domenica 12 febbraio 2017

SUL TRIONFO DI MARIA NEL 2000.

CONFERMA SOPRANNATURALE DI J.N.S.R.
E RIFLESSIONI TEOLOGICHE DI DON GOBBI
di Antonio Norrito (31.3.2002),


Uno dei messaggi profetici più controversi ricevuti da  Don Stefano Gobbi , quello relativo alla data del  trionfo del Cuore Immacolato di Maria (vedi messaggio della Beata Vergine Maria per mezzo di don Gobbi del 5.12.1994), ampiamente trattato dagli Editoriali nella rivista Il Segno del Soprannaturale, ed anche dai miei articoli e dagli articoli di Guido Landolina per tutto l’anno 2001 ha avuto una soluzione, diremo noi carismatica, giacché la veggente francese J.N.S.R., ha ricevuto un messaggio da parte della Madonna dove si può riscontrare una conferma del suo trionfo dato, secondo la rivelazione di Don Gobbi, per il 2000 nel cuore degli eletti. Si tratta, dunque, dell’inizio del trionfo, che avrà il suo compimento con la venuta intermedia di Gesù. Leggiamo nell’ultimo volume di J.N.S.R., Testimoni della Croce. Atti degli apostoli, vol. 4, parte seconda. Umanità straziata. La Vergine Immacolata viene a partorirti nella sua Perfetta Purezza. E l’uomo sarà glorificato, Edizioni Segno 2002, la veggente francese conferma la profezia mariana ricevuta da  Don Gobbi sulla vittoria del Cuore Immacolato di Maria per il 2000, che tanti fedeli del Movimento Sacerdotale, non hanno visto e per ciò, a torto, hanno contestato la validità profetica del sacerdote. Secondo il messaggio ricevuto da J.N.S.R.. il 18 febbraio 2001, la Madonna dice: ”Il Mio Trionfo è avvenuto il giorno della Festa dei Santi Innocenti Martiri, il 28 dicembre 2000 nell’Anno Giubilare” (p. 63 del libro suddetto). Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria profetizzato a Fatima è, quindi, iniziato nei cuori degli eletti e si manifesterà (2) con la venuta gloriosa di Cristo risorto come afferma un noto messaggio mariano ricevuto da  don Gobbi: ”Anche in questa seconda venuta il Figlio verrà a voi attraverso sua Madre. Come del mio seno verginale il Verbo del Padre si è servito per giungere fino a voi, così del mio Cuore Immacolato Gesù si servirà per giungere a regnare fra voi”. Che si tratta della venuta intermedia lo si intende da quanto la Madonna annuncia poco prima quando afferma: ” Simile alla prima sarà la sua seconda venuta, figli prediletti. Come la sua nascita in questa Notte, sarà il ritorno di Gesù nella gloria, prima della sua ultima venuta per il Giudizio finale, la cui ora è invece ancora nascosta nei segreti del Padre” (messaggio del 24 dicembre 1978, in Ai Sacerdoti, figli prediletti della Madonna, pp. 281).
Crediamo, dunque, che i messaggi della Madonna per mezzo di don Gobbi si possono ben intendere alla luce dei nuovi messaggi celesti che riceve quasi quotidianamente J.N.S.R., di cui raccomando la lettura a tutti coloro che vogliono accogliere con viva fede e con gioia il Cristo che ritorna.
NOTE:
(1)              Il Messaggio a cui si riferisce è quello della Beata Vergine Maria per mezzo di don Stefano Gobbi del 5 .12.1994, il quale verso la fine dice : “ ti confermo che per il grande giubileo del duemila avverra’ il trionfo del mio cuore immacolato, che vi ho predetto a Fatima ed esso si realizzera’ con il Ritorno di Gesu’ nella gloria, per instaurarre il suo Regno nel mondo”.
(2)              Come ha ben inteso Antonio Norrito, il TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA e’ già avvenuto a livello spirituale nel cuore degli eletti il 28 dicembre 2000. Non si doveva, quindi, pensare all’anno giubilare come tempo di realizzazione del trionfo di Maria nel  Ritorno di Gesù nella Gloria , cioè nella Venuta Intermedia di Gesù. La Beata Vergine Maria   parla di un Trionfo nel cuore degli eletti (come inizio) durante il Giubileo e poi di un compimento che “ si realizzerà”. Tra l’inizio e il compimento, nei piani di Dio, c’è sempre uno tempo di sviluppo. Nei messaggi della Beata Vergine Maria per mezzo di don Gobbi, come è ampiamente illustrato nel libro “GESU’ RISORTO STA PER TORNARE” (vedi sul sito internet :  http://digilander.iol.it/maranathadgl/) a pag. 40 si dice  che: “Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria coinciderà con la Venuta Intermedia di Gesù”.
RIFLESSIONI DI DON STEFANO GOBBI A COLLEVALENZA:

Prima ancora dell’articolo di Antonio Norrito e ancor prima che fosse pubblicato il libro di  JNSR, Don Stefano Gobbi negli Esercizi Spirituali a Collevalenza  dal 24-30 giugno 2001, nella meditazione del 25 giugno 2001 già aveva dato una interpretazione spirituale del messaggio suddetto riguardante il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, collocandola inizialmente nel cuore degli eletti.
Infatti dalla registrazione di quella meditazione si evince che  D. Gobbi  disse a proposito del messaggio del 5.12.1994 (trascriviamo qui  parte di quella meditazione):
“..Questa frase (vedi messaggio 5.12.1994: “…Ti confermo…”) è stata  interpretata secondo il suo significato letterale….  Secondo il significato letterale:   per il Giubileo deve venire il trionfo con il Ritorno di Gesù  nella Gloria. Io stesso davo molto rilievo al Giubileo, a parte questo messaggio, se vi ricordate, io in tutto il mondo dicevo:- la Madonna deve realizzarlo perché ho detto che verrà in questo Giubileo e se non avverrà io non potrò più andare in giro se non per raccogliere una brutta figura a livello mondiale. Vi ricordate che io spesso nei Cenacoli dicevo così, perché anch’io ero spinto a dare questa interpretazione. Secondo  questa interpretazione il Trionfo non è avvenuto, noi ora siamo nel 2001 e vediamo che sul piano della Chiesa e dell’umanità non è cambiato niente. Pertanto, avendo dato una interpretazione letterale sembra che il messaggio abbia offerto una indicazione errata sul trionfo di Maria. Allora la prima cosa che mi domando: ma forse, l’interpretazione letterale era quella che la Madonna  voleva da noi e che indicava in questo messaggio o forse è sottinteso qualcosa che è  molto più grande di quello che è l’interpretazione letterale, per cui, in parte si è realizzata , ma in parte no, perché come dice questa frase, il messaggio è molto più profondo  e molto più grande di quello che vuol dire nella sua espressione letterale. Perché chi ha accettato questa interpretazione letterale, è arrivato a fare un giudizio con il quale ha messo in forse tutto il contenuto dei messaggi.
 Mi ricordo che proprio alcuni preti del Movimento, senza fare nomi, specialmente quello di un responsabile regionale di una regione d’Italia con il quale per 25 anni sono andato a fare i cenacoli regionali in quella regione, che per questa frase ha detto:- allora va in crisi tutto il libro dei messaggi, perché non si è realizzata la profezia del trionfo del cuore di Maria. Mi ricordo inoltre di un  mio confratello tedesco, che anno scorso diceva: ‘Io aspetto  il 6 gennaio 2001, e se per il 6 gennaio non arriva il Trionfo di Maria con il Ritorno di Gesù nella Gloria, butto il libro nel cestino’.
E molti altri sacerdoti si sono trovati di fronte a questo atteggiamento. Ma io dico questo, di fronte a una luce, che la Madonna vuol darci, quello che il Signore attraverso la Madonna  vuol dirci, questa interpretazione letterale è la più esatta?  E’ invece la meno esatta.  Prima di tutto perché ci porta ad una sola interpretazione, seguendo  un criterio solamente  di questa nostra intelligenza, la quale viene scalfita da un certo senso di superbia, per cui noi diventiamo  giudici di quanto qui dice.  Allora diciamo:- non è avvenuto il trionfo di Maria, al posto di dire:- perché non è avvenuto?, diciamo subito:- non è avvenuto, dunque niente vero e ci mettiamo in una situazione di giudizio portati da uno spirito di superbia. Noi anzitutto per interpretare bene  questa frase  e capire tutto il profondo senso che contiene, dobbiamo invocare lo Spirito Santo; illuminati dallo Spirito della Sapienza e accostarci a questa frase con quello spirito di umile apertura del disegno di Dio, con cui si è sempre aperta la Nostra Mamma Celeste. Fratelli carissimi, vi porto un esempio che è per tutti comprensibile. Al momento dell’Annunciazione, cosa dice l’Angelo :-“Non temere Maria, quello che avverrà in Te sarà opera dello Spirito Santo, Colui che nascerà da Te sarà  il Figlio di Dio, regnerà sul trono di Davide, il Suo Regno non avrà fine”.
Maria accoglie nel Suo Cuore queste Parole e dà il Suo assenso : -“Sia fatta di Me secondo la Tua Parola”. Allora noi vediamo come Maria dice di sì a questo disegno di Dio, vi aderisce  con umiltà accettando queste Parole, accogliendole nel Cuore e cercando di viverLe. E poi cosa succede, se avesse dato Lei una interpretazione letterale a queste  Parole, cosa sarebbe successo? Gesù nasce in una Grotta, deve andare in esilio perché perseguitato, vive per trent’anni nella piccola casa di  Nazareth, lo vede crescere nel ritmo della Sua adolescenza, si fa giovane, bello, chino al lavoro di ogni giorno, aiuta Giuseppe a lavorare in una casa nascosta per trent’anni, per tutta la sua giovinezza. Se la Madonna avesse dovuto dare una interpretazione letterale a quelle Parole dell’Angelo, diceva:- L’Angelo mi ha detto se tu devi sedere sul Trono di Davide, allora  o tu siedi  sul Trono di Davide,  sei qui a fare l’operaio nascosto in una  casa, Tu non sei quello che Mi ha detto l’Angelo,  vattene. Avrebbe dovuto fare così la Madonna, sì o no?   Ma Lei, illuminata dalla sapienza di Dio accoglieva e credeva e capiva che anche lì mentre lavorava nel nascondimento, Lui preparava un Regno e che si sarebbe veramente seduto sul Trono di Davide, però non era il Trono che tutti aspettavano, cominciando dal popolo di Israele. Non era il Trono indicato dalle Parole dell’Angelo, se l’avesse inteso letteralmente. Fratelli Sacerdoti, il Trono era  la CROCE : -Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a Me-  Ed  allora ecco proprio perché Lei  ha colto queste Parole, perché illuminata dallo Spirito della Sapienza di Dio vi credeva, lo Spirito sempre più l’aiutava a comprendere il significato  nascosto, profondo di questa profezia. Certo avrebbe regnato, ma Gesù dice davanti a Pilato:- Il Mio Regno non è di questo mondo, certo sarebbe salito sul Trono e il Trono era  la CROCE e lì sulla Croce ci otteneva il Dono della Redenzione.  Vedete come anche  queste parole dell’Angelo hanno un significato ancora più profondo di quello che potevano esprimere letteralmente a Maria, la quale accostandosi con umiltà e procedendo con eroismo sul cammino della fede, ricorda l’Enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II,  arriva a comprendere il significato profondo e vi aderisce totalmente.
    Allora cerchiamo anche noi di comprendere il significato  profondo di questo messaggio: -Qui la Madonna dice: avverrà il Trionfo del Mio Cuore Immacolato. Per prima cosa dobbiamo avere una idea chiara su che cosa consiste il Trionfo del Cuore Immacolato.
La Madonna ha predetto il Trionfo, avverrà il Trionfo del Suo Cuore Immacolato, noi lo attendiamo, anzi lo attendavamo per la fine del 2000, ma ci siamo mai domandati cosa vuol dire il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria?
  Allora vorrei chiedere a voi, in che cosa consiste, cosa vorrà dire la Mamma parlando del Trionfo del  Suo Cuore Immacolato. Qualcuno mi può rispondere, provate a dirmelo?
 Il trionfo del Suo Cuore Materno, il trionfo del Cuore, però il Suo Cuore immacolato è  Cuore di una Madre;  allora io mi domando quando il cuore di una madre è così riempito di gioia, da dire : - talmente contento , pieno di gioia che trionfo, quando il cuore di una madre può dire così?  Quando il figlio trionfa. Io faccio tante volte queste domande alle mamme, le quali in genere sono le più numerose nei nostri Cenacoli, mi ricordo a Loreto con la Basilica strapiena di gente, ebbene :-le mamme presenti alzino la mano, erano quasi tutte mamme,  scusate ditemi voi, quando voi potete dire : -il mio cuore è pieno di gioia che trionfa,  ma quando trionfa mio figlio, quando vedo che mio figlio sta bene, quando vedo che a mio figlio gli vanno bene tutte le cose, che trovi una brava giovane, che si sposino cristianamente, che formino una bella famiglia, quanto più mio figlio si realizza, è contento, tanto più il mio cuore è contento, tanto più il mio cuore trionfa. Allora, dobbiamo essere tutti d’accordo su questo fatto che il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, essendo trionfo del Cuore Materno può avvenire solo nel Trionfo di Suo Figlio. Allora  già qui si capisce una cosa che in questa frase, sono  messi insieme tanti elementi che alludono a questo trionfo, ma che ci fanno capire che questo trionfo non è un trionfo che avviene dalla sera alla mattina, non è un trionfo che avviene dalla notte al giorno, ci sarà anche questo aspetto, ma sarà l’ultimo, perché qui parla:- ti confermo che per il Grande Giubileo del 2000….. : Qui evidentemente si vede che non può essere tutta una cosa unita, insieme, che dall’oggi al domani c’è questo Trionfo,  Gesù nella Gloria, ma sono elementi che si sviluppano gradualmente, ecco il punto : questo Trionfo del Cuore Immacolato di Maria avviene gradualmente, il perchè?  Ma perché proprio il Trionfo di Suo Figlio avviene gradualmente  e avviene, prima ancora che in una forma cosmica, questa è l’ultima parte, è l’ultimo tempo, quando Cristo tornerà nella Gloria e farà i Cieli Nuovi e la Nuova Terra, questo sarà la fine del Trionfo, quando ci sarà questo cambiamento cosmico,perché Cristo sarà perfettamente glorificato, però prima c’è un Trionfo di Maria che corrisponde al Trionfo che Cristo ha nel Cuore  nell’anima nella vita dei suoi figli. E qui comprendete come questo trionfo deve essere graduale, per esempio, quelli che sono rimasti così  toccati da questa frase, perché non leggono un’altra frase del messaggio del 13 maggio 1992, dice così : “Voi siete i segni della Mia Presenza nei tempi della prova dolorosa, che prepara il trionfo del Mio Cuore Immacolato nel mondo, infatti attraverso il Mio Movimento Sacerdotale Mariano, io chiamo tutti i Miei figli a consacrarsi al Mio Cuore, a  diffondere ovunque i Cenacoli di preghiera…  in questa maniera…io posso intervenire  per cambiare il cuore dei Miei figli peccatori, così mi costruisco ogni giorno il Trionfo del Mio Cuore Immacolato .  Quindi vedete è graduale, lo costruisce ogni giorno, … affinché possano accogliere Cristo nella loro vita e vivere per Lui, così mi costruisco ogni giorno il Trionfo del Mio Cuore immacolato. Quanto più questo Mio materno trionfo avviene nel cuore dei miei figli in numero sempre più grande, tanto più viene da voi allontanato  il castigo e Gesù può effondere sul mondo il torrente della Sua Divina Misericordia”.
              Quando io ho cercato di dare  al “per”, non è che ero del tutto convinto, poiché dicevo: -per il Grande Giubileo, vuol dire  “durante”, però quando non è avvenuto mi hanno detto: -cerca di salvarti almeno in corner,  dì che il “per” può avere un effetto causale, cioè “a causa del Grande Giubileo”.   Ma se questo è vero, che cosa dice la Madonna : - quanto più può operare nell’anima e nei cuori per trasformarli, e dice :- quanto più questo Mio Materno Trionfo avviene nei cuori e nelle anime, tanto più viene allontanato da voi il castigo. In questo senso, tutta la Grazia che è scesa a causa del Grande Giubileo, pensate al raduno dei giovani a Tor Vergata, pensate a tutti gli ammalati, pensate ad una forza che è stata data, forse per un intervento della divina Misericordia la prova dolorosa è stata spostata, perché il Regno glorioso di Cristo non può avvenire in una umanità così com’è. Per cui quando si dice a causa è anche in parte vero, però c’è un altro significato ancora più profondo riferito al Grande Giubileo, perché è vero che c’è stato un trionfo accentuato durante il grande Giubileo : il trionfo del Cuore Immacolato predetto a Fatima, si realizzerà con il Ritorno di  Cristo nella Gloria, con questa Glorificazione di Cristo cosmica, quando vedremo i Cieli Nuovi e la terra Nuova.
    Andiamo avanti nell’approfondire il senso di questa frase. Possiamo domandarci, se questo è il portare il trionfo nei cuori e nelle anime, questo trionfo la Madonna lo ha cominciato dal Cenacolo e lo ha continuato sempre per duemila anni nella Chiesa, la sua azione materna si è sempre svolta nel cambiare la vita e il cuore dei Suoi figli, perché portasse Gesù nel cuore dei Suoi figli. Allora cominciamo a dire, perché la Madonna comincia a parlare del suo trionfo a Fatima….. Perché proprio nell’anno in cui Lei appare a Fatima, nello stesso anno il Suo avversario, satana, che è l’avversario di Cristo, appare in maniera forte per opporsi a Cristo e per portare via l’umanità da Cristo e per rubare a questa umanità il dono della salvezza che Cristo gli ha meritato sul Calvario con la Sua Passione e Morte sulla Croce. Difatti  1917 appare la Madonna, nel 1917 c’è la rivoluzione russa, proprio nello stesso anno, e qui il comunismo ateo s’incarna in un potere politico,la Russia  proteso a dominare e  a conquistare il mondo con tutta la forza militare, politica come effettivamente è stato durante  gran parte del secolo ventesimo. Dunque appare in tutta la Sua potenza il dragone che si oppone a Dio e questo drago  si forma la sua schiera e come si forma la sua schiera, cercando di formarsela con i più forti , con i più potenti, i più ricchi, con quelli che contano e a tutti i livelli, politico, sociale, potrebbe darsi anche a livello ecclesiastico, con quelli che contano di più e perché? E’ chiaro, perché lui è spirito cattivo, però intelligentissimo, allora fa il ragionamento:- voglio vincere la battaglia, devo avere la schiera più forte, per formarmi la schiera più forte mi associo tutti i grandi, quelli che contano di più, quelli che hanno in mano il potere, quelli che hanno in mano l’economia, i mezzi della comunicazione sociale, attraverso quella organizzazione potente della  massoneria, che è una schiera satanica, e che mai come oggi agisce per portare via l’umanità da Dio. Dopo settant’anni finalmente per intervento del Cuore Immacolato di Maria, è caduto il comunismo, come sistema politico, ma questo ha prodotto  un male ancora più grande, perché prima veniva diffuso l’ateismo teorico con la forza politica, anche sul piano filosofico, l’ateismo filosofico faceva buchi da tutte le parti, non si regge. Però attraverso l’ateismo teorico, si è giunti all’ateismo pratico, che ha contaminato tutta l’umanità in maniera indolore, dando l’impressione all’umanità di essere libera anzi di raggiungere il culmine della sua libertà, mai così libera, l’uomo è libero e in nome di questa libertà si è costruita una nuova civiltà senza Dio, questa civiltà è  civiltà pagana, materialista, aperta soltanto ai valori materiali: mangiare, bere, divertirsi stare bene, in tute le maniere, chiusa a qualsiasi valore spirituale e soprannaturale, quasi che la vita fosse un’esperienza   da consumarsi qui, qui tutta in fretta  cercando di spremere più gioie  più piaceri di quello si può perché tutto  finisce qui, poi edonista alla ricerca del piacere.
 E così noi vediamo come questa umanità sia allontanata da Dio e ha costruito una civiltà senza Dio e si è data una legge morale nuova fatta da questa umanità pagana, in cui al posto della legge di Dio si è costruita una legge contraria alla legge di Dio; la legge di Dio viene oggi giorno vilipesa  calpestata violata, l’umanità vive sotto questo peso…..Quali sono le caratteristiche di questa umanità: l’egoismo, le guerre che minacciano sempre di più, la mancanza di amore verso il prossimo, i più fragili, i più poveri vengono sempre più abbandonati”.

venerdì 10 febbraio 2017

Maria novella Eva

Papa Pacelli il 1° no­vembre 1950 definì solennemente, come dogma, cioè come verità rivelata, l'Assunzione corporea in Cie­lo della Vergine Madre di Dio.

