giovedì 29 settembre 2016

Medjugorje «Il mio amato figlio, scelto per questo tempo»

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Quando a parlare è il Papa («Il mio amato figlio, scelto per questo tempo»)
Tratto dal libro "Maria, Alba del terzo millennio"

«Totus Tuus»
Giovanni Paolo II è un Papa mariano; durante il suo lungo pontificato ha guardato con profonda devozione filiale alla Vergine Maria, costante figura di riferimento della sua spiritualità e del suo magistero. Non solo i discorsi papali o l’enciclica Redemptoris Mater, ma anche le omelie, i documenti, i libri scritti prima della sua salita al Soglio di Pietro, e le frequenti visite ai santuari mariani rivelano che Maria di Nazaret ha accompagnato tutta la vita di Karol Wojtyla. Quante volte lo abbiamo sentito invocare con fiducia la Madre di Dio e Madre nostra. E lo stesso motto scelto per lo stemma episcopale, e poi per quello pontificio, esprime una dichiarazione di intenti, un affidamento radicale alla Vergine: « Totus tuus».


Un voto
cardinal Deskur ha confidato che quando Wojtyla, nel 1964, venne nominato arcivescovo di Cracovia, trovò il seminario di quella città quasi vuoto; allora fece questo voto alla Madonna: «Farò tanti pellegrinaggi a piedi ad altrettanti santuari di Maria, piccoli e grandi, vicini o lontani, a seconda del numero di vocazioni che ogni anno mi darai». Da allora quel seminario cominciò a popolarsi di giovani: in certe annate ne entrarono anche più di cinquanta. Nel momento in cui Wojtyla lasciò Cracovia per la Cattedra di Pietro, il seminario ne contava quasi cinquecento! Doveva a questo punto mantenere il suo voto, diventato piuttosto impegnativo, ma lo fece con gioia. Così la sua vita, prima di arci vescovo e poi di Papa, è stata un continuo pellegrinaggio.., che non è ancora finito! Manca giusto Medjugorje...

Nel segno del terzo segreto di Fatima
Il 13 maggio 1981 papa Wojtyla è colpito a morte, ma la Madre celeste devia il colpo, come dimostra la traiettoria anomala del proiettile descritta in seguito dai medici esterrefatti.
Siamo nell’anniversario della prima apparizione di Fatima, e questo particolare non sfugge a Giovanni Paolo II che, l’anno dopo, vi porta la pallottola che avrebbe dovuto ucciderlo, per incastonarla nella corona della statua della Vergine. Da quel giorno diviene ancor più «il Papa di Maria», in quanto «Lei lo ha conservato in vita per la Chiesa».
Di fatto con questo gesto Giovanni Paolo II si riconosce miracolato dalla Madonna, che proprio a Fatima aveva messo in guardia l’umanità e la Chiesa dalle trame del Maligno. Già: Satana, ancora lui, l’Angelo de caduto che è sempre dietro il Male che è nel mondo. Satana, l’eterno sconfitto dell’Apocalisse, che nel suo accecamento aveva scelto quel 13 di maggio senza fare i conti con il significato di quella data o, al contrario, come plateale gesto di sfida, come predetto nel terzo segreto di Fatima.
Che cos’è il famoso terzo segreto? «La lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani» e «l’immane sofferenza dei testimoni della fede nell’ultimo secolo del secondo millennio». Ma, soprattutto, l’attentato al Papa, ovvero contro quel «vescovo vestito di bianco» che, «camminando faticosamente verso la Croce tra i cadaveri dei martirizzati (vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi laici), cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco».
A svelare il mistero più inquietante e meglio custodito del XX secolo non è stata la solita fonte ben informata, ma non ufficiale. No. A parlare della «visione profetica» avuta il 13 luglio 1917 dai tre pastorelli è stato a nome di Giovanni Paolo II, il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, il numero due nella gerarchia vaticana. E Sodano ha scelto per far lo il luogo e il momento più appropriati: la stessa Fatima, la cittadina portoghese dove è apparsa la Madonna, meta da decenni di imponenti pellegrinaggi, il 13 maggio 2000, nel giorno della solenne beatificazione di due dei tre fanciulli che videro la Vergine, i fratellini Francesco e Giacinta Marto, che all’epoca delle apparizioni avevano 9 e 7 anni.
« Dopo l’attentato del 13 maggio 1981», afferma il braccio destro di Wojtyla, «a Sua Santità apparve chiaro che era stata “una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo al “Papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia della morte”». E «i successivi avvenimenti del 1989», riferisce ancora Sodano, «hanno portato, sia in Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta del regime comunista che propugnava l’ateismo. Anche per questo il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine Santissima».

Da Fatima... a Medjugorje

Sempre il 13 maggio 2000, durante l’ omelia della Messa di beatificazione di Francesco e Giacinta, Giovanni Paolo Il definisce alcuni aspetti importanti delle apparizioni di Fatima: «Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione», ricorda. E ammonisce i figli della Chiesa di non stare al gioco del «drago», cioè il Maligno, «perché l’ultima meta dell’uomo è il Cielo» e «Dio vuole che nessuno si perda». Per questo preciso motivo, conclude, il Padre duemila anni fa ha inviato sulla terra suo Figlio.
La Madre celeste dunque si sarebbe manifestata in Portogallo per rivolgere i cuori degli uomini a Dio, e distoglierli dalle insidie di Satana. Due aspetti essenziali, come ormai sappiamo, anche della sua ventennale presenza a Medjugorje.
E non a caso, allora — fatto straordinario nella storia delle apparizioni mariane —, la Madonna qui avrebbe fatto un preciso riferimento ad altre apparizioni, a quelle di Fatima per l’appunto. Come testimonia Marija, la Madre celeste le avrebbe rivelato di venire a Medjugorje a «completare ciò che aveva incominciato a Fatima».
Da Fatima a Medjugorje si dipanerebbe, dunque, un filo teso per la Conversione dell’umanità. Il Papa stesso lo ha confermato, conversando con il vescovo slovacco Pavel Hnilica.
Ci sono almeno due aspetti in cui il legame Fatima-Medjugorje si fa evidente, e in entrambi i casi entra in gioco anche la figura dell’attuale Papa.
Il primo: in Portogallo Maria aveva annunciato la caduta del mondo nelle trame dei totalitarismi e aveva chiesto preghiere per la Russia. A Medjugorje la Madonna appare al di là della «cortina di ferro» e promette, fra le tante altre cose, che la Russia sarà il Paese dove la si onorerà di più. E Giovanni Paolo II consacra la Russia e il mondo al Cuore immacolato di Maria il 24 marzo 1984.
Secondo aspetto: la Madonna appare la prima volta a Medjugorje a poco più di un mese di distanza da quando il Papa, il «vescovo vestito di bianco cade come morto» in Piazza San Pietro. Lo fa non in un giorno qualsiasi, ma il 24 giugno 1981, nella festa di San Giovanni Battista, precursore di Cristo e profeta della conversione: anche Lei invita alla conversione e prepara i cuori all’accoglienza di suo Figlio Gesù.
Su queste considerazioni padre Livio Fanzaga ha impostato l’ampio saggio conclusivo di questo libro, sottolineando la cura di Maria per l’umanità in questa epoca travagliata.
Ma se Maria è un grande dono per l’umanità, lo è stato innanzitutto per la Chiesa, proteggendo il suo capo, il Papa. Nel corso delle prime apparizioni comunitarie di Medjugorje, riferendosi all’attentato del 13 maggio, la Vergine lo ammette apertamente ai veggenti: «I suoi nemici hanno cercato di ucciderlo, ma io l’ho difeso».


Strumento di Maria
« La Madonna salva il Papa e si serve del piano del Maligno per realizzare i suoi progetti di grazia lungamente preparati», osserva padre Livio Fanzaga. Anche dal male più assoluto, Dio può trarre un bene.
« In tutto questo lungo tempo» la Regina della pace non ha mai smesso di camminare a fianco del Papa, sottolinea ancora padre Livio, «parlando una lingua slava come lui, anticipando o accompagnando i suoi insegnamenti e facendo di lui lo strumento privilegiato del trionfo del suo Cuore immacolato».
Non è forse Giovanni Paolo II ad averle affidato il mondo? E con quali conseguenze epocali. Non è lui l’uomo che, a detta di commentatori anche non allineati, ha cambiato la storia del secolo appena concluso? E un dato certo che i suoi discorsi per un’umanità nuova, contro l’aborto, contro ogni sfruttamento e discriminazione, contro il cattivo uso della natura, contro il consumismo della globalizzazione capitalistica, contro ogni ideologia totalitaria e ogni relativismo hanno inciso le coscienze. E in chiave soprannaturale è difficile non collegare la sua testimonianza e la sua vita coi grandi fatti a cui abbiamo assistito, su tutti il crollo comunista nei Paesi dell’Est.
La Madonna l’ha protetto? È sicuro. Lei che a Fatima, nel 1917, apparendo a tre pastorelli, aveva predetto le sue sofferenze, gli ha dato sempre la forza di andare avanti, attraverso un attentato, malattie anche gravi, operazioni chirurgiche, nell’infaticabile adempimento dei suoi doveri quotidiani.
Da tutti questi indizi padre Livio è portato a credere che la lunghezza delle apparizioni di Medjugorje sia anche collegata all’analoga durata del pontificato di Giovanni Paolo II: «Mi piace pensare che la Vergine continuerà a manifestarsi almeno fino alla fine di questo pontificato». Una considerazione del tutto personale, precisa, ma che, nel paragrafo che segue, troverebbe la più autorevole conferma.


