lunedì 10 settembre 2018

Ritornare alla sorgente di Dio- la spirito santo

tratto dal libro di Maria Di Lorenzo, Con la Croce sul cuore - Edith Stein" - cap.VII

"Maria è il simbolo più perfetto della Chiesa perché ne è prototipo e origine. Ne è anche un organo particolarissimo: l’organo da cui fu formato tutto il Corpo mistico, anzi il Capo stesso. Per questa sua posizione organica centrale ed essenziale, la chiamiamo volentieri cuore della Chiesa. Le espressioni corpocapo e cuore, sono certo delle immagini; ma ciò che s’intende esprimere è certamente una realtà. Il capo e il cuore, infatti, svolgono, nel corpo umano, un compito d’eccezione: tutti gli altri organi e membra da loro dipendono nel loro essere e nel loro agire, e fra capo e cuore vi è una connessione specialissima.
Così anche Maria, per il suo particolarissimo legame a Cristo, ha di necessità un legame reale – e questo qui significa mistico – con gli altri membri della Chiesa, legame che eccelle qualitativamente e quantitativamente su quello che unisce tra di loro le altre membra, proprio come il legame della madre coi figli eccelle su quello dei figli tra di loro.
"Chiamare Maria nostra madre, non è una semplice immagine. Maria è nostra madre in un senso reale ed eminente, in un senso, cioè, che trascende la maternità terrena. Ella ci ha generato alla vita della grazia, quando ha donato tutta se stessa, tutto il suo essere, il suo corpo e la sua anima, alla maternità divina. E’ per questo che ci è tanto vicina. Ci ama e ci conosce, s’impegna a fare di ciascuno di noi ciò che dev’essere; soprattutto a portare ciascuno di noi alla più intima unità col Signore…
Ma come la grazia non può compiere la propria azione nelle anime se esse non le si aprono con tutta libertà, così anche Maria non può realizzare in pieno la sua maternità, se gli uomini non si abbandonano a Lei". (9)

Maria, madre e cuore della Chiesa. Edith ci ha appena spiegato in che modo; per prima cosa, ci ha detto che il termine "madre" a Lei riferito non è un simbolo, non è un’immagine, ma una realtà, che corrisponde a un autentico impegno da parte sua verso di noi, che siamo suoi figli: "fare di ognuno ciò che deve essere", secondo il progetto di Dio, il suo particolare e personale disegno d’amore su ogni creatura vivente.
"Il regno di Dio sulla terra – scrive Edith – ebbe inizio quando la beatissima Vergine pronunciò il suo "fiat" e lei fu la prima sua serva" (10). La prima cellula dell’umanità, nuovamente generata e redenta da Cristo, che ha dato vita alla Chiesa, è stata Maria: "Prima che il Figlio dell’uomo nascesse da questa Vergine, il Figlio di Dio creò proprio questa Vergine quale piena di grazia, e in lei e con lei creò la Chiesa" (11).
Maria, novella Eva. Prima del peccato l’uomo era in possesso di una natura integra e felice, poi perduta, sicché allora il prototipo dell’umanità piena è per Edith rappresentato dall’umanità di Cristo, nuovo Adamo, mentre in Maria è possibile vedere incarnato il modello della perfetta femminilità. In modo particolare, Maria è il modello più compiuto di tutte le virtù femminili perché interamente docile nel corso della sua esistenza all’azione dello Spirito Santo.
. Prima del peccato l’uomo era in possesso di una natura integra e felice, poi perduta, sicché allora il prototipo dell’umanità piena è per Edith rappresentato dall’umanità di Cristo, nuovo Adamo, mentre in Maria è possibile vedere incarnato il modello della perfetta femminilità. In modo particolare, Maria è il modello più compiuto di tutte le virtù femminili perché interamente docile nel corso della sua esistenza all’azione dello Spirito Santo.
Scrive infatti lei che "ovunque si manifesta il bisogno di una partecipazione e di un aiuto materno: in questa sola parola, maternità, noi possiamo riassumere quello che abbiamo additato come un valore personale della donna. Solo che non deve trattarsi di una maternità limitata all’ambito angusto dei consanguinei o degli amici personali, ma sul modello della Madre della Misericordia, estendersi a tutti coloro che sono affaticati e affranti, e affondare le radici nell’universale amore di Dio". (12)
Riferito inoltre in modo particolare allo Spirito Santo, scrive che "l’amore inteso come servizio è una disposizione per cui uno presta aiuto ad ogni creatura per condurla alla perfezione. Ma questo è il titolo dato allo Spirito Santo: dunque nello Spirito Santo di Dio, infuso in ogni creatura umana, potremmo scorgere il modello dell’essere femminile. Questo modello ha trovato la sua più perfetta realizzazione nella purissima Vergine che è la sposa di Dio e la madre di tutti gli uomini"(13)
In Maria, quale sposa dello Spirito Santo, viene allora espressa la dimensione femminile-materna di Dio (il nome indicante lo Spirito in ebraico, Ruah, traducibile come vento, pneuma, soffio, è appunto di genere femminile) (14); Ella è la "icona della tenerezza di Dio" (15), e in questa riconosciuta dimensione sponsale con lo Spirito, la riflessione trova un felice punto di convergenza col pensiero trinitario kolbiano.
Il mistero della santità di Maria nell’ordine divino della salvezza viene interpretato da Padre Kolbe alla luce del mistero della santissima Trinità, legato in modo particolare alla persona dello Spirito Santo.
Scrive infatti san Massimiliano: "Come Gesù, per manifestare il suo immenso amore verso di noi, si è fatto Uomo-Dio, così anche la terza Persona, Dio-Amore, volle manifestare con qualche segno esterno la propria mediazione verso il Padre e il Figlio. Questo segno è il Cuore della Vergine Immacolata". (Scritti 1229)
La circolarità dell’amore che ha origine dal Padre e che nella risposta di Maria torna per così dire alla sua sorgente, è un aspetto fondamentale del pensiero mariano di Massimiliano Kolbe (16), il quale riconosceva di avere, nella vita, una "idea fissa", l’Immacolata, per la quale vivere, lavorare, lottare, finanche morire.

L’amore di Cristo fu il fuoco che incendiò tutta la vita di santa Teresa Benedetta della Croce, ma la sequela di Cristo non era possibile da realizzare se non con e per mezzo di Maria, che di Cristo rappresenta l’immagine più perfetta (cfr. Lumen Gentium, cap. VIII).
La salita al monte Carmelo, o meglio ancora sul Golgota di Auschwitz, per entrambi – Edith e Massimiliano – non sarebbe stata possibile senza il cammino tracciato all’anima da Maria, lampada di eterna gloria. "Nessuno di coloro che La amano – diceva Padre Kolbe – si perderà per sempre". (Scritti 101).
Note
9 - Edith Stein, La donna, pp. 263-264.
10 - Edith Stein, Il mistero del Natale, p.19.
11 - Edith Stein, La donna, pp. 261–262.
12 - Ivi, p.290.
13 - Ivi, p. 219.
14 - A.Gentili, L’elemento che plasma la vita. Dimensione materna dello Spirito, in "Rogate Ergo", n.3 /1998.
15 - M. Canopi, Maria donna della bellezza interiore, Edizioni Paoline, Milano, 1996, p. 35.
16 - Si leggano a tal proposito l’interessante saggio di P.Luigi M. Faccenda, Padre Kolbe, l’Immacolata e la Santa Trinità, Edizioni dell’Immacolata, Borgonuovo (Bologna), 1995, e il volume di P. Severino Ragazzini, San Massimiliano Kolbe. Vita, spiritualità e martirio, Edizioni dell’Immacolata, Borgonuovo (Bologna), 1999.