« Tutte queste ragioni - scrive Pio XII nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus Deus" nel definire l'Assunzione come verità rivelata - e con­siderazioni dei Santi Padri e dei Teologi hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura la quale ci presenta l'Alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio di­vino e sempre partecipe della sua sorte. Va ricordato specialmente che, fin dal 2° secolo, Maria Vergine viene presentata dai Santi Padri come Nuova Eva, stretta­mente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunciato dal Protovangelo (Genesi, 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'Apostolo delle Genti (cf. Rom. c.c. 5-6; I Cor. 15,21­26. 54-57).
Per la qual cosa, come la gloriosa risur­rezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva con­cludere con la glorificazione del suo corpo verginale; perché, come dice lo stesso Apo­stolo, - "quando... questo corpo mortale sarà rivestito di immortalità, allora si avve­rerà ciò che fu scritto: la morte è stata assorbita nella vittoria" - (I Cor. 15,54). In tal modo l'Augusta Madre di Dio, ... Immacolata nella sua Concezione, Vergi­ne illibata nella sua Divina Maternità, ge­nerosa socia del Divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come su­premo coronamento dei suoi privilegi, fu preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, fu in­nalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (I T im. 1,17).
Poiché dunque la Chiesa universale, nel­la quale vive lo spirito di Verità e la con­duce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha ma­nifestato in molti modi la sua fede, ... rite­niamo giunto il momento... per proclamare solennemente questo privilegio di Maria Ver­gine ».
Mentre dunque teologi ed esegeti com­pivano il loro lavoro, la Vergine della Ri­velazione confidava al protestante, fermato ormai dalla Grazia, la realtà di questo pri­vilegio, rendendosi garante della definizione solenne che tre anni dopo, il Sommo Pon­tefice, Pio XII, avrebbe promulgato.
Similmente, alla grotta di Lourdes (25 marzo 1854), aveva rivelato a Bernadette di essere l'Immacolata Concezione ("Que soy era Immaculada Councepciou", in dialetto dei pirenei) e Papa Pio IX proclama il dogma dell'Immacolata il 25 marzo 1858.
 Nel 1956, il vicariato di Roma, dopo avere acconsentito alla costruzione di una cappella sul luogo dell'apparizione per il culto della Vergine della Rivelazione, ne affida la custodia ai padri francescani minori conventuali, perché provvedano al servizio religioso.

Maria e i principi di "ricapitolazione" e "ricircolazione" in Ireneo di Lione. Dalle dispense di A. Gila, PADRI E TRADIZIONE ECCLESIALE DALLE ORIGINI AL VI SECOLO, Marianum, Roma 1999-2000

MARIA NUOVA – EVA     

E’ sulla base del principio appena esposto che Ireneo spiega, in maniera consequenziale, il ruolo della Vergine nel piano divino della Salvezza, ricorrendo al parallelismo Eva – Maria come aveva fatto con Adamo – Cristo. Ireneo stabilisce un parallelismo perfetto tra le due donne:
- Eva e Maria, pur essendo ambedue sposate, erano ancora vergini;
- Mentre Eva disobbedì causando rovina e morte per sé e per il genere umano, Maria con la sua obbedienza agì come causa di salvezza;
- La disobbedienza di Eva impose all’umanità dei legami di schiavitù spirituale; l’obbedienza di Maria sciolse questi legami, riportando l’uomo alla sua primitiva libertà;
- La disubbidienza di Eva è conseguenza della sua incredulità; l’obbedienza di Maria è frutto della sua fede;
- Come Eva fu sedotta dalla parola dell’angelo decaduto al pnto di fuggire davanti a Dio, avendo trasgredito la sua parola; così Maria ricevette il lieto annuncio per mezzo dell’angelo, cosicché obbedendo alla sua parola riportò Dio dentro di sé;
Con tutto questo Ireneo non soltanto attribuisce a Maria un ruolo all’interno dell’opera della redenzione, ma specifica anche che questo ruolo è strettamente congiunto con l’azione compiuta dal Salvatore, alla stessa maniera in cui Eva ebbe una funzione purtroppo negativa accanto al primo Adamo. Ireneo giunge ad affermare che come Adamo è stato ricapitolato in Cristo, alla stessa stregua Eva è stata ricapitolata in Maria: “Era conveniente e giusto che Adamo fosse ricapitolato in Cristo, affinché la morte fosse assorbita nell’immortalità e che Eva fosse ricapitolata in Maria, affinché la Vergine, divenuta avvocata di un’altra vergine, potesse annullare e distruggere, con la sua verginale obbedienza, la disobbedienza verginale”.

 Il principio della Ricapitolazione in Cristo 

LA RICAPITOLAZIONE IN CRISTO SECONDO ADAMO

Secondo S. Paolo, il Redentore ha ripreso o “ricapitolato” in se stesso tutte le cose e gli avvenimenti che accaddero dalla prima creazione, riconciliando così tutto con Dio. In questa visuale, la salvezza dell’uomo appare come una seconda creazione, la quale non è altro che una specie di ripetizione della prima. Mediante questa seconda creazione, Dio riabilita il suo piano primitivo di salvezza, frustrato dalla colpa di Adamo; lo riprende e lo riorganizza nella persona del Figlio suo, che diventa per noi il secondo Adamo. E siccome a causa del peccato di un solo uomo tutto il genere umano andò in perdizione, era necessario che questo Figlio si facesse uomo per diventare il capostipite di una nuova umanità e per attuare un piano di salvezza che ricalcasse, ma in modo contrastante le medesime tappe percorse dal primo Adamo nella sua ribellione contro Dio. 
Fedele a questa dottrina di S. Paolo, Ireneo mette bene in evidenza i due grandi obiettivi ottenuti dal Cristo nella sua opera redentrice: un risultato negativo, consistente nella distruzione del peccato e della morte che sono le due principali conseguenze della disobbedienza di Adamo; e un risultato positivo, vale a dire la restaurazione dell’intero genere umano secondo l’immagine di Dio, distrutta dal peccato d’origine. Questi due risultati il secondo Adamo li ha ottenuti mediante la sua totale obbedienza al Padre, controbilanciando in tal modo la disobbedienza del primo Adamo e riaprendo vittoriosamente l’antico conflitto contro Satana. Si può dunque dire che nel secondo Adamo tutto è stato rinnovato.

Il principio di Ricircolazione 
Il principio della ricapitolazione viene integrato da Ireneo da un altro principio, quello della “Ricircolazione” che introduce nella teologia di Ireneo una chiara nota storico – salvifica.
Se il principio della “Ricapitolazione” afferma che l’umanità, caduta a causa del suo primo capo Adamo, doveva essere ricondotta a Dio da un altro uomo che fosse il suo secondo capo, cioè il Cristo, il principio della “Ricircolazione” afferma che questo processo di restaurazione compiuto dal Salvatore doveva corrispondere passo a passo, ma su un piano antitetico, alla storia della caduta. Maria rientra quindi in questo principio nuovamente come l’antitipo di Eva. La storia umana è, quindi per Ireneo, un fenomeno unitario, nel quale il Nuovo Testamento non è altro che la continuazione dell’Antico. L’unica economia divina, interrotta da Adamo, al quale Eva fu associata, venne ripresa e portata alla sua completa perfezione dal Cristo, al quale Maria è pure associata. Giustamente Ireneo chiama Maria causa salutis proprio perché antetipo di Eva che fu causa mortis. Tale cooperazione di Maria include non soltanto una cooperazione fisiologica in qualità di madre vergine, ma include anche iniziative di ordine morale e spirituale. La sua obbedienza alla parola di Dio, in antitesi con la disubbidienza di Eva, fu consapevole e volontaria e il suo consenso al piano salvifico ebbe un carattere soteriologico, dal momento che ella sapeva che l’incarnazione del Figlio di Dio avveniva in vista della redenzione dell’umanità.

 Ireneo di Lione 

Tra i Padri del II secolo, Ireneo è sicuramente la personalità di maggior rilievo e il primo teologo nel senso proprio del termine.
Le notizie biografiche che abbiamo di lui sono poche e frammentarie. Nacque sicuramente a Smirne tra il 140 e il 160. Qui conobbe e frequentò il vescovo Policarpo discepolo dell’Apostolo Giovanni. Profondo conoscitore delle Scritture, percorse l’Oriente e l’Occidente per conoscere le tradizioni apostoliche vigenti nelle primitive comunità cristiane. Non conosciamo i motivi per cui lasciò definitivamente l’Asia Minore e si trasferì in Gallia, a Lione. Qui fu ordinato presbitero e venne inviato a Roma quale mediatore in una controversia riguardante il montanismo. Tornato a Lione viene nominato successore del vescovo Potino che nel frattempo era morto martire. Fu scelto nuovamente come mediatore tra il Papa Vittore I e i vescovi asiatici nella controversia riguardante le modalità della celebrazione della Pasqua. La sua morte avvenne presumibilmente intorno al 202. Gregorio di Tours scrisse che Ireneo morì martire, ma non abbiamo conferme su questo dato che questa informazione è del VI secolo e quindi troppo tardiva.
La testimonianza di Ireneo è preziosa e fondamentale dati i suoi contatti con Policarpo e con altre personalità che avevano conosciuto direttamente gli Apostoli. Egli dovette essere quindi ben informato sulla tradizione apostolica che trasmette fedelmente, come appare dai suoi scritti.
Ireneo scrisse diverse opere. La più importante e monumentale è la “ADVERSUS HAERESES” in cinque libri in cui, non soltanto confuta gli errori degli gnostici, ma al loro insegnamento oppone la retta dottrina della Chiesa, di cui offre una sintesi chiara e persuasiva. Altra opera è la “DIMOSTRAZIONE DELLA DOTTRINA APOSTOLICA”.
Circa la sua dottrina mariana, Ireneo riprende il tema di Maria – Nuova Eva inserendolo nella sua visione storico – salvifica della “Ricapitolazione” e della “Ricircolazione”.