«Il mio adorato figlio che soffre»
In un messaggio commovente la Vergine di Medjugorje svela una sua iniziativa: questo Papa l’ho scelto io. E si dimostra preoccupata per la sua salute fisica.
Siamo nell’agosto del 1994, e Giovanni Paolo Il compie un viaggio apostolico in Croazia. La guerra arroventa i Balcani e, in verità, il Papa avrebbe voluto — fermamente — recarsi a Sarajevo, nella città assediata, per tentare di spezzare la spirale dell’odio. Ma non gli è stato permesso. Può comunque attraversare l’Adriatico verso lidi più tranquilli, da dove far risuonare il suo appello di pace.
Il 25 del mese, la Madonna, come sempre, dà il suo messaggio al mondo: «Cari figli, oggi sono vicina a voi in modo speciale, per prega re per il dono della presenza del mio amato figlio nel vostro Paese. Pregate figlioli per la salute del mio adorato figlio che soffre e che io ho scelto per questo tempo. Io prego e parlo con mio Figlio Gesù perché si realizzi il sogno dei vostri padri. Pregate figlioli in modo particolare perché Satana è forte e vuole distruggere la speranza nei vostri cuori. Vi benedico».
Lungo il corso del Pontificato non sono mancati altri riferimenti a Giovanni Paolo II, che riprendono il premuroso incoraggiamento che la Vergine gli aveva inviato, attraverso i veggenti, il 26 settembre 1982:
« Possa egli considerarsi il padre di tutti gli uomini, e non solo dei cristiani; possa egli annunciare instancabilmente e coraggiosamente il messaggio di pace e di amore tra gli uomini».

La domanda che tutti si fanno
Ma che cosa pensa il Papa delle apparizioni di Medjugorje? Che cosa deciderà?
La domanda assilla devoti e non, anche perché non esistono, almeno finora, dichiarazioni pubbliche. Giovanni Paolo II, naturalmente, ha sempre accuratamente evitato di assumere qualsiasi posizione ufficiale, che coinvolga la sua funzione.
Ne avrebbe sicuramente il diritto, e anche il documento della Congregazione per la dottrina della fede sui Criteri di decisione (1978) gliene dà la facoltà. Ma, in concreto, i Papi lungo i secoli hanno sempre evitato di pronunciarsi sulle apparizioni, principalmente per due motivi. Di solito si tratta, almeno inizialmente, di fenomeni circoscritti, che riguardano l’autorità locale, il vescovo del luogo; e il Papa, secondo quanto codificato ai punti 895 e 896 del Catechismo della Chiesa cattolica, evita di interferire con tali competenze, secondo il principio di sussidiarietà. In secondo luogo, l’autorità suprema della Chiesa cattolica evita di impegnarsi nell’interpretazione di materie non dogmatiche.
C’è però chi ha osservato che, in controtendenza, gli ultimi Pontefici si sono impegnati a favore di Lourdes e di Fatima con elogi pubblici e solenni, e recandovisi in pellegrinaggio; e che l’apparizione di Lourdes è stata anche oggetto, fino al Concilio, di una festa universale per tutta la Chiesa latina.
Bisogna però ammettere che questo fervore è esploso solo «dopo» il riconoscimento delle apparizioni della Vergine nei rispettivi paesini dei Pirenei e del Portogallo. E che peraltro, secondo i principi enunciati da Pio X nell’enciclica Pascendi, l’approvazione della Chiesa comporta che si forniscano solide ragioni per credere all’autenticità di una data apparizione, ma che, con ciò, non si può comunque garantire il fatto in sé.
Tutto ciò legittima ampiamente tanta prudenza di giudizio. Occorrerebbe, semmai, porre un altro tipo di problema: quando, come è il caso di Medjugorje, un’apparizione assume una portata universale, il Papa non avrebbe delle ottime ragioni per occuparsene più direttamente?
Ma di fatto questo avviene, seppure in una forma discreta, del tutto privata.
Sono tanti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e persino i laici che hanno avuto occasione di incontrare il Pontefice e di toccare il tema Medjugorje, in conversazioni informali, durante le quali Wojtyla ha espresso le sue convinzioni in merito.
Il silenzio ufficiale di Giovanni Paolo TI ci spiega che le dichiarazioni che lo riguardano — riportate come in un’antologia nelle pagine che seguono — non vanno prese come la posizione definitiva della Chiesa; ma non si può con questo nascondere l’importanza che si attribuisce al l’opinione personale del Vicario di Cristo.


Convinto dell’autenticità
Già nel 1985 è stata raccolta questa testimonianza del dottor Luigi Frigerio: «Il Papa ha riferito a un sacerdote che conosco bene di essere con vinto dell’autenticità dei fatti di Medjugorje».


« Convintissimo»
L’arcivescovo di Perpignan, in Francia, monsignor Jean Chabbert, af ferma: «Io so per certo che il Papa è convintissimo dell’autenticità del le apparizioni».


« Sei passato da Medjugorje ?»
Il 24 marzo 1994 il gesuita slovacco monsignor Pavel Hnilica, amico e consigliere del Papa per i Paesi dell’Est, sceglie Medjugorje per celebrare il decimo anniversario della Consacrazione della Russia e del mondo al Cuore immacolato di Maria. Per l’occasione, Hnilica invita nella cittadina dell’Erzegovina i fedeli mariani di tutti i Paesi della terra perché rinnovino la consacrazione, in unione con il Santo Padre. Interverranno tra gli altri monsignor Franic, il vescovo americano monsignor Nicolàs D’Antonio Salza e molti sacerdoti.
Durante quel pellegrinaggio, Hnilica rivela un episodio inedito: un colloquio con il Santo Padre da cui si era recato, esattamente dieci anni prima, il 26 marzo 1984, di ritorno da un viaggio a Mosca. Invitato da Wojtyla a una colazione che diventerà lunghissima, il vescovo racconta come abbia potuto trovarsi al Cremlino e celebrare segretamente la Messa proprio nel giorno in cui il Pontefice compiva il gesto solenne della Consacrazione della Russia e del mondo al Cuore di Maria. Profondamente commosso, il Papa esclama: «La Madonna ti ha condotto per mano!».
« No, Santità, mi ha portato in braccio», lo corregge Hnilica. Poi Giovanni Paolo II gli chiede trepidante: «Pavel, sei passato da Medjugorje?».
« No, Santo Padre», è la risposta.
« Com’è che non ci sei stato?», replica il Pontefice.
« No. Il Vaticano me lo ha sconsigliato», spiega Hnilica.
Wojtyla resta per qualche attimo perplesso, poi fa un gesto della mano come per dire: «Non ti preoccupare». E poi aggiunge: «Va’ in incognito. E mi riferirai ciò che hai visto». Lo conduce quindi nella sua biblioteca e gli mostra un libro di padre Laurentin, legge qualche messaggio della Madonna e poi commenta: «Vedi Pavel, Medjugorje è la continuazione di Fatima, è la realizzazione di Fatima».


La riscoperta del soprannaturale
Qualche anno dopo il Papa riprenderà con mons. Hnilica quello stesso discorso: «Oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale, ma lo ritrova a Medjugorje attraverso la preghiera, il digiuno e la confessione».
Esattamente lo stesso concetto, persino con le stesse parole, viene espresso a un gruppo di medici che difendono in modo particolare la dignità delle vite mai nate. Il 10 agosto 1989 Giovanni Paolo Il si rivolge a loro dicendo: «Sì, oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale. A Medjugorje in molti hanno cercato e trovato questo senso nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza sacramentale».
I medici italiani Frigerio e Margnelli e i loro colleghi raccolsero una gran quantità di dati sui veggenti, quando si recarono l’ultima volta nel villaggio dell’Erzegovina, il 7, 8 e 9 settembre 1985. Il risultato dell’indagine venne condensato in una lunga e dettagliata relazione, poi trasformata in un libro. Copia della relazione fu inviata all’allora vescovo di Mostar, monsignor Pavao Zanic, e al Papa. Il dottor Frigerio rivela: «Mi risulta che Giovanni Paolo II abbia letto con molto interesse e con grande trepidazione il riassunto dei nostri studi e delle nostre osservazioni».


Sempre informato, discretamente
A dire il vero papa Wojtyla in vent’anni è sempre stato informato, anzi ha chiesto egli stesso di essere discretamente tenuto al corrente, su tutto ciò che riguarda Medjugorje. A partire dalle numerose pubblicazioni, soprattutto gli studi a carattere medico-scientifico e teologico, sugli straordinari fatti di laggiù. In particolare dovrebbe aver ricevuto, e probabilmente anche letto, le pubblicazioni dell’abbé Laurentin. A partire dal primo libro, pubblicato nella primavera del 1984, La Madonna appare a Medjugorje?, che il Papa legge a Castelgandolfo; mentre l’anno dopo riceve il testo sugli studi medici, scritto dal sacerdote francese in collaborazione con il professor Joyeux.


« Il Papa è il solo giudice»...
Papa Leone X, nei documenti del quinto Concilio Lateranense, afferma: « Quando si tratta di rivelazioni profetiche, il Papa è il solo giudice».


