito di lavoro che usavano i servi e gli artigiani).

Lo scapolare era stato recato in dono dalla Madonna in risposta alla preghiera dello Stock, angustiato da problemi legati all’Ordine. Ecco la promessa che accompagnava quel dono: «Questo è un privilegio per te e per tutti i tuoi: chi morirà portandolo, non soffrirà il fuoco eterno».  Nel corso del tempo, il privilegio dello scapolare fu esteso a tutti i cristiani che avessero voluto praticare la pia devozione.

«Il Carmelo è totalmente mariano» ebbe a dire papa Leone XIII. San Pio X ha reso questa interpretazione propria del supremo magistero ecclesiastico, e così leggiamo, nell’Enciclica Ad diem illum laetissimum: «Ma dato che è piaciuto all’eterna Provvidenza del Signore che l’Uomo-Dio ci sia stato dato per il tramite di Maria e poiché questa avendolo ricevuto dalla feconda virtù dello Spirito Santo l’ha portato realmente nel suo seno, non ci rimane che ricevere Gesù dalle mani di Maria».

«Così noi vediamo nelle sante scritture, che ogni volta che ci è profetizzata la grazia che ci deve giungere, quasi sempre il Salvatore degli uomini vi appare insieme alla sua santissima Madre […] Maria è oggetto del pensiero di Elia, che vede la piccola nube che sale dal mare. E senza aggiungere altro, noi troviamo sempre Maria dopo Cristo nella legge, nella verità delle immagini e delle profezie».

E visto che la Madre di Nostro Signore non fa nulla a caso, è evidente il legame che intercorre tra la Madonna del Carmelo e le apparizioni di Fatima e di Lourdes. La Vergine apparve sei volte ai tre pastorelli: in cinque di queste indossava un abito bianco bordato d’oro. Salvo in quella relativa al miracolo del sole: in questo caso portava l’abito carmelitano con la rappresentazione dei misteri del Rosario.

Né va dimenticato poi che l’ultima apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette Soubirous avvenne esattamente il 16 luglio del 1858, festa di Nostra Signora del Carmelo.

mercoledì 12 luglio 2017

Valtorta - L'ALBERO DELLA VITA



Giovanni Segantini. "L'Angelo della Vita" 

583.9-a Amatevi e amatemi in Maria. Non fallirete mai, perché Ella è l'Albero della Vita, la vivente Arca di Dio, la Forma di Dio in cui la Sapienza si fece una Sede e la Grazia si fece Carne.


583.14-a Vi lascerò una casa mia: la mia Chiesa. La mia parola: la Buona Novella. Il mio amore abiterà nei vostri cuori. E infine vi lascerò un dono più grande, che vi nutrirà di Me e farà, non solo spiritualmente, che Io sia fra voi e in voi. Lo farò per darvi conforto e forza.


584.4-a Beati quelli che sanno imitare il secondo lume e non carbonizzarsi, ma salire al Cielo con l'ultimo palpito del loro costante amore.

sabato 8 luglio 2017

VALTORTA - La Verginità della Vergine!

Dio, Padre Creatore, aveva creato l'uomo e la donna con una legge d'amore tanto perfetta che voi non ne potete più nemmeno comprendere le perfezioni. E vi smarrite nel pensare a come sarebbe venuta la specie se l'uomo non l'avesse ottenuta con l'insegnamento di Satana. 

Guardate le piante da frutto e da seme. Ottengono seme e frutto mediante fornicazione, mediante una fecondazione su cento coniugi? No. Dal fiore maschio esce il polline e, guidato da un complesso di leggi meteoriche e magnetiche, va all'ovario del fiore femmina. Questo si apre e lo riceve e produce. Non si sporca e lo rifiuta poi, come voi fate, per gustare il giorno dopo la stessa sensazione. Produce, e sino alla nuova stagione non si infiora, e quando s'infiora è per riprodurre. 

Guardate gli animali. Tutti. Avete mai visto un animale maschio ed uno femmina andare l'un verso l'altro per sterile abbraccio e lascivo commercio? No. Da vicino o da lontano, volando, strisciando, balzando o correndo, essi vanno, quando è l'ora, al rito fecondativo, né vi si sottraggono fermandosi al godimento, ma vanno oltre, alle conseguenze serie e sante della prole, unico scopo che nell'uomo, semidio per l'origine di Grazia che Io ho resa intera, dovrebbe fare accettare l'animalità dell'atto, necessario da quando siete discesi di un grado verso l'animale. 

Voi non fate come le piante e gli animali. Voi avete avuto a maestro Satana, lo avete voluto a maestro e lo volete. E le opere che fate sono degne del maestro che avete voluto. Ma, se foste stati fedeli a Dio, avreste avuto la gioia dei figli, santamente, senza dolore, senza spossarvi in copule oscene, indegne, che ignorano anche le bestie, le bestie senz'anima ragionevole e spirituale. 

