martedì 29 novembre 2016

Assunzione della Beata Vergine Maria

Il dogma dell’Assunzione di Maria Santissima al cielo, definito dal Papa Pio XII il 1º novembre 1950, al termine di un anno santo che concludeva un periodo, durato circa un secolo, di straordinario fervore devozionale verso la Vergine Maria, anche a motivo delle apparizioni di Lourdes e di Fatima, suona così:
«L’Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (DS 3903).
Tiziano - Assunta (Basilica dei Frari)
Tiziano – Assunta (Basilica dei Frari)
Oltre al sottostante interessante studio tratto da parrocchiasangaetanoroma.it, vi invito a leggere anche:

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IL SIGNIFICATO DEL DOGMA
assunta LottoIl dogma dell’Assunzione di Maria Santissima al cielo, definito dal Papa Pio XII il 1º novembre 1950, al termine di un anno santo che concludeva un periodo, durato circa un secolo, di straordinario fervore devozionale verso la Vergine Maria, anche a motivo delle apparizioni di Lourdes e di Fatima, suona così:
«L’Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (DS 3903).
La verità definita riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine, e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse, se passando attraverso la morte e la risurrezione, oppure no. La gloria celeste di cui si parla è lo stato di beatitudine nel quale si trova attualmente l’umanità santissima di Gesù Cristo, e al quale giungeranno tutti gli eletti alla fine del mondo. Coloro che muoiono dopo il battesimo e prima dell’uso di ragione e i giusti perfettamente purificati da ogni reliquia di peccato partecipano di questa beatitudine quanto all’anima già prima del giudizio finale (DS 1000), ma non quanto al corpo. Il privilegio dell’Assunzione concesso a Maria consiste quindi nel dono dell’anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio.
L’espressione «Assunta alla gloria celeste» non designa di per sé una traslazione locale del corpo della Vergine dalla terra al cielo, ma il passaggio dalla condizione dell’esistenza terrena alla condizione dell’esistenza propria della beatitudine celeste. I teologi però ammettono comunemente che il «cielo» non significhi soltanto uno stato, ma anche un «luogo»: il luogo dove si trova appunto Cristo risorto e glorioso, in anima e corpo, e dove si trova Maria accanto a Lui. Precisare ulteriormente dove si trovi, e in quale ordine di rapporti con il nostro universo visibile è assolutamente impossibile. Quanto alle condizioni di esistenza della Vergine Assunta e del suo corpo glorioso, si possono applicare tutti i concetti che la teologia, fondandosi principalmente su S. Paolo (1 Cor 15,35-52), ha elaborato per illustrare le condizioni di esistenza sia di Cristo risorto che dei beati dopo la risurrezione finale.