«No, il giudice è Dio»
Giovanni Paolo II ha sempre manifestato simpatia per Medjugorje, ma nella massima discrezione e nel pieno rispetto (in accordo con i suoi principi di governo) dei sentimenti e delle responsabilità di ogni livello gerarchico nella Chiesa. A un fedele italiano che lo supplicava di mettere fine all’opposizione del vescovo di Mostar verso le apparizioni, egli rispose in sostanza: «È lui giudice dei suoi atti». E alla domanda di replica, «Ma non siete voi suo giudice?», la nuova risposta: «No, il giudice è Dio».


L’anno mariano
Il cardinale Gray, arcivescovo di Edimburgo, sostiene: «So che il Papa voleva l’anno mariano [il 1983] a causa dei messaggi della Madonna a Medjugorje. So che il Papa personalmente accetta le apparizioni di Medjugorje... perché ciò che dà prova di queste apparizioni sono tanti frutti».


Se non fossi Papa...
Giovanni Paolo II ha manifestato più di una volta la sua fede in Medjugorje. Il cardinale Tomasek ha rivelato una frase pronunciata da Wojtyla in sua presenza, e cioè che se non fosse Papa «vorrebbe andare a Medjugorje per offrire aiuto nell’assistenza ai pellegrini».


Se non fossi Papa... 2°
In diverse occasioni il Papa ha ricevuto alcuni tra i veggenti, fra cui Mirjana Dragicevic: in occasione della sua prima visita a Roma, nel 1987, le parla in privato per venti minuti. La veggente riferirà che per ora non rivela nulla di quel colloquio, eccetto queste parole di Giovanni Paolo II: «Se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare».


« Santità, quando viene a Medjugorje ?»
Nel febbraio 1995 alcuni vescovi croati incontrano il Papa a Roma. Uno di loro racconterà che, durante l’incontro, monsignor Zanic (ex vescovo di Mostar, ormai in pensione) chiede al Santo Padre: «Santità, quando viene a Sarajevo?». E Giovanni Paolo II, di rimando: «Oh, pensavo mi chiedesse “quando viene a Medjugorje?”».


« Me ne parlò favorevolmente»
Il 5 agosto 1988 monsignor Michael D. Pfeifer, vescovo di San Angelo, in Texas (Stati Uniti), indirizza alla sua diocesi una lettera pastorale in titolata Il Vangelo, Maria e Medjugorje, nella quale scrive: «Durante la mia visita ad limina a Roma con i vescovi del Texas, in una conversazione privata con il Santo Padre, gli chiesi che cosa pensasse di Medjugorje. Il Papa me ne parlò assai favorevolmente».


« Voglio andare a Medjugorje» 1°
Il 6 aprile 1995 una delegazione croata si reca in visita ufficiale in Vaticano. Sono presenti anche il vicepresidente della Croazia, Radic, che rappresenta il presidente Tudjman, e il cardinale Kuharic. Dopo la lettura del discorso ufficiale, il Papa dice ai presenti: «Voglio andare a Spalato, a Maria Bistrica e a Medjugorje!».


« Voglio andare a Medjugorje» 2°
Sabato 15 marzo 1997 è a Medjugorje, in visita, lo scomparso presi dente croato Franjo Tudjman. E arrivato in elicottero insieme con il vescovo di Mostar, monsignor Ratko Peric. Sono presenti alcune migliaia di persone ad accoglierli; vengono ricevuti in canonica dal parroco padre Ivan Landeka, dal provinciale dei francescani di Erzegovina fra Tomislav Pervan e da molti altri, tra cui l’ex parroco padre Leonard Orec. Sarà proprio padre Leonard a riferire poi che il presidente Tudjman, da vanti a tutti, ha sottolineato due concetti. Il primo: «Sono contento di venire qui con il vescovo e il provinciale dei francescani, perché mi auguro che ogni tensione venga presto appianata». E poi: «Andate tutti a salutare il Santo Padre a Sarajevo [il Papa si sarebbe recato nella città martire di lì a pochi giorni, ndr]. Nel nostro ultimo colloquio, Giovanni Paolo II mi ha detto per la seconda volta che desidera visitare Medjugorje».


Il «pellegrinaggio dei cuore»
Durante la visita apostolica a Sarajevo, Giovanni Paolo II non è riuscito ad andare pellegrino a Medjugorje: sarebbero bastati pochi minuti in elicottero. Probabilmente lo ha scelto lui, o forse lo hanno consigliato, anche per ragioni di sicurezza. Chissà? Tuttavia, Medjugorje non è stata assente in quel suo viaggio.
Il 12 aprile 1997, all’aeroporto di Sarajevo, i primi ad accoglierlo so no stati i tre vescovi della regione balcanica e i due padri provinciali francescani della Bosnia-Erzegovina. Quando gli si è avvicinato il padre provinciale della Bosnia, Petar Andjelovic, Wojtyla gli ha domandato a bruciapelo: «E Medjugorje?». Padre Petar allora ha fatto cenno all’altro frate, padre Tomislav Pervan, provinciale dell’Erzegovina, di farsi avanti, per «competenza». Il religioso, emozionato, si è limitato a dire: «Sono il padre provinciale di Mostar... e di Medjugorje». Il Pontefice ha assentito con il capo e ha ripetuto, scandendo le sillabe, in modo che tutti i vicini potessero sentire: «Medjugorje, Medjugorje!». Il movimento delle labbra mentre pronunciava quella parola lo hanno visto benissimo tutti coloro che hanno seguito l’arrivo del Papa in televisione.
Durante la preghiera nella cattedrale di Sarajevo, per ben due volte Giovanni Paolo II ha invocato la protezione della Regina della pace. La sera, dopo cena, al seminario cattolico, padre Tomislav Pervan gli ha consegnato personalmente una bella monografia fotografica su Medjugorje, realizzata e pubblicata dalla parrocchia, e gli ha parlato della vita del santuario. Il Papa lo ha ascoltato in silenzio e con estrema attenzione, manifestando un vivo interesse.
Al momento della partenza, all’ aeroporto di Sarajevo, sempre padre Tomislav lo ha supplicato: «Santità, l’aspettiamo a Medjugorje». Il Papa ha abbozzato un sorriso, lo si è visto su tutti gli schermi televisivi, e ha risposto, di nuovo, con semplicità: «Medjugorje, Medjugorje!».
Lungo il tragitto percorso dall’auto papale, più volte la folla ha urlato: «Santo Padre, vieni a Medjugorje!»; e lui benediceva tutti in silenzio.
Anche se non ha potuto visitare in quell’occasione la Lourdes slava, si può legittimamente immaginare, con Laurentin, che mentre sorvola va Medjugorje, Giovanni Paolo II vi ha certamente compiuto il suo «pellegrinaggio del cuore».


« Usa le stesse parole di Maria»
Nella cappella della comunità Oasi della Pace a Medjugorje, il 12 aprile 1997, un centinaio di italiani è presente al momento dell’apparizione a Marija. La veggente conversa poi con i presenti, dicendo tra l’altro:
« Voi non sapete quante volte ho notato che il Santo Padre dice le stesse cose contenute nei messaggi della Madonna. Lei ci dà il messaggio il 25 del mese e lui l’indomani usa le stesse parole. E allora penso: c’è un altro veggente oltre a noi! O il Santo Padre è guidato così fortemente dallo Spirito Santo, oppure anche lui ha le apparizioni. Ma così ci fa concorrenza...».
Ho ripensato a questo episodio dopo i tragici fatti di New York, trovando una spontanea relazione tra il messaggio del 25 settembre 2001 (quello in cui la Madonna ci esorta a pregare e digiunare specie ora che «Satana vuole la guerra e l’odio») e il discorso del Papa all’Angelus di domenica 30 ottobre, quando ha pregato che «la Regina della pace interceda per l’umanità intera, affinché l’odio e la morte non abbiano mai l’ultima parola».
Oltre ad affidarsi esplicitamente alla Regina pacis, come già fece Benedetto XV, Giovanni Paolo II in tale occasione ha invitato «tutti — singole persone, famiglie, comunità — a recitare il Rosario ogni giorno, per la pace», che «i fedeli della Chiesa» devono «costruire», testimoniandola nel «bandire la violenza» e facendosi «operatori di pace»: una esortazione che i lettori di questo libro sanno cara alla Madonna d’Erzegovina. Come risulta in quello stesso messaggio di settembre là dove Ella ha detto «testimoniate la pace... siate portatori di pace»; e poi, rassicurando i sui figli, con parole che suonano quasi una risposta alla successiva invocazione domenicale del Papa: «Io sono con voi e intercedo presso Dio per ognuno di voi. E voi non abbiate paura....».
Marija Pavlovic Lunetti concludeva quell’incontro ricordando come la Madonna avesse indicato nel Santo Padre «il figlio prediletto», chiedendo di pregare per lui, «perché è il Papa che ha potuto scegliere per questi tempi». Questa frase è stata ripetuta anche nel corso di un’intervista a Radio Maria, nella quale la veggente ha aggiunto:
« Quando saremo al trapasso tra un Papa e l’altro e quando saremo nel la decisione di un nuovo Papa, dovremo lasciarci tutti guidare dalla preghiera e dallo Spirito Santo».