All'uomo e alla donna, depravati da Satana, Dio volle opporre l'Uomo nato da Donna soprasublimata da Dio, al punto di generare senza aver conosciuto uomo:
Fiore che genera Fiore senza bisogno di seme, ma per unico bacio del Sole sul calice inviolato del Giglio-Maria. La rivincita di Dio! Fischia, o Satana, il tuo livore mentre Ella nasce. Questa Pargola ti ha vinto! Prima che tu fossi il Ribelle, il Tortuoso, il Corruttore, eri già il Vinto, e Lei è la tua Vincitrice. Mille eserciti schierati nulla possono contro la tua potenza, cadono le armi degli uomini contro le tue scaglie, o Perenne, e non vi è vento che valga a disperdere il lezzo del tuo fiato. Eppure questo calcagno d'infante, che è tanto roseo da parere l'interno di una camelia rosata, che è tanto liscio e morbido che la seta è aspra al paragone, che è tanto piccino che potrebbe entrare nel calice di un tulipano e farsi di quel raso vegetale una scarpina, ecco che ti preme senza paura, ecco che ti confina nel tuo antro. Eppure ecco che il suo vagito ti fa volgere in fuga, tu che non hai paura degli eserciti, e il suo alito purifica il mondo dal tuo fetore. Sei vinto. Il suo nome, il suo sguardo, la sua purezza sono lancia, folgore e pietrone che ti trafiggono, che ti abbattono, che ti imprigionano nella tua tana d'Inferno, o Maledetto, che hai tolto a Dio la gioia d'esser Padre di tutti gli uomini creati! Inutilmente ormai li hai corrotti, questi che erano stati creati innocenti, portandoli a conoscere e a concepire attraverso a sinuosità di lussuria, privando Dio, nella creatura sua diletta, di essere l'elargitore dei figli secondo regole che, se fossero state rispettate, avrebbero mantenuto sulla terra un equilibrio fra i sessi e le razze, atto ad evitare guerre fra popoli e sventure fra famiglie. 

15 Ubbidendo, avrebbero pur conosciuto l'amore. Anzi, solo ubbidendo avrebbero conosciuto l'amore e l'avrebbero avuto. Un possesso pieno e tranquillo di questa emanazione di Dio, che dal soprannaturale scende all'inferiore, perché anche la carne ne giubili santamente, essa che è congiunta allo spirito e creata dallo Stesso che le creò lo spirito. Ora il vostro amore, o uomini, i vostri amori, che sono? O libidine vestita da amore. O paura insanabile di perdere l'amore del coniuge per libidine sua e di altri. 
Non siete mai più sicuri del possesso del cuore dello sposo o della sposa, da quando libidine è nel mondo. E tremate e piangete e divenite folli di gelosia, assassini talora per vendicare un tradimento, disperati talaltra, abulici in certi casi, dementi in altri. Ecco che hai fatto, Satana, ai figli di Dio. Questi, che hai corrotti, avrebbero conosciuto la gioia di aver figli senza avere il dolore, la gioia d'esser nati senza paura del morire. 

Ma ora sei vinto in una Donna e per la Donna. D'ora innanzi chi l'amerà tornerà ad esser di Dio, superando le tue tentazioni per poter guardare la sua immacolata purezza. D'ora innanzi, non potendo concepire senza dolore, le madri avranno Lei per conforto. D'ora innanzi l'avranno le spose a guida e i morenti a madre, per cui dolce sarà il morire su quel seno che è scudo contro te, Maledetto, e contro il giudizio di Dio. 

Maria (Valtorta), piccola voce, hai visto la nascita del Figlio della Vergine e la nascita al Cielo della Vergine. Hai visto perciò che ai senza colpa è sconosciuta la pena del dare alla vita e la pena del darsi alla morte. Ma se alla superinnocente Madre di Dio fu riserbata la perfezione dei celesti doni, a tutti, che nei Primi fossero rimasti innocenti e figli di Dio, sarebbe venuto il generare senza doglie, come era giusto per aver saputo congiungersi e concepire senza lussuria, e il morire senza affanno. La sublime rivincita di Dio sulla vendetta di Satana è stata il portare la perfezione della creatura diletta ad una superperfezione, che annullasse almeno in una ogni ricordo di umanità, suscettibile al veleno di Satana, per cui non da casto abbraccio d'uomo ma da divino amplesso, che fa trascolorare lo spirito nell'estasi del Fuoco, sarebbe venuto il Figlio. 
La Verginità della Vergine!...
Vieni. Medita questa verginità profonda, che dà nel contemplarla vertigini d'abisso! Cosa è la povera verginità forzata della donna che nessun uomo ha sposato? Meno che nulla. Cosa la verginità di quella che volle esser vergine per esser di Dio, ma sa esserlo solo nel corpo e non nello spirito, nel quale lascia entrare tanti estranei pensieri, e carezza e accetta carezze di umani pensieri? Comincia ad essere una larva di verginità. Ma ben poco ancora. Cosa è la verginità di una claustrata che vive solo di Dio? Molto. Ma sempre non è perfetta verginità rispetto a quella della Madre mia. Un coniugio vi è sempre stato, anche nel più santo. Quello di origine fra lo spirito e la Colpa. Quello che solo il Battesimo scioglie. Scioglie, ma, come di donna separata da morte dello sposo, non rende verginità totale quale era quella dei Primi avanti il Peccato. Una cicatrice resta e duole, facendo ricordare di sé, ed è sempre pronta a rifiorire in piaga, come certi morbi che periodicamente i loro virus acutizzano. 
Nella Vergine non vi è questo segno di disciolto coniugio con la Colpa. La sua anima appare bella e intatta come quando il Padre la pensò adunando in Lei tutte le grazie. È la Vergine. È l'Unica. È la Perfetta. È la Completa. Pensata tale. Generata tale. Rimasta tale. Incoronata tale. Eternamente tale. È la Vergine. È l'abisso della intangibilità, della purezza, della grazia, che si perde nell'Abisso da cui è scaturito: in Dio, Intangibilità, Purezza, Grazia perfettissime. Ecco la rivincita del Dio trino ed uno. Contro alle creature profanate Egli alza questa Stella di perfezione. Contro la curiosità malsana, questa Schiva, paga solo di amare Dio. 
Contro la scienza del male, questa sublime Ignorante. In Lei non è solo ignoranza dell'amore avvilito; non è solo ignoranza dell'amore che Dio aveva dato agli uomini sposi. Ma più ancora. In Lei è l'ignoranza dei fomiti, eredità del Peccato. In Lei vi è solo la sapienza gelida e incandescente dell'Amore divino. Fuoco che corazza di ghiaccio la carne, perché sia specchio trasparente all'altare dove un Dio si sposa con una Vergine, e non si avvilisce, perché la sua Perfezione abbraccia Quella che, come si conviene a sposa, è di solo un punto inferiore allo Sposo, a Lui soggetta perché Donna, ma senza macchia come Egli è».