La theotokos

Aspetti della vita d'unione con Maria nell'esperienza di alcuni mistici, dal libro di Severino Ragazzini, Maria vita dell'anima. Itinerario mariano alla SS. Trinità, Casa Mariana, Frigento 1984, pp. 396-404.



Anche quest'altro aspetto della più perfetta vita mariana ha ormai una considerevole letteratura. Molto compatta ed omogenea. Pare anzi che oggi stia prendendo il sopravvento sul primo (Essere «Maria» per Gesù), grazie forse alla entusiastica divulgazione di cui è stata fatta oggetto dal Marianista Neubert che si ispira al Ven. Chaminade.

1. SERVA DI DIO SUOR MARIA DI S. TERESA (623-1677).Pare che la Terziaria Carmelitana sia la prima a presentare questo particolare aspetto della vita mariana. E lo fa con espressioni molto forti. Anche teologicamente. Lo Spirito di Gesù che in noi grida «Abba, Pater» è lo stesso che in noi grida «Mamma, Mamma»: «Quando l'Eterno Padre comunica ai nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, questi, gridando «Abba, Pater», realizza in noi una tenerezza, un amore di figli verso il Padre Celeste; nello stesso tempo questo Spirito del Figlio realizza una tenerezza ed un amore di figli verso questa infinitamente dolce ed amabile Madre. In questo senso, l'eterno Padre invia anche nei vostri cuori lo Spirito del suo Figlio il quale grida Mamma, Mamma[...]. Poiché è un solo e medesimo Spirito - lo Spirito di Cristo - che suscita nelle anime questo amore filiale e questa vita in Maria, come suscita amore filiale e una vita in Dio. E tutto questo secondo la stessa maniera nella quale ciò fu realizzato in Gesù. Ciò è misterioso e preferisco mantenere un santo silenzio. Ma ciascuno ne può fare l'esperienza nella misura del suo amore»1. Simile atteggiamento verso Maria è graditissimo a Dio il quale infonde sempre più affetto, aumentando così nell'anima mariani sentimenti di pietà filiale di Gesù verso Maria: «Iddio agisce a volte in maniere molto diverse sulle potenze della mia anima. Allora io resto passiva, ben risoluta a rimettermi all'incommensurabile grandezza di Dio. Improvvisamente poi mi infonde un tenero, dolce e filiale amore verso l'amabile Madre e mi detta esclamazioni amorose»2.


2. S. GIOVANNI EUDES (1641-1680).Questo santo, fedele eco e continuatore della Scuola Francese tutto preso dal mistero della unione di Gesù con Maria: «Gesù e Maria sono legati insieme così strettamente che chi vede Gesù vede Maria, chi ama Gesù ama Maria, chi ha devozione a Gesù ha devozione a Maria».Una simile misteriosa unione, lo porta a rivolgersi alla Madonna come a Lei si rivolgeva Gesù stesso: «... siccome, o Gesù, io non vi posso pensare, senza vedere Colei che è assisa alla vostra destra, che vi ha formato, santificato e fatto regnare dentro di sé in una maniera così ammirabile e nella quale voi siete stato sempre vivente e regnante perfettamente, io la saluto ed onoro..4. Più esplicitamente poi dice che tale unione non è indifferente le anime, adombrando molto bene l'atteggiamento che esse devono assumere nei confronti di Maria: «Noi dobbiamo continuare le virtù e portare in noi i sentimenti d'amore, di pietà e di devozione che lo stesso Gesù ha avuto verso la sua Beata Madre. Ora Lui l'ha amata perfettamente»5.

3. VEN. GUGLIELMO CHAMINADE (1761-1850).Riprodurre la pietà filiale di Gesù verso la Madonna è il tratto più saliente e più caratteristico della spiritualità mariana del Venerabile e dell'Istituto da lui fondato: la Società di Maria. Alla base di tutto, lo Chaminade pone una appartenenza totale ed irrevocabile a Maria. Ma non una appartenenza qualunque. Anche lui, discepolo della Scuola Francese, insiste fortemente sulla imitazione di Cristo: appartenere quindi a Maria come Le è appartenuto Cristo, rinnovando la sua pietà filiale verso Maria. Nessuno ha sintetizzato ed applicato meglio il pensiero dello Chaminade come il Padre Neubert, suo degno figlio spirituale6: «Se la qualità di figli di Maria è una partecipazione a quella stessa di Gesù, la nostra pietà filiale verso di Lei non può non essere una partecipazione alla pietà filiale di Gesù. Il Cristo non è per noi soltanto un modello esteriore. Egli non si accontenta di passare davanti a noi. Egli vive in noi e ci fa vivere della sua vita. Come la linfa che circola nei tralci della vita viene dal ceppo; come l'attività che anima le membra del corpo viene dal Capo, così i nostri sentimenti verso Maria ci sono comunicati da Gesù. " Io vivo; no, non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal. II, 20)... "Io amo Maria; no, non sono più io che l'amo, è Cristo che l'ama in me ". Noi praticheremo la pietà filiale verso Maria studiando le disposizioni di Gesù verso la Madre e procurando di riprodurle nel modo più perfetto»;7«Perché Gesù possa liberamente e pienamente vivere in noi occorre da parte nostra la cooperazione per togliere gli ostacoli che ne arrestano l'azione e per sottoporre al suo influsso le risorse che l'agevolano, occorre che noi lavoriamo a conformare i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la nostra volontà ai suoi pensieri, ai suoi sentimenti, alla sua volontà: in una parola, a sostituire la nostra vita interiore con la sua, "a sentire con gli stessi sentimenti di Gesù" (Filip., II, 5). S. Paolo dice... " Io completo nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo " (Col. I, 24). Nulla certamente manca... da parte di Cristo, ma vi manca qualche cosa dalla parte di Paolo, membro di Cristo. Nelle membra di Cristo le sofferenze di Cristo non saranno complete finché non avranno compiuto tutte le disposizioni del loro Capo... Praticare questa devozione a Maria che cosa è se non lo sforzo di completare ciò che manca ancora in noi alla pietà filiale di Gesù verso la nostra Madre ?... L'ideale che Dio pone innanzi ai nostri occhi... è soprattutto di amare Maria come Gesù l'ha amata, con lo stesso oggetto con cui egli l'ha amata e continua ad amarla in cielo.... Può esservi un attitudine verso Maria migliore di quella assunta da Gesù? Questa forma di devozione a Maria è la più perfetta in se stessa ed è la più gradita a Gesù e a Maria»8. Anche nello Chaminade, pare si trovino ambedue gli aspetti questa perfetta devozione a Maria. Parla infatti anche di essere Maria per Gesù: «Maria ha preso cura dell'infanzia di Gesù e si è associata a tutti stati della vita... di Gesù, gli eletti non raggiungeranno la pienezza dell'età perfetta se non in quanto Maria sarà per loro ciò che è stata per Gesù»9.