« Voglio vedere il Papa»
Marija ha ricevuto dalla Madonna il compito di pregare in particolare per i sacerdoti e le anime consacrate. Fin dall’inizio delle apparizioni coltiva un amore profondo per il Papa e un gran desiderio di vederlo. Ripete spesso a tutti, compresa la Vergine: «Voglio vedere il Papa!». Ma non fa niente per forzare questo desiderio: va spesso a Roma in pellegrinaggio, prega, ma in privato, coi suoi famigliari, il suo gruppo di preghiera. Non avanza mai una richiesta ufficiale.


« Budi dobra!» (sii buona!)
Un giorno, mentre Giovanni Paolo Il è accolto da centinaia di migliaia di persone in America Latina, la Gospa fa a Marija una sorpresa durante l’apparizione. Le «mostra» il Papa; Marija lo vede prodigiosamente «dal vero», mentre parla alla folla proprio in quel momento, a migliaia di chilometri di distanza.
Qualche tempo dopo la veggente può realmente vedere il Papa, mentre il Pontefice è in visita a Parma. Egli la riconosce, le va incontro (anzi torna indietro per andarle incontro), le dà un buffetto su una guancia e le dice in croato: «Budi dobra!» (sii buona!).


Marija ha offerto la vita per lui
Marija non nasconde che da anni ha offerto la sua vita per il Papa (come Vicka ha fatto per i peccatori e i sofferenti nel corpo e nello spirito). Il 10 aprile 1997, giorno in cui compie 32 anni, la Madonna le appare più lungamente del solito e la bacia sulla guancia, come sempre fa ai compleanni. Marija coglie l’occasione per rinnovare, nelle mani della Vergine, l’offerta della propria vita per Giovanni Paolo II. Racconta suor Emmanuel: «Marija stava a solo due metri da me e vedevo il suo viso illuminarsi. La veggente ci ha poi spiegato che questa offerta aveva un senso speciale, in quei giorni in cui il Pontefice veniva per la prima volta in Bosnia-Erzegovina, a Sarajevo, il 13 aprile 1997, e ci ha detto ancora che la Madonna desiderava che si pregasse in modo speciale per il Papa»


« Prega la Madonna per me»
Il 22 marzo 1995 Vicka accompagna in udienza in Vaticano 350 feriti e invalidi di guerra croati e bosniaci. Il Papa, fuori dal protocollo come tante altre volte, si avvicina ai sofferenti.
Ma manca un interprete e la veggente, che parla in modo fluente l’italiano, è incaricata di tradurre in croato le parole che il Pontefice rivolge nella nostra lingua ai pellegrini. Giovanni Paolo II la riconosce: «Tu non sei Vicka di Medjugorje?», le chiede al termine dell’udienza. La ragazza fa cenno di si e gli offre una corona del Rosario, dicendo: «Santo Padre, lei ha senz’altro tante corone, ma questa è stata benedetta direttamente dalla Madonna». Il Papa sorridendo ringrazia Vicka, la benedice e la congeda con queste parole: «Tu prega la Madonna per me e io pregherò per te».


La Vergine e il comunismo
Il giornale coreano Notizie cattoliche, nel numero dell’11 novembre 1990, riporta il seguente testo scritto da monsignor Angelo Kim Nam Su, presidente della Conferenza episcopale coreana: «Durante l’ultimo sinodo a Roma, noi vescovi della Corea siamo stati invitati a pranzo dal Papa. Alla mia osservazione, “Santità, grazie a lei la Polonia è riuscita a liberarsi dal comunismo”, il Santo Padre mi ha corretto dicendo: “No, non grazie a me; è stata opera della Vergine, come ha detto a Fatima e a Medjugorje”».


« In linea con il Vangelo»
Nel numero del 3 febbraio 1991, la rivista Homme Nouveau cita una conversazione tra l’arcivescovo Kwangju e il Papa. All’osservazione del primo, «in Corea, nella città di Nadju, c’è una statua della Madonna che piange», Wojtyla commenta: «E ci sono dei vescovi, come in Jugoslavia, che sono contrari... Ma dobbiamo tener conto della risposta della gente, delle molte conversioni. Tutto ciò è in linea con il Vangelo. Questi fatti devono essere studiati attentamente».


« Lasciateli andare»
Nell’agosto 1989 monsignor Patrick F. Fiores, arcivescovo di San Antonio, negli Stati Uniti, rivela: «Quando incontrai il Papa gli chiesi che cosa avremmo dovuto fare con tutta questa gente che va a Medjugorje. La sua risposta fu: “Lasciateli andare. Quando ci andrà anche lei, preghi per me”».


«È un bene che la gente ci vada» 1°
Parlando all’Università di Notre Dame, in occasione della Conferenza nazionale su Medjugorje, monsignor Sylvester W. Treinen riferisce la seguente conversazione avuta con il Papa. «Santo Padre, sono appena ritornato da Medjugorje. Là avvengono cose meravigliose...». E il Papa: « Sì, è un bene che la gente vada a Medjugorje, preghi e faccia penitenza. È bene...».


« E un bene che la gente ci vada» 2°
L’arcivescovo di Pescara, monsignor Francesco Cuccarese, chiede al Papa come deve comportarsi con i fedeli della sua diocesi che vanno a Medjugorje. Giovanni Paolo II invece di rispondergli gli pone un’altra domanda: «Che cosa fa questa gente?». E il vescovo risponde: «Va in pellegrinaggio, prega, si confessa». «E allora», conclude il Papa, «lasci che ci vadano». In realtà anche l’arcivescovo era giunto alla stessa conclusione.


«io sono con voi!»
Il 17 giugno 1992 dice a padre Jozo Zovko, all’udienza generale: «Le do la mia benedizione. Coraggio! Io sono con voi! Abbiate cura di Medjugorje, non stancatevi, ma perseverate. Proteggete Medjugorje».


« Ci credo, ci credo, ci credo!»
In occasione del Congresso eucaristico di Bologna (1997), monsignor Mario Rizzi, ex nunzio apostolico in Bulgaria, racconta che l’anno prima (1996) assisteva alla Messa personale del Papa in compagnia di monsignor Roberto Cavallero di Chiavari, di ritorno da Medjugorje. Wojtyla chiede a quest’ultimo: «Lei ci crede a Medjugorje?». Ma il prelato ne approfitta e gli rinvia la domanda: «Ma lei, Santo Padre, ci crede?». Dopo un breve silenzio, Giovanni Paolo II dichiara, scandendo ogni parola: «Ci credo, ci credo, ci credo!».


Legge «L’eco di Medjugorje»
La suora polacca che si occupa degli alloggi del Papa ha detto a padre Jozo: «Il Papa legge L’eco di Medjugorje. Gli passiamo quello che noi riceviamo in polacco».


invita al digiuno e alla preghiera
Il 14 marzo 1993, in occasione della recita dell’Angelus, il Papa invita al digiuno e alla preghiera, e incoraggia ad ascoltare i messaggi della Vergine. Molti riconoscono nelle sue parole un chiaro riferimento a Medjugorje: per lo meno la pensano in questo modo padre Slavko Bar barie e padre Leonard Orec.


« Autorizzate tutto ciò che riguarda Medjugorje»
Molti preti e vescovi, ma anche laici responsabili di movimenti e realtà ecclesiali, si pongono il problema se sia giusto e corretto lasciar parlare dei testimoni di Medjugorje nelle chiese o nei meeting cattolici. Un vescovo latino-americano ha posto qualche anno fa la questione diretta mente al Papa. Alcuni centri per la pace stanno organizzando una serie di conferenze di padre Slavko in Sudamerica per il gennaio-febbraio 1995. L’arcivescovo di Asunciòn, in Paraguay, monsignor Felipe San tiago Benftez Avalos, non è convinto di consentire l’uso delle chiese della diocesi per incontri su Medjugorje. Perciò chiede che padre Slavko fornisca lettere di presentazione da parte del provinciale dei frati minori dell’Erzegovina e del vescovo di Mostar. Ma trovandosi a Roma, nel novembre 1994, monsignor Benftez ha l’occasione di chiedere al Papa se sia opportuno promuovere questi incontri, per giunta con la presenza di un frate di San Giacomo. Giovanni Paolo II gli risponde pronto: «Autorizzate tutto ciò che riguarda Medjugorje!». L’arcivescovo a questo punto non ritiene più necessarie altre garanzie, chiama i centri per la pace e dà il suo consenso, raccontando il perché del suo ripensa mento. La notizia che Wojtyla ha detto «Autorizzate» si propaga come un benefico incendio in tutto il Sudamerica, con il risultato che ben otto Paesi sono visitati da padre Slavko e spalancano le porte delle loro chiese e cattedrali al messaggio di Medjugorje.


Ancora sui pellegrinaggi
Sul settimanale diocesano La vita del popolo del 1° febbraio 1987, il vescovo di Treviso monsignor Antonio Mistrorigo racconta: «Il Santo Padre ha dimostrato di essere bene informato su Medjugorje. Egli è convinto che non vi sia niente di negativo nel permettere che i pellegrini vi si rechino per pregare con dedizione, per ricevere i sacramenti e per in cominciare una nuova vita».
Dieci anni dopo, monsignor Packiam Arokiaswamy, vescovo di Maturai nelle Indie, giunto a Medjugorje agli inizi di agosto 1997, dichiara: «In via privata, il Papa incoraggia il pellegrinaggio a Medjugorje e lo approva; questo per ora ci è sufficiente».