venerdì 30 giugno 2017

LE LACRIME E LA CORREDENZIONE


34.17 Dice Gesù: «È sempre Maria che prende la mano di Gesù e la guida. Anche ora. Delle volte la Sua mano trafitta cade stanca e sfiduciata, perché sa che è inutile benedire. Voi distruggete la Mia Benedizione. Cade anche sdegnata, perché voi Mi maledite. E allora è Maria che leva lo sdegno a questa mano col baciarla.
Oh, Il bacio di Mia Madre! Chi resiste a quel bacio? E poi prende con le Sue dita sottili, ma così amorosamente imperiose, il Mio polso e Mi forza a benedire.
Non posso respingere Mia Madre. Ma bisogna andare da Lei per farla Avvocata vostra. Essa è la Mia Regina prima d’essere la vostra, ed il Suo amore per voi ha indulgenze che neppure il Mio conosce. Ed Essa, anche senza parole ma con le perle del Suo pianto e col ricordo della Mia Croce, il cui segno Mi fa tracciare nell’aria, perora la vostra causa e Mi ammonisce: “Sei il Salvatore. Salva”».

44.12 Dice Gesù:  «Maria, che sapeva la Sua sorte durante quei tre anni e quella che L’attendeva alla fine degli stessi e la sorte Mia, non recalcitrò co­me voi fate, pianse… Pianse perché era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di Gloria eterna.
Quante madri nel mondo, a cui la morte svelle dalle braccia una creatura! Quante madri a cui un soprannaturale Volere strappa dal fianco un figlio! Per tutte le Sue figlie, come Madre dei cristiani, per tutte le Sue sorelle, nel dolore di madre orbata, ha pianto Maria. E per tutti i figli che, nati da donna, sono destinati a divenire apostoli di Dio o martiri per amore di Dio, per fedeltà a Dio, o per ferocia umana.
Il Mio Sangue e il pianto di Mia Madre sono la mistura che fortifica questi segnati a eroica sortequella che annulla in loro le imperfezioni, o anche le colpe commesse dalla loro debolezza, dando, oltre al martirio, comunque subito, la Pace di Dio e, se sofferto per Dio, la Gloria del Cielo…
Pianse perché era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di Gloria eterna…
Queste lacrime le trovano le Mie care “vittime”, perché Maria è la prima vittima delle vittime per amore di Gesù, ed alle Sue seguaci Ella dà, con mano di Madre e di Medico, le Sue lacrime che ristorano ed inebriano a più alto sacrificio.
Santo pianto quello della Madre Mia!»

     157.7 (dialogo di Gesù a Maria SS.)
«Dovrai mettere questa Tua mano di candore sulle piaghe, chinarTi con i Tuoi sguardi di colomba paradisiaca sulle deformità infernali, aspirare il lezzo del peccato, e non fuggire. Ma anzi raccoglierTi sul cuore questi mutilati da satana, questi aborti, questi putridumi, e lavarli col pianto, e portarli a Me...».

168.9 Dice Maria:  «Lascia che io ti parli del supremo Amore che Mi ha dato il Figlio perché Io Lo doni al mondo. Mi ha tratto dalla beata ignoranza della Mia Verginità consacrata perché il mondo avesse il Perdono. Mi ha tratto non sangue dal parto ma dal cuore col rivelarMi che la Mia Creatura è la Gran Vittima.
GuardaMi, figlia.
In questo cuore è una gran ferita. Geme da trenta e più anni e sempre più si allarga e Mi consuma. Sai che nome ha?...
Amore. È amore questo che Mi svena per fare che non sia solo il Figlio nel salvare. È amore che Mi dà fuoco perché Io purifichi coloro che non osano andare al Figlio Mio. È amore che Mi dà pianto perché Io lavi i peccatori. Tu volevi la Mia carezza. Ti do le Mie lacrime che ti fanno già bianca per poter guardare il Mio Signore…”

       420.11 Dice Gesù: “Ma pensate che, come per la donna entrò il Male, per la Donna è giusto entri il Bene nel mondo. Vi è da annullare una pagina scritta da satana. E lo farà il pianto di una Donna... Capovolgerà Eva col suo triplice peccato.”