4. VEN. GIACOMO LIBERMANN (1802-1852).Con espressioni tipicamente improntate alla scuola berulliana documenta molto nettamente la sua esperienza mariana su questo punto. Annientarsi in Gesù per essere ancora e sempre Lui in Maria, per Maria e con Maria: «Che noi siamo ciechi, paralizzati ed annientati in noi stessi e per stessi e che lo Spirito di Gesù sia ogni occupazione, ogni movimento e tutta la vita in noi per unirci e costituire come una cosa sola con Lui in Maria, per Maria e con Maria»10; «Niente in noi sia per noi e nostro, ma tutto sia per Gesù e di Gesù per Maria e con Maria la cui carità deve riempire tutte le nostre anime. Siate tutte di Gesù per Maria e con Maria; il resto non conta. Siate tutte di Lui in Maria, per Maria, con Maria»11.

5. S. TERESA DEL BAMBINO GESÚ (1873-1897).Nella sua infantile semplicità, la piccola Santa ha trovato un sistema semplicissimo per piacere a Maria: trasformarsi in Gesù Bambino e comportarsi con Lei come si comportava Lui. Nessuno, infatti, meglio di Gesù Bambino, ha realizzato la vita mariana. Ecco una testimonianza audace, ma che non si può prendere leggera. Come Gesù Bambino, vorrebbe succhiare il latte verginale di Maria e lo prega di invitarla all'invidiabile convito: «Ricordati, 0 Gesù Bambino, che preferivi le braccia di Maria al trono regale e per sostenere la tua vita non avevi che il latte verginale. A questo convito d'amore che ti dona tua madre, degnati di invitarmi Gesù, mio piccolo fratello»12. Altra esperienza: per far piacere a Gesù, facendo la S. Comunione, si fa sostituire dalla Madonna e poi, per far piacere alla Madonna, si unisce al godimento di Gesù per tanta degna preparazione: «La supplico di piantare Essa stessa un'ampia tenda degna del Paradiso, di abbellirla poi coi suoi propri ornamenti... Mi sembra allora che Gesù sia contento di vedersi così magnificamente ricevuto e sono contenta anch' io»13. Altre volte, preoccupata di far piacere al massimo al Bambino Gesù, prega Maria perché voglia prendere Lei il suo posto e trattare Lei direttamente con Gesù. Così da Maria si fa presentare a Gesù il giorno della sua Professione Religiosa: «La Natività di Maria! Che bella solennità per divenire Sposa di Gesù! Era la piccola Madonnina di un giorno che presentava il piccolo Gesù, il suo piccolo fiore»14, Ma molto più preziosa quest'altra testimonianza che risponde così bene allo spirito della piccola Santa. All'inizio della propria esistenza, il bambino non si distingue dalla mamma: un solo cuore anima due vite differenti, un medesimo sangue nutre due vite distinte, tutte le risorse vitali della madre sono a disposizione del bimbo. S. Teresina ha voluto ottenere una identificazione analoga con Maria nella vita soprannaturale. Chi ne ha beneficiato maggiormente, Gesù Ostia che è ritornato a riposare nel seno della sua Mamma: «Il tesoro della mamma appartiene al figlio ed io sono tua figlia, o mia cara Mamma .. Pertanto le tue virtù, il tuo amore non sono forse miei? Cosi, quando nel mio cuore scende la bianca Ostia, Gesù, il tuo dolce agnello, crederà di riposare in te»15.


6. SERVA DI DIO SUOR JOSEFA MENENDEZ (1890-1923).Questa Religiosa coadiutrice dell'Istituto del S. Cuore, latrice di un messaggio del Cuore di Gesù al mondo, chiese un giorno alla Madonna una preghiera che facesse tanto piacere a Gesù. Soddisfatta nel suo desiderio, si sentì avvicinare da Gesù il quale, facendo eco alla delicatezza della sua Madre, le suggerì una preghiera che avrebbe fatto tanto piacere alla Madonna. In quest'ultima si leggono le seguenti espressioni: «Sono tua figlia e siccome l'impotenza mia è tanto grande, prenderò gli ardori del Cuore del tuo Divin Figlio: von lui ti saluterò come la più pura delle creature»16; «Ora, Josefa, puoi lodare la Madre con le parole del Figlio e il Figlio con quelle della Madre..»17.

7. SERVA DI DIO M. MARIA DI S. CECILIA DI ROMA (1897-1929).Anche nella autobiografia di questa Religiosa si denota la preoccupazione di non piacere abbastanza a Maria. Perciò prega Gesù a voler intervenire per amarLa Lui come merita: «O Gesù, io voglio vivere e morire apostola d'amore, vittima d'amore, martire d'amore. Per accontentarmi bisogna che T'ami col tuo Cuore divino, voglio poi amare Maria, mia buona Madre, come Tu l'ami»18. Altre volte invece è preoccupata di non piacere abbastanza a Gesù. Allora è Maria che deve intervenire: « ... io sono sicura di glorificare il buon Dio in Cielo come egli desidera da me. Le mie mancanze, le mie miserie sono grandi ed incalcolabili, la mia Madre è là per ricoprirmi del suo mantello di perfezione e per mi Gesù con i suoi meriti infiniti»19. Altre volte ancora sente il bisogno di dar libero sfogo ad ambedue i sentimenti contemporaneamente: essere Maria per Gesù, essere Gesù per Maria: «Io mi raffiguro ciascuno dei miei affetti come un anello. Due anelli principali, di una bellezza abbagliante, sono incatenati l'uno nell'altro e sono Cristo e la Vergine... Può forse amarsi più e meglio che col Cuore di Gesù e con quello di Maria?»20; «Mio Gesù, oh quanto ti amo! Voglio vivere e morire martire d'amore, vittima d'amore, apostola d'amore, per te solo, mio Dio! Maria, mia Madre, tu, che amo tanto, fammi la grazia di amar sempre Gesù, di amare Gesù col tuo cuore e di amare te col suo»21.

8. SERVO DI DIO DON EDOARDO POPPE (1090-1924).Anche in questo Servo di Dio si trovano ambedue i sentimenti prima separatamente e poi contemporaneamente, con alcune sfumature veramente belle e degne di considerazione. Desidera essere Maria per Gesù: «Contemplo Gesù-Ostia con gli occhi e col cuore di Maria... Vedo Gesù contemplando Maria... »22; «L'anima si studierà di pregare con le stesse disposizioni di cuore di Maria e di divenire Maria stessa per Gesù. Guardate Gesù-Ostia come lo guarderebbe Maria, desideratelo col suo cuore e col suo amore, donatevi a Gesù e siate tutto di Lui come era di Lui Maria..23. Molto più belle quest'altre espressioni ove non solo dice di voler essere Gesù per Maria, ma giunge fino a desiderare di essere come un Gesù vivente in Maria con tutti i suoi sentimenti di Figlio alla Madre: «Che Gesù rimanga in ispirito presso di me e si mostri nel mio volto agli occhi di coloro che istruisco... Che io non prenda il posto di Gesù e faccia passare per mia la sua forza. Che Gesù viva in me e parli per bocca mia... affinché coloro che mi ascoltano, ascoltino la voce di Gesù, non la mia, che lodino Gesù in me, che ammirino la sua forza nella mia debolezza, che io possa vivere come un Gesù vivente in Maria... »24. Ad un certo punto poi la sua spiritualità prese definitivamente quest'altro aspetto: diventare Maria per Gesù, ossia prendere in se le disposizioni interiori di Maria a tal segno che Maria nelle anime realmente rivolga preghiere e sospiri al suo Divin Figlio; e, viceversa, mostrarsi e presentarsi a Maria come avvolti e coperti dalla vita di grazia di Gesù: «Andate dunque là (in Maria) a trovare Gesù; diventate là Gesù per i vostri figli. Siate dunque Gesù per Maria e siate Maria per Gesù»25.