Tre benedizioni di fila
Anche suor Emmanuel delle Beatitudini ha potuto constatare questa apertura e disponibilità del Papa. Il 15 novembre 1996 partecipa a un’udienza privata con frate! Ephraim, fondatore della sua comunità, e insieme con altre trenta persone. Il Papa saluta personalmente ciascuno. Arrivato davanti a lei le impartisce, come a tutti i presenti, la sua benedizione. Suor Emmanuel ne approfitta per dirgli: «Abito a Medjugorje da sette anni e la mia missione è di difendere i messaggi della Regina della pace con libri, cassette, trasmissioni, conferenze in tutto il mondo...».
A queste parole il viso di Giovanni Paolo II si illumina; interrompe la religiosa che sente la mano del Papa posarsi sulla sua fronte: «La benedico!», le mormora. Poi guarda con evidente gioia i libri di suor Emmanuel per i più piccoli: Bambini, aiutate il mio cuore a vincere, e quello su Medjugorje e la guerra, giorno per giorno. Prima di proseguire la benedice di nuovo, per la terza volta.



« Medjugorje è il centro spirituale del mondo»
Monsignor Sebasti Murilo Krieger, ex vescovo di Florianopolis, in Brasile, è stato a Medjugorje ben quattro volte. La prima nel 1986, la se conda nel 1987. Alla vigilia del terzo viaggio, nel 1988, va in ritiro spirituale a Roma con altri otto vescovi e trentatre sacerdoti del suo Paese. Prima di partire per la Jugoslavia, celebra una Messa privata alla presenza del Papa, che al momento dei saluti gli chiede: «A Medjugorje pregate anche per me». Monsignor Krieger avrà modo di incontrare ancora il Pontefice, per annunciargli il suo quarto pellegrinaggio al santuario slavo, il 24 febbraio 1990. Giovanni Paolo II in quella occasione si raccoglie per qualche istante e poi gli sussurra: «Medjugorje è il centro spirituale del mondo». Lo stesso giorno, durante una colazione con il Santo Padre, presenti altri vescovi brasiliani, Krieger si rivolge di nuovo a papa Wojtyla per chiedergli; «Santità, posso dire ai veggenti di Medjugorje che invia loro la sua benedizione?». E il Papa risponde: «Sì, sì», e lo abbraccia.

martedì 16 agosto 2016

Maria janua coeli - porta del cielo


Maria libera i suoi devoti dall'inferno

È impossibile che si danni un devoto di Maria che fedelmente la onora e si raccomanda a lei. A prima vista questa proposizione sembrerà forse a qualcuno troppo azzardata, ma io lo pregherei di non respingerla prima di leggere quello che dirò su questo punto.
Quando si afferma che è impossibile che un devoto della Madonna si danni, non si intende parlare di quei devoti che abusano della loro devozione per peccare con minor timore. Perciò ingiustamente alcuni sembrano disapprovare che noi esaltiamo tanto la pietà di Maria verso i peccatori perché dicono che questi ne abusano per peccare ancora di più; tali presuntuosi per la loro temeraria fiducia meritano il castigo, non la misericordia. Si intende invece parlare di quei devoti che, desiderosi di emendarsi, sono fedeli nell'onorare la Madre di Dio e nel raccomandarsi a lei. Questi, dico, è moralmente impossibile che si perdano. Lo ha affermato anche il padre Crasset nel suo libro sulla devozione verso Maria Vergine, e prima di lui il Vega nella sua Teologia Mariana, il Mendoza e altri teologi. Per assicurarci che essi non hanno parlato a caso, vediamo quel che ne hanno detto i dottori e i santi. Nessuno si meravigli se riporterò molte sentenze somiglianti; ho voluto registrarle tutte, per dimostrare quanto sono stati concordi gli autori su questo punto.
Sant'Anselmo dice che, come è impossibile che si salvi chi non è devoto a Maria e da lei non è protetto, così è impossibile che si danni chi si raccomanda alla Vergine e da lei è guardato con amore. Sant'Antonino conferma quasi con le stesse parole: «Come è impossibile che possano essere salvi quelli dai quali Maria distoglie gli sguardi della sua misericordia, così è necessario che quelli sui quali rivolge i suoi occhi implorando per loro siano salvi ed entrino nella gloria».
Si noti la prima parte della proposizione di questi santi e tremino quelli che tengono in poco conto o abbandonano per trascuratezza la devozione alla divina Madre: dicono che è impossibile salvarsi per quelli che non sono protetti da Maria. Lo asseriscono anche altri, come il beato Alberto Magno: «O Maria, tutti quelli che non sono tuoi servi si perderanno». San Bonaventura: «Chi trascura di servire la Vergine morirà in peccato». E altrove: «Chi non ti invoca in questa vita, Signora, non giungerà in paradiso». A proposito del salmo 99 il santo arriva a dire che quelli da cui Maria distoglie lo sguardo non solo non si salveranno, ma che per loro non vi sarà neppure speranza di salvezza. Già prima di lui sant'Ignazio martire aveva affermato che un peccatore non può salvarsi se non per mezzo della santa Vergine, la quale con la sua pietosa intercessione salva tanti che secondo la divina giustizia sarebbero dannati. Alcuni dubitano che questa sentenza sia di sant'Ignazio; il padre Crasset dice che questo detto l'ha fatto suo san Giovanni Crisostomo. Lo troviamo ugualmente ripetuto dall'abate di Selles. E in questo senso la santa Chiesa applica a Maria le parole dei Proverbi: «Tutti quelli che mi odiano, amano la morte» (Prv 8,36). Infatti - come dice Riccardo di san Lorenzo a proposito delle parole «Ella è simile alla nave di un mercante» (Prv 31,14) - «saranno sommersi nel mare di questo mondo tutti quelli che sono fuori di questa nave». Anche l'eretico Ecolampadio diceva: «Non mi si sentirà mai parlare contro Maria, poiché stimo segno certo di riprovazione la poca devozione verso di lei».
Al contrario, Maria afferma: «Chi mi ascolta non sarà confuso» (Sir 24,30 Vulg.), non si perderà. «Signora, le dice san Bonaventura, chi attende ad onorarti sarà lontano dalla perdizione». Ciò avverrà, dice sant'Ilario, anche se costui in passato avesse molto offeso Dio.
Perciò il demonio si dà tanto da fare perché i peccatori, dopo aver perduto la grazia divina, perdano anche la devozione a Maria. Sara, vedendo Isacco scherzare con Ismaele che gli insegnava cattive abitudini, chiese ad Abramo di allontanarlo e di allontanare anche sua madre Agar: «Scaccia questa schiava e suo figlio» (Gn 21,10). Non le bastò che fosse mandato via solamente il figlio senza che venisse mandata via anche la madre; pensava infatti che altrimenti il figlio, venendo a vedere la madre, avrebbe continuato a frequentare la casa. Così il demonio non si accontenta di vedere che un'anima scaccia da sé Gesù Cristo, se non ne scaccia anche la Madre, altrimenti teme che la Madre con la sua intercessione riconduca di nuovo in essa il Figlio. E teme con ragione, poiché, come dice il dotto padre Paciuchelli, «colui che persevera nel rendere omaggio alla Madre di Dio, presto riceverà Dio stesso». Perciò a buon diritto sant'Efrem chiama la devozione alla Madonna «la Carta della libertà», il salvacondotto per non essere relegato all'inferno. E la divina Madre era da lui proclamata «la protettrice dei dannati». San Bernardo assicura che a Maria «non può mancare né la potenza né la volontà di salvarci». Non le manca la potenza, perché, dice sant'Antonino, «è impossibile che non siano esaudite le sue preghiere». E san Bernardo assicura che «quel che Maria cerca, trova e le sue domande non possono essere mai deluse». Non le manca la volontà di salvarci, poiché Maria ci è madre e desidera la nostra salvezza più di quanto la desideriamo noi. Se ciò è vero, come può mai succedere che un devoto di Maria si perda? Egli può essere peccatore, ma se con perseveranza e volontà di emendarsi si raccomanderà a questa buona Madre, sarà sua cura ottenergli lume per uscire dal suo miserevole stato, dolore dei suoi peccati, perseveranza nel bene e infine una buona morte. Quale madre, se potesse facilmente liberare un figlio dalla morte pregando il giudice di graziarlo, non lo farebbe? Possiamo forse pensare che Maria, la madre più amorevole che possa trovarsi dei suoi devoti, potendo così facilmente liberare un figlio dalla morte eterna, non lo farà?
Devoto lettore, ringraziamo il Signore se vediamo che ci ha donato l'affetto e la fiducia verso la Regina del cielo, poiché Dio, dice san Giovanni Damasceno, fa questa grazia solo a quelli che vuole salvi. Ecco le belle parole con cui il santo ravviva la sua e nostra speranza: «O Madre di Dio, se io metto la mia fiducia in te sarò salvo. Se io sono sotto la tua protezione, non ho nulla da temere, perché essere tuo devoto è avere armi sicure di salvezza che Dio concede solamente a coloro che vuole salvi». Perciò Erasmo così salutava la Vergine: «Dio ti salvi, o spavento dell'inferno, speranza dei cristiani; la fiducia in te ci assicura la salvezza».
Quanto dispiace al demonio vedere un'anima che persevera nella devozione alla divina Madre! Si legge nella Vita del padre Alfonso Alvarez, molto devoto a Maria, che un giorno mentre egli pregava ed era assalito dalle tentazioni impure con cui lo tormentava il demonio, il nemico gli disse: «Smetti questa tua devozione a Maria e io smetterò di tentarti».
Come riferisce Ludovico Blosio, il Signore rivelò a santa Caterina da Siena che per sua bontà aveva concesso a Maria, per riguardo al suo Unigenito di cui è Madre, che nessuno, anche se peccatore, che a lei devotamente si raccomanda, sia preda dell'inferno. Anche il profeta Davide pregava di essere liberato dall'inferno per l'amore che portava all'onore di Maria: «Signore, amo l'onore della tua casa... non perdere con gli empi l'anima mia» (Sal 25,8-9). Dice: «della tua casa», perché Maria fu quella casa che Dio stesso si fabbricò su questa terra come sua abitazione e per trovarvi il suo riposo, quando si fece uomo, come sta scritto nei Proverbi: «La sapienza si è fabbricata una casa» (Prv 9,1). «Certamente non si perderà, diceva sant'Ignazio martire, chi attenderà ad essere devoto alla Vergine Madre». San Bonaventura lo conferma: «Signora, quelli che ti amano godono grande pace in questa vita; la loro anima non vedrà la morte in eterno». Non è mai accaduto, «non può accadere - ci assicura il devoto Blosio - che un servo umile e attento di Maria si perda eternamente».
«Quanti sarebbero stati eternamente dannati o sarebbero rimasti impenitenti se la beata Vergine Maria non si fosse interposta presso il Figlio, affinché usasse loro misericordia!». Così dice Tommaso da Kempis e molti teologi, specialmente san Tommaso, pensano che a molte persone, morte in peccato mortale, la divina Madre abbia ottenuto da Dio la sospensione della sentenza e di ritornare in vita a far penitenza. Autori importanti ne citano diversi esempi. Fra gli altri Flodoardo, che visse verso il secolo IX, nella sua Cronaca narra di un certo diacono Adelmano che, creduto morto, stava per essere seppellito quando ritornò in vita e disse di aver veduto il luogo dell'inferno a cui era stato condannato. Ma per le preghiere della beata Vergine era stato rimandato nel mondo a far penitenza. Anche il Surio riferisce che un cittadino romano chiamato Andrea era morto in peccato mortale e che Maria gli aveva ottenuto di ritornare in vita per poter essere perdonato. Pelbarto racconta che ai suoi tempi, mentre l'imperatore Sigismondo attraversava le Alpi con il suo esercito, da un cadavere di cui erano rimaste soltanto le ossa si udì uscire una voce che chiedeva un confessore, dicendo che la Madre di Dio, alla quale era stato devoto durante la sua vita di soldato, gli aveva ottenuto di vivere in quelle ossa fin che si fosse confessato. E dopo essersi confessato morì. Questi e altri esempi non devono servire a incoraggiare qualche temerario che volesse vivere in peccato a sperare che Maria lo libererà dall'inferno anche se morisse nel peccato. Infatti, come sarebbe una grande pazzia gettarsi in un pozzo con la speranza che Maria lo preservi dalla morte, perché ne ha preservato alcuni in simili casi, così sarebbe maggior pazzia rischiare di morire in peccato, con la presunzione che la santa Vergine lo preservi dall'inferno. Ma questi esempi devono servire a ravvivare la nostra fiducia, pensando che se l'intercessione della divina Madre ha potuto liberare dall'inferno anche coloro che sono morti nel peccato, tanto più potrà impedire che cadano nell'inferno coloro che in vita ricorrono a lei con l'intenzione di emendarsi e la servono fedelmente.
Diciamole dunque con san Germano: «Che ne sarà di noi, o Vergine santa, vita dei cristiani?». Noi siamo peccatori, ma vogliamo emendarci e ricorriamo a te. Sant'Anselmo afferma: «Non si dannerà quello per cui Maria avrà pregato anche una sola volta». Prega dunque per noi e saremo salvi dall'inferno. «Chi mai mi dirà che quando arriverò al tribunale divino non avrò favorevole il giudice, se nella mia causa avrò te a difendermi, Madre di misericordia?» esclama Riccardo di san Vittore. Il beato Enrico Suso dichiarava di aver posto la sua anima nelle mani di Maria e diceva che, se il giudice avesse voluto condannare il suo servo, voleva che la sentenza passasse per le mani di Maria. Sperava infatti che se la condanna fosse giunta nelle mani pietose della Vergine, ne sarebbe certamente stata impedita l'esecuzione. Lo stesso dico e spero per me, o mia santissima Regina. Perciò voglio sempre ripeterti con san Bonaventura: «Signora, ho sperato in te, non sarò confuso in eterno». In te ho posto tutte le mie speranze; perciò spero con certezza di non vedermi perduto, ma salvo in cielo a lodarti e amarti in eterno.