442.8 Dice Gesù: «Le lacrime della Madre di Dio... di Quella che, senza Colpa, non fu esente dal dolore e soffrì più di ogni altra donna, per essere la Corredentrice».


I quaderni del ‘43 pag. 345
L’incenso delle lacrime di Maria SS. contro l’ira di Dio

Dice Gesù: “Se è detto nell’Apocalisse che agli ultimi tempi un Angelo farà l’offerta dell’incenso più santo al trono di Dio, avanti di spargere il fuoco primo dell’ira divina sulla terra, come non pensate che fra le preghiere dei santi, incenso imperituro e degno dell’Altissimo, non siano, prime fra tutte, le lacrime, oranti più di qualsiasi parola, della Mia Santa benedettadella Mia Martire dolcissima, della Madre Mia, raccolte dall’Angelo che portò l’Annuncio e che raccolse l’adesione, del testimone angelico degli Sponsali soprannaturali per i quali la Natura Divina contrasse legame con la natura umana, attrasse alle Sue altezze una carne e abbassò il Suo Spirito a divenire carne per la pace fra l’uomo e Dio?
Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato da Me, Giudice supremo e Re altissimo.”

I quaderni del 45-50 pag. 513
Maria Madre vittima per i peccati degli uomini

Dice Maria: “Per quanto non si mediti, e non si accetti, e non si creda, sul Mio dolore, e la descrizione di esso paia avvilente, e la si voglia negare, proprio perché non si sa meditare sul Mio dolore di Madre e di credente, io sono stata la vittima insieme al Figlio Mio. E lo sono. Perché ogni offesa a Lui fatta percuote il Mio cuore, flagella il Mio amore per Lui, così come ogni suo soffrire di quel giorno di Passione fu flagello, percossa, spina, chiodo, urto, caduta Mia.
SalutaMi, Maria, così: “Ave, Maria, Madre Vittima per i peccati degli uomini, prega per noi.” Il Mio nuovo titolo è questo: Maria immacolata vittima trafitta dai peccati del mondo.”

Il 23 giugno 1943 Maria Valtorta vede la Vergine dell'Eucaristia

Gesù in Maria Valtorta parla della Sua Chiesa futura
e delle Sue future voci

362.2    Dice Gesù: “L’uomo si stanca. Vuole le cose rapide. E sogna le cose stolte. Quando si avvede che altro è il sogno dalla realtà, si turba e, se non è di buona volontà, flette. Non ricorda che l’Onnipotente, che poteva in un attimo fare del caos l’Universo, lo fece con fasi ordinate e separate in spazi di tempo detti giorni.
Io devo dal Caos spirituale di tutto un mondo trarre il Regno di Dio. E lo farò. Io ne costruirò le basi, le sto costruendo, e devo spezzare la roccia durissima per tagliarvi dentro le fondamenta che non crolleranno. Voi (apostoli) alzerete lentamente i muri. I vostri successori continueranno l’opera, in altezza e in larghezza. Come Io morirò nell’opera, così voi morirete, e ce ne saranno altri e altri che moriranno cruentemente o incruentemente, ma consumati da questo lavoro che richiede spirito di immolazione, di generosità, e lacrime, e sangue, e pazienza senza misura...
Contro le vostre frette, stanchezze, sconforti e così via, la Chiesa richiede calma, costanza, sforzo, fiducia. Ella richiede il sacrificio di tutti i suoi membri. Da Me che ne sono Fondatore e che ne sono la mistica Testa, a voi, a tutti i discepoli, a tutti quelli che avranno nome di cristiani e appartenenti alla Chiesa universale.
E in verità nella grande scala delle gerarchie saranno sovente i più umili, coloro che sembreranno semplicemente dei “numeri”, quelli che renderanno veramente vitale la Chiesa. In verità dovrò sovente rifugiarMi in questi per continuare a mantenere viva la fede e la forza dei sempre rinnovati collegi apostolici, e di questi apostoli dovrò farne dei tormentati da satana e dagli uomini invidiosi, superbi e increduli.
Né il loro martirio morale sarà meno penoso di quello materiale, presi come saranno fra la volontà attiva di Dio e la volontà malvagia dell’uomo, strumento di satana, che cercherà con ogni studio e violenza di farli apparire menzogneri, folli, ossessi, per paralizzare la Mia opera in loro e i frutti della stessa che sono altrettanti colpi vittoriosi contro la Bestia. E resisteranno anche senza averMi materialmente con loro.
Dovranno credere non solo a ciò che è dovere di credere, ma anche alla loro segreta missione, crederla santa, crederla utile, crederla venuta da Me, mentre intorno a loro fischierà satana per terrorizzarli, e urlerà il mondo per deriderli, e i non sempre perfettamente luminosi ministri di Dio per condannarli.
Questo è il destino delle Mie future voci.
Eppure non avrò altro modo che questo per scuotere, riportare al Vangelo e al Cristo gli uomini! Ma per tutto quello che avrò richiesto da loro, imposto loro e da loro ricevuto, oh! darò loro eterna gioia, una gloria speciale!
In Cielo è un Libro chiuso.
Solo Dio può leggerlo.
In esso sono tutte le verità.
Ma Dio talora leva i sigilli e risveglia le verità già dette agli uomini costringendo un uomo, eletto a tale sorte, a conoscere passato, presente e futuro quale il misterioso Libro lo contiene. Avete mai visto un figlio, il più buono della famiglia, od uno scolaro, il più buono della scuola, essere chiamato dal padre o dal maestro a leggere in un libro di adulti e ad averne spiegazione? Sta a fianco del padre o del maestro, circondato da un loro braccio, mentre l’altra mano del padre o del maestro segna con l’indice le righe che vuole lette e conosciute dal prediletto.
Così fa Dio con i Suoi consacrati a tal sorte. Li attira e li tiene col Suo braccio, e li forza a leggere ciò che Egli vuole, e saperne il significato, e a dirlo poi, e averne scherno e dolore.
Io, l’Uomo, sono il Capostipite di coloro che dicono la Verità del Libro celeste, e ne ho scherno, dolore e morte. Ma il Padre già prepara la Mia Gloria. Ed Io, salito ad essa, preparerò la gloria di quelli che avrò forzato a leggere nel Libro chiuso i punti che ho voluto, e al cospetto di tutta l’Umanità risorta e dei cori angelici Io li indicherò per quello che furono, chiamandoli presso di Me mentre aprirò i sigilli del Libro che ormai sarà inutile tenere chiuso, ed essi sorrideranno rivedendo scritte, rileggendo le parole che già furono loro illuminate quando soffrivano sulla terra ...
Non ci saranno solo i beati a vedere questo. Ma tutta l’Umanità. E nella parte dei dannati molti saranno di coloro che hanno deriso le voci di Dio come quelle di folli e di indemoniati, e li avranno tormentati per quel loro dono. Lunga ma doverosa rivincita concessa a questi martiri della ottusità malvagia del mondo”.