Conclusione e fonti dell'articolo 

Conclusione
Ireneo colpisce per i termini particolarmente forti ed efficaci con cui esprime le proprie convinzioni teologiche. Egli afferma senza ombra di dubbio la presenza attiva ed efficace della Vergine santa nella storia della salvezza e lo fa con straordinaria determinazione. L’influsso della dottrina di Ireneo sugli ulteriori sviluppi della mariologia salta immediatamente agli occhi. La dottrina attuale circa la collaborazione di Maria lla redenzione degli uomini e alla mediazione della grazia divina, ha le sue lontane radici nel sicuro insegnamento del vescovo di Lione.

Fonti
1. Luigi Gambero 
Maria nel pensiero dei Padri della ChiesaEdizioni Paoline 1991

2. Angelo Maria Gila
Padri e tradizione ecclesiale dalle origini al VI secolo
Dispense del professore

Marianum, Anno Accademico 1999/2000

Maria Valtorta vede l'apparizione alle tre fontane e Fatima

Scritto del 9 novembre 1947



5 maggio [1947]. Visione di Maria Ss. di Fatima lanciante le rose d'oro, nelle quali si sono tramutate le Ave del Rosario che dico con Lei, su Roma, nei posti segnati sulla cartina che ho data. Di questi posti riconosco bene S. Pietro e il palazzo Vaticano per il portico di Piazza S. Pietro, il Gianicolo per il monumento a Garibaldi (e mi stupisco che cadano rose su quel colle), la basilica di S. Paolo fuori le mura per il mosaico del Buon Pastore. Gli altri luoghi di Roma per me sono: case, luoghi sconosciuti a me. Oltre S. Paolo, guardando verso sud (forse sud-ovest) col fiume alla mia destra e l'Appia Antica alla sinistra, avente alle spalle, dietro di me ma a sinistra, il mausoleo di Cecilia Metella, vedo cadere molte rose. Altre cadono qua e là per l'Italia, ma non comprendo bene su quali speciali luoghi, sulla Spagna e Portogallo (molte su questo, nel luogo di Fatima), una al Belgio, tre all'Irlanda, una presso Londra, altre qua e là sul globo, così come ho detto al R. P. Berti. La visione si ripete l'8 maggio. 
Il 31 maggio leggo per caso su un giornale, che mi viene dato dai miei inquilini, dell'Apparizione alle Tre Fontane. Poche righe di stampa. Ne sono lieta. Mi pare così bello che la Vergine Ss. sia apparsa lì. Mi pare che debba fare del bene anche in favore dell'Opera. Il 10 giugno mio cugino, Giuseppe, mio ospite, mi porta "Oggi". Lo sfoglio. Trovo ripetuto in esteso il racconto dell'apparizione. Ho un sussulto leggendo la frase: «Io sono Colei che sono nella Trinità Divina. Sono la Regina della Rivelazione». Perché queste stesse parole mi furono dette da Maria Ss. in uno dei miei primi incontri con Lei, e mi sono rimaste impresse, come altre frasi speciali quali: «Io sono il compendio dell'amore dei Tre» detta di Gesù Cristo, e «La vendetta di Dio è il perdono» detta da Gesù Cristo, tanto per dare un esempio. Sento più fortemente ancora che l'Apparizione alle Tre Fontane non è estranea all'Opera che Gesù Ss. vorrebbe dei R. P. S. di M. se... (allora, in giugno, c'era ancora la condizione. Ora non c'è più, per grazia di Dio!). 


Il 7 settembre [ottobre?] vedo la Gloriosissima Maria nel Cielo, e la Voce dell'Eterno Padre e un raggio di luce divina me la indicano come Beatissima dicendo: «Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza per la Chiesa e per l'Umanità: nella Madre della Parola che è Vangelo». La sera dell'8 settembre (nonostante sia la Natività di Maria Ss. non ho avuto alcun conforto spirituale, né visione o altro) mi dice il mio angelo custode: «Apri la Radio». Apro. Trasmettono una radiocronaca dalle Tre Fontane. Sento la gente cantare e pregare e narrare di miracoli. Mi commuovo e offro a Dio la rinuncia, che mi pesa tanto, di non poter andare io pure là. Tanto che Marta dice: «E che va a fare là se qui viene così sovente la Madonna coi suoi profumi e le sue parole?». «È vero... ma che voglia di andare là! ».



Il 12-13 ottobre passo la notte con Maria Ss. a Fatima. Vedo i pellegrini oranti nella Conca di Iria sparsa di lumi. Prego con loro, contemplo Maria alla quale sono molto vicina. Maria Ss., quasi all'alba, mi parla. Mi sprona a pregare molto col Rosario per il Santo Padre, il Clero, la pace e l'Italia, perché il S. Rosario è la valida difesa del Papato, Clero, pace, Italia. Dice che per questo è apparsa a Roma e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull'Opera che è «gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti». 



Il 19 ottobre contemplo la visione che avviene fra cielo e terra di S. Michele Arcangelo e S. Gabriele Arcangelo sempre nel luogo fra il Tevere e l'Appia antica dove in maggio vidi cadere le rose(Vedere cartina che ho data la R. P. Berti). S. Michele grida tre volte, additando la Vergine gloriosa: «Opponete l'arme che è Maria al gran Serpente che avanza» e la saluta venerandola con queste parole: «Tu sola difesa! Tu sola vittoriosa! Tu sola speranza di salute contro il satanico veleno. Madre di Colui che non ha uguali, io ti saluto, mia Regina». Scende radiosissimo S. Gabriele, incensa Maria e dice con la sua voce musicale: «Ave Maria! Regina degli Angeli, salute degli uomini, amore di Dio Uno e Trino! Dopo Dio, chi come te, Maria? Salve, Regina gloriosissima in Cielo, medicina a tutte le malattie che uccidono gli spiriti e spengono Fede, Speranza, Carità negli uomini. Ave, Maria!». Il 23 ottobre ricevo il dettato di N. S. G. C. sull'Anno Santo. 



Il 24 ottobre vedo il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l'incandescente Triangolo della Ss. Trinità, nel quale è Maria. E la voce dell'Eterno Padre dice: «Così è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l'Amore si dona, tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere». 

[9 novembre 1947]In rapporto alle Tre Fontane.
E questa è di stamane 9 novembre ore 10, dopo che ho scritto quanto sopra. È il mio Angelo che parla. Mi dice: 
«L'Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di Maria Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così abbracciata - potrei dire: contenuta - nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo, contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l'amore dell'Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa [e] la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che da i fiumi dell'Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve». 



E così ho capito io pure qualcosa, ossia: e così ho potuto dire ai sapienti quello che avevo capito vedendo la visione del 24 ottobre ma non sapevo spiegare con le mie parole. Non so se le ho detto quello che Lei, P. R., voleva sapere. Ma non ho fatto che copiare i miei racconti di ciò che vedo e che mi pare abbia rapporti con le Tre Fontane. Ma se riusciste ad avere quel luogo, la statua di Maria fatela bella, bellissima... Perché è bellissima Maria. Ricordate che ho una immagine che si accosta (come lo può fare cosa umana) alla bellezza e somiglianza di Maria. 



Ma mi faccia scrivere poco, per carità. È ormai una fatica superiore alle mie forze, che sono... sostenute da Dio solamente nei momenti di dettato o visione. Dopo, per tutte le altre cose, è una povera sfinita quella che si esaurisce a scrivere, e con caratteri così incerti...


domenica 5 febbraio 2017

La primogenitura di Cristo nella resurrezione della carne

Dalla morte di Cristo il serpente sibila: “Dio è morto”, come hanno detto e scritto anche tanti atei, non sapendo di dire una grande verità, ma incompleta: Dio è sì morto per la nostra salvezza, ma poi, essendo Dio, è risorto!
Leggiamo cosa dice Gesù a Valtorta:
Sono infine il “Primogenito” di fra i morti perché la mia Carne entrò prima nel Cielo, dove entreranno alla Risurrezione ultima le carni dei santi i cui spiriti attendono nella Luce la glorificazione del loro io completo, come è giusto che sia perché santificarono se stessi vincendo la carne e martirizzandola per portarla a vittoria, come è giusto che sia perché i discepoli sono simili al Maestro, per amoroso volere del Maestro, e Io, Maestro vostro, sono entrato nella Gloria con la mia Carne che fu martirizzata per la gloria di Dio.[1]