9. SERVO DI DIO P. GIUSEPPE SCHELLHORN (1869-1935).Il celebre maestro del Noviziato dei Marianisti, immedesimato dello spirito del Ven. Chaminade, ripetutamente e con molto fervore spiega ai suoi novizi che l'omaggio più bello e gradito che si possa offrire alla Madonna è quello di riprodurre la pietà filiale di Gesù verso di Lei. Perciò faceva loro recitare tutti i giorni la seguente preghiera: «O buon Gesù, per l'amore col quale amate vostra Madre, concedetemi, ve ne prego, di amarLa veramente come voi L'amate veramente e volete che sia amata»26.

10. SERVO DI DIO FRATE LEONARDO (1877-1946).Forse poche anime mariane hanno vissuto tanto profonda ed esperimentato tanto a lungo, come ha fatto questo Fratello Scuole Cristiane, tale peculiare aspetto della devozione mariana. Pare quasi che sia divenuta una sua caratteristica. Anche lui è portato a divenire Gesù per la Madonna, proprio per essere sicuro di essere molto gradito a Lei: «Nella pena che provo di non amarvi tanto quanto vorrei e quanto meritate, o mia cara Madre, io vi offro l'amore che aveva per voi il divin Figlio, Gesù: quale tenerezza...!»27. E nessuno potrà essere gradito a Maria come Gesù, perché nessuno ha vissuto meglio la vita mariana: «Come Gesù, vivere la mia vita mariana; essere Gesù per amarLa, venerarLa, lodarLa come Lui lo farebbe al posto mio. O datemi un cuore di figlio per voi. Che io sia un altro Gesù ivi compresa la mortificazione e l'umiltà. Essere Gesù per la sua amata Mamma: dire l'Ave come Lui la diceva; guardarLa come Lui La guardava; obbedirLa come Lui Le obbediva»28. Certo, nessun altro atteggiamento può essere più gradite Gesù che a Maria: «Con Gesù, vivere la mia vita mariale; dare al Figlio la gioia deliziosa di poter amare ancora sulla terra per mezzo mio ed in me la sua Mamma; e alla Mamma, quella di vedere suo Figlio rivivere in me. Quale soave pensiero!»29. Ed ecco che cosa si esperimenta quando si viene elevati simile stato: «Vita Mariale: Gesù, per mezzo mio, si congratula con la sua Mamma per la sua Concezione Immacolata. Unirmi a Gesù vivente in Maria benedicendoLa, ringraziandoLa, amandoLa, facendoLa conoscere. Con Gesù in culla, amare Maria sua Madre, lodarLa, ringraziarLa»30. Fino al punto che può esclamare, senza la minima esitazione: «Non sono io più che servo la SS.ma Vergine: preghiere, saluti, zelo per il suo culto.....è Gesù che L'ama, L'onora, La prega per me...»31

Simili esperienze - nel duplice loro aspetto, come presentate -  non possono lasciare indifferenti. Sono troppo belle per non affascinare irresistibilmente. A tali altezze la Madonna eleva le anime mariane. Ma con tali esperienze si intravvedono già i primi sintomi della purificazione passiva con la quale si entra in piena fase mistica e definitivamente. Per questa ragione, sono state qui riportate solo alcune testimonianze, le più significative, rimettendone molte altre ai seguenti capitoli dove, forse, troveranno un posto più adatto e quindi saranno meglio comprese e valutate. Ogni qualvolta si apre e si legge un libro di ascetica, non si può fare a meno di sentire, almeno in un primo tempo, un istintivo senso di avversione e di antipatia più o meno grande. É il proprio io che si ribella all'idea di dover indietreggiare fino a scomparire. C'è chi definisce questo atteggiamento un senso istintivo di conservazione. Per queste ragioni, e per altre ancora, la maggior parte delle anime chiamate alla perfezione, dopo i primi sporadici tentativi, abbandonano tutto e ritornano ad una vita frivola ed insignificante. Quanto diversa invece sarebbe stata la loro sorte e come avrebbero perseverato nel santo proposito se avessero conosciuto l'ascetica sotto questa luce fin dall'inizio; se le tinte nere della mortificazione, della rinuncia e della morte del proprio io si fossero subito colorate di Maria! La mistica moderna, riservando a Maria sempre più posto nella formazione alla santità, rende un grande servizio alle anime: prova ne sia la sempre crescente fioritura di anime sante. E non solo nei Chiostri! E' questo il secolo di Maria. Quindi della santità mariana, dell'ascetica e della mistica mariana. E non si parli di decadenza o di rilassamento del concetto genuino di ascetica, altrimenti tale accusa toccherebbe direttamente la Madonna. Le sue vie sono materne. Soprattutto materne. 


NOTEL'Union Mystique à Marie, 56. 
Ivi, 80.
3 Barbé L., La Vierge dans la Congrégation de Jésus et Marie, in «Maria», III, 168. 
Ivi, 168. 
Ivi, 169. 
6 Tra le varie pubblicazioni in merito: Il mio ideale: Gesù Figlio di MariaLa devozione a MariaLa vita di unione a Maria; ecc. già tradotte in varie lingue.
7 Neubert E., La devozione a Maria, Milano 1952, 26.
Ivi, 27-28.
L'esprit de notre fondation, I, 121.
10 Barré A., C.S.Sp., Spiritualité Mariale du Venerable Pere Libern in «Maria», III, 390.
11 Ivi, 390
12 Poesia: Gesù diletto mio, ricorda, in «Storia di un'anima», Torino 1943, 423. 
13 Manoscritti autobiografici, 210. 
14 Ivi, 203.
15 Poesia: Perché T'amo, o Maria, in «Storia di un'anima», Torino 1943, 450.
16 Invito all'Amore. Il Messaggio del Cuore di Gesù al mondoe la sua messaggera Suor Josefa Menendez, Torino 1948, 401. 
17 Ivi, 402.
18 Autobiografia, 115. 
19 Ivi, 146.
20 Ivi, 98
21 Ivi, 109.
22 Jacobs 0., Don Edoardo Poppe, 226.
23 Ivi, 234.
24 Ivi, 236-237.
25 Ivi, 223.
26 Neubert E., Le Père Joseph Schellhorn, 118.
27 Alda Marcel, ... de Maria... à la Trinité, 303.
28 Ivi, 305.
29 Ivi, 306-326.
30 Ivi, 327.
31 Ivi, 329.