Maria Valtorta riceve la missione il 23 aprile 1943
I quaderni del 45-50 pag. 363

«Mai avrei pensato, sino al 1943, 23 aprile, Venerdì Santo, che il Maestro divino volesse, da Amico divino che mi guidava da decenni, farsi mio Maestro e rivelarmi tanti misteri e fatti; mai avrei pensato di poter capire cose tanto alte mentre il lume del suo Raggio mi faceva capace di capire..»..

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L’Immagine della Vergine dell’Eucaristia

23.9 Dice Maria SS.: «Io sono l’eterna Portatrice di Gesù. Egli è nel Seno Mio, come tu (Maria Valtorta) Lo hai visto lo scorso anno, come Ostia nell’ostensorio. Chi viene a Me, Lui trova. Chi a Me si appoggia, Lui tocca. Chi a Me si volge, con Lui parla.
Io sono la Sua veste.
Egli è l’anima Mia.
Più, più ancora unito, ora, di quanto non fosse nei nove mesi che Mi cresceva in Seno, il Figlio Mio è unito alla Sua Mamma. E si assopisce ogni dolore, e fiorisce ogni speranza, e fluisce ogni Grazia a chi viene a Me e Mi posa il suo capo sul Seno».


Maria è la Pisside

30. 11 Dice Gesù: «È sempre Maria quella che vi dà Gesù. È Lei la Portatrice dell’Eucaristia. È Lei la Pisside viva. Chi va a Maria trova Me. Chi Mi chiede a Lei, da Lei Mi riceve.”


34.15 Un Grembo portante l’Ostia
(La visita dei Magi a Gesù-Bambino)

Dice Gesù: «E, giunti davanti ad una povera casa, nella più meschina città di Giuda, essi non crollano il capo dicendo: “Impossibile”, ma curvano la schiena, le ginocchia e specie il cuore, e adorano. Là, dietro quel povero muro è Dio… Egli è là, dietro quel povero muro. Chissà se il Suo Cuore di bambino, che è pur sempre il cuore di un Dio, non sente questi tre cuori che, proni nella polvere della via, squillano:
“Santo, Santo, Santo. Benedetto il Signore Iddio nostro. Gloria a Lui nei Cieli altissimi e pace ai Suoi servi. Gloria, gloria, gloria e benedizione”?
Essi se lo chiedono con tremore di amore. E per tutta la notte e la seguente mattina preparano con la preghiera più viva lo spirito alla comunione con il Dio-Bambino. Non vanno a questo altare, che è un grembo portante l’Ostia divina, come voi vi andate con l’anima piena di sollecitudini umane. Essi dimenticano sonno e cibo e, se prendono le vesti più belle, non è per sfoggio umano ma per fare onore al Re dei re…».