[1] “I Quaderni dal 1943”, 16/8/1943, Maria Valtorta
Il Figlio di Dio, dopo essere morto e risorto, deve tornare al Padre. Ha ancora un compito da svolgere, come scrive S. Giovanni:
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.
E del luogo dove io vado, voi conoscete la via. (Gv. 14,1-4)
Ci lascia, ma non da soli:
Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. (Gv. 16,7)
E prima di ascendere Gesù lo ripeterà ancor più chiaramente, come attesta Valtorta:
Sta per venire lo Spirito Santo, il santificatore, e voi ne sarete ripieni. Fate d’esser puri come tutto quello che deve avvicinare il Signore. Ero Signore Io pure come esso. Ma avevo indossata sulla mia Divinità una veste per potere stare fra voi, e non solo per ammaestrarvi e redimervi con gli organi e il sangue di essa veste, ma anche per portare il Santo dei Santi fra gli uomini, senza la sconvenienza che ogni uomo, anche impuro, potesse posare gli occhi su Colui che temono di mirare i Serafini.
Ma lo Spirito Santo verrà senza velo di carne, e si poserà su voi e scenderà in voi coi suoi sette doni e vi consiglierà.[1]
Non è però ancora giunto il tempo del sospirato Regno di Dio su questa terra. Vi sono ancora molte battaglie spirituali da combattere.
Gesù spiega infatti agli Apostoli prima di ascendere al cielo:
Non ci sarà più Regno d’Israele. Ma il mio Regno. Ed esso sarà compiuto quando il Padre ha detto. Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere. Ma voi, intanto, riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, e in Samaria, e sino ai confini della Terra, fondando le adunanze là dove siano uomini riuniti nel mio Nome; battezzando le genti nel Nome Santissimo del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, così come vi ho detto, perché abbiano la Grazia e vivano nel Signore; predicando il Vangelo a tutte le creature, insegnando ciò che vi ho insegnato; facendo ciò che vi ho comandato di fare.
Ed Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.[2]
E ancora, prima di lasciarci, Gesù rassicura:
“Io sarò la vostra ricompensa oltremodo grande”, promette in Abramo il Signore a tutti i suoi servi fedeli. Voi sapete come si conquista il Regno dei Cieli: con la forza e vi si giunge attraverso a molte tribolazioni. Ma colui che persevera come Io ho perseverato sarà dove Io sono. Io ve l’ho detto quale è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella e sono tornato al Padre per quella. Se ve ne fosse un’altra ve l’avrei insegnata perché ho pietà della vostra debolezza d’uomini. Ma non ve ne è un’altra… Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto quale è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. È l’amore. Sempre l’amore. Tutto diviene possibile quando in noi è l’amore. E tutto l’amore vi darà l’Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità.”[3]
Non ci resta ora che leggere la descrizione fatta da Valtorta sull’Ascensione di Gesù:
Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente, biancheggiante fra l’erba verde di una radura. Il sole lo investe facendo biancheggiare come neve la sua veste e rilucere come oro i suoi capelli. Gli occhi sfavillano di una luce divina.
Apre le braccia in un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini della Terra che il suo spirito vede rappresentate in quella turba.
La sua indimenticabile, inimitabile voce dà l’ultimo comando: “Andate! Andate in mio Nome ad evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra. Dio sia con voi. Il suo Amore vi conforti, la sua Luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna.”
Si trasfigura in bellezza. Bello! Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando. Egli, mentre già si solleva dalla pietra su cui posa, cerca ancora una volta il volto di sua Madre, e il suo sorriso raggiunge una potenza che nessuno potrà mai rendere… il suo ultimo addio alla Madre. Sale, sale… Il sole, ancor più libero di baciarlo, ora che nessuna fronda anche lieve intercetta il cammino ai suoi raggi, colpisce dei suoi fulgori il Dio-Uomo che ascende col suo Corpo Santissimo al Cielo, e ne svela le Piaghe gloriose che splendono come rubini vivi. Il resto è un perlaceo ridere di luce. È veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest’ultimo istante come nella notte natalizia. Sfavilla il Creato della luce del Cristo che ascende. Luce che supera quella del sole. Luce sovrumana e beatissima. Luce che scende dal Cielo incontro alla Luce che sale…
E Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare alla vista degli uomini in questo oceano di splendori…[4]


[1] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 23, 24/4/1947, Maria Valtorta
[2] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 23, 24/4/1947, Maria Valtorta
[3] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 23, 24/4/1947, Maria Valtorta
[4] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 23, 24/4/1947, Maria Valtorta
Come promesso, giunge lo Spirito d’Amore. Leggiamo Valtorta:
E poi ecco la Luce, il Fuoco, lo Spirito Santo, entrare con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo, nella stanza chiusa, senza che porta o finestra sia mossa, e rimanere librato per un attimo sul capo di Maria, a un tre palmi dalla sua testa, che ora è scoperta, perché Maria, vedendo il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per invocarlo e gettato indietro il capo con un grido di gioia, con un sorriso d’amore senza confini. E dopo quell’attimo in cui tutto il Fuoco dello Spirito Santo, tutto l’Amore è raccolto sulla sua Sposa, il Globo Santissimo si scinde in tredici fiamme canore e lucentissime, di una luce che nessun paragone terreno può descrivere e scende a baciare la fronte di ogni apostolo
che esclameranno poco dopo:
“Andiamo! Andiamo! Lo Spirito di Dio arde in me”, dice Giacomo d’Alfeo.
“E ci sprona ad agire. Tutti. Andiamo ad evangelizzare le genti.” [1]
Proprio come aveva chiesto Gesù prima di ascendere al cielo:
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt. 28,18-20)
La Chiesa, fondata da Gesù, diviene così realtà d’amore. Leggiamo la Ossi:
Parabolica, la pienezza dei tempi che ha segnato il vertice dello splendore della luce nella venuta di Gesù, culminata con la discesa su Maria Vergine e gli Apostoli dello Spirito Santo, perché sapienzialmente e nella realtà dell’amore iniziata fosse l’era della perfezione dell’amore.
Gli apostoli furono i beneficiari diretti della sapienza effusa e della testimonianza che da essi poté derivare, non come caso limite fine a se stesso ma come inizio della potentissima azione dello Spirito Santo, diretta a conseguire il recupero delle anime secondo la prassi che ama sia l’uomo a concedere alla luce di penetrare nell’unità adempiente alla Volontà Divina.
Ecco in pratica la Chiesa, la fisionomia e la sostanza viva e vera di Gesù fatto uomo.[2]
Nasce e prende forma, quindi, il Corpo Mistico di Cristo.
Ma un corpo abbisogna dello stessa carne e dello stesso sangue, per essere detto realmente tale. Leggiamo quanto aveva prescritto il Padre a Noè:
Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue. (Gen. 9,4)
Il significato vero è: se non volete tornare come animali, come al tempo precedente il diluvio, non comportatevi come le fiere, che uccidono e sbranano le loro vittime mentre il sangue caldo ancora cola dalle vene.
Dirà secoli dopo il Figlio del Padre:
“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.
Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita”. (Gv. 6,51-53)
Che vuol dire: se volete divenire come Dio dovete partecipare al suo banchetto, mangiando il suo Corpo e bevendo il suo Sangue: è il mistero dell’Eucaristia!
Follia divina, che per amore di una Madre, Maria, al fine di ridarle tutti i suoi figli ormai perduti, ti sacrifichi fino a farti cibo per essi!
E del resto non c’era altra via, come dice chiaramente S. Paolo:
Secondo la legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono. (Eb. 9,22)
Per questo Gesù, Figlio di Dio, ha sparso per noi il suo Sangue in un’effusione d’amore, culminata nella crocifissione… per donarci l’Eucaristia.
Come scrive la Ossi:
Le premesse del Padre sono costituite dall’offerta dell’assoluto amore, che rende l’uomo non solo partecipe, ma parte viva ed integrante le cellule stesse della luce divina.
Come è possibile? direte voi.
Ebbene Io, Gesù, Signore Dio vostro, affermo, richiamandovi alla testimonianza del Tabor, che ciò è realtà deificante la natura umana che sappia, nel suo elevarsi, alimentare le cellule fisiche con la potenza dell’azione transustanziatrice dello Spirito Santo.[3]


[1] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 25, 27/4/1947, Maria Valtorta
[2] “Carismatologia paleocristiana”, cap. 3, 7/8/1984, A.M. Ossi
[3] “Carismatici petali del mio Cuore”, “Iddio Padre, causa e potenza d’infinito amore, 16/2/1984, A.M. Ossi
Terminato il suo compito terreno, Maria lascia la terra, in quella che a Valtorta lei stessa ha definito l’estasi delle estasi:
Un’estasi fu il concepimento del Figlio mio. Una più grande estasi il darlo alla luce. L’estasi delle estasi il mio transito dalla Terra al Cielo. Soltanto durante la Passione nessuna estasi rese sopportabile l’atroce mio soffrire.[1]
E ancora Maria, sempre a Valtorta:
Io morii? Sì, se si vuol chiamare morte la separazione della parte eletta dello spirito dal corpo. No, se per morte si intende la separazione dell’anima vivificante dal corpo, la corruzione della materia non più vivificata dall’anima, e prima la lugubrità del sepolcro, e, per prima tra tutte queste cose, lo spasimo della morte.
Come morii, o meglio: come trapassai dalla Terra al Cielo, prima con la parte immortale, poscia con quella peribile? Come era giusto per Colei che non conobbe macchia di colpa.[2]
Gesù aggiunge:
Ella si era soltanto, per decreto divino, separata dallo spirito, e con lo stesso, che l’aveva preceduta, si ricongiunse la sua carne santissima. Invertendo le leggi abituali, per le quali l’estasi finisce quando cessa il rapimento, ossia quando lo spirito torna allo stato normale, fu il corpo di Maria che tornò a riunirsi allo spirito, dopo la lunga sosta sul letto funebre.[3]
Dunque una morte del tutto particolare, come dice ancora Maria:
Ma, a testimonianza del suo primo pensiero creativo a riguardo dell’uomo, da Lui, Creatore, destinato a vivere, trapassando senza morte, dal Paradiso terrestre a quello celeste, nel Regno eterno, Dio volle me, Immacolata, in Cielo in anima e corpo. Subito che fosse cessata la mia vita terrena.[4]
E ancora, scrive sempre la Valtorta:
Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giudizio né a morte qual voi l’avete. Maria non tornò polvere nella sua carne immacolata quanto l’anima e fatta incorruttibile per aver portato il Figlio di Dio e dell’Uomo. In corpo ed anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completamente assurse, non al terzo ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.
Maria è in Cielo in corpo ed anima, viva come era in Terra, beata come Lei può esserlo, in Cielo. E Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti amori, Ella eternamente ci dice: “Ecco l’Ancella, o Dio” e ci apre il suo cuore e ci accoglie in un mistero d’amore ineffabile.[5]


[1] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 37, 8/7/1944, Maria Valtorta
[2] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 37, 18/4/1948, Maria Valtorta
[3] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 37, 5/1/1944, Maria Valtorta
[4] “Il poema dell’uomo-Dio”, vol. 10, cap. 37, dicembre 1943, Maria Valtorta
[5] “Lezioni sull’epistola di Paolo ai Romani”, 2/2/1948, Maria Valtorta
Leggiamo la Ossi:
La carismatologia paleocristiana è simultanea e diretta corrispondenza alla Volontà di Dio, nel clima odoroso del sangue dei martiri.
I conoscitori delle più ardite, gloriose pagine del martirio dovuto alla persecuzione, vivono la certezza dell’irruenza carismatica dello Spirito Santo nell’azione propria di saper morire, quale esaltante possibilità di donare il dono della vita nella certezza di vivere già la vera vita in Cristo Gesù, Amore, Redentore.
Il fondamento specifico pone le radici nel Sacrificio di Gesù, apostolicamente continuativo in coloro che lo amano e che lo seguono ogni giorno in santità e giustizia.
Nella sua attività specifica lo Spirito Santo annovera la compartecipazione diretta alla corredenzione, altissimo atto di sublimazione dell’intendimento umano di rendersi partecipe del profondo mistero dell’Amore Divino.
Innumerevoli sono le pagine che richiamano alla memoria la seraficità di un tempo di passione innata basata sulla misteriosa forza dello Spirito Santo, orientatore divino di ogni consiglio.
Pagine consapevolmente risolte con la vita donata a Dio nell’innegabilità di una sostanza che va al di là di ogni faceta aspettativa.
È instaurazione che nella costanza trova la dignità dei cuori intangibilmente espressa, se non col martirio.
Il ricorso al martirio non è Volontà Divina, ma è la riprova di quanto la volontà umana è forte se s’innesta nell’Amore Divino.
La persecuzione è in ogni caso la più abbietta manifestazione del male, perché implica in sé tutta la malvagità della rabbia infernale contro Dio.
La persecuzione ha mille varianti e sfumature, ma contrariamente alle aspettative del male ha il potere di evidenziare la potenza di Dio nei suoi martiri, quale corona d’eterna gloria.
Il sangue dei martiri è potenza rianimatrice dei figli di Dio, atta a riconquistare a lui anche i cuori più lontani e tormentati dalla presunzione del male di poter estromettere Dio da ciò che è suo stesso Corpo.[1]
È col sangue dei martiri che viene cementata la Gerusalemme celeste!


