venerdì 28 giugno 2019

MARIA è la divina Immacolata Concezione, concepita dallo Spirito Santo.

Supplica per la Mia Chiesa 
(1° settembre 2003)

GESÙ: "Figlia Mia, quella che ti detterò è una supplica. Ti domando di andare a portare al Santo Padre (Giovanni Paolo II; ndt), vostro Papa, ciò che ti ho già dato il 23 giugno, accompagnato da quest'ultimo scritto.

È urgente far conoscere alla Mia Chiesa la Divinità della Madre Mia Santa, affinché si compia l'ultima fase del Piano di Dio. La Salvezza del mondo si troverà nelle mani della Chiesa. Essa deve riconoscere la Sua Nascita divina.

Quando la Beata Vergine Maria annuncia a Bernardette: «Io sono l'Immacolata Concezione», lo è anche da tutta l'eternità. Io ve l'ho detto: il mondo non troverà la Pace fintanto che la Chiesa non riconoscerà pienamente in Maria la Sua Santissima Divina Concezione.

Oggi, il tempo è tra le mani della Mia Chiesa* per ristabilire la Verità di Dio: essa ha la responsabilità del Mio popolo. Non intralciate il Piano Divino.

* (Il Cristo parlava così nel 2003, quando ancora c'era Papa Giovanni Paolo II, ma se adesso dovessimo aspettarci il ristabilimento del Vero nella Chiesa, a meno che Dio non intervenga come promesso QUI, ne rimarremmo molto delusi! Ndt).

MARIA è la Porta del Cielo! MARIA è la Madre della Chiesa!

Nella Sua Bontà Infinita, Nostro Padre ha scelto MARIA per far passare l'Unigenito nel mondo degli uomini.

Adesso, Nostro Padre ha scelto MARIA per far passare tutta questa Umanità provata nella Terra Nuova con Cieli Nuovi, mediante MARIA, che è Figlia, Sposa e Madre del Dio, Unico e Vero.

MARIA è sì la Porta del Cielo, ma ha anche la CHIAVE di questa Porta.

La Chiave è in Lei: Ella è stata concepita dallo Spirito Santo che ha posto in Lei la Sua Dimora. Se Dio, l'Eterno, ha scelto MARIA affinché i Suoi figli rinascessero nel loro stato originario, così com'erano prima di intraprendere il duro pellegrinaggio della Terra, è perché Ella li può ricondurre a Lui fino all'ultima Sua "pecorella" mediante la Purezza, l'Obbedienza e l'Umiltà.

Il Regno di Dio è molto vicino, ma Mio Padre vuole che questa Umanità ritrovi tutti i talenti che ha ricevuto dal Cielo. Una sola Creatura non li ha mai perduti e li ha fatti fruttificare, così numerosi come le stelle del firmamento: il Suo nome è MARIA!




Affinché si compia il Piano di Dio, la prima che deve rinascere per mezzo della Mia Santa Madre è la Chiesa (quella di Giovanni e non di Pietro, ved. QUI; ndt). Per questo, essa deve riconoscere integralmente la Sua Immacolata Concezione in quanto Divina.

I membri della Mia Chiesa attendono la Purificazione finale che si compirà il giorno stesso in cui essa riconoscerà il Dogma seguente:

MARIA è l'Immacolata Concezione, concepita dallo Spirito Santo.

Gli uomini e la Terra sono in attesa della conferma di tale Dogma integrale da parte della Santa Chiesa di Gesù Cristo, per rinascere insieme alla Nuova Vita del Pianeta e dei Cieli.

Costoro devono unirsi in preghiera ardente affinché arrivi presto il Regno di Dio a ristabilire l'Ordine per la cessazione di tutte le calamità e gli sconvolgimenti che affliggono il vostro globo e il genere umano. [...]

"Questa supplica è un effetto della Mia Bontà per il mondo intero che è già in decomposizione;  tale decadenza si nota a tutti i livelli,  che sia una semplice riunione o un grande assembramento.

L'uomo ha rigettato Dio ed ogni cosa si sgretola poco a poco. Un unico fattore può ripristinare la Forza perduta per vincere il Male e ridarvi Cieli e Terra Nuovi, ed è l'Umiltà.

L'Umiltà (MARIA) distruggerà l'Orgoglio e il suo Principe maledetto, Satana."

Conclusione

La supplica di Gesù è stata trasmessa in Vaticano l'11 ottobre 2003 per mezzo di un alto dignitario della Chiesa di nome Giovanni, accompagnatore di JNSR.

Quest'ultima non ha potuto incontrare il Santo Padre a causa della precarietà del suo stato di salute che si era aggravato improvvisamente. Il messaggio, tuttavia, è stato regolarmente consegnato alle autorità preposte, ma a distanza di 15 anni ora, e non più 8 come ha detto JNSR nel 2011, non è mai pervenuto alcun riscontro.

Non è la prima volta, come si constata, che il Vaticano fa orecchie da mercante e non risponde, né accoglie la Volontà del Cielo tramite Maria Santissima o addirittura, come in questo caso, del Cristo stesso, e non mi si venga a dire che è così perché i messaggi della mistica JNSR non sono ancora stati riconosciuti dalla Chiesa, perché allora, il terzo Segreto di Fatima dove lo mettiamo? (Cfr. QUIQUI e QUI, ma anche QUIQUI e QUI).

domenica 23 giugno 2019

L'omelia del Corpus Domini. «Gesù Cristo sacerdote dell'amore a Dio e all'uomo» sacerdote profetico alla maniera di Melchisedek


  1.  il mistero della sofferenza (trasformante)
  2.  significato del Cristo  (vittima espiatrice)
  3.  significato del sacerdozio profetico (Melchisedek)

                                       


Cari fratelli e sorelle!
Il sacerdozio del Nuovo Testamento è strettamente legato all’Eucaristia. Per questo oggi, nella solennità del Corpus Domini e quasi al termine dell’Anno Sacerdotale, siamo invitati a meditare sul rapporto tra l’Eucaristia e il Sacerdozio di Cristo. In questa direzione ci orientano anche la prima lettura e il salmo responsoriale, che presentano la figura di Melchisedek. Il breve passo del Libro della Genesi (cfr 14,18-20) afferma che Melchisedek, re di Salem, era «sacerdote del Dio altissimo», e per questo «offrì pane e vino» e «benedisse Abram»,

reduce da una vittoria in battaglia; Abramo stesso diede a lui la decima di ogni cosa. Il salmo, a sua volta, contiene nell’ultima strofa un’espressione solenne, un giuramento di Dio stesso, che dichiara al Re Messia: «Tu sei sacerdote per sempre / al modo di Melchisedek» (Sal 110,4); così il Messia viene proclamato non solo Re, ma anche Sacerdote. Da questo passo prende spunto l’autore della Lettera agli Ebrei per la sua ampia e articolata esposizione. E noi lo abbiamo riecheggiato nel ritornello: «Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore»: quasi una professione di fede, che acquista un particolare significato nella festa odierna. È la gioia della comunità, la gioia della Chiesa intera, che, contemplando e adorando il Santissimo Sacramento, riconosce in esso la presenza reale e permanente di Gesù sommo ed eterno Sacerdote.