637.6   La Vergine è il Ciborio

Dice Gesù: «Sta’ sicura, Mamma, che Io non Ti lascerò mai. Uscirò dal Tuo Cuore quei pochi istanti necessari alla Consacrazione del Pane e del Vino per tornarvi poi, dopo esserMi staccato da Te a fatica, con un’ansia d’amore pari alla Tua, o Mio Cielo vivo di cui Io sono il Cielo.
Non saremo mai tanto uniti come d’ora in poi. Prima c’era la Mia incapacità embrionale, poi la Mia puerizia, e poi la lotta della vita e del lavoro, e poi la missione, e poi la Croce e il Sepolcro a tenerMi lontano e impedito a dirti quanto Io Ti amo. Ma ora sarò in Te non più creatura che si forma, non più presso a Te fra gli ostacoli del mondo che interdice la fusione di Due che si amano. Ora sarò in Te come Dio, e nulla, nulla nella Terra e nel Cielo sarà atto a separare Me da Te, Tu da Me, Madre santa. Ti dirò parole di ineffabile amore, Ti darò carezze di inesprimibile dolcezza. E Tu Mi amerai per chi non Mi ama.
Oh, Tu colmi la misura dell’amore, che il mondo non darà al Cristo, col Tuo amore perfetto, Mamma.
Perciò, più che un addio, il Mio è il saluto di chi esce per un momento, come andassi a coglier rose e gigli in questo giardino fiorito. Ma Ti porterò dal Cielo altre rose ed altri gigli più belli di questi, qui fioriti. Te ne empirò il Cuore, Mamma, per farTi dimenticare il puzzo della Terra, che non vuole essere santa, e anticiparTi l’aura del beato Paradiso, dove sei attesa da tanto amore.
E l’Amore, che non sa attendere, verrà su Te fra dieci giorni. Fatti bella della Tua più bella letizia, o Madre Vergine, ché il Tuo Sposo viene. L’inverno è passato...le vigne in fiore mandano il loro profumo, ed Egli canta: “Sorgi, o tutta bella. Vieni, o mia Sposa, sarai coronata” Del Suo Fuoco Ti coronerà, o Santa e Ti farà felice del Suo Spirito, che si infonderà in Te con tutti i Suoi splendori, o Regina della Sapienza, Sua Regina, che hai saputo comprenderLo sin dal mattino della Tua vita ed amarLo come creatura al mondo mai amò».

Gesù ai lettori di Maria Valtorta:
«Non discutete se Io potevo essere realmente in Maria. Se voi dite che Dio è in cielo e in terra e in ogni luogo, perché potete dubitare che Io potessi essere contemporaneamente in Cielo e nel Cuore di Maria, che era un vivo Cielo. Se voi credete che Io sia nel Sacramento e chiuso nei vostri cibori, perché potete dubitare che Io fossi in questo purissimo e ardentissimo Ciborio che era il Cuore di Mia Madre?
Che cos’è l’Eucaristia? È il Mio Corpo e il Mio Sangue uniti alla Mia Anima e alla Mia Divinità. Ebbene, quando Ella si incinse di Me, che aveva nel seno di diverso? Non aveva il Figlio di Dio, il Verbo del Padre col Suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità? Voi non Mi avete forse perché Maria Mi ha avuto e Mi ha dato a voi dopo averMi portato per nove mesi? Ebbene, come Io ho lasciato il Cielo per dimorare nel seno di Maria, così, ora che lasciavo la terra, eleggevo il seno di Maria per Mio Ciborio. E quale ciborio, in quale cattedrale, più bello e santo di questo?
La Comunione è un miracolo di amore che Io ho fatto per voi, uomini. Ma, in cima al Mio pensiero d’amore, raggiava il pensiero di infinito amore di poter vivere con Mia Madre e di farLa vivere con Me sinché non fossimo riuniti in Cielo.
Il primo miracolo lo feci per la gioia di Maria, a Cana di Galilea. L’ultimo miracolo, anzi gli ultimi miracoli, per il conforto di Maria, a Gerusalemme. L’Eucaristia e il  velo della Veronica. Questo, per dare una stilla di miele all’amaritudine della Desolata. Quello, per non farLe sentire che non c’era più Gesù sulla Terra.
Tutto, tutto, tutto, ma capitelo una volta (per tutte), voi avete per Maria! Dovreste amarLa e benedirLa ad ogni vostro respiro».