LO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA NELLA TUA VITA

di Maria Chiara Carulli

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LO SPIRITO SANTO, L’IMMACOLATA E LA CHIESA

L’opera santificatrice dello Spirito Santo e dell’Immacolata in noi



Preghiera allo Spirito Santo (Montfort)

O Spirito Santo! pianta, innaffia e coltiva nell’anima mia, l’amabile Maria, vero Albero di vita, perché cresca, fiorisca e porti frutti di vita in abbondanza. O Spirito Santo! donami una grande devozione e un filia­le amore a Maria, tua divina Sposa; un totale abbandono al suo Cuore materno e un continuo ricorso alla sua misericordia; affinché in Lei, vivente in me, Tu possa formare nell’anima mia Gesù Cristo, vivo e vero, nella sua grandezza e potenza, fino alla pienezza della sua perfezione. Amen.



Lo Spirito Santo è l’autore di ogni santificazione, di ogni rinnovamento. Lo fa misteriosamente, con discrezione, ma lo fa costantemente, in ogni momento della nostra vita. E Maria, sua Sposa, suo Tempio, svolge insieme allo Spirito questa missione che è quella tipica di ogni mamma: la missione di far crescere noi suoi figli in età e grazia, a gloria di Dio. La Sacra Scrittura dice: “Voi siete stirpe eletta, regale sacerdo­zio, nazione santa”: perché? Perché lo Spirito è in azione, per­ché lo Spirito ci santifica, come ha fatto da quando Gesù ce ne ha fatto dono. Nel battesimo i cristiani sono “lavati, santificati, giustifi­cati nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (cfr 1 Cor 6, 11). Lo Spirito chiama tutti alla santità. Chi ama si santifica. È santo chi sa amare. Perciò i santi sono tanti, in ogni am­biente, in ogni nazione, sono di ogni razza, di tutti i tempi. Noi spesso non ci accorgiamo di quanta santità è pieno il mon­do, ma Dio se ne accorge ed è per la fedeltà e l’amore dei santi che non smette di volgere lo sguardo su di noi. Maria in questo ha un ruolo speciale. È lei che si occupa maternamen­te di fare di ogni suo figlio un santo! “L’ideale di ogni anima che tende alla perfezione è di giun­gere a partecipare della vita di Cristo sempre più pienamente, in modo da poter dire con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Questo meraviglioso pro­gramma di vita spirituale suppone che si giunga a pensare, a sentire, a volere e ad agire come Gesù, in modo tale che tutta la vita sia trasformata nella sua vita. Attuare questo programma in ognuno di noi è compito di Maria. È la sua missione. Pare creata per questo. Non appena Maria può avere a sua dispo­sizione un’anima, dopo avervi fatto il vuoto di tutto ciò che è terreno, vi introduce le sue virtù, i suoi sentimenti, la sua vita. Ma quelle virtù, quei sentimenti, quella vita sono già le virtù, i sentimenti e la vita di Cristo. Questo Maria vuole far­lo con tutti. Essa stessa vive di Gesù e del suo Spirito e il suo più grande desiderio è quello di trasfondere questa vita nelle anime. Ma lo vuole fare specialmente con le anime che hanno una particolare devozione a lei, in quelle nelle quali può agi­re più liberamente, perché queste hanno maggiori attitudini a diventare “un altro Gesù”. Questo Maria lo può fare con tut­ti. Infatti, insieme con lo Spirito Santo, è lei che forma le ani­me, ma lo può fare più particolarmente in chi le si affida con amore e con fiducia, totalmente. E Maria può fare tutto que­sto perfettamente perché è lei la “capacità pura di Gesù”, il quale si è fatto uomo e ha vissuto in lei. Come è bella questa certezza: Gesù è passato in Maria e Maria passa in tutti i suoi figli prediletti che perciò non po­tranno che essere tutti di Gesù” (Ragazzini). “Non credere, anima cara, che Maria, la più feconda di tutte le creature, rimanga oziosa in un’anima fedele. Ella farà vivere incessantemente quest’anima per Gesù e Gesù in lei. E se Gesù è veramente frutto di Maria per ogni anima in ge­nerale, certamente, in modo specialissimo, Gesù è frutto di Maria e suo Capolavoro nell’anima dove Ella risiede” (TVD, 218). “La devozione alla Madonna, Sposa dello Spirito Santo, è essenziale al Cristianesimo: senza di essa non si può pos­sedere, se non molto imperfettamente, lo Spirito e i sentimenti di Gesù” (De Clorivière). “Tutto ciò che Maria porta nel suo seno o è Gesù stesso oppure vive della vita di Gesù. Maria, con un amore che non riusciamo neppure ad immaginare, ci porta sempre, come pic­coli figli, nel suo casto seno fino a quando, avendo formato in noi i principali lineamenti di Gesù, ci genera come lui, ri­petendoci continuamente le belle parole di San Paolo: “Figli miei, io vi genero continuamente, finché non sarà formato Cristo in voi” (Gal 4, 19: Ven. Chaminade). “Maria è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui lo Spirito Santo può guidare le anime e condurle alla somiglianza con Cristo, proprio perché Maria fa parte della Parola di Dio ed è ella stessa una parola di Dio in azione. La frase “a Gesù per Maria” è quindi accettabile se intesa nel senso che lo Spirito Santo ci guida a Gesù servendosi di Maria. La mediazione creata da Maria, tra noi e Gesù, ritrova tutta la sua validità se compresa quale mezzo della medi~zione increata che è lo Spirito Santo” (R. Cantalamessa).



Preghiera all’Immacolata, Sposa dello Spirito Santo

O Maria Immacolata, Madre di Gesù e Madre mia, Sposa e Tempio dello Spirito Santo, io mi offro a te perché, unita al tuo Sposo divino, tu possa far vivere in me Gesù. Dammi un cuore simile al suo, aperto ai bisogni del mondo e alle esigenze di Dio, dammi un cuore umile, generoso, semplice e fedele come il tuo, perché lo Spirito Santo, vedendoti in me, possa riempirmi dei suoi santi doni. Rendimi felice di essere tuo, di essere consacrato a te, rendimi attento ad ogni tuo desiderio perché io possa vivere pienamente, in ogni momento, nella Volontà di Dio che tu traduci per me. E dammi l’amore, il fuoco dell’amore che mi mette le ali e mi rende capace di arrivare dove tu vuoi farmi andare per essere nel mondo testimone della tenerezza di Dio che in te si china su ogni creatura. Amen.