La seconda lettura e il Vangelo portano invece l’attenzione sul mistero eucaristico. Dalla Prima Lettera ai Corinzi(cfr 11,23-26) è tratto il brano fondamentale in cui san Paolo richiama a quella comunità il significato e il valore della "Cena del Signore", che l’Apostolo aveva trasmesso e insegnato, ma che rischiavano di perdersi. Il Vangelo invece è il racconto del miracolo dei pani e dei pesci, nella redazione di san Luca: un segno attestato da tutti gli Evangelisti e che preannuncia il dono che Cristo farà di se stesso, per donare all’umanità la vita eterna. Entrambi questi testi mettono in risalto la preghiera di Cristo, nell’atto dello spezzare il pane. Naturalmente c’è una netta differenza tra i due momenti: quando divide i pani e i pesci per le folle, Gesù ringrazia il Padre celeste per la sua provvidenza, confidando che Egli non farà mancare il cibo per tutta quella gente. Nell’Ultima Cena, invece, Gesù trasforma il pane e il vino nel proprio Corpo e Sangue, affinché i discepoli possano nutrirsi di Lui e vivere in comunione intima e reale con Lui. La prima cosa che occorre sempre ricordare è che Gesù non era un sacerdote secondo la tradizione giudaica. La sua non era una famiglia sacerdotale. Non apparteneva alla discendenza di Aronne, bensì a quella di Giuda, e quindi legalmente gli era preclusa la via del sacerdozio. La persona e l’attività di Gesù di Nazaret non si collocano nella scia dei sacerdoti antichi, ma piuttosto in quella dei profeti. E in questa linea, Gesù prese le distanze da una concezione rituale della religione, criticando l’impostazione che dava valore ai precetti umani legati alla purità rituale piuttosto che all’osservanza dei comandamenti di Dio, cioè all’amore per Dio e per il prossimo, che, come dice il Signore, «vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici» (Mc 12,33). Persino all’interno del Tempio di Gerusalemme, luogo sacro per eccellenza, Gesù compie un gesto squisitamente profetico, quando scaccia i cambiavalute e i venditori di animali, tutte cose che servivano per l’offerta dei sacrifici tradizionali. Dunque, Gesù non viene riconosciuto come un Messia sacerdotale, ma profetico e regale. Anche la sua morte, che noi cristiani giustamente chiamiamo "sacrificio", non aveva nulla dei sacrifici antichi, anzi, era tutto l’opposto: l’esecuzione di una condanna a morte, per crocifissione, la più infamante, avvenuta fuori dalle mura di Gerusalemme. Allora, in che senso Gesù è sacerdote? Ce lo dice proprio l’Eucaristia. Possiamo ripartire da quelle semplici parole che descrivono Melchisedek: «Offrì pane e vino» (Gen 14,18). È ciò che ha fatto Gesù nell’ultima Cena: ha offerto pane e vino, e in quel gesto ha riassunto tutto se stesso e tutta la propria missione. In quell’atto, nella preghiera che lo precede e nelle parole che l’accompagnano c’è tutto il senso del mistero di Cristo, così come lo esprime la Lettera agli Ebrei in un passo decisivo, che è necessario riportare: «Nei giorni della sua vita terrena – scrive l’autore riferendosi a Gesù – egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparٍar l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek» (5,8-10). In questo testo, che chiaramente allude all’agonia spirituale del Getsemani, la passione di Cristo è presentata come una preghiera e come un’offerta. Gesù affronta la sua "ora", che lo conduce alla morte di croce, immerso in una profonda preghiera, che consiste nell’unione della sua propria volontà con quella del Padre. Questa duplice ed unica volontà è una volontà d’amore. Vissuta in questa preghiera, la tragica prova che Gesù affronta viene trasformata in offerta, in sacrificio vivente. Dice la Lettera agli Ebrei che Gesù «venne esaudito». In che senso? Nel senso che Dio Padre lo ha liberato dalla morte e lo ha risuscitatoÈ stato esaudito proprio per il suo pieno abbandono alla volontà del Padre: il disegno d’amore di Dio ha potuto compiersi perfettamente in Gesù, che, avendo obbedito fino all’estremo della morte in croce, è diventato "causa di salvezza" per tutti coloro che obbediscono a Lui. E’ diventato cioè sommo Sacerdote per avere Egli stesso preso su di sé tutto il peccato del mondo, come "Agnello di Dio". E’ il Padre che gli conferisce questo sacerdozio nel momento stesso in cui Gesù attraversa il passaggio della sua morte e risurrezione. Non è un sacerdozio secondo l’ordinamento della legge mosaica (cfr Lv 8-9), ma «secondo l’ordine di Melchisedek», secondo un ordine profetico, dipendente soltanto dalla sua singolare relazione con Dio. Ritorniamo all’espressione della Lettera agli Ebrei che dice: «Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì». Il sacerdozio di Cristo comporta la sofferenza. Gesù ha veramente sofferto, e lo ha fatto per noi. Egli era il Figlio e non aveva bisogno di imparare l’obbedienza ma noi sì, ne avevamo e ne abbiamo sempre bisogno. Perciò il Figlio ha assunto la nostra umanità e per noi si è lasciato "educare" nel crogiuolo della sofferenza, si è lasciato trasformare da essa, come il chicco di grano che per portare frutto deve morire nella terra. Attraverso questo processo Gesù è stato "reso perfetto", in greco teleiotheis. Dobbiamo fermarci su questo termine, perché è molto significativo. Esso indica il compimento di un cammino, cioè proprio il cammino di educazione e trasformazione del Figlio di Dio mediante la sofferenza, mediante la passione dolorosa. È grazie a questa trasformazione che Gesù Cristo è diventato "sommo sacerdote" e per salvare tutti coloro che si affidano a Lui. Il termine teleiotheis, tradotto giustamente con "reso perfetto", appartiene ad una radice verbale che, nella versione greca del Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia, viene sempre usata per indicare la consacrazione degli antichi sacerdoti. Questa scoperta è assai preziosa, perché ci dice che la passione è stata per Gesù come una consacrazione sacerdotale. Egli non era sacerdote secondo la Legge, ma lo è diventato in maniera esistenziale nella sua Pasqua di passione, morte e risurrezione: ha offerto se stesso in espiazione e il Padre, esaltandolo al di sopra di ogni creatura, lo ha costituito Mediatore universale di salvezza. Ritorniamo, nella nostra meditazione, all’Eucaristia, che tra poco sarà al centro della nostra assemblea liturgica. In essa Gesù ha anticipato il suo Sacrificio, un Sacrificio non rituale, ma personale. Nell’Ultima Cena Egli agisce mosso da quello "spirito eterno" con il quale si offrirà poi sulla Croce (cfr Eb 9,14). Ringraziando e benedicendo, Gesù trasforma il pane e il vino. È l’amore divino che trasforma: l’amore con cui Gesù accetta in anticipo di dare tutto se stesso per noi. Questo amore non è altro che lo Spirito Santo, lo Spirito del Padre e del Figlio, che consacra il pane e il vino e muta la loro sostanza nel Corpo e nel Sangue del Signore, rendendo presente nel Sacramento lo stesso Sacrificio che si compie poi in modo cruento sulla Croce. Possiamo dunque concludere che Cristo è sacerdote vero ed efficace perché era pieno della forza dello Spirito Santo, era colmo di tutta la pienezza dell’amore di Dio, e questo proprio "nella notte in cui fu tradito", proprio nell’"ora delle tenebre" (cfr Lc 22,53). È questa forza divina, la stessa che realizzò l’Incarnazione del Verbo, a trasformare l’estrema violenza e l’estrema ingiustizia in atto supremo d’amore e di giustizia. Questa è l’opera del sacerdozio di Cristo, che la Chiesa ha ereditato e prolunga nella storia, nella duplice forma del sacerdozio comune dei battezzati e di quello ordinato dei ministri, per trasformare il mondo con l’amore di Dio. Tutti, sacerdoti e fedeli, ci nutriamo della stessa Eucaristia, tutti ci prostriamo ad adorarLa, perché in essa è presente il nostro Maestro e Signore, è presente il vero Corpo di Gesù, Vittima e Sacerdote, salvezza del mondo. Venite, esultiamo con canti di gioia! Venite, adoriamo! Amen.