I quaderni del ‘43 pag. 184
Maria è la Vittima e la sua è una vita eucaristica

«La vita di Maria, Mia Madre, fu tutta eucaristica. La vita di Maria, la piccola vittima, deve essere tutta eucaristica.
Se Eucaristia vuol significare comunione, Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita. Poiché Io in Mia Madre ero prima d’essere, come uomo, al mondo. Né, quando come uomo al mondo non fui più, cessai d’essere in Lei. Non ci siamo più separati dal momento in cui l’ubbidienza fu santificata sino all’altezza di Dio, ed Io divenni Carne nel Suo seno così puro che gli Angeli lo sono meno al paragone, così santo che tale non è nessun ciborio che M’accolga.
Solo nel Seno di Dio vi è perfezione di Santità maggiore a quella di Maria. Ella è, dopo Dio Uno e Trino, la Santa dei Santi. Se fosse concesso a voi mortali di vedere la bellezza di Maria quale essa è, ne restereste rapiti e santificati. Non c’è paragone nell’Universo che valga a dirvi cosa è Mia Madre. Siate santi e La vedrete.
E se vedere Dio è la gioia dei beati, vedere Maria è la gioia di tutto il Paradiso. Perché in Lei non soltanto si beano i cori angelici e le schiere dei Santi, ma il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo La contemplano come l’opera più bella della loro Trinità d’amore.
Non ci siamo mai separati tra Noi due. Ella aspirava a Me con tutta la forza del Suo cuore verginale e immacolato attendendo il promesso Messia. Comunione purissima di desiderio che attirava Me dal profondo del Cielo. Più viva comunione dal momento della beata Annunciazione sino all’ora della morte sulla Croce.
I Nostri spiriti erano sempre uniti dall’amore.
Comunione d’amore intensissimo e di immenso dolore durante il Mio marti­rio e nei giorni della Mia sepoltura. Comunione eucaristica dopo la gloriosa Risurrezione e l’Ascensione sino all’Assunzione che fu eterna unione della Madre purissima col Figlio divino.
Maria è stata l’anima eucaristica perfetta. Sapeva trattenere il Suo Dio con un amore ardente, una purezza superangelica, un’adorazione continua. Come separarsi da quel cuore che viveva di Me? Io rimanevo anche dopo la consumazione delle specie.
Le parole dette a Mia Madre nei Miei trentatré anni che Le fui figlio sulla terra, non sono niente di fronte ai colloqui che Io-Eucaristia ebbi con Lei-Ciborio. Ma quelle parole sono troppo divine e troppo pure perché mente d’uomo le possa conoscere e labbra d’uomo ripetere. Nel Tempio di Gerusalemme solo il sacerdote entrava nel Santo dei Santi dove era l’Arca del Signore. Ma nel Tempio della Gerusalemme celeste solo Io, Dio, entro e conosco i segreti dell’Arca santissima che è Maria, Mia Madre.
Sforzati d’imitare Maria. E, poiché è troppo ardua cosa, di’ a Maria che ti aiuti. Ciò che all’uomo è impossibile, è possibile a Dio, possibi1issimo poi se chiesto in Maria, con Maria, per Maria».

I quaderni del ‘43 pag. 57-8
Visione della Vergine dell’Eucaristia del 23 giugno 1943
(La data del 23 giugno corrisponde a quella in cui Gesù rivela a J.N.S.R. “il segreto di Maria”).

Stamane vedo la Madonna. Pare seduta, sorridente con amore, e mestizia insieme però. Ha il manto scuro che Le scende dal capo, aperto sulla veste pure scura, sembra marrone. Alla vita ha una cintura scura. Sembrano tre toni di marrone. In testa, sotto al manto, deve avere un velo bianco perché ne intravedo un lieve filino.
Sul mezzo del petto raggia un’Ostia grandissima e bellissima.
E – quello che costituisce il mirabile della visione – pare che attraverso le Specie (che qui paiono come un quarzo bellissimo: sono pane, ma paiono cristallo brillante), appaia un bellissimo bimbo. Il Bimbo-Dio.
La Madonna, che ha le braccia aperte per tenere aperto il manto, guarda me e poi china il volto e lo sguardo adoranti sull’Ostia che sfavilla nel Suo seno. Nel Suo petto, non sopra al petto. È come se, per dei mistici raggi X, io potessi vedere nel petto di Maria, o meglio è come se dei raggi X facessero apparire al di fuori quello che è dentro a Maria. Quasi Questa fosse di un corpo senza opacità. Non so spiegare.
Insomma io vedo questo e Gesù me lo spiega. La Vergine non parla. Sorride solo. Ma il Suo sorriso è eloquente come mille parole e più ancora.
Come mi piacerebbe saper dipingere per fargliene ( al padre spirituale) copia e fargliela vedere. E soprattutto le vorrei far vedere le diverse luminosità. Sono tre: una, di una pacata soavità, costituita dal corpo di Maria, è l’involucro esterno e protettore della seconda, raggiante e viva luminosità costituita dalla grande Ostia.
Una luce vittoriosa, direi, per usare parola umana, la quale fa da involucro interno al Gioiello divino che splende come fuoco liquido di una bellezza che non si descrive e che è, nella Sua infinita bellezza, infinitamente dolce, ed è il piccolo Gesù che sorride con tutte le Sue carni tenerelle e innocenti per la natura Sua di Dio e per la età Sua di infante.
È uno splendore, questo terzo sotto i veli degli altri due splendori, che non c’è paragone a descriverlo. Bisogna pensare al sole, alla luna, alle stelle, prendere le luci diverse di tutti gli astri, farne un unico vortice di luce che è oro fuso, diamante fuso, e questo dà una pallida similitudine di quanto vede il mio cuore in quest’ora beata. Cosa sarà il Paradiso avvolto da quella luce?
Ugualmente non c’è paragone atto a dire la dolcezza del sorriso di Maria. Regale, santo, casto, amoroso, mesto, invitante, confortevole…sono parole che dicono uno e dovrebbero dire mille per accostarsi a quello che è quel sorriso verginale, materno, celeste.


Maria Valtorta definisce la visione di Maria SS. del ’43 col titolo di Vergine dell’Eucaristia.
I quaderni del ‘44 pag. 347(visione della Pentecoste).

Maria è vestita di azzurro cupo. Sotto ha il velo bianco. Ma ha anche il manto sul capo. L’unica a capo coperto. E mi ricorda molto la Vergine dell’Eucaristia quale Mi apparì lo scorso mese di giugno (1943).