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri

Maria Ausiliatrice

Plinio Corrêa de Oliveira


Maria Ausiliatrice



"Santo del giorno", 24 maggio 1968
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L’invocazione di Maria Ausilio dei Cristiani fu introdotta nella Litania Lauretana da San Pio V, per commemorare la vittoria contro i turchi a Lepanto il 7 Ottobre 1571. La festa fu instituita da Pio VII, per grazia ricevuta, di ritorno a Roma [26-9-1814], dopo che Napoleone lo aveva imprigionato.
La statua che si trova sull’altare della nostra cappella – conviene sempre ripeterlo ai giovani qui presenti – è di Maria Ausiliatrice. Il simbolismo della statua è molto bello. Nostra Signora ha in una delle braccia Gesù Bambino e nella mano destra uno scettro. Questo vuole indicare che per il potere che ha su Gesù Bambino, e che lo ha conservato per tutta la vita, Lei ha l’onnipotenza supplicante su tutto il mondo, su tutto l’universo. E come Signora onnipotente dell’universo, ha il potere di aiutarci in tutto ciò che desideriamo. È, quindi, una ausiliatrice onnipotente.
Da un altro canto, la sua fisionomia sorridente e il suo sembiante amabile, ci parlano della sua misericordia. Dunque, due fattori presenti affinché  ci confidiamo nel suo ausilio. Lei vuole soccorrerci in modo inesauribile, e può soccorrerci in ogni cosa. Di conseguenza, se chiederemo Lei ci soccorrerà. Ciò vuol dire che, da un certo punto di vista, Maria Ausiliatrice potrebbe pure essere denominata la Madonna delle Richieste. È vero che Lei non ci viene in aiuto unicamente quando noi lo chiediamo, ma ogni volta che chiediamo, Lei ci aiuta.  Appunto per questo è chiamata Ausilio dei Cristiani.
Anche per questo motivo, è bene ricordarci l’insistenza con la quale La invochiamo nelle nostre preghiere di inizio e fine riunione. Noterete che dopo le tre Ave Maria che preghiamo la sera, vi è sempre la giaculatoria: Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Perché Don Chautard condanna l’errore in cui cadono certe persone nel dire: “Che Iddio, la Madonna, mi aiutino nelle difficoltà straordinarie della vita.
Nelle difficoltà comuni, io non ho bisogno dell’ausilio di Lei. Con il mio talento, la mia capacità e la mia energia, me la cavo da solo”. In materia di apostolato come, peraltro, in qualsiasi materia, questo è falso. Ma in materia di apostolato è falso a titolo speciale, lo è in modo particolare.
Difatti, noi, per l’esito nell’apostolato, come per l’esito della nostra vita interiore, abbiamo bisogno ad ogni passo dell’ausilio della Madonna, ad esempio, affinché queste parole che vi sto dicendo abbiano qualche fecondità.
Questa fecondità risulta esclusivamente  dalla grazia della Madonna; è Lei che la ottiene da Dio, l’autore della grazia, la sorgente ultima, vera e profonda fonte di ogni bene, di ogni dono perfetto. In tal modo che, se la Madonna non mi aiuterà, queste parole risulteranno vane e se io voglio questo aiuto, devo chiederlo.
Quindi, è la cosa più normale del mondo che prima di iniziare il “Santo do Dia” (Santo del giorno), io preghi una giaculatoria. E la prego con lo stato d’animo di chi abitualmente chiede alla Madonna l’aiuto per tutto ciò che fa, riconoscendo la dipendenza in relazione a Lei, e riportando la mia speranza nel Suo aiuto per risolvere tutti i problemi nei quali io possa trovarmi. Questo è per quanto riguarda i problemi dell’apostolato, come pure – soprattutto – i problemi della vita interiore.
Nella nostra vita interiore non possiamo fare nulla senza la grazia. E solo possiamo riceverla da Dio, che ce la concederà soltanto per mezzo della Madonna, e Lei ce la concederà se chiederemo. Dunque, Lei è la nostra ausiliatrice indicibilmente misericordiosa, che ad ogni momento è disposta ad aiutarci e a darci gli aiuti più insperati, quelli maggiori, gli ausili più improvvisi, più fragorosi. Dipende solo che noi chiediamo, chiediamo, chiediamo.
Quindi, dobbiamo prepararci per farLe una richiesta. Quale richiesta? Dobbiamo farLe perlomeno una. Ma Lei, quale Ausiliatrice che è, Le piace che si chieda molte cose. La Madonna non è come i potenti della terra ai quali si chiede poco, per ottenere qualcosa. Al contrario, è una Madre buonissima, che si compiace quando i suoi figli Le chiedono molto e quanto più i figli chiedono, tanto più è felice.
Ma queste cose devono essere richieste ordinate – non dico esclusivamente – soprattutto alla Sua gloria e all’impianto del suo Regno, all’ordine soprannaturale, alla causa contro-rivoluzionaria, alle diverse TFP, ecc.
La Madonna è tanto buona che esaudisce, molte volte, le richieste delle persone che chiedono soltanto per il proprio profitto, e nient’altro. Ad esempio: “Madre mia, il braccio non va bene; ti prego di guarirmelo”.
Ed ecco che Maria Santissima mette a posto il braccio di quella persona… benché questi non si converta. Ma Lei ha esercitato la sua bontà e da quella situazione ne trae comunque un profitto: gli fa vedere che è tanto buona, che lo è anche per chi non se lo merita. Ma se è tanto buona anche verso i figli delle tenebre, quanto più lo può essere verso colui che, con maggiore o minore fedeltà, può chiamarsi figlio della luce. Evidentemente, la Madonna trasborda del desiderio di aiutare.
Quindi, sarebbe una cosa molto buona, sarebbe l’ideale, che chi si sentisse interiormente portato a questo – perché ci vuole una mozione interna – facesse una lista di venti o trenta richieste alla Madonna. Sarebbero richieste in quest’ordine: richieste per la propria vita spirituale, per il proprio apostolato, per tutte le TFP, per la causa contro-rivoluzionaria in genere. Richieste, quindi, per la nostra  ineffabilmente amata e perseguitata Madre, la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Una richiesta per l’urgente realizzazione delle promesse fatte dalla Madonna a Fatima. E allora, per ognuna di queste richieste, formularci qualcosa. Ma, se non si avrà perlopiù una spinta interiore a questo – il che non significa infedeltà, poiché la grazia tocca ogni anima in un certo modo – almeno si elabori una richiesta riguardante la vita interiore e un apostolato da farsi. Che cosa posso voler di più per la mia vita interiore?
Io raccomando una intenzione, e la raccomando con molta insistenza: che la Madonna faccia nell’anima di ciascuno di noi ciò che Lei ritiene sia meglio. È evidente: non si può non chiederlo. Ma, oltre a questo, anche quel che desideriamo, ossia, ciò che Lei ci da l’occasione di conoscere, mediante la grazia e la ragione, e di desiderare come una nostra necessità. Quindi, è normale che chiediamo. È legittimo chiedere. Insomma, chiederLe qualsiasi cosa, e lasciare che la grazia parli interiormente in ognuno di voi. Adesso, infine, chiederemo a Maria Ausiliatrice che conceda, a noi tutti, le grandi grazie. 

Maria, primizia e immagine della Chiesa


di Don Giuseppe Liberto
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Come mai un avvenimento così importante è custodito dalla Chiesa antica nel mistero del silenzio? Il primo autore che ha rotto questo silenzio è Epifanio, vescovo di Costanza (Cipro), vissuto nella seconda metà del IV secolo. Il vescovo, costatando che nelle divine Scritture non si accenna alla morte della Madre di Gesù, scrive: «Certo è che quando l’apostolo Giovanni si recò in Asia, da nessuna parte si dice che egli avrebbe preso con sé la Vergine Santa. La Scrittura a questo proposito ha mantenuto il silenzio più completo a causa della grandezza del prodigio; per non suscitare uno stupore eccessivo nell’animo degli uomini. Personalmente non oso parlarne. Preferisco impormi un atteggiamento di riflessione e di silenzio» (Panarion 78,11).