martedì 18 giugno 2019

Gesù l'Adamo novello

QUADERNI DAL 1945 AL 1950 CAPITOLO 569


1 giugno 1946                              

   Stavo ordinando le mie preghiere del mese di giugno ed ero incerta se far precedere quella allo Spirito Santo o quella al Sacro Cuore. Con una beatificante ondata di pace si precipita su me lo Spirito Paraclito dicendomi:
   «Puoi mettere l'orazione a Me in testa ad ogni altra, senza timore di offendere il Cuore amoroso e divino.
   Quel Cuore è perché Io l'ho formato. Io, l'Amore, sono il generatore dell'Umanità Ss. del Verbo, e il suo Cuore è l'amor degli amori dello stesso Amore divino, è l'Anima più ardente del trino Fuoco. In esso Cuore è il Padre, il Verbo e lo Spirito, ma lo Spirito, essendo ciò che forma un Uno delle e con le due prime Persone e con Esse compie la Triade Ss., è l'Ospite eletto del Cuore amorosissimo. Tutto Dio si compiace in quel Cuore e vi abita. Ché, se è detto che voi siete templi dello Spirito Santo e si suppone, dalla limitatezza umana, che il trono allo Spirito sia nell'organo generatore della vita e suscitatore degli affetti, quale trono, in quel tempio più sacro di qual che si sia tempio, o costrutto dall'uomo o dall'uomo generato, avrò mai più bello, più santo, più sacro, più mio di questo?
   Il Cuore di Gesù Cristo! Formato dai fuochi della Carità e dai gigli della Purissima! Se gli uomini sapessero capire ciò che è il Cuore di Cristo! Ma appena i Serafini possono penetrare nell'incandescenza di questa perfezione di amore che è il Cuore di DioPerfezione della Perfezione. Pensa, anima mia. Dio, l'Incorporeo, l'Eterno, che si orna dell'organo perfetto nella perfetta creazione dell'uomo e in esso vi rinchiude tutto il Paradiso perché sia testimonio dell'annichilimento sublime del Verbo e si perfezioni nella Carità. Se gli angeli potessero svelare i misteri del Cielo, vi direbbero che alla evangelizzazione della Terra col Cristo docente corrispose la grande lezione data a tutti i celesti cori di come si raggiunge l'amore perfetto: annichilendosi un Dio sino alla morte per amore di Dio e degli uomini.
  Santo, tre volte santo Cuore del Cristo, raggiante Sole in cui si affissano tutte le luci del Cielo, glorificazione della materia che ha meritato di condividere la gloria dell'anima perché nella Carità, nella Fortezza, Giustizia, Temperanza e nell'Ubbidienza ha raggiunto la Perfezione. Perché, ricordatelo tutti, o figli carissimi della Sapienza, il Cristo era Carne ed Anima come ogni uomo e, per un decreto imperscrutabile, benché senza macchia, dovette conoscere tentazione. Era l'Uomo. Era l'Adamo novello. Doveva mostrare come avrebbe dovuto agire il primo per possedere la gloria senza aver conosciuto il tormento, e come era possibile avere gloria senza avere tormento solo col fare eroicamente la volontà del Creatore. E il Cristo ha mostrato questo. E poi ha sofferto ed è morto per riparare a ciò che Adamo aveva commesso. E tutto – ubbidienza, resistenza alle tentazioni, buona volontà, generosità, perdono, sapienza, sacrificio – sono scaturiti dal Cuore che ora palpita in Cielo, e per voi, per te, per tutti coloro che hanno compreso l'Amore.
   Dio è Carità. Il Cuore di Gesù-Dio è il trono della Carità-Dio.»

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Analizzando questo testo, possiamo finalmente capire come stanno realmente le cose. Cosa sia l'anima che è creata e cosa sia lo Spirito che è increato (le due nature, umana e divina). 
Gesù era uomo come Maria, con un anima creata dal Padre. Gesù aveva nell'anima lo spirito increato del Padre (una parte dello spirito del Padre chiamato Figlio, si è incarnato nell'anima creata di Gesù). Maria allo stesso modo aveva un'anima creata dal Padre e lo spirito increato dello Spirito santo, generata dalla Carità/Spirito santo, Madre increata. (Approvato da Maria )
Daltronde non esiste nessun testo che comprovi l'esistenza e le imprese del Verbo, in nessun libro e in nessuna cultura che non sia la chiesa cattolica.
"la grande lezione data a tutti i celesti cori di come si raggiunge l'amore perfetto: annichilendosi un Dio sino alla morte per amore di Dio e degli uomini"-     
 è quello che gli angeli non hanno mai visto e neppure noi uomini mai lo vedemmo. Intanto un Dio non può morire, perchè se fosse Dio sarebbe eterno; lo Spirito Santo infatti è sostanza divina e non può morire. 
"Quindi il Verbo non era sostanza divina, era soltanto il pensiero del Padre che avrebbe preso carne nel tempo da Maria e quindi prese lo spirito trinitario come lo prese Maria. " (Approvato da Maria SS)
Dunque il verbo era in principio un pensiero eterno ma creato nel tempo a suo tempo che una volta creato/generato diventerà il Figlio.  Ma il Figlio dovrà poi diventare il Cristo per avere le caratteristiche di figliolanza divina. (approvato dal Padre
In questo diventare il Cristo Gesù dovette vincere tutte le tentazioni, e perfino la morte, perchè la morte si vince senza averne paura. Poi dovette perfezionare la temperanza e la giustizia, due virtù cardinali che appunto incardinano a Dio, esercitando l'ubbidienza che « è l'unica virtù che unisce a sé le altre virtù e che le custodisce e le conserva», dice sant'Antonio.  
La fortezza
 è una virtù che assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Viene anche indicata come coraggio.


Il Cristo, chi è il Cristo? Gesù è il primo Cristo, ma anche Maria è Cristo e anche noi infine sulle orme di Gesù e Maria dovremmo sacrificarci per raggiungere appunto queste caratteristiche di figliolanza divina che ci sono richieste dal nostro Creatore per raggiungere la nostra eredità in cielo. 