[1] Frasi tratte da ”Carismatologia paleocristiana”, A.M. Ossi
“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Mt. 5,48)
Ma chi ha visto il Padre?
Dice Gesù a Filippo:
“Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?” (Gv. 14,9)
Ecco dunque la meta, il fine ultimo, la santità agognata: essere come Gesù per essere perfetti come il Padre, ad opera dello Spirito Santo.
Ed è la lotta contro il demonio, la carne, le tentazioni terrene, per salire la via che porta fino in cima al Calvario. Leggiamo la Ossi:
Esce così dal deserto l’anima, che si è lasciata purificare dal sole cocente e dalla vittoria sul serpeggiare della tentazione. È così che l’anima si fa materna, caritatevole, disponibile e, come Maria, pronuncia il suo “sì” che la fonde a me nel cammino dell’esperienza viva del mio martirio spirituale e fisico; l’anima va su, su, sino al Calvario, per assaporare la comunione con me di cosa significhi morire per amore.[1]
Splendido è il passo di Valtorta che descrive la stigmatizzazione di San Francesco:
In alto il più puro cielo di settembre, ridente in un’aurora soavissima. In basso un breve pianoro fra scoscendere di coste montane molto alte, molto selvose, molto rocciose. Un breve pianoro dall’erbetta corta e smeraldina, ancor tutta lucida per il pianto della rugiada, ma già prossima a scintillare di gemmeo riso per il bacio del sole.
In alto, sul puro cielo così azzurro e soave, fisso un fiammeggiante personaggio che non pare fatto che di incandescente fuoco. Un fuoco il cui folgoreggiare è più vivo di quello del sole che sbuca da dietro una giogaia selvosa con un fasto di raggi e di splendori per cui tutto si accende di letizia.
Questo essere di fuoco è vestito di penne. Mi spiego. Pare un angelo perché due immense ali lo tengono sospeso e fisso sul cobalto immateriale del cielo settembrino, due immense ali aperte che stagliano una traversa di croce a cui fa sostegno il corpo splendente. Due immense ali che sono candore di incandescenza aperte sul rutilare del l’incandescenza del corpo vestito di altre ali che tutto lo fasciano, raccolte come sono con le loro soprannaturali penne di perla, diamante e argento puro, intorno alla persona. Pare che anche il capo sia fasciato in questa singolare veste piumosa. Perché io non lo vedo. Vedo solo, là dove dovrebbe essere quel volto serafico, un trapelare di così vivo splendore che ne resto come abbacinata. Devo pensare ai fulgori più vivi che ho visto nelle paradisiache visioni per trovare un qualcosa di simile. Ma questo è ancor più vivo. La croce di piume accese sta fissa sul cielo col suo mistero.
In basso, un macilento fraticello, che riconosco per il Padre mio serafico, prega a ginocchi sull’erba, poco lungi da una grotta nuda, scabra, paurosa come balza d’inferno. Il corpo distrutto pare non abiti nella tonaca grave e tanto larga rispetto alle membra. Il collo esce, di un pallido bruno, dalla cocolla bigiognola, un colore fra quello della cenere e quello di certe sabbie lievemente giallognole. Le mani escono coi loro polsi sottili dalle ampie maniche e si tendono in preghiera, a palme volte all’esterno e alzate come nel “Dominus vobiscum”. Due mani brunette un tempo, ora giallognole, di persona sofferente, e macilente. li viso è un sottile volto che pare scolpito nell’avorio vecchio, non bello né regolare, ma che ha una sua particolare bellezza fatta di spiritualità. .
Gli occhi castani sono bellissimi. Ma non guardano in alto. Guardano, ben aperti e fissi, le cose della terra. Ma non credo che vedano. Stanno aperti, posati sull’erba rugiadosa; pare studino il ricamo bigiognolo di un cardo selvatico e quello piumoso di un finocchio selvatico, che la rugiada ha tramutato in una verde “aigrette” diamantata. Ma sono certa che non vede niente. Neppure il pettirosso che scende con un cinguettio a cercare sull’erba qualche piccolo seme. Prega. Gli occhi sono aperti. Ma il suo sguardo non va al di fuori, ma al di dentro di sé.
Come e perché e quando si accorga della croce viva che è fissa nel cielo, non so. L’abbia sentita per attrazione o l’abbia vista per chiamata interna, non io. So che alza il volto e cerca con l’occhio che ora si anima di interesse, cosa che conferma la mia persuasione della sua precedente assenza di vista per l’esterno.
Lo sguardo del mio Padre serafico incontra la grande, viva, fiammeggiante croce. Un attimo di stupore. Poi un grido: “Signore mio!”, e Francesco ricade un poco sui calcagni rimanendo estatico, col volto levato, sorridente, piangente le due prime lacrime della beatitudine, con le braccia più aperte...
Ed ecco che il Serafino muove la sua splendente, misteriosa figura. Scende. Si avvicina. Non viene sulla terra. No. E’ ancora molto in alto. Ma non più come era prima. A mezza via fra cielo e terra. E la terra si fa ancor più luminosa per questo vivo sole che in questa beata aurora si unisce e soverchia l’altro d’ogni giorno. Nello scendere, ad ali tese sempre a croce, fendendo l’aria non per moto di penne ma per proprio peso, dà un suono di paradiso. Qualcosa che nessuno strumento umano può dare. Penso e ricordo il suono del globo di Fuoco della Pentecoste...
Ed ora ecco che, mentre Francesco più ride, e piange, e splende, nella gioia estatica, il Serafino apre le due ali - ora capisco bene che sono ali - che stanno verso il mezzo della croce. E appaiono inchiodate sul legno le santissime piante del mio Signore, e le sue lunghe gambe, di uno splendore, in questa visione, così vivo come lo hanno le sue membra glorificate in Paradiso. E poi si aprono due altre ali, proprio al sommo della croce. E la vista mia, e credo anche quella di Francesco, per quanto egli sia sovvenuto da grazia divina, ne hanno sofferenza di gioia per il vivo abbaglio.
Ecco il tronco del Salvatore che palpita nel respiro... ed ecco, oh! ecco il Fuoco che solo una grazia permette fissare, ecco il Fuoco del suo viso che appare quando il sudario delle scintillanti penne è tutto aperto. Fuoco di tutti i vulcani e astri e fiamme, circondato da sei sublimi ali di perle, argento e diamante, sarebbe ancor poca luce rispetto a questo indescrivibile, inconcepibile splendere dell’Umanità Ss. del Redentore confitto sul suo patibolo.
Il volto, poi, e i cinque fori delle piaghe, non trovano riscontro in nessun paragone per esser descritti. Penso... penso alle cose più splendenti... penso persino alla luce misteriosa che emana il radio. Ma, se quanto ho letto è vero, questa luce è viva ma di un argento-blu di stella, mentre questa è condensazione di sole moltiplicata per un numero incalcolabile di volte.
La vetta della Verna deve apparire come se mille vulcani si fossero aperti intorno ad essa a farle corona. L’aria, per la luce e il calore, che arde e non brucia, che emana dal mio Signore crocifisso, trema con onde percepibili all’occhio, e steli e fronde sembrano irreali tanto la luce penetra anche l’opacità dei corpi e li fa luce...
Io non mi vedo. Ma penso che al riflesso di quella luce la mia povera persona deve apparire come fosforescente. Francesco, poi, su cui la luce si riversa e lo investe e penetra, non pare più corpo umano. Ma un minore serafino, fratello di quello che ha dato le sue ali a servizio del Redentore.
Ora è quasi riverso, Francesco, tanto è piegato indietro, a braccia completamente aperte, sotto il suo Sole Iddio Crocifisso! E’ immateriale all’aspetto tanto la luce e la gioia lo penetrano. Non parla, non respira, materialmente. Parrebbe un morto glorificato se non fosse in quella posa che richiede almeno un minimo di vita per sussistere. Le lacrime che scendono, e forse servono a temperare l’umana arsura di questa mistica fiamma, splendono come rivi di diamante sulle guance magre.
Io non odo nessuna parola né di Francesco né di Gesù. Un silenzio assoluto, profondo, attonito. Una pausa nel mondo che è intorno al mistero. Per non turbare. Per non profanare questo sacro silenzio dove un Dio si comunica al suo benedetto. Contrariamente a quanto sarebbe da supporsi, gli uccelli non si esaltano a più acuti trilli e lieti voli per questa festa di luce, non danzano farfalle o libellule, non guizzano lucertole e ramarri. Tutto è fermo in un’attesa in cui sento l’adorazione degli esseri verso Colui per cui furono fatti. Non c’è più neppure quella brezza lieve che faceva rumor di sospiro fra le fronde. Più neppure quel suono arpeggiato e lento di un’acqua nascosta in qualche cavo di pietra, e che prima gettava, come perle rare, dentro per dentro, le sue note su scala tonata. Niente. Vi è l’Amore. E basta. Gesù guarda e ride al suo Francesco. Francesco guarda e ride al suo Gesù... Basta.
Ma ora ecco che il Volto glorificato, tanto luminoso da parere quasi a linee di luce come è quello del Padre Eterno, si materializza un poco. Gli occhi prendono quel fulgore di zaffiro acceso di quando opera miracolo. Le linee divengono severe, imponenti, come sempre in quelle ore, imperiose, direi. Un comando del Verbo deve andare alla sua Carne; e la Carne obbedisce. E dalle cinque piaghe saetta cinque strali, cinque piccoli fulmini, dovrei dire, che scendono senza zigzagare nell’aria ma a perpendicolo, velocissimi, cinque aghi di luce insostenibile e che trapassano Francesco...
Non vedo, è naturale, le piante, coperte dalla veste e dalle membra, e il costato coperto dalla tonaca. Ma le mani le vedo. E vedo che, dopo che le punte infuocate sono entrate e trapassate - io sono come dietro Francesco - la luce, che è dall’altra parte, verso il palmo, passa dal foro sul dorso. Paiono due occhielli aperti nel metacarpo e dai quali scendono due fili di sangue che scorrono lenti giù per i polsi, sugli avambracci, sotto le maniche.
Francesco non ha che un sospiro cosi profondo che mi ricorda quello estremo dei morenti. Ma non cade. Resta come era ancor per qualche tempo. Sinché il Serafino, di cui mai ho visto il volto - ho visto di lui solo le sei ali - ridistende queste sublimi ali come velo sul Corpo santissimo e lo nasconde, e con le due ali iniziali risale, sempre più oltre, nel cielo, e la luce diminuisce rimanendo infine solo quella di un sereno mattino solare. E il serafino scompare oltre il cobalto del cielo che lo inghiotte e si chiude sul mistero che è sceso a far beato un figlio di Dio e che ora è risalito al suo regno.
Allora Francesco sente il dolore delle ferite e con un gemito, senza alzarsi in piedi, passa dalla posizione di prima a sedersi in terra. E si guarda le mani... e si scopre i piedi. E socchiude la veste sul petto. Cinque rivoli di sangue e cinque tagli sono il ricordo del bacio di Dio. E Francesco si bacia le mani e si carezza costato e piange, piangendo e mormorando: “Oh, mio Gesù! Mio Gesù! Che amore! Che amore, Gesù!... Gesù!... Gesù…”.
E tenta porsi in piedi, puntando i pugni al suolo, e vi riesce con dolore delle palme e delle piante, e si avvia, un poco barcollante come chi è ferito e non può appoggiarsi al suolo e vacilla per dolore e debolezza di svenamento, verso il suo speco, e cade a ginocchi su un sasso, con la fronte contro una croce di solo legno, due rami legati insieme, e là riguarda le sue mani sulle quali pare formarsi una testa di chiodo che penetra e trapassa, e piange. Piange d’amore, battendosi il petto e dicendo: “Gesù, mio Re soave! Che m’hai Tu fatto? Non per il dolore, ma per l’altrui lode mi è troppo questo tuo dono! Perché a me, Signore, a me indegno e povero? Le tue piaghe! Oh! Gesù!….[2]
È San Francesco l’esempio più alto di “Alter Christus”, come tutti coloro che si sono lasciati modellare dallo Spirito Santo a immagine e somiglianza di Gesù, che dice a Valtorta:
Sovente Egli trae i santificatori, coloro che trascinano con l’azione e l’esempio anime innumerevoli a Dio, da quelli che sono “i minimi” nel Mistico Corpo, senza gradi né ordinazioni, ma ricchi in giustizia perché identificatisi al Cristo in ogni loro azione.[3]