Maria soccorre i suoi devoti nel purgatorio

Felici sono i devoti di questa Madre così pietosa, poiché non solo sono da lei soccorsi su questa terra, ma anche nel purgatorio sono assistiti e consolati dalla sua protezione. Anzi, dato che in purgatorio sono più bisognosi di sollievo perché sono più tormentati e non possono aiutarsi da se stessi, molto di più la nostra Madre di misericordia si prodiga per soccorlerli. San Bernardino da Siena dice che in quel carcere di anime spose di Gesù Cristo, Maria ha pieno dominio per dar loro sollievo e per liberarle dalle loro pene.
Anzitutto Maria dà sollievo alle anime del purgatorio. Applicando a lei le parole del Siracide: «Sui flutti del mare passeggiai» (Sir 24,5), san Bernardino da Siena aggiunge: «Cioè visitando e soccorrendo nelle necessità e nelle pene i miei devoti, perché sono miei figli». Il santo dice che le pene del purgatorio sono chiamate «flutti» perché sono transitorie, a differenza di quelle dell'inferno che non passano mai, e sono paragonate ai «flutti del mare», perché sono molto amare. I devoti di Maria afflitti da queste pene sono spesso da lei visitati e confortati. «Vedete dunque, dice il Novarino, quanto importa essere servi della Vergine, poiché ella non li dimentica quando soffrono in mezzo a quelle fiamme e, benché soccorra tutte le anime purganti, tuttavia ottiene sempre più indulgenza e sollievo ai suoi devoti».
La divina Madre rivelò a santa Brigida: «Io sono la madre di tutte le anime che stanno in purgatorio e tutte le pene che esse meritano per le colpe commesse durante la loro vita, in ogni ora per le mie preghiere vengono in qualche modo mitigate». La pietosa Madre non disdegna talvolta di entrare in quella santa prigione per visitare e consolare quelle anime afflitte sue figlie. «Penetrai nelle profondità dell'abisso» (Sir 24,5). San Bonaventura applica a Maria queste parole, aggiungendo: «Dell'abisso, cioè del purgatorio, per dar sollievo con la sua presenza a quelle anime sante». «Quanto grande è la bontà di Maria verso quelli che si trovano nel purgatorio, poiché per suo mezzo essi ricevono continui conforti e refrigeri», dice san Vincenzo Ferreri.
Quale altra consolazione hanno nelle loro pene se non Maria e il soccorso di questa Madre di misericordia? Santa Brigida udì un giorno Gesù dire a Maria: «Tu sei mia madre, tu sei la madre della misericordia, tu sei la consolazione di quanti sono in purgatorio». La beata Vergine stessa disse a santa Brigida: «Come un povero infermo, afflitto e abbandonato nel suo letto, si sente confortato da una parola di consolazione, così le anime del purgatorio si rallegrano al solo udire il mio nome». Dunque il solo nome di Maria - nome di speranza e di salvezza - che spesso invocano in quel carcere quelle anime sue figlie dilette, è per esse un gran conforto. Dice il Novarino: «L'amorevole Madre, sentendosi invocare da loro, aggiunge le sue preghiere a Dio da cui quelle anime vengono soccorse come da una celeste rugiada che mitiga l'ardore dei loro tormenti».
Ma Maria non solo consola e conforta i suoi devoti nel purgatorio, spezza le loro catene e li libera con la sua intercessione. Sin dal giorno della sua gloriosa Assunzione, in cui si dice che «tutto il purgatorio rimase vuoto», come scrive Giovanni Gersone - e lo conferma il Novarino: «Autori degni di fede affermano che Maria, quando stava per andare in cielo, chiese al Figlio la grazia di poter condurre con sé nella gloria tutte le anime che si trovavano allora in purgatorio» -; sin da allora dice Gersone che la beata Vergine ebbe il privilegio di liberare i suoi servi da quelle pene. Lo asserisce anche risolutamente san Bernardino da Siena: «La beata Vergine, con le sue preghiere e anche con l'applicazione dei suoi meriti, ha la facoltà di liberare le anime del purgatorio, e massimamente i suoi devoti». Lo stesso dice il Novarino: «Non stento a credere che per i meriti di Maria le pene di tutte le anime del purgatorio, non solo sono alleviate, ma anche abbreviate, di modo che per intercessione della Vergine si accorcia il tempo della loro espiazione». Basta che ella preghi.
San Pier Damiani racconta che una donna chiamata Marozia, essendo già morta, apparve a una sua comare e le disse che nel giorno dell'Assunzione di Maria era stata da lei liberata dal purgatorio insieme con tante altre anime il cui numero superava quello degli abitanti di Roma. La stessa cosa afferma san Dionisio Cartusiano, dicendo che ogni anno nelle festività della Nascita e della Risurrezione di Gesù Cristo, la beata Vergine, accompagnata da schiere di angeli, scende nel purgatorio e libera molte anime da quelle pene. E il Novarino non esiterebbe a credere che in qualunque festa solenne della santa Vergine molte anime siano liberate dal purgatorio.
Ben nota è la promessa che Maria fece al papa Giovanni XXII, quando gli apparve e gli ordinò di far sapere che tutti coloro che avrebbero portato il sacro scapolare del Carmelo il sabato dopo la loro morte sarebbero stati liberati dal purgatorio. È quel che il pontefice, come riferisce il padre Crasset, dichiarò nella Bolla da lui pubblicata, che fu poi confermata da Alessandro V, Clemente VII, Pio V, Gregorio XIII e Paolo V, il quale, in una Bolla del 1612, disse: «Il popolo cristiano può piamente credere che la beata Vergine aiuterà con le sue continue intercessioni, con i suoi meriti e la sua protezione speciale dopo la morte e principalmente nel giorno di sabato - che le è consacrato dalla Chiesa - le anime dei fratelli della confraternita di santa Maria del monte Carmelo che saranno uscite da questa vita in stato di grazia, avranno portato lo scapolare osservando la castità secondo il loro stato, e avranno recitato l'officio della Vergine o, se non hanno potuto recitarlo, avranno osservato i digiuni della Chiesa, astenendosi dal mangiare carne il mercoledì, eccettuato il giorno di Natale». E nell'officio solenne della festa di santa Maria del Carmine si legge che si può credere piamente che la santa Vergine con amore di madre consoli i confratelli del Carmine nel purgatorio e con la sua intercessione li conduca presto nella patria celeste.
Perché non dobbiamo sperare anche noi le stesse grazie e favori, se saremo devoti a questa buona Madre? E se la serviremo con speciale amore, perché non possiamo sperare di andare subito dopo la morte in paradiso, senza passare per il purgatorio? È quel che la santa Vergine per mezzo di frate Abondo mandò a dire al beato Godifredo con queste parole: «Di' a fra Godifredo di avanzare sempre nella virtù. Così apparterrà a mio Figlio e a me e quando la sua anima si separerà dal corpo, non lascerò che vada in purgatorio, ma la prenderò e l'offrirò a mio Figlio».
E se desideriamo suffragare le anime sante del purgatorio, rivolgiamoci alla santa Vergine in tutte le nostre preghiere, applicando ad esse specialmente il santo rosario, che apporta loro un grande sollievo.
Maria conduce i suoi servi in paradiso