Ora il Dio-Verbo si doveva perfezionare nella  "Carità, nella Fortezza, Giustizia, Temperanza e nell'Ubbidienza " aveva certamente questa natura divina (che anche noi abbiamo), quindi l'unica differenza con Maria è 

I sette doni dello Spirito Santo
  • sapienza;
  • intelletto;
  • consiglio;
  • fortezza;
  • scienza;
  • pietà;
  • timore di Dio.

L'obbedienza è l'unica virtù che unisce a sé le altre virtù e che le custodisce e le conserva», dice sant'Antonio. 

LA DUPLICE NATURA DELL'UOMO

OPERA MAGGIORE



VOLUME X CAPITOLO 652



DCLII. Commiato all'Opera. 
Estratto dal messaggio del:

   [28 aprile 1947]

IV. Restituire nella loro 
verità le figure del Figlio dell'Uomo e di Maria, veri figli di Adamo per la carne e il sangue, ma di un Adamo innocente. Come noi, così dovevano essere i figli dell'Uomo, se il Progenitore e la Progenitrice non avessero avvilito la loro perfetta umanità — nel senso di uomo, ossia di creatura nella quale è la duplice natura spirituale, a immagine e somiglianza di Dio, e la natura materialecome voi sapete che hanno fatto. Sensi perfetti, ossia sottomessi alla ragione pur nella loro grande acutezza. Nei sensi includo quelli morali insieme a quelli corporali. Amore completo e perfetto perciò, e per lo sposo al quale non la stringe sensualità, ma soltanto vincolo di spirituale amore, e per il Figlio. Amatissimo. Amato con tutta la perfezione di una perfetta donna per la creatura nata da lei. Così avrebbe dovuto amare Eva: come Maria, ossia non per quello che di godimento carnale era il figlio, ma perché quel figlio era figlio del Creatore e ubbidienza compiuta al suo comando di moltiplicare la specie umana. E amato con tutto l'ardore di una perfetta credente, che sa quel suo Figlio non figuratamente ma realmente: Figlio di Dio.

martedì 11 giugno 2019

Visione : il Cuore Immacolato di Maria

QUADERNI DAL 1945 AL 1950 CAPITOLO 609


16 maggio 1947

   Venerdì 
   Dice Gesù:
Ore 21,30, stesso giorno

  Ho la visione e la comprensione di quello che è il Cuore Immacolato di Maria.

 Visione: uno splendidissimo cuore simile a una raggiante luna, simile a luminosa perla dalla luce lunare. Siamo soliti a vedere il Cuor di Gesù emanante raggi d'oro, fiamme d'oro. Una raggiera intorno al suo rosso Cuore. Ma questo di Maria è tutto luce. Una paradisiaca luce! Più bianca di Ostia raggiante in un ostensorio! Più luminoso di luna splendente in tersissimo cielo! Più vago di enorme perla! Tutto luce! Che bellezza!… Splende là, al centro del petto purissimo… Un candore che brilla nel candore del corpo glorificato di Maria Ss. di Fatima. E per essere splendore che supera lo splendore purissimo di tutta la Vergine, pensi ognuno quale splendore deve essere…

   E lo Spirito Santo mi dà questa lezione e comprendo:
   «Da quel Cuore vennero le stille per formare il Cuore all'incarnato Verbo. Da quale candore doveva venire quel sangue necessario a formare l'embrione umano del Ss. Figlio di Dio! Sangue purissimo da purissima sorgente. Candore che sgorga da fonte immacolata per circondare di candore l'anima creata al Verbo, concepito dall'Amore col Candore. Sui palpiti di stella purissima di questo Cuore, Delizia mia, si è formato il pulsare del Cuor divino. Pensa tu quale perfezione totale di sentimenti e di movimenti avrà avuto questo Cuore immacolato sul ritmo del quale – ritmo di palpiti fisici, ritmo di palpiti morali, ritmo di palpiti spirituali – si formò ad esser Cuore d'Uomo-Dio il cuore del Figlio concepito dalla Vergine.
   Guarda, guarda, béati. Non c'è luce più bella in Paradiso, dopo la nostra, di questa. E non c'è luce più dolce. Non c'è. Noi, i Tre gloriosi, troviamo in questa luce la gioia nostra. I beati la loro. Gli angeli la loro. Il Paradiso splende di questa luce dell'immacolato Cuore di Maria nostra. Quella luce che tu dici indescrivibile, ed è voce e letizia del Paradiso, promana da questo Seno, da questo Cuore dell'eterna Vergine. Volesse l'uomo che si spandesse sulla Terra! Sarebbe la seconda redenzione, il secondo perdono… la finale salvezza! Oh! il perdono del mondo! Il perdono al mondo per Maria! Ma il mondo respinge la Madre che lo partorirebbe alla pace.
   Ama, ama per tutto il mondo. E la luce del Cuor di Maria ti penetrerà della gioia che fa Noi stessi beati.»
   Mi letifico guardando il raggiante Cuore-Ostia di Maria Immacolata, dalla luce intensa e soavissima di perla accesa…

venerdì 7 giugno 2019

LA SAPIENZA - Vieni e leggi le glorie di Lei nel libro dell'avo


VALTORTA
I. Dettato del 27 agosto 1944, in seguito alla visione della nascita di Maria Ss. 




In merito dice Gesù: «Poi che essi non comprendono che come la Sapienza fu attributo di Dio da quando Dio è, ed è infinita come Lui e come Lui eterna, e che questa Sapienza senza limiti nel tempo e nella perfezione tutto ha saputo dal principio senza principio di Dio, e che quindi Dio ab eterno contemplò la sua futura Figlia, Madre e Sposa Maria, e nel suo Pensiero la tenne mentre creava il creato e l'uomoUmanità, che da Maria avrebbe ottenuto il Mezzo per redimersi,


 posto che essi non vogliono capire, sia levata dal testo la frase "Vieni e leggi le glorie di Lei nel libro dell'avo". E levato sia il brano dei Proverbi, cap. VIII, v. 22-31. E levato ancora sia il periodo che segue. Sino alla parola... "ti parlo". Il seguente: "Ho voluto che tu scrivessi il primo verso" ecc., sino alla fine del dettato, siano pubblicati».

Proverbi 8,22-31

22 Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d'allora.
23 Dall'eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;
25 prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
27 quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull'abisso;
28 quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell'abisso;
29 quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
30 allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
dilettandomi davanti a lui in ogni istante;
31 dilettandomi sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.


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In questo brano valtortiano Gesù conferma ciò che Maria rivelò al Cornacchiola alle Tre Fontane: "sono l'incarnazione dello Spirito Santo/Sapienza".
Perciò ora sappiamo con certezza che Maria non era creata ma generata, anzi direi che il suo spirito è increato, cioè generato dallo Spirito santo e incarnato.
 Come il Padre ha generato il Figlio (lo spirito del Figlio) incarnato in un anima creata (Gesù) così la Madre increata Spirito Santo ha generato la Figlia (lo spirito della Figlia, incarnata in un anima creata (Maria). 

mercoledì 8 maggio 2019

LA VITA DI UNIONE CON MARIA

DALLA COLLANA DIMENSIONI SPIRITUALI – IV/V

TESTIMONIANZA E MESSAGGIO DI SANTA VERONICA GIULIANI


ATTI DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE DI STUDI SU SANTA VERONICA GIULIANI.
Roma, Pontificio Ateneo Antonianum, 27 – 31 Ottobre 1982 – A cura di Lazaro Iriarte OFM Cap.   Volume 1 – Editrice Laurentianum – GRA. Km. 68,800, Roma, 1983

Veronica, nata a Mercatello nelle Marche nel 1660, a diciassette anni entrò nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia). Passò la sua vita nella preghiera e nella penitenza per portare anime a Dio. Segnata dal dono delle stimmate fu infiammata da un grandissimo amore per  Cristo Crocifisso. Raccontò le sue esperienze mistiche in un voluminoso “Diario”, che scrisse per obbedienza al suo confessore. Morì nel 1727, e fu canonizzata da Gregorio XVI.