 


I quaderni del ‘45-50 pag. 274 

Mia Madre fu la perfezione delle anime eucaristiche. Eucaristia vuol dire avere in sé Dio con la Sua Divinità e con la Sua Umanità


«Maria, Mia Madre, fu la perfezione delle anime eucaristiche. Eucaristia vuol dire avere Dio in se stessi con la Sua Divinità e con la Sua Umanità. Maria ebbe Dio nel Suo spirito con la Sua Divinità da quando fu concepita nel seno di Anna; ebbe Dio con la Sua Umanità quando da figlia divenne Sposa di Dio e di Dio fu gravida; ebbe Dio con il Suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, dalla sera del Giovedì Santo alla Sua Dormizione, perché l’Eucaristia fu il Suo Cibo, e il Suo Seno e il Suo spirito fu il ciborio dell’Eucaristia».


I quaderni del ‘44 pag. 560
Maria è la Santa Pisside

«Nessuno, per grande che sia, può venire nel Mio cospetto se non riconosce in Maria, Porta chiusa da cui solo Dio è entrato, la Madre del Salvatore, la Madre-Vergine, la Madre divina.
Io l’ho accomunata alla Mia sorte di Vivente in Cielo per dirvi quale sia la Sua gloria. Unicamente inferiore a Dio Ella è, perché da Lui creata. Ma la Sua Maternità e il Suo Dolore di Corredentrice La fanno eccelsa su ogni creatura. Porta di Dio, da Essa sgorga Fede, Speranza, Carità; da Essa temperanza, giustizia, fortezza, prudenza; da Essa Grazia e grazie; da Essa salute, da Essa vi viene il Dio fatto Carne.
O Madre Mia!
Per il Pontefice e per l’ultimo dei credenti sei Tu la santa Pisside in cui l’Eucaristia attende di essere data a chi crede. Tutte le Grazie passano attraverso il Tuo corpo Inviolato, attraverso il Tuo Cuore immacolato. E misteri e Verità, e Sacramenti e doni, vengono conosciuti con vera sapienza e gustati con conoscenza e frutto solo da quelli che sanno chiederli a Te, davanti a Te.
Tu schermo fra il Sole e le anime e fra le anime e Dio, per cui la Divinità può esser contemplata dall’uomo e l’umanità esser presentata al Perfetto. Tu, Madre che hai dato Dio all’uomo e dai l’uomo a Dio, istruendolo col Tuo sorriso e col Tuo amore.
Mio piccolo Giovanni (Maria Valtorta), vieni sempre a Me passando per Maria. È il segreto dei santi. E la Porta chiusa, che non si aprì né s’aprirà mai per violenza umana, la Porta santa per cui solo Dio può passare, si apre al tocco di amore di un figlio di Dio. Si apre benigna. Quanto più umile e semplice è quello spirito che a Lei si volge e tanto più Ella si apre e vi accoglie. Vi accoglie per insegnarvi la Sapienza e l’Amore tenendovi fra le Sue braccia di Madre».

I quaderni del 45-50 ( 16-5-47) pag. 456
Visione del Cuore-Ostia di Maria SS. così come è anche nella Rivelazione di Amsterdam della “Signora di tutti i popoli” quando la Vergine apparirà in cielo il giorno del Suo riconoscimento con i titoli di Corredentrice, Avvocata e mediatrice, giorno questo anche del “Miracolo” di Garabandal (Spagna).

«Ho la visione e la comprensione di quello che è il Cuore Immacolato di Maria.
Visione: uno splendidissimo Cuore simile a una raggiante luna, simile a luminosa perla dalla luce lunare... È tutto luce. Una paradisiaca luce! Più bianca di Ostia raggiante in un ostensorio!Più luminoso di luna splendente in tersissimo cielo! Più vago di enorme perla! Tutto luce! Splende là, al  centro del petto purissimo. Un candore che brilla nel candore del corpo glorificato di Maria SS. di Fatima...
E lo Spirito Santo mi dà questa lezione e comprendo:
Da quel Cuore vennero le stille per formare il Cuore all’incarnato Verbo. Da quale candore doveva venire quel sangue necessario a formare l’embrione umano del SS. Figlio di Dio! Sangue purissimo da purissima Sorgente. Candore che sgorga da fonte immacolata per circondare di candore l’Anima creata al Verbo, concepito dall’Amore col Candore. Sui palpiti di stella purissima di questo Cuore, Delizia Mia, si è informato il pulsare del Cuor divino.
Pensa tu quale perfezione totale di sentimenti e di movimenti avrà avuto questo Cuore immacolato sul ritmo del quale – ritmo di palpiti fisici, ritmo di palpiti morali, ritmo di palpiti spirituali – si formò ad esser Cuore d’Uomo-Dio il cuore del Figlio concepito dalla Vergine.
Guarda, bèati. Non c’è luce più bella in Paradiso, dopo la Nostra, di questa. E non c’è luce più dolce. Non c’è. Noi, i Tre gloriosi, troviamo in questa luce la gioia nostra. I beati la loro. Gli Angeli la loro. Il Paradiso splende di questa luce dell’immacolato Cuore di Maria Nostra. Quella  luce che tu dici indescrivibile, ed è voce e letizia del paradiso, promana da questo Seno, da questo Cuore dell’eterna Vergine.
Volesse l’uomo che si spandesse sulla Terra! Sarebbe la seconda redenzione, il secondo perdono... la finale Salvezza! Oh! il perdono al mondo per Maria!
Ma il mondo respinge la Madre che lo partorirebbe alla pace.