Che bel segno di predestinazione hanno i servi di Maria! La santa Chiesa applica alla divina Madre e le fa dire a conforto dei suoi devoti queste parole del Siracide: «Fra tutti cercai riposo e dimorerò nell'eredità del Signore» (Sir 24,11 Vulg.). Il cardinale Ugo di san Caro commenta: «Beato colui nella cui casa la beata Vergine avrà trovato riposo». Per l'amore che porta a tutti, Maria cerca di far regnare in tutti la devozione verso di lei. Molti o non la ricevono o non la conservano: beato colui che la riceve e la conserva. «E dimorerò nell'eredità del Signore, vale a dire, aggiunge il dotto Paciuchelli, la devozione verso la Vergine dimora in tutti coloro che sono l'eredità del Signore», cioè che staranno in cielo a lodarlo eternamente. Maria seguita a parlare, facendo sue le parole del Siracide nel testo citato: «Colui che mi ha creato si è riposato nel mio tabernacolo e mi ha detto: "Abita in Giacobbe e prendi in eredità Israele e metti radici nei miei eletti"» (Sir 24,12-13 Vulg.). Il mio Creatore, ci dice Maria, si è degnato di venire a riposare nel mio seno e ha voluto che io abitassi nei cuori di tutti gli eletti - di cui fu figura Giacobbe e che sono l'eredità della Vergine - e ha disposto che in tutti i predestinati fosse radicata la devozione e la fiducia verso di me.
Il cardinale Ugo mette sulle labbra di Maria queste parole del Siracide: «Io feci sorgere nel cielo una luce indefettibile» (Sir 24,6 Vulg.); ho fatto risplendere in cielo tanti lumi eterni quanti sono i miei devoti. L'autore aggiunge: «Quanti santi non sarebbero ora in cielo, se Maria con la sua potente intercessione non ce li avesse condotti!». «A tutti coloro che confidano nella protezione di Maria, si aprirà la porta del cielo per riceverli», dice san Bonaventura. Perciò sant'Efrem chiamava la devozione verso la divina Madre «l'entrata della Gerusalemme celeste». E l'abate Blosio dice alla Vergine: «Signora, a te sono consegnate le chiavi e i tesori del regno dei cieli». Perciò dobbiamo continuamente pregarla con le parole di sant'Ambrogio: «Aprici, o Vergine, le porte del cielo, poiché ne hai le chiavi», anzi, ne sei la porta, come ti dice la Chiesa: «Ianua caeli, porta del cielo».
La santa Madre è anche chiamata dalla Chiesa stella del mare: «Ave, maris stella». Infatti, dice san Tommaso, «come i naviganti sono guidati al porto per mezzo della stella, così i cristiani sono guidati al paradiso per mezzo di Maria».
Allo stesso modo, san Pier Damiani la chiama «scala del cielo» poiché «per mezzo di Maria Dio è sceso dal cielo in terra, affinché grazie a lei gli uomini meritassero di salire dalla terra al cielo». Sant'Anastasio esclama: «Ave, sei stata ripiena di grazia perché tu fossi la via della nostra salvezza e il cammino per ascendere alla patria celeste». Perciò san Bernardo chiama la Vergine «veicolo per salire al cielo» e san Giovanni Geometra la saluta: «Salve, nobilissimo cocchio» sul quale i suoi devoti sono condotti in cielo. San Bonaventura dice: «Beati quelli che ti conoscono, o Madre di Dio! Il conoscerti è la strada della vita immortale e il pubblicare le tue virtù è la via della salvezza eterna».
Nelle Cronache francescane si narra che fra Leone vide un giorno una scala rossa sopra cui stava Gesù Cristo e una scala bianca sopra cui stava la sua santa Madre. Osservò che alcuni cominciavano a salire la scala rossa ma, dopo pochi gradini, cadevano; ricominciavano a salire e cadevano di nuovo. Esortati ad andare per la scala bianca, li vide salire felicemente, mentre la beata Vergine porgeva loro la mano e così giungevano senza difficoltà in paradiso. San Dionisio Cartusiano domanda: «Chi mai si salva? Chi giunge a regnare in cielo?» e risponde: «Quelli per i quali la regina della misericordia offre le sue preghiere». Lo afferma Maria stessa: «Per me regnano i re» (Prv 8,15). Per mezzo della mia intercessione le anime regnano prima nella vita mortale su questa terra, dominando le loro passioni; poi vengono a regnare eternamente in cielo dove, dice sant'Agostino: «Quanti sono cittadini, tutti sono re». Maria insomma, è la padrona del paradiso. Applicando a lei le parole del Siracide: «In Gerusalemme è il mio potere» (Sir 24,11), Riccardo di san Lorenzo le fa dire: «Comando in cielo ciò che voglio e vi introduco quelli che voglio». Poiché ella è la Madre del Signore del paradiso, con ragione, dice Ruperto, è anche la Signora del paradiso.
Questa divina Madre, con le sue potenti preghiere e con il suo aiuto, ci ha ottenuto il paradiso, se non vi mettiamo ostacolo, scrive sant'Antonino. Perciò, afferma l'abate Guerrico, «colui che serve Maria e per cui intercede Maria è così sicuro del paradiso come se stesse già in paradiso». «Servire Maria e far parte della sua corte, aggiunge san Giovanni Damasceno, è l'onore più grande che possiamo avere, poiché servire la regina del cielo è già regnare in cielo e vivere sotto i suoi comandi è più che regnare. Al contrario, quelli che non servono Maria non si salveranno, poiché coloro che sono privi dell'aiuto di una tale Madre sono abbandonati dal soccorso del Figlio e di tutta la corte celeste».
Sempre sia lodata la bontà infinita del nostro Dio che ha costituito in cielo per nostra avvocata Maria, affinché ella, come madre del giudice e madre di misericordia, con la sua intercessione possa trattare efficacemente la causa della nostra salvezza eterna. È questo il pensiero che esprime san Bernardo. E il monaco Giacomo, celebre dottore tra i padri greci, così si rivolge a Dio: «Tu hai stabilito Maria come un ponte di salvezza, per cui facendoci passare sopra le onde di questo mondo, possiamo giungere al tuo porto tranquillo». «Udite, o genti che desiderate il regno di Dio, esclama san Bonaventura, servite e onorate la Vergine Maria e troverete sicuramente la vita eterna».
Non debbono disperare di ottenere il regno celeste nemmeno quelli che hanno meritato l'inferno, se si mettono a servire fedelmente la nostra regina. Dice san Germano: «Quanti peccatori hanno cercato di trovare Dio per mezzo tuo, o Maria, e si sono salvati!». Riccardo di san Lorenzo fa notare che, secondo san Giovanni, Maria ha «una corona di dodici stelle sul capo» (Ap 12,1), mentre nel Cantico dei Cantici è scritto che la Vergine è coronata di fiere, di leoni, di leopardi: «Vieni dal Libano, o mia sposa, vieni dal Libano; sarai incoronata... dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi» (Ct 4,8). Che significa ciò? si domanda Riccardo e risponde: «Queste fiere sono i peccatori che per grazia e intercessione di Maria divengono stelle del paradiso, che si addicono come corona alla testa di questa regina di misericordia più di tutte le stelle del cielo». Leggiamo nella Vita di suor Serafina da Capri che un giorno questa serva del Signore, durante la novena dell'Assunzione, mentre pregava la santa Vergine, le chiese la conversione di mille peccatori. Temeva che la sua domanda fosse troppo audace, ma le apparve Maria che dissipò questo suo vano timore dicendole: «Perché temi? Non sono forse abbastanza potente per ottenerti dal Figlio mio la salvezza di mille peccatori? Eccoli, l'ho già ottenuta». Poi la condusse in spirito in paradiso, dove le mostrò innumerevoli anime di peccatori che avevano meritato l'inferno, ma che per la sua intercessione si erano salvati e già godevano la beatitudine eterna.
È vero che in questa vita nessuno può essere sicuro della sua salvezza eterna: «Non sa l'uomo se è degno d'amore o di odio, ma tutto è riservato nella sua incertezza al futuro» (Qo 9,1-2 Vulg.). Davide domanda a Dio: «Chi abiterà nella tua tenda?» (Sal 14,1). San Bonaventura risponde: «Peccatori, seguiamo le orme di Maria, buttiamoci ai suoi santi piedi e non la lasciamo finché non avremo meritato di essere benedetti da lei», poiché la sua benedizione ci assicurerà il paradiso. «Signora, le dice sant'Anselmo, basta che tu voglia salvarci e non potremo non essere salvi». Sant'Antonino aggiunge che le anime sulle quali Maria rivolge i suoi occhi necessariamente si salvano e saranno glorificate.
La santa Vergine predisse che tutte le generazioni l'avrebbero chiamata beata (Lc 1,48). Con ragione, dice sant'Ildefonso, perché tutti gli eletti ottengono la beatitudine eterna per mezzo di Maria. «Tu, Vergine Madre di Dio, sei il principio, il mezzo e la fine della nostra felicità», esclama san Metodio. Principio, perché Maria ci ottiene il perdono dei peccati; mezzo, perché ci ottiene la perseveranza nella grazia divina; fine, perché alla fine ci ottiene il paradiso. «Grazie a te, prosegue san Bernardo, è stato aperto il cielo; grazie a te si è vuotato l'inferno; grazie a te è stata instaurata la Gerusalemme celeste; grazie a te è stata donata la vita eterna a tanti miserabili che si meritavano la morte eterna».
Ma soprattutto deve incoraggiarci a sperare con certezza il paradiso la promessa che fa Maria stessa a quelli che la onorano, specialmente a chi con le parole e con l'esempio si sforza di farla conoscere e onorare anche dagli altri: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Sir 24,30-31 Vulg.). Dice san Bonaventura: «Quelli che ottengono il favore di Maria saranno riconosciuti dai cittadini del paradiso come loro compagni; chi porterà l'insegna di servo di Maria sarà scritto nel libro della vita». A che serve dunque preoccuparsi delle questioni dibattute nelle scuole chiedendosi se la predestinazione alla gloria preceda o segua la previsione dei meriti e se siamo scritti o no nel libro della vita? Vi saremo scritti sicuramente se saremo veri servi di Maria e otterremo la sua protezione poiché, come dice san Giovanni Damasceno, Dio non concede la devozione verso la sua santa Madre se non a coloro che vuole salvi. È quel che il Signore fece espressamente intendere attraverso le parole di san Giovanni: «Il vincitore... scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio» (Ap 3,12). Chi vincerà e si salverà porterà scritto nel cuore il nome della città di Dio. E qual è questa città di Dio se non Maria, come spiega san Gregorio commentando il passo di Davide: «Cose stupende si dicono di te, città di Dio» (Sal 86,3)?
Possiamo dunque dire con san Paolo: «Avendo questo sigillo, Dio conosce quelli che sono suoi» (2 Tm 2,19); chi porta il segno della devozione di Maria, è riconosciuto da Dio come suo. Perciò san Bernardo ha scritto che la devozione alla Madre di Dio «è segno certissimo della salvezza eterna». Il beato Alano, parlando dell'Ave Maria, dice che chi onora spesso la Vergine con la Salutazione Angelica ha un segno molto grande di predestinazione. Altrettanto afferma a proposito dell'abitudine di recitare con perseveranza il santo rosario ogni giorno. Inoltre, scrive il padre Eusebio Nieremberg, i servi della Madre di Dio non solo sono privilegiati e favoriti su questa terra, ma anche in cielo saranno più particolarmente onorati. E aggiunge che essi avranno in cielo una divisa e una livrea speciale, più ricca, che li faranno riconoscere come familiari della regina del cielo e persone della sua corte, secondo quel che è scritto nei Proverbi: «Tutti i suoi di casa hanno doppia veste» (Prv 31,21).
Santa Maria Maddalena de' Pazzi vide in mezzo al mare una navicella in cui stavano rifugiati tutti i devoti di Maria che, facendo l'officio di nocchiera, li conduceva felicemente al porto. La santa capì da questa visione che quelli che vivono sotto la protezione di Maria, in mezzo a tutti i pericoli di questa vita, sono salvati dal naufragio del peccato e della dannazione, perché sono sicuramente guidati da lei al porto del paradiso.