LA VITA DI UNIONE CON MARIA ALLA LUCE DEL “DIARIO”


Padre Paolo Berti, OFM Capp. Bologna

Nel convegno di studi su S. Veronica Giuliani, tenuto a Città di Castello nel 1978, il promotore, mons. Cesare Pagani, allora vescovo di quella diocesi, poneva a premessa dei lavori l’invito ad accostarsi all’opera di S. Veronica nello spirito di un dialogo: “un dialogo diretto e pertinente su lei e su noi, sulla sua e nostra vita, sulla sua e nostra esperienza”.
Tali parole, rinnovate nel 1981 in occasione dell’incontro annuale celebrativo della Santa, mi hanno invitato a offrire sul tema mariano un contributo, che è atteso in quella linea culturale che gli scritti di S. Veronica promuovono.
Tali scritti, infatti, sono fecondi di stimoli di vita interiore per il lettore, per il fatto che l’asse del Diario è costituito dalla vita sacramentale e lo straordinario mistico vi si rivela confluente ed emergente.
I giudizi sono infatti in riferimento alla Confessione, gli sponsali alla Comunione, le stimmatizzazioni con la Passione, le operazioni sul cuore con la Comunione e la Passione e, quindi, con la realtà sacrificale della Messa. Pure le esperienze mistiche dei riposi sul grembo di Maria, della Comunione fatta per mano di Maria, dei baci di pace, non sono estranee al lettore, perché inviti preziosi a consegnarsi alla Madre, che vuole comunicare sé ai suoi figli.
E’ notificazione immediata del Diario che i punti generali per cogliere l’itinerario di S. Veronica sono i seguenti: Maria è colei alla quale bisogna rivolgersi per avere un’intensa unione con Cristo, e che l’imitazione di Cristo vuole l’orientamento alla sua Passione, per completarla nella limpida consapevolezza che Dio è offeso dai peccati ed esige, nella comunicazione del suo infinito amore, riparazione.

1 Maria nello sviluppo spirituale di Veronica

     La prima esperienza di Veronica è all’età di 3 o 4 anni, nel giardino di casa, quando venne attratta dal divin Bambino che le era apparso tra i fiori, per poi sparire repentinamente dopo averle detto: “Io sono il vero fiore” (D I,2). Veronica cominciò così ripetute visite alle immagini di Maria col Bambino, presenti nella sua casa, rivolgendo insistenti domande a Maria di avere il Bambinello tra le braccia.

All’età di 7 anni ebbe poi inizio un intenso amore per la Passione e la partecipazione ad essa.
Questi punti, veri A e Ω di S. Veronica, sono così posti fin dagli inizi del suo cammino, in attesa di essere sviluppati.
Così l’andare a Maria per avere il Bambinello diventerà ben presto non soltanto l’incontro con la “Madre di Gesù”, ma con la propria Madre. A pag. 136 del primo volume dell’edizione di Oreste Fiorucci, nell’ambito della prima relazione di S. Veronica, si ha la descrizione di uno sponsale che rivela bene questo sviluppo. Lo sponsale è uno dei primi vissuti dalla Santa.

Rivolto alla Beata Vergine disse: Questa è mia sposa: a voi viene a essere vostra figlia. Ve la consegno, acciò ella mi sia fedele ed operante alle operazioni mie che voglio operare in lei”.

E’ dunque alla Beata Vergine gloriosa che Veronica viene affidata quale figlia; tuttavia in custodia “per sempre” verrà data all’Addolorata e sarà, la figlia, la novizia, la professa di Maria Addolorata.

In quell’istante, io vidi uscire dalle sue piaghe SS.me cinque raggi risplendenti; e tutti vennero alla volta mia… Tosto fui ferita, quelle fiamme di nuovo ritornarono in raggi risplendenti; e li vidi posare nelle mani e piedi e costato del Crocefisso. Il Signore mi confermò per sua sposa; mi consegnò alla sua Madre, mi dedicò, per sempre, sotto la sua custodia” (D I,897).

Ogni evento della vita di Veronica è toccato dalla presenza di Maria. Nei giudizi Maria è presente in favore di Veronica che a Lei si rivolge nel dolore delle colpe, messe a nudo da rigorose elencazioni dei doni ricevuti e delle mancanze commesse, in una confidenza che non disarma, anche se Maria si presenta all’imputata con un iniziale volto severo. La Madre le rivelerà poi che quel volto severo era solo per farle toccare vertici di pentimento (D IV, 325).


Negli sponsali Veronica si sente indegna in virtù di comunicazioni interiori e si rivolge a Maria per essere gradita a Cristo che vuole celebrare lo sponsale con lei; e Maria la abbellisce mediante la comunicazione delle sue virtù; comunicazione visualizzata con gemme, con il prendere Maria la mano di Veronica per porgerla al Figlio, con il prendere Maria in mano l’anello nuziale ridandolo poi a Gesù, con il tenere Maria fin dall’inizio l’anello nelle sue mani a significare che lo sponsale è stato ottenuto dalla sua intercessione e, ancora, un abito bianco dato da Maria a Veronica insieme ad una piccola croce.
Nelle operazioni sul cuore Maria agisce rendendolo gradito a Dio col purificarlo con i meriti di Cristo, presentati nel segno di un calice pieno di sangue; con l’abbellirlo dei suoi meriti, visualizzati in un calice pieno delle sue lacrime; col comunicargli il nutrimento delle sue disposizioni, rappresentate simbolicamente in un calice pieno di latte; con l’istruirlo con il contatto di un sigillo, segno dei suoi dolori; con il vincolarlo amorosamente con l’incastro misterioso di segni della Passione, e di lettere iniziali di virtù; con il renderlo partecipe dei suoi dolori, e con il cambiarlo con il suo.
Nelle stimmatizzazioni è presente quale modello di partecipazione alla Passione e mediatrice di grazia per parteciparvi.

Madre di pietà, di misericordia, impetratemi questa grazia di essere crocefissa col Crocefisso mio sposo. Ed ella, rivolta al suo Figlio, gli diceva: Su presto, crocifiggete quest’anima” (D I,896s.).

Nella Confessione dona a Veronica, che a lei si rivolge in preghiera,la grazia di un intenso pentimento. “In quell’istante mi venne tale cognizione e dolore, che parvemi mi volesse scoppiare il cuore; e mi durò in tutta la Confessione” (D III,446). Nella Comunione le comunica le sue disposizioni, esaudendo le sue preghiere. “Vergine SS.ma preparate quest’anima mia e questo cuore acciò domattina Dio sacramentato possa operare a suo beneplacito (D IV,592).  Nella Messa le illustra il valore del sacrificio e la stimola a patire per i peccatori (D V,335).
Nella direzione spirituale del confessore è presente attraverso esso:

Fa tutto quello che ti comanda, perché esso è guidato da me; ed io, per mezzo suo, ti comando, ti ordino e ti guido” (D III,1106).
Figlia mia ti faccio sapere che il vero modo di stare sotto il mio manto è lo stare sotto la mia direzione, per mezzo del mio servo” (DIV,248).