[1] “Gesù Pantocratore”, cap. 21, 26/9/1995, A.M. Ossi
[2] “I Quaderni dal 1944”, 16/10/1944, Maria Valtorta
[3] “I Quaderni dal 1945 al 1950”, Apocalisse, Maria Valtorta
Alla morte di papa Giovanni XXIII la Madonna a Garabandal disse a Conchita: il papa è morto. Ora ne restano solo tre. Dopo il terzo papa vi sarà la fine dei tempi, da non confondere con la fine del mondo.
Il terzo papa è Giovanni Paolo II.
Confermerà la Madonna a don Gobbi il 13 maggio 1991 (Anniversario della prima apparizione a Fatima):
[...] Spiritualmente vi sentite molto uniti al mio Papa Giovanni Paolo II, questo dono prezioso che il mio Cuore Immacolato vi ha fatto e che , in questi stessi momenti, si trova in preghiera nella Cova da Iria, per ringraziarmi della materna e straordinaria protezione che Io gli ho dato, salvandogli la vita dieci anni fa in piazza S. Pietro. Oggi vi confermo che questo è il Papa del mio segreto; il Papa di cui ho parlato ai bambini durante le apparizioni; il Papa del mio amore e del mio dolore. Con tanto coraggio e con sovrumana fortezza, Egli va in ogni parte del mondo, non curandosi delle fatiche e dei numerosi pericoli, per confermare tutti nella fede [...] Quando questo Papa avrà compiuto il compito che Gesù gli ha affidato ed Io scenderò dal cielo ad accogliere il suo sacrificio, tutti sarete avvolti da una densa tenebra di apostasia che sarà allora diventata generale. Rimarrà fedele solo quel resto che, in questi anni, accogliendo il mio materno invito, si è lasciato racchiudere dentro il rifugio sicuro del mio Cuore Immacolato. E sarà questo piccolo resto fedele, da Me preparato e formato, che avrà il compito di ricevere il Cristo che tornerà a voi nella gloria, dando così inizio alla nuova era che vi attende.[1]
La Nuova Era che avrà inizio dopo la fine dei tempi, cioè di un tempo, due tempi e la metà di un tempo in cui la donna vestita di sole è nascosta nel deserto, di cui parla S. Giovanni nell’Apocalisse:
Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. (Ap. 12,14)
Come mai si parla di metà di un tempo? Perché dopo i primi duemila anni di cristianesimo a Roma, avverrà una seconda Pentecoste in cui la Chiesa sarà riportata a Gerusalemme, all’inizio del millennio di pace promesso. Ed è perché a metà “settimana” è anticipata, per i soli eletti di tutti i tempi e di tutte le nazioni, la seconda venuta di Cristo nella cosiddetta venuta intermedia. Gli altri, buoni e cattivi, per vedere compiuti i misteri di Dio e vedere il Cristo giungere sulle nubi, dovranno attendere la fine del mondo: cioè che abbiano compimento anche i tempi ultimi!
Questo è il motivo per cui le profezie sulla fine del mondo sembrano confondersi. Dice a proposito Gesù a Valtorta nel 1943:
Anche nell’Apocalisse pare che i periodi si confondano, ma non è così. Sarebbe meglio dire: si riflettono nei tempi futuri con aspetti sempre più grandiosi.
Ora siamo al periodo che Io chiamo: dei precursori dell’Anticristo. Poi verrà il periodo dell’Anticristo che è il precursore di Satana. Questo sarà aiutato dalle manifestazioni di Satana: le due bestie nominate nell’Apocalisse. Sarà un periodo peggiore dell’attuale. Il Male cresce sempre più. Vinto l’Anticristo, verrà il periodo di pace per dare tempo agli uomini, percossi dallo stupore delle sette piaghe e della caduta di Babilonia, di raccogliersi sotto il segno mio. L’epoca anticristiana assurgerà alla massima potenza nella sua terza manifestazione, ossia quando vi sarà l’ultima venuta di Satana.[2]
Da tenere ben presente quel: “le profezie si riflettono nei tempi futuri con aspetti sempre più grandiosi”, perché le profezie si possono applicare alla battaglia di Armaghedòn, quella della “fine dei tempi”, che anticipa e si rifletterà in quella di Gog e Magog, quella della “fine del mondo”, con intensità crescente. Ricordiamo il “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” (Mt 24,35).
Anzi, per certi aspetti alcuni fatti propri della fine del mondo vengono come anticipati, nel bene e nel male, come lo è stato per Gesù e per Maria, perseguitati ma ora già gloriosi in cielo. È il mistero del numero 6 apocalittico che anticipa il 7, sapendo però che il 7° sigillo contiene anche la 6° tromba! (Apocalisse 8-1 e 9-13)
Per chiarire meglio questi concetti leggiamo il messaggio della Madonna a don Gobbi:
La Massoneria sostituisce Dio con un Idolo potente, forte, dominatore. Un idolo così potente, da far mettere a morte tutti coloro che non adorano la statua della bestia. Un idolo così forte e dominatore da fare sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno può comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Questo grande idolo, costruito per essere da tutti adorate e servito, come vi ho già rivelato, è un falso Cristo e una falsa Chiesa. Ma quale è il suo nome? Al capitolo 13 dell’Apocalisse è scritto: -Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: esso rappresenta un nome di un uomo. E tale cifra è 666-. Questo nome è quello dell’Anticristo [...] La statua o l’idolo, costruito in onore della bestia, per essere adorato da tutti gli uomini è l’Anticristo. Il numero 333 indica la Divinità... Il 333 è il numero che indica il mistero di Dio. Colui che vuole mettersi al di sopra di Dio porta il segno di 666. Il 333, indicato una volta esprime il mistero dell’unità di Dio; indicato due volte indica le due nature, quella divina e quella umana unite nella Persona divina di Gesù Cristo; indicato tre volte indica il mistero delle Tre Persone divine, cioè esprime il mistero della Santissima Trinità [...] Il 666 indicato una volta esprime l’anno 666. In questo periodo storico, l’Anticristo si manifesta attraverso il fenomeno dell’Islam, che nega direttamente il mistero della divina Trinità e della divinità di nostro Signore Gesù Cristo. L’islamismo, con la sua forza militare, si scatena ovunque, distruggendo tutte le antiche comunità cristiane, invade l’Europa e solo per un mio materno e straordinario intervento, sollecitato fortemente dal Santo Padre, non riesce a distruggere completamente la Cristianità. Il 666, indicato due volte esprime l’anno 1332. In questo periodo storico, l’Anticristo si manifesta con un radicale attacco alla fede nella Parola di Dio. Attraverso i filosofi, che iniziano a dare esclusivo valore alla scienza, e poi alla ragione, si tende gradualmente a costituire unico vero criterio di verità la sola intelligenza umana...Con la riforma protestante, si rifiuta la Tradizione come fonte della divina Rivelazione, e si accetta solo la Sacra Scrittura... Ciascuno è libero di leggere e di comprendere la sacra Scrittura, secondo la sua personale interpretazione. In questa maniera la fede nella Parola di Dio viene distrutta... Il 666, indicato tre volte, esprime l’anno 1998. In questo periodo storico, la massoneria, aiutata da quella ecclesiastica, riuscirà nel suo grande intento: costruire un idolo da mettere al posto di Cristo e della sua Chiesa [...] Siete così giunti al vertice della purificazione, della grande tribolazione e della apostasia [...] Coraggio! Siate forti, miei piccoli bambini. A voi tocca il compito, in questi difficili anni, di restare fedeli a Cristo ed alla sua Chiesa, sopportando ostilità, lotte e persecuzioni...Tutti vi formo, vi difendo e vi benedico.[3]
Il vero significato di Anticristo è quindi di colui che abolisce il sacrificio quotidiano, portando l’abominio della desolazione nel tempio di Dio che è il cuore umano, privandolo cioè dell’Eucaristia: così ha fatto l’Islam, così la divisione delle Chiese, così farà ancor più ampiamente l’Anticristo alla fine di questi tempi, il falso profeta dell’Apocalisse, vinto il quale avrà termine il primo combattimento escatologico. In senso ancor più specifico, l’abominio della desolazione lo si ha quando l’uomo rinnega Dio nel proprio cuore, privando il tempio che è il nostro corpo della presenza visibile di Dio. In questo senso l’applicazione delle profezie diviene personalizzata, cioè vale per ogni persona distintamente. Del resto la morte non è una piccola Apocalisse personale? La fine della propria vita con la prova finale da superare?
Una fine attende comunque anche questa generazione: è la fine dell’era del peccato, che si attuerà attraverso la grande purificazione. Sentiamo Ezechiele:
Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. (Ez. 36,25-26)
Dice anche Zaccaria:
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità.
In quel giorno - dice il Signore degli eserciti - io estirperò dal paese i nomi degli idoli, né più saranno ricordati: anche i profeti e lo spirito immondo farò sparire dal paese. (Zc. 13,1-2)
Leggiamo la Ossi:
Esegeticamente viene a verificarsi la purificazione che segna l’inizio della grande tribolazione.
Io, Gesù, sancisco le regolari premesse ad originare la certezza che coloro che operano nel mio nome, nel valore eterno del segno della S. Croce, saranno preservati dall’immensa tragedia.[4]
E ancora
La purificazione è il determinarsi di un periodo di sconcertanti eventi che castigano l’uomo a volere la vita, quella vita che ha sciupato in allegrezze e indifferenza alla Volontà di Dio.
Ordunque sappiate che la purificazione, quale corredenzione in atto, è palese provvedimento divino che lo Spirito Santo elargisce per far fronte all’impegno di preparare coloro che si presteranno quali strumenti d’amore all’aiuto a molti fratelli, pur vivendo a loro volta il grave corso della persecuzione che avrà molti martiri nel mio nome.”[5]
Sono gli ultimi giorni di questi cieli e questa terra, in attesa dei “nuovi cieli e una nuova terra” (2Pt. 3,13), di cui parla S. Pietro:
Questo anzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: “Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione.
Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano già da lungo tempo e che la terra, uscita dall’acqua e in mezzo all’acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì.
Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi. (2Pt. 3,3-7)
È la caduta di Babilonia annunciata da S. Giovanni:
Un secondo angelo lo seguì gridando:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti
col vino del furore della sua fornicazione”. (Ap. 14,8)
È, come detto, la fine del primo combattimento escatologico:
Vidi allora la bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito.
Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo.
Tutti gli altri furono uccisi dalla spada che usciva di bocca al Cavaliere; e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni. (Ap 19,19-21)
Scrive la Ossi:
Io, Gesù, a voi dico: il volto del mondo si oscurerà per cause che l’uomo stesso avrà gravemente provocato, nella accecata ribellione ad un contesto di fame, ingiustizia e violenza.
In demoniaco accendersi delle tensioni mondiali emergerà il popolo della salvezza, verrà vista la Croce nel cielo da ogni parte del mondo nel canto osannante di giovani vite, verrà pietosamente aggredita e annegata nel sangue la certezza della salvezza, la fede cristiana, per un’ultima testimonianza che possa salvare coloro che ancora non credono.
Sarà il giorno della santa apparizione alle genti di S. Maria delle vittorie, che aprirà grandi speranze d’amore, di nuovo soffocate da ingiustizia e morte.
Soffocato amore ardirà la donazione della salvezza alle forze imperanti del male, ma solo distruzione e morte sarà la risposta. Risposta coinvolgente l’umanità in un immenso rogo, che a risollevare i cuori vedrà cieca reazione.
Io, Gesù, avrò, nel nero furore degli eventi la purificazione totale dal peccato, come grande fornace che fonde le scorie per ridonare l’essenza del metallo fuso solo con la fiamma del mio amore.
Sosterrete in giorni tristi l’avvicinarsi del pericolo, ne vivrete la furia che oscurerà la terra per tre giorni e per tre notti, dopo di che avrete la pace.[6]
E chi si salverà? Sappiamo che un piccolo resto è riservato al Signore, come scrive S. Giovanni all’angelo della Chiesa di Filadelfia:
Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch’io ti preserverò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. (Ap. 3,10)
Sono i 144.000 segnati col Sangue dell’Agnello:
Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare:
“Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi”.
Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele. (Ap. 7,2-4)
Dice Gesù a Valtorta:
È il caso di ripetere: “Satana ha chiesto di vagliarvi”. E, dal vaglio, risulta che la corruzione è come nei tempi del diluvio, aggravata dal fatto che voi avete avuto il Cristo e la sua Chiesa, mentre ai tempi di Noè ciò non era.
L’ho già detto e lo ripeto: Questa è lotta fra Cielo e inferno.
Voi non siete che un bugiardo paravento. Dietro le vostre schiere battagliano angeli e demoni. Dietro i vostri pretesti è la ragione vera: la lotta di Satana contro Cristo.
Questa è una delle prime selezioni dell’umanità, che si avvicina alla sua ora ultima, per separare la messe degli eletti dalla messe dei reprobi. Ma purtroppo la messe degli eletti è piccola rispetto all’altra. [7]
Ma se al tempo di Noè era possibile costruire un’arca di legno, ora dove troverà riparo questo piccolo resto?
Leggiamo Valtorta:
L’ora di Maria. Quest’ora.
L’arca di Noè non salvò tutti gli uomini, ma coloro fra gli uomini che Dio trovò giusti al suo cospetto. Anche nell’ora attuale, ora che sorge e dovrà scorrere tutta, e più inoltrerà e più sarà cupa di nembi, l’Arca di Dio non potrà salvare tutti gli uomini, ma perché gli uomini, molti uomini, non vorranno salvarsi, trovare salute per mezzo dell’Arca di Dio.
L’arcobaleno dopo il diluvio fu visto dai soli giusti rimasti vivi sulla Terra. Ma nell’ora presente, invece, l’arcobaleno, il segno di pace, Maria, in un sovrabbondare di misericordia sarà visto da molti che giusti non sono. La sua voce, il suo profumo, i suoi prodigi, saranno noti a giusti e a peccatori, e beati quelli, fra questi ultimi, che, come per l’Arcobaleno di Dio l’ira di Dio non si scatena, così per esso alla giustizia, alla fede nel Gesù in cui è salvezza, si volgeranno.[8]
E ancora dice Gesù a Valtorta:
Prima ero Io che ero ponte fra il mondo e il Cielo. Ma veramente, davanti alla vostra pertinacia nel Male, il Cristo si ritira come un tempo da Gerusalemme, poiché l’ora non è ancora venuta e il Cristo, in attesa dell’ora, vi lascia al vostro Male perché lo compiate.
Ora, unico ponte resta Maria. Ma se dispregiate Essa pure, sarete schiacciati. Non permetto sia vilipesa Colei in cui lo Spirito Santo discese per generare Me, Figlio di Dio e Salvatore del mondo.[9]