Sforziamoci dunque di entrare in questa navicella beata del manto di Maria e rimaniamoci sicuri del regno celeste, poiché la Chiesa canta: «Santa Madre di Dio, tu sei la nostra dimora, come lo sei di tutti i beati», tutti coloro che saranno partecipi del gaudio eterno abitano in te, vivendo sotto la tua protezione.

mercoledì 27 luglio 2016

Terzo segreto di Fatima - Myriam Corsini di Carbonia.


Il terzo segreto di Fatima compare pure in un messaggio di Gesù alla veggente Myriam Corsini di Carbonia.
In questo messaggio del 23 marzo 2013 Gesù profetizza la fine imminente della chiesa attuale sulla quale si è seduto il nemico (il Falso Profeta)che gestisce la chiesa attuale per mezzo degli ordini impartiti dalla Massoneria.
Gesù esorta a seguire Benedetto XVI che in lui ha posto la Sua Verità.
Gesù profetizza che si compirà il terzo segreto di Fatima: crollerà la chiesa e fuggirà colui (Francesco) che non ha osato opporsi alla Massoneria.
Gesù profetizza che Francesco sarà tradito dai suoi stessi amici.

Messaggio intero di Gesù del 23 marzo 2013 alla veggente Myriam Corsini
Preparo il Mio popolo al Mio Ritorno!
Amati figli, ascoltate la parola del Mio amato Papa Ratzinger, perché in lui IO poso la Mia Verità!
È la fine di una chiesa malfamata, di una chiesa nella miseria del nemico! 
In essa è venuta la morte, in essa si è seduto il nemico che gestisce attraverso l’ordine dei patriarchi, della massoneria. 
Papa Benedetto vuole la sua libertà ma la sua libertà è nella Verità. 
Non c’è verità per chi, nel Mio Vangelo, non esercita in pienezza la Verità. 
Il suo ruolo è stato determinato da coloro che in Vaticano gestiscono! E non sono i Miei figli: essi si sono venduti agli illuminati, al potere della massoneria nera.
Ora vedrete la sua caduta con il compimento del terzo Segreto di Fatima. 
Vedrete crollare la Chiesa di Roma e vedrete fuggire colui che non ha osato opporsi alla massoneria.
La Barca di Pietro ora affonderà nel suo male, ma presto risorgerà in Me, il Cristo Risorto.
Questo papa è di transizione: la sua fama è arrivata ai confini della Terra ma la sua fine è vicina! 
Vedrete Roma entrare nella disperazione e vedrete colui che si gonfierà di potere!
Verrà tradito dai suoi stessi amici e tutto finirà nel sangue! 
Roma brucerà sotto i colpi dei nemici ma sarà purificata dal Mio fuoco d’amore, dallo Spirito Santo Amore.
È l’ora!!!
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Veggente anonima

Nel messaggio del 23 marzo alla veggente anonima (lo potete leggere nel mio messaggio precedente link http://forum.cosenas...tml#post1250591) Gesù parla del terzo segreto di Fatima che presto si avvererà.


Dal messaggio alla veggente anonima del 26 gennaio 2012 , Gesù dice che l'ultimo segreto (il quarto segreto o la seconda parte del terzo segreto) o l'ultima parte del segreto di Fatima non è mai stato comunicato al mondo.
Figlia Mia, anche l’ultimo segreto di Fatima non è stato comunicato al mondo, poiché ha rivelato la verità dell’ingresso della setta malvagia di Satana nel Vaticano.
L’ultima parte del segreto non è stata rivelata, in modo da proteggere la setta del male che è entrata in gran numero nel Vaticano sin dall'apparizione di Mia Madre al Santuario di Fatima.
Mia figlia Lucia fu messa a tacere dai poteri che controllano parte del Vaticano, su cui i Miei poveri amati Papi hanno poco controllo.