Nella vita quotidiana le è sempre accanto:

Se mi metto a lavorare, se vado a mensa, se vado a riposarmi, in tutte le opere ella mi è guida e maestra. Parmi di sentirla sempre appresso a me, che, come fedelissima Madre m’insegni il modo di operare in tutto. Ciò, qualche volta, mi apporta grande timore e riverenza verso la medesima; e mi pare che, con gravità ed amore insieme, ella ricordi a quest’anima mia tutto ciò che deve fare, per fare in tutto la volontà di Dio; e con che purità d’intenzione e con che fervore si deve operare. Perché queste opere hanno da comparire avanti all’Altissimo, ella medesima le vuole in sue mani per farne offerta al suo Figlio Ssmo e pare che m’insegni, in modo che, con facilità, mi tiene sempre occupata colla mia mente in Dio; ed in un continuo esame di me stessa” (D III,386).

Svariatissimi sono i punti di acceso nel Diario  alla comprensione dell’agire intimo di Maria; tuttavia uno lo facilita ed è costituito dal seguente passo, che, dopo aver illuminato Veronica, illumina il lettore: “Questi fogli che ora scrivi… siano a te per ricordo e testimonianza che io, tua coadiutrice alle operazioni di Dio in te, sono anche cooperatrice con te” (D IV,489).  Maria è “coadiutrice” alle operazioni di Dio nell’assimilare Veronica a sé, per comunicare sé.
Così l’anima, istruita dalla catechesi della Chiesa e dalla luce della grazia, dicendo i suoi sì a Maria, obbedendo così a Cristo che dalla croce disse: “Figlio ecco tua Madre”, vede diventare sempre più viva la sua unione con Lei, nell’azione dello Spirito Santo, che è Spirito di vita e di comunione:

In quell’istante esso Amore unìte con me, ambedue le anime per unione si fecero una sola” (D IV,667).
In quel mentre io ti feci riposare nel mio seno, avesti l’unione con l’anima mia” (D IV,901).

Maria vedendo l’anima unita a sé comunica, sempre più, sé all’animain modo che i suoi connotati interiori si stampino in essa.
Moltissimi testi del Diario fanno da guida a questo pensiero:

Figlia mia, sei guidata da me, sei mia figlia e ogni volta che tu avrai l’unione con l’anima mia, sempre resterai adorna con le mie virtù, con i miei meriti” (D IV,599).

Fu graziata quest’anima dell’anima mia e io le feci un altro adornamento delle mie virtù e meriti, che restarono impresse in essa come fa il sigillo con la cera” (D IV,621).

Tali passi dicono che la comunicazione delle virtù è accompagnata dalla comunicazione dei meriti; cioè dalla confidenza, stampata nel profondo della coscienza, nell’azione di mediatrice di grazia della Madre.

2 L’esperienza infusa di unione con Maria

Ciò è attuato da Dio, che realizza nell’anima i desideri di comunicazione di Maria. L’assimilazione alla Madre avviene, inoltre, nell’intima conoscenza dell’animo di lei. Tale conoscenza si colloca quale arricchimento e sviluppo della catechesi ricevuta da Veronica dalla Chiesa, ed è data da Maria verbalmente o “ab intra”.
Per la comunicazione verbale valga questo utilissimo passo:

Figlia mia, sappi che, quando venne l’Angelo Gabriele a darmi questo annunzio, per parte di Dio Onnipotente, io stavo nella cognizione della mia bassezza e viltà; ed è questo l’esercizio che do a te. Sta sempre avvilita ed annichilita sotto tutti, come vile fango e polvere” (D III,961).

Per la comunicazione “ab intra”:

Ebbi un non so che di divino che fu un saggio di quello che ebbe l’anima di Maria SS.ma nel dare il consentimento del suo volere a Dio (nell’Annunciazione). Essa allora fece per sé e per tutti noi, ed offrì essa medesima per la nostra redenzione” (D III,963).
In quel mentre l’anima tua si unì alla mia e avvertì la cognizione e penetrazione di quel che patì il mio cuore” (D IV,442).
Io in quel punto ti feci riposare sul mio seno e per mezzo del mio cuore partecipai a te un saggio di quel contento che ebbe l’anima mia, nell’ora in cui il mio Figlio SS.mo risuscitò” (D IV,450).

Tutto ciò sviluppa l’imitazione di Maria, e Veronica è così davanti a Dio bella della bellezza della “Piena di Grazia”. Procedendo oltre si vede come la già vista comunicazione dei suoi meriti si traduce, presso Dio, in un rafforzamento della preghiera da parte di Maria così che Veronica viene a “trovare grazia presso Dio”.
Tornando al testo di introduzione, Maria è “cooperatrice” proprio nel far “trovare grazia presso Dio”.
Il far “trovare grazia presso Dio” non va visto sulla linea della preghiera a Maria, che intercede presso Dio: esso nasce dall’assimilazione dell’anima a Maria ed è attuato con impulsi di grazia attuale che, voluti da Maria e realizzati da Dio, muovono Veronica a Dio.
A questo punto ci si trova in pieno nel capitolo primo del Vangelo secondo Luca, cioè nel mistero dell’adombramento che lega Maria allo Spirito Santo, e l’A si risolve nel mistero dell’incarnazione. Ecco un testo eloquente dell’opera dello Spirito Santo che agisce nell’anima che ha trovato grazia presso Dio:

Queste cose tu come tu non le potevi fare, ma le facevi per istinto mio; io guidavo te e tu con me operavi e cooperavi con il divino amore” (D IV,453).

Lo Spirito Santo nel Diario viene presentato quale maestro, poiché Veronica più volte è detta “Figlia dell’Eterno Padre, Sposa del Divin Verbo e discepola dello Spirito Santo”.
Tale titolo, in riferimento con la Scrittura, dice che l’approfondimento della parola di verità avviene attraverso lo Spirito Santo che, essendo datore di vita, la fa vivere nella comunicazione del suo amore. Il divino amore, che è l’espressione creata dell’Amore increato, cioè lo Spirito Santo, è così: “regolamento di tutte le azioni” (D IV,461). Lo Spirito Santo risulta maestro perché insegna all’anima l’amore mediante il suo amore.
Il divino amore è presentato operante e cooperante. E’ operante quando lo Spirito Santo interpella l’anima spingendola col suo amore ad un sì di spogliamento di sé da sé, per aderire a lui che vuole stabilire una nuova intensità d’amore in un nuovo approfondimento di verità. E’ cooperante quando lo Spirito Santo, dopo aver ricevuto il sì, che è un sì detto in Maria, stabilisce nell’anima il nuovo livello di cooperazione.
Tale operare e cooperare del divino amore è l’azione di grazia attuale dello Spirito Santo a dare all’anima continui aumenti della grazia santificante.
Pure Maria, nella comunicazione dei suoi impulsi, è vista nel Diario operante e cooperante.
Maria opera movendo l’anima a consensi sempre più pieni alla volontà di Dio. Il sì dell’anima partecipa così della forza del Fiat di Maria. Coopera aiutando l’anima a cooperare con il divino amore:

Il cuore e l’anima mia poi rispondevano un sì, secondo il cuore di Maria” (D III,1097).