Basilio Magno, nel suo trattato sullo Spirito Santo, dedica una riflessione illuminante, e dice che nelle verità di fede occorre distinguere i “cherigmi” dai “dogmi”. I primi sono verità contenute nella santa Scrittura e debbono essere proclamati per la diffusione del Vangelo. I “dogmi” non sono contenuti nella Scrittura ma sono stati trasmessi dagli apostoli nel “mistero”. Il termine “mistero” definiva anche la celebrazione liturgica o sacramentale, per cui talune verità erano insegnate durante la celebrazione della liturgia. Basilio, precisando che i dogmi e i cherigmi in rapporto alla fede hanno la stessa forza e la stessa importanza, afferma con decisione: «Se infatti rigettassimo le verità non scritte come non importanti, agiremmo contro il vangelo… I nostri padri non avevano forse imparato a coltivare nel silenzio il rispetto per i misteri?» (De Spiritu Sancto 27).

Lex orandi lex credendi. Il popolo cristiano orante ha sempre creduto che Dio, con la Vergine Madre, si sarebbe comportato in modo diverso da come ha fatto con tutte le altre creature. Maria, pur essendo creatura umana, ebbe il privilegio di essere Immacolata Concezione e dalla “dormizione” sarebbe poi passata al pieno compimento della gloria in paradiso. Il popolo cristiano, professando il Credo, intuiva che nelle parole semper virgo era rivelato il mistero dell’Assunzione in cielo di Maria in corpo e anima.

Al di là delle profonde argomentazioni e dei complicati sillogismi, lo Spirito Santo illumina la mente con maggiore splendore della fioca luce affaticata dell’intelligenza umana. I primi cristiani erano convinti che Colei che era stata abitata dallo Spirito sin dalla sua concezione non poteva conoscere la corruzione della sua dimora all’interno di un sepolcro di morte. Teodosio d’Alessandria (566) attribuisce a Gesù, venuto da sua madre nell’ora della morte, queste parole: «Alzati dal tuo letto, o corpo santo, che fu per me un tempio!». Giovanni XXII afferma che «la Santa Madre Chiesa fervidamente crede e suppone con evidenza che la beata Vergine fu assunta in anima e corpo» (Cum nobis, 17 maggio 1324). Sarà Pio XII, il 30 novembre del 1950, a proclamare solennemente il dogma.  

La solennità dell’Assunta non può essere solo ricordo di un mistero che attrae e stupisce, è anche memoria di un trionfo anticipato che infonde speranza di vittoria sulla morte e sicurezza che anche noi, uniti a Cristo, come sua Madre, sublime modello del nostro destino, saremo assunti in cielo. Dio, infatti, ha abitato in Lei per abitare anche in noi.

Il Prefazio dell’Assunta, seguendo l’antica tradizione cristiana, così canta: «Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella gloria del cielo. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza. Tu, non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita».

Oggi, la solennità dell’Assunzione di Maria ci ricorda che tutti siamo cittadini del cielo e che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli (2Cor 5,1).

Oggi, in mezzo alle nostre agitate giornate ricolme di occupazioni e preoccupazioni, possiamo contemplare il nostro ultimo e definitivo destino della vita: la gloria eterna con la Santissima Trinità, con Maria e con tutti gli angeli e santi.

Oggi, l’Assunta in corpo e anima alla gloria dei cieli ci rivela il valore autentico del corpo umano. L’uomo non è pietra, non è pianta, non è animale, non è mummia inerte che rimarrà imbalsamato per tutta l’eternità, ma la speranza ci assicura che i nostri corpi di morte saranno vivificati dallo Spirito di Cristo che abita in noi (cf Rm 8,11) poiché siamo templi dello Spirito Santo che abita in noi.

Oggi, l’Assunzione di Maria ci fa intravedere la visione della speranza realizzata nella gioia della beatitudine eterna. Maria, spezzando i vincoli dello spazio e del tempo, ci apre il paradiso della gioia e ci lancia verso la libertà e l’eternità sperata.

Oggi, Maria ci invita a ordinare la vita in una gerarchia di valori e a viverla secondo il monito di san Paolo: cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio (Col 3,2).

Il concilio Vaticano II, nella costituzione Lumen Gentium, così scrive: «Assunta in cielo, Lei non ha interrotto questa sua funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna» (n. 62).

San Germano, patriarca di Costantinopoli, quasi indeciso tra lodare la vita di Maria o esultare nella festa che la celebra, così s’interroga: «Intonerò lodi alla tua convivenza con i mortali, o celebrerò la gloria della tua Dormizione per passare alla vita immortale, il giorno della tua Assunzione, secondo lo Spirito?» (IV Omelia mistagogica).

Circa la nostra risurrezione, san Paolo illumina i cristiani di Corinto con queste parole: Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo, venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte (1Cor 15,20-26).

Con frasi elevate e toccanti, il concilio Vaticano II così esprime il mistero dell’Assunzione di Maria: «Finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori e vincitore del peccato e della morte» (LG 59). Poi continua: «La Madre di Gesù, come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa, che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (LG 68).

La Madre Vergine di Gesù, al termine della sua vita mortale, non poteva, dunque, essere consegnata alla dissoluzione della morte, ultima nemica: questo è il destino di noi peccatori, non il suo! Maria anticipa e assicura il traguardo della nostra speranza. Noi non saremo mai Chiesa se non apparteniamo a Cristo con tutto il nostro essere e agire, lasciandoci coinvolgere con Maria e come Maria nella preghiera che magnifica il Signore per la misericordia che ci ha donato e per le grandi cose che ha compiuto in noi. Il viaggio della risurrezione e dell’assunzione ha bisogno della speranza alimentata dalla pazienza, da non confondere con la disperanza dell’ignavia o con la pigrizia spirituale.

La vita cristiana è vivere l’attesa che Cristo ritorni, perché solo il suo ritorno ci salva.

Maria viene a vivere nell’anima





"Un’infinità di ottimi effetti produce nell’anima questa devozione fedelmente praticata [darsi interamente a Maria e per mezzo di lei a Gesù].

Il principale tra essi è che Maria viene a vivere nell’anima in modo che non è più l’anima che vive, ma è Maria che vive in essa e che viene a essere, per cosi dire, l’anima della stessa anima.

E quale meraviglia non opera Maria quando per una grazia veramente ineffabile viene ad essere Regina di un’anima?

È l’operatrice delle grandi meraviglie e lavora soprattutto nei cuori, e molte volte all’insaputa dell’anima stessa, poiché se questa si accorgesse di quanto avvie­ne in lei si esporrebbe al pericolo di perdere, a causa della vanità, questa sua bellezza.

Maria è la Vergine feconda, in tutte le anime in cui va a vivere fa germogliare la purezza di cuore e di corpo, la rettitudine delle intenzioni e abbondanti opere buone.

Non credere che Maria, la più feconda delle pure creature che giunse al punto di pro­durre un Dio, rimanga inoperosa in un’anima fedele.