[1] “La Madonna ai sacerdoti, suoi figli prediletti”, 13/5/1991, Don Gobbi. Interessante è riportare in calce altre due locuzioni dettate dalla Madonna a don Gobbi: “Siete entrati nei miei tempi. In questo giorno vi domando di consacrarmi tutto il tempo che ancora vi separa dalla fine di questo secolo. È un periodo di dieci anni. Sono dieci anni molto importanti, decisivi…” (18/9/1988) e “...Entrate nell’ultimo decennio di questo vostro secolo, in cui si compiranno gli avvenimenti che io vi ho predetto e i miei segreti vi saranno svelati. Entrate nel tempo del trionfo del mio Cuore Immacolato. Siete ormai vicini alla seconda Pentecoste.” (28/6/1990). L’anno duemila si pone pertanto come ponte tra la vecchia e la Nuova Era, in cui si sveleranno e compiranno molti segreti e misteri, nel bene e nel male. Questo non significa che termineranno i guai, anzi. Sarà l’apice dal quale l’umanità non potrà far altro che precipitare sempre più nel baratro infernale. Come tutti i cambiamenti epocali, sappiamo che il passaggio non sarà facile. Garantisce però Gesù alla Ossi: “Sentenzio e delibero che tutto ciò avverrà nell’arco di un pontificato, che vedrà risorgere dalle ceneri della morte la vita per un’era di pace e d’amore”, da “Proiezione abissale dei destini dell’umanità”, 14/1/1983.
[2] “I Quaderni dal 1943”, 27/8/1943, Maria Valtorta
[3] “La Madonna ai sacerdoti, suoi figli prediletti”, 17/6/1989, Don Gobbi
[4] “Relazioni predittive”, “Gesù, lacerante vibrazione del cuore”, 2/2/1982, A.M. Ossi
[5] “Relazioni predittive”, “La purificazione”, 23/2/1983, A.M. Ossi
[6] “Relazioni predittive”, “Fine del mondo e salvezza universale”, 20/3/1980, A.M. Ossi
[7] “I Quaderni dal 1943”, 19/6/1943, Maria Valtorta
[8] “Lezioni sull’epistola di Paolo ai Romani”, 14 /2/1948, Maria Valtorta
[9] “I Quaderni dal 1943”, 22/8/1943, Maria Valtorta