L’azione di Maria è così rivolta a preparare l’anima a ricevere l’azione sovrana dello Spirito Santo, rivolta a formare nell’anima congiunta a Maria il Cristo e in Lui, via che conduce al Padre e causa meritoria di Ciò, la unisce sempre più alla Trinità.
L’anima nel restare in Maria e nell’operare con Maria vive il misterodell’adombramento, che incarna misticamente Cristo il lei, trasformandola in Lui; e il fatto che l’accesso intimo al Padre, compiuto in Cristo per l’azione dello Spirito Santo, vuole ancora:

La castissima, la purissima, l’immacolatapoiché Ella è la perfetta Sposa di Cristo” (D IV,627).

Maria tiene l’anima unita a sé per farla, in lei, sposa del Verbo incarnato.
Ella, avendo l’anima unita a sé, fa meritare all’anima, per mezzo dei suoi meriti, l’azione piena dello Spirito Santo, orientandola così all’intimità con Dio uno e trino. Maria a questo livello ha ancora l’anima unita a sé, essendo Ella la perfetta Figlia dell’Eterno Padre, la perfetta Sposa del Verbo, la perfetta Discepola dello Spirito Santo; così l’adorazione alla Trinità l’anima la compie con Lei, e viene avvalorata da Lei.

In quel mentre io ti feci riposare nel mio seno, avesti l’unione con l’anima mia, e da essa fosti come di volo portata avanti a Dio. Ella con sé consegnò te  a Dio e Dio accettò l’offerta…il divino volere (è l’azione dello Spirito Santo) operava e cooperava in te con  te, e tu cooperavi mediante la stessa anima mia, la quale teneva te unita a sé ed ella per te con te operava e cooperava…io ti feci fare l’adorazione alla SS.ma Trinità. La feci io con te per te”. (D IV,654, 901).

La stessa totale presenza di Maria la si vede nella Comunione doveCristo dona, nell’azione dello Spirito Santo, un’intima unione dell’anima con Maria, e nello stesso tempo le dona l’iniziativa del medesimo Spirito rivolta a trasformare in Lui l’anima unita a Maria, che, trasformata in Lui, accede al Padre, e quindi alla Trinità.

Figlia, con il cuore del mio cuore questa mattina ti accosterai alla S. Comunione, e in quel punto vi sarà l’unione dei tre cuori (quello di Gesù, di Veronica, di Maria).. Ricordati che nell’atto della Comunione rimanesti subito in unione, e in essa Iddio rinnovò i comandi… l’anima della mia anima era diventata lo stesso amore… Fu fatto un legame tra te e Dio” (D IV,655).

Nella Sacra Scrittura troviamo che l’unione con la Madre si realizza nei discepoli nel momento della Pentecoste.
Maria nel cenacolo aveva toccato con il suo esempio i discepoli e lo Spirito Santo scendendo li fecondò con l’unirli vitalmente a Lei, e in Lei a Cristo. Da quel momento i discepoli si aprono alla missione data loro dal Divin Maestro nella visione ben meritata dei suoi dolori e di quelli della Madre.
In tale unione con la Madre, di cui vivamente ricordano e considerano i dolori, vedono aiutata la loro partecipazione alla Passione.

3 Unione trasformante con l’anima di Maria

Siamo all’Ω che vive nell’intenzione della conversione di se stessi e nell’intenzione apostolica della conversione dei peccatori, sia pagani che cristiani. Se il Battesimo inaugura l’A cioè  l’essere in Cristo, che implica sempre la missione, la Cresima inaugura con pienezza l’Ω, che scaturisce dall’essere Cristo.
Così nel Diario le stupende unioni sono avvio alle espiazioni.
C’è una pedagogia nel Diario che fa vedere la connessione fra comunione ed espiazione, ed è quella che prolunga nelle stimmatizzazioni il contenuto degli sponsali con Cristo.
Nelle stimmatizzazioni Veronica brama di unirsi a Cristo crocefisso nella partecipazione dei suoi dolori e implora Maria, che le si presenta quale Addolorata, per avere tale grazia.
Nelle stimmaizzazioni, poi, Maria dà a Veronica i suoi dolori quale mezzo perfetto per partecipare ai dolori di Cristo, fino a darglieli come abito interiore:

Come il mio Figlio ti ha fatto la grazia di darti i segni delle sue piaghe e la sua Passione, così io ti ho dato i miei dolori, ed ora ti do l’abito santo di essi” (D IV,253).

Ciò fa sì che ogni soffrire di Veronica sia in unione a Cristo Crocefisso nella perfezione comunicatale dall’abito infuso datole dall’Addolorata.
Tale abito interno si collega con le virtù poiché il Diario riferisce che:

(Maria) mi ha fatto la grazia di rinnovarmi, nel cuore, i suoi dolori… Il primo: la vita in obbedienza; il secondo: la vita fra patimenti e in patimenti; terzo: l’umiltà; il quarto: obbedienza pronta a chi sta in luogo di Dio; il quinto: purità d’intenzione, ed abbracciare qualsiasi croce, per puro amore di Dio; il sesto: morire a me stessa e stare nelle mani dell’obbedienza, come corpo morto; il settimo: mi sono consacrata tutta al Cuore di Maria SS.ma” (D III,956).

I dolori sono stimoli di virtù; e in tal modo insegnano e spingono al consenso ai patimenti. Sono, ancora, stimoli di confidenza nell’intercessione di Maria poiché Veronica sa che i dolori di Maria sono fonte di grazie (D III,473) e sono “voce” per chiedere grazie (D III,763).
Veronica nel soffrire viene privata di ogni consolazione da parte di Maria e dello Spirito Santo, che continuano la loro opera di trasformazione in Cristo, in Cristo Crocefisso, affinché trasformata in Lui, in Lui sia offerta gradita al Padre. Veronica è condotta al puro amore nel puro patire.

Figlia mia, sta attenta, nel patire si trova l’amore; coll’amore devi amare; fra pene si ama, con pene si trova l’amore e nei  tormenti si affina, si purifica l’anima” (D IV,422).
Io ti privai di ogni contentezza” (D IV,616).
Mi raccomandavo alla SS.ma Vergine, ma ella si era totalmente nascosta” (D IV,622).
Il divino amore mi ha spogliata in modo che anche nelle sue operazioni mi privava di Lui: sia ringraziato il volere di Dio” (D  IV,619).
Ora io dico che quell’operare è puro amore, e credo che lo stesso amore sia la guida dell’anima desolata, in abbandono” (D IV,617).