Sarà proprio ella che farà vivere l’anima incessantemente per Gesù Cristo, e farà vivere Gesù nell’anima:

“Figlioli miei, che io di nuovo partorisco, finché non sia formato Cristo in voi” (cf Gal2,20). 

Come nel venire al mondo Gesù volle essere frutto di Maria, cosi lo è egualmente per ciascuna anima; e in quelle in cui Maria può abitare più liberamente si vede meglio come è suo frutto e capolavoro. (…)

Essendo Dio venuto al mondo, la prima volta, nell’umiltà e nel nascondimento per mezzo di Maria, non si potrebbe affermare che per mezzo di Maria verrà anche la seconda volta per regnare in tutti, come attende la Chiesa, e per giudicare i vivi e i morti?

Nessuno sa come e quando avverrà; ma so che Dio, i cui disegni si innalzano sui nostri più che il cielo sulla terra, verrà nel tempo e nel modo meno sospettato dagli uomini, compresi i più versati e competenti in Sacra Scrittura, la quale in questo punto resta molto oscura.

Io però credo anche, che negli ultimi tempi, e forse più presto di quel che si pensa, Dio susciterà grandi uomini pieni dello Spirito Santo e dello spirito di Maria per mezzo dei quali questa divina Sovrana farà grandi meraviglie sulla terra, per distruggervi il peccato e stabili­re nel mondo corrotto il regno di Gesù Cristo suo Figlio."

Da “La vera e perfetta devozione”, di San Luigi M. Grignion de Montfort (1673-1716), (nn. 55-59).



Preghiera

Signore, da’ figli e servi a tua Madre: liberi secondo la tua libertà, distaccati da tutto; schiavi del tuo amore e del tuo volere, uomini secondo il tuo cuore; veri figli di Maria tua santa Madre, generati e concepiti dalla sua carità. (di San Luigi M. Grignion de Montfort)

A cura del "Movimento dei Focolari"

sabato 8 settembre 2018

Lo Spirito Santo è là dove c'è Maria


La Madre celeste, Regina della Pace, ci promette le sue preghiere e prega con noi la potenza dello Spirito Santo, perchè aumenti la nostra fede. Soltanto nello Spirito Santo possiamo credere in Dio. La Madre sa che senza lo Spirito Santo la nostra preghiera è vuota. Senza lo Spirito la nostra vita è senza senso. Senza lo Spirito non possiamo essere fedeli a Dio e agli altri. Senza lo Spirito anche le nostre chiese diventano musei. Senza lo Spirito dialoghiamo, ma non diventiamo amici; possiamo leggere anche dei libri, ma non diventiamo più saggi. Senza lo Spirito Santo non c'è la vita, l'amore a la fiducia. Il problema dello Spirito è il problema del nostro tempo e della nostra terra. Solo nella potenza dello Spirito possiamo avvicinarci alla Regina della Pace che ci parla oggi. Lo Spirito Santo non lo possiamo possedere, ma possiamo lasciarci possedere dallo Spirito. Dio lo dà solo a quelli che lo cercano e lo desiderano. Secondo lo Spirito conosciamo Dio, noi stessi e questo mondo. Pregare lo Spirito non è comodo, perché ci svela la superficialità della nostra fede in Gesù; ci svela come ci è estraneo lo Spirito di cui ci parla Gesù e come è lontana la pace che Gesù e Maria vogliono darci. 

Si usa dire: "Non pregare lo Spirito se vuoi che tutto rimanga come prima". Lo Spirito Santo è là dove c'è Maria. Questo lo sappiamo dalle parole dell'Angelo Gabriele: "Lo Spirito Santo scenderà su di Te; su Te stenderà la sua Combra la potenza dell'Altissimo" (Lc. 1,35). E anche dalla parola di Gesù agli Apostoli: "Restate in città e aspettate lo Spirito promesso" (cfr Lc. 24,49). Maria insieme con gli Apostoli aspettava nella preghiera lo Spirito che Gesù ha promesso. Con Maria siamo "sicuri": così ci assicura Lei stessa nel suo messaggio. Perché chi ama Gesù amerà anche Maria; chi prega Maria sarà guidato a Gesù. Il tempo della Chiesa è tempo dello Spirito Santo e anche tempo di Maria, Madre della Chiesa. Lei, sotto la Croce, è diventata Madre della Chiesa. Accettando Giovanni dalle mani di Gesù, accetta ognuno di noi. Gesù sulla Croce, dopo aver affidato Giovanni a Maria e Maria a Giovanni, dice: "Tutto è compiuto" (Gv. 19,30). Come se volesse dire che questa maternità di Maria è nel piano di Dio per la salvezza del mondo. Come un padrone quando se ne va di casa raduna i suoi figli per dire loro: "Durante la mia assenza ascoltate la madre e fate quello che lei vi dirà". Ma l'essenza dei messaggi di Maria sono quelle parole che ha detto a Cana di Galilea: "Fate tutto quello che Lui vi dirà" (Gv. 2,5).

Ti ringrazio, o Maria, perché non ti sei ancora stancata di noi. Ti prego, guidaci sulla via della santità; e che i tuoi messaggi ci siano come luce in questa valle di lacrime, perché possiamo vivere gioiosamente i tuoi messaggi insieme con te fino all'ultima meta della nostra vita, dove Tu ci aspetti. 

Vorrei leggere, o meglio pregare, in ringraziamento alla Regina della Pace, usando le parole con le quali che Padre Slavko pregava per il 15° anniversario delle apparizioni della Madonna: "Desidero oggi dire grazie, o Maria, per ogni tua venuta. Grazie per ogni messaggio, per ogni tua parola e in modo particolare perché ci chiami tuoi "cari figli". Ti ringrazio, perché posso crederTi che Ti siamo cari e che Tu ci ami. Grazie, perché ci hai detto di pregare per poter capire il tuo amore e piangere di gioia. Grazie, perché ci hai detto che Ti siamo importanti e che senza di noi non puoi fare niente. La mia anima sul tuo Podbrdo canta un canto di grazie a Te e benedice con Te il Signore, perché ti ha mandata tra di noi. La mia anima esulta con Santa Elisabetta, con tutta la parrocchia e con tutti i pellegrini. Ti benedico con tutti quelli che si sono riconciliati nella confessione. Ti benedico con tutti i gruppi di preghiera, perché ci insegni a pregare. Ti benedico con tutti i veggenti e le loro famiglie. Ti benedico con tutte le famiglie che ti hanno accettata e vivono nella pace. Ti benedico, o Maria, con tutto quello che il Signore farà ancora attraverso di Te. Con Te prego il Signore: che il tuo Cuore immacolato sia glorificato nel mondo e doni la pace al mondo. E che sia benedetto il Signore Dio Onnipotente, ora e sempre". 

PREGHIERA E alla fine vorrei pregare soprattutto per tutti gli ascoltatori di Radio Maria, per le vostre famiglie, per i giovani, per tutti gli anziani che si sentono isolati, abbandonati: che il cuore della nostra Madre Celeste, Regina della Pace, possa portare la pace in tutti i cuori, soprattutto in quelli inquieti 

Padre Ljubo