Così non è il dolore in se stesso che fa l’immolazione, ma l’amore che sa dire di sì ai patimenti, i quali sono via per più amare.
La molla dell’espiazione nasce dal vedere Dio infinitamente buono offeso, e dal desidero di amarlo per quelli che vivono in “offesa di Dio”. (D IV,542).
L’amore di Dio è presente nella Creazione e nella Redenzione e così Veronica contemplando la bellezza delle cose vi vede l’amore di Dio, che tutto ha fatto per l’uomo.
Così, con amore francescano, una notte fa guardare alla sua umanità, ribelle all’espiazione, le stelle, espressione stupenda dell’amore di Dio (D II,312):

Le facevo (alla sua umanità) mirare il cielo così bello e stellato e le dicevo: Non vedi, o pazza, che tutte quelle stelle ti invitano a patire?”.

Sempre nella stessa pagina, in parallelo col cantico di Daniele 3.57, domanda alle creature inanimate, ma obbedienti alle leggi di Dio, di essere voce per lei. Obbedire a Dio per Veronica è vivere l’itinerario sacrificale di Cristo.

Dicevo: o erbe, o piante, servitemi di voce, tutte voi e quante mai siete, in questo luogo e in tutto l’universo mondo. Io intendo, con tante voci, di chiedere più patire al mio Signore”.

E ancora in piena sintonia con S. Francesco, che “fu udito interpellare con grida e gemiti la bontà divina a favore dei peccatori”. (S. Bonaventura, Leggenda Maggiore: Fonti, p.921), in tali momenti si rivolgeva a Gesù con parole ardentissime:

Sì, sì, mio caro Sposo: vengo da voi come da vostra sposa; altra grazia non vi chiedo in questo punto, che di amarvi; e vorrei che convertiste tutto il mondo, acciò tutti e tutte si convertissero a voi, mio sommo unico Bene!” (D I,756).

Veronica sa che Maria vuole ciò che vuole Dio e nel suo orientamento a lei accetta in tutto la sua volontà:

Con Maria SS.ma mi protestai di volere sempre fare la sua volontà” (D IV,85).
Ho preso in me la volontà di Dio e Maria”.

La volontà di Dio e di Maria è quella di farle vivere la sua missione di “mezzana tra Dio e i peccatori”. Veronica si rivolge immancabilmente a Maria per avere aiuto in questo:

Mamma mia SS.ma eccomi pronta con il vostro aiuto a tutto: alla croce, alle pene, ed ai tormenti. Io come io, non posso niente, e sono polvere e cenere” (D III,963).
Ora, Madre SS.ma, sarò una cosa medesima con voi, perché ab eterno foste eletta Madre dei peccatori e mezzana fra Dio e i peccatori. Come vostra figlia lascio tutto il dominio a voi; ed in quanto alla conversione delle anime il patire resti in me, coll’aiuto vostro, colla grazia vostra accetto tutto” (D IV,383).

Veronica arriva a chiedere a Maria che accetti per lei e con lei la volontà di Dio:

Madre carissima, fate voi per me. Io voglio tutto quello che vuole Dio e voi. Ma voi che conoscete la volontà di Dio, accettate tutto per me con me” (D IV,421).
Io Veronica, per obbedire a voi Vergine SS.ma vi prometto fedeltà, e alla vostra volontà mi unisco per fare in tutto la volontà di Dio” (D IV,542).

E ancora fa dipendere tutta la sua opera da Maria, consegnandola a Lei:

Mia cara Mamma spero che voi mi otteniate il perdono di tutti i miei peccati. Vedete chi sono. Il vostro SS.mo Figlio, mio Sposo, Gesù, pare che mi voglia fare un dono di tutti  suoi meriti infiniti, acciò, con essi, io negozi la salute di questa (Veronica) e di tutte le anime. Io vi prego, Vergine SS.ma, che tutto negoziate voi. Stia tutto in mano vostra” (D III,406).
Da quanto detto risulta che Veronica vive il suo rapporto con Dio, unita a Maria e con Maria, nell’appoggio ai suoi meriti e nella imitazione delle sue virtù:

Gesù davami per ammaestramento e regola il modo e la vita della sua cara Madre” (D III,912).

In Maria, è l’unione di Veronica con Lei. Con Maria, è l’operare di Veronica con Lei, che con impulsi di grazia attuale prodotti da Dio stesso opera in Veronica e coopera con Veronica. Nell’appoggio a Maria, cioè nella confidenza totale nei suoi meriti:

Parmi che più volte mi abbia dato l’ufficio di dispensatrice delle sue grazie” (D II,539).

Veronica per tali processi di unione diventa graditissima a Dio e inespugnabile al Male. Tanto inespugnabile che il nemico in tutti i modi tenta di distoglierla da Lei:

Il demonio fa quanto può per levarmi da Maria” (D III,653).

Veronica vive una continua consegna di sé a Maria. Ciò lo si vede nelle preghiere registrate nel Diario e in modo particolare negli atti di donazione. Ne riporto alcuni:

Mamma cara, pigliate quest’anima con le sue potenze, il corpo con i sensi, il cuore con tutti gli appetiti” (D  III, 619). “Mamma cara, vi dono il cuore, l’anima con le sue potenze, il corpo con i sensi” (D III,815).

Veronica offre pure tutte le sue azioni:

Madre Santissima, adesso e per sempre io dono a voi tutto ciò che farò, acciò voi medesima l’offriate al vostro Figlio” (D IV,385).

Nel Diario il termine consacrazione a Maria ricorre in occasione della già citata rinnovazione dei dolori di Maria nel suo cuore. E’ al settimo dolore che Veronica si consacra a Maria (D III,956). I 7 dolori di Maria presentati dalla tradizione sono: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, la ricerca di Gesù che disputava tra i dottori del tempio, l’incontro col Figlio sulla salita del Calvario, la crocifissione, la deposizione, la sepoltura di Gesù. Il fatto che Veronica si consacri a Maria in quel momento doloroso, fa vedere come la consacrazione a Lei sia un vivere le parole di Cristo: “Figlio ecco tua Madre nella prospettiva della partecipazione alla Passione.
Nelle altre parti del Diario Veronica usa altri termini che indicano la stessa realtà: Veronica “si dedica”, si “pone al suo servizio”, si “dona”, “promette fedeltà”, “lascia a Lei tutto il dominio”.
Il tema mariano presentato dal Diario di S. Veronica risulta così inserito con pienezza, non trovabile altrove, nel mistero cristiano; e si deve dire che circa la mariologia sull’Addolorata veramente si deve dipendere da esso.
Il Diario perciò è un’affermazione piena che l’approfondimento del mistero cristiano include sempre Maria.
S. Francesco, nella sua stupenda spiritualità evangelica, non ha mancato di vedere con chiarezza Maria. Il titolo dato da lui a Maria di Sposa dello Spirito santo gli è giunto dalla meditazione del capitolo 1 di Luca; e sempre in questo capitolo ha visto Chiara e le sorelle “sposate allo Spirito Santo: “Poiché per divina ispirazione, vi siete fatte figlie eancelle dell’Altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo scegliendo di vivere il Vangelo”. (Fonti, p. 136). I termini “ancelle” e “Altissimo” sono di quel capitolo; e Chiara e le sorelle risultano sposate allo Spirito Santo nel riferimento a Maria. Le vergini consacrate sono così viste in Maria, la consacrata dallo Spirito Santo(Fonti, pag. 176) nella sua maternità, e viste feconde in Lei, per lo Spirito Santo, dell’essere in Cristo secondo la perfezione del Vangelo.