I FONDAMENTI NELLA STORIA DELLA CHIESA
La Costituzione Munificentissimus Deus che accompagna la definizione dogmatica sviluppa la prova del dogma in tre tempi: innanzitutto porta come argomento fondamentale e per se stesso pienamente sufficiente il consenso unanime dell’Episcopato (più unanime di quello che si era verificato circa un secolo prima riguardo alla definizione del dogma dell’Immacolata); offre poi una breve delineazione storica del modo in cui la fede nell’Assunzione di Maria si è affermata, sviluppata, giustificata, imposta nella Chiesa fino a diventare una verità universalmente creduta; infine indica quali sono i fondamenti rivelati di questa fede della Chiesa: l’intima connessione di Maria con Cristo come ci è insegnata dalla Scrittura, e in particolare dal Protovangelo (Gen 3,15), illuminato dalla dottrina tradizionale della Nuova Eva. Quest’ultimo punto lo vedremo in un paragrafo apposito.
  1. Il primo argomento, quello dedotto dal consenso unanime dell’Episcopato, si basa su una dottrina fondamentale della Chiesa Cattolica: il Magistero ordinario e universale della Chiesa, essendo infallibile nell’insegnare la verità rivelata non in virtù di ricerche o conoscenze naturali, ma per l’assistenza dello Spirito Santo, garantisce l’origine rivelata di ciò che insegna in modo unanime indipendentemente dalle prove positive o speculative che può apportare del suo insegnamento. E poiché i Vescovi avevano risposto con una unanimità senza paragoni alla domanda circa la definibilità dogmatica dell’Assunzione, la Costituzione conclude:
«Pertanto dal consenso universale del Magistero ordinario della Chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l’Assunzione corporea della Beata Vergine al cielo – la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo verginale dell’augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali – è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della Chiesa devono crederla con fermezza e fedeltà».
Questa argomentazione di carattere dogmatico non può evidentemente valere per chi non accetta l’infallibilità del Magistero ordinario e universale della Chiesa: non può valere quindi per i protestanti, che non ammettono alcun magistero infallibile; gli ortodossi potrebbero invece ammettere una definizione dogmatica solo se venisse emanata da un Concilio Ecumenico.
  1. Quanto allo sviluppo storico della dottrina dell’Assunzione abbiamo visto a suo tempo che la prima testimonianza non generica relativa alla fine di Maria è di Epifanio († 403), nato e vissuto nella Giudea e morto vescovo di Salamina. Nel suo Panarion egli si propone tre volte il quesito circa la fine di Maria, ed enuncia tre ipotesi possibili e sostenute allora da autori diversi: Maria non è morta, ma è stata trasferita da Dio in un luogo migliore; Maria è morta martire; Maria è morta di morte naturale. Egli non sa scegliere con sicurezza fra le tre ipotesi, poiché «nessuno ha conosciuto la sua fine», ma pensa che in ogni modo la fine di Maria deve essere stata «gloriosa», degna di lei. La testimonianza di Epifanio ci assicura che nella Chiesa, alla fine del V secolo, non esisteva alcuna tradizione precisa, né di carattere storico, né di carattere dogmatico, circa la fine di Maria.
assunta Palma il VecchioDopo Epifanio i primi testimoni sono gli apocrifi. Quelli conosciuti sono circa una ventina; hanno origini diverse e appartengono a famiglie diverse: i più antichi sembrano quelli siri ed egiziani e quelli di una famiglia greca. Non ci si può attendere nulla di sicuro da essi dal punto di vista storico; rappresentano invece chiaramente la reazione della fede popolare nei secoli V e VI alla domanda circa la fine di Maria. Pensiero comune a tutti gli apocrifi è che il corpo di Maria non può essere andato soggetto alla corruzione del sepolcro; circa la sua condizione attuale non sono invece concordi: per alcuni esso giacerebbe incorrotto nel paradiso terrestre in attesa della risurrezione finale; per altri, e sembrano essere gli apocrifi più recenti, Maria è già risorta ed è stata assunta alla gloria celeste accanto al Figlio.
Un’evoluzione analoga presentano i documenti liturgici. Le origini della festa dell’Assunzione non sono state ancora completamente chiarite. I primi indizi di una festa del transito di Maria (dormizione) li troviamo in Oriente, tra il 540 e il 570, come risulta dalla narrazione dei pellegrini che hanno visitato Gerusalemme in quegli anni. Poco dopo, verso il 600, un editto dell’imperatore Maurizio estende la festa a tutte le regioni dell’impero, fissandola al 15 agosto. In Occidente appaiono i primi segni di una festa «in memoria» della Vergine nel VI secolo, precisamente nella Gallia, dove viene celebrata il 18 gennaio sotto il titolo di «Depositio Sanctae Mariae». A Roma la celebrazione viene introdotta nel VII secolo, assieme alle altre feste mariane della Purificazione, dell’Annunciazione e della Natività: diviene subito la più importante di tutte e ha fin dalle origini il nome e il significato attuali. Da Roma poi si estende rapidamente, durante i secoli VIII e IX, a tutto l’Occidente, anche alla Gallia, precisando il contenuto e modificando la data della festa precedente. Le origini e lo sviluppo della festa, come pure l’esame accurato delle testimonianze liturgiche, manifestano lo sviluppo della dottrina: al principio l’oggetto del culto era il «transitus», il passaggio alla vita celeste di Maria; più tardi è l’Assunzione. Questo sviluppo appare già compiuto alla fine del VII secolo e al principio dell’VIII in Oriente, ma presenta segni evidenti del suo carattere recente presso i quattro maggiori testimoni del tempo: Germano di Costantinopoli († 733), Andrea di Creta († 740), Giovanni Damasceno († 749), e l’autore sconosciuto di un panegirico sulla festa dell’Assunzione già attribuito al vescovo di Gerusalemme Modesto († 634), ma certamente posteriore. Questi autori nello spiegare e giustificare la festa dell’Assunzione con il nostro preciso significato si richiamano agli apocrifi, oppure alla tradizione, ma più frequentemente giustificano la credenza comune con ragioni desunte dalla mariologia generale: la consacrazione del corpo di Maria mediante la maternità divina, l’onore dovuto dal Figlio alla Madre, l’unione effettiva tra la Madre e il Figlio, la concezione e la nascita verginale del Figlio, l’onore di Maria come Nuova Eva (Damasceno). Queste ragioni non hanno conquistato subito un consenso unanime alla dottrina dell’Assunzione: troviamo infatti ancora delle posizioni interrogative o dubbie fino al X secolo; ma il chiarirsi della liturgia ha fatto presto trionfare la sentenza affermativa. Si può affermare che il pensiero della Chiesa bizantina è definitivamente fissato a partire dal X secolo.
In Occidente lo sviluppo dottrinale fu più lento che in Oriente. Nonostante la chiara indicazione della liturgia, molti autori dal VII al IX secolo si esprimono in modo dubbioso. Uno scrittore celebre, noto col nome di Pseudo-Girolamo, riassume verso il IX secolo il loro pensiero dicendo che «è meglio lasciare tutto a Dio, al quale nulla è impossibile, piuttosto che definire temerariamente di nostra autorità ciò che non possiamo provare». Di data discussa (alcuni lo vorrebbero assegnare al XII secolo, ma forse risale al X) è uno scritto divulgato sotto il nome di Agostino (il suo autore viene comunemente chiamato lo Pseudo-Agostino). Nel contenuto, se non nell’intenzione, è una risposta allo scritto precedente: sostiene che, non essendovi una trattazione sicura circa l’Assunzione di Maria, occorre esaminare con la ragione quale sia la verità, così che «la verità faccia da autorità». La ragione fondamentale è la grazia e la dignità singolare con cui Dio ha onorato Maria: ciò esclude nel modo più assoluto la corruzione del suo corpo verginale e prova che Dio deve averle concesso questo onore. Inoltre «Gesù Cristo, che è l’onnipotenza e la sapienza di Dio, che ha tutto in comune con il Padre, e perciò può tutto ciò che vuole e vuole tutto ciò che è giusto e degno, deve aver voluto la piena glorificazione della Madre». È il principio di Scoto, anticipato di due o tre secoli.
I teologi continuano però a mantenersi divisi per qualche secolo, tra favorevoli, dubbiosi e incerti; ed è notevole il fatto che anche alcuni tra i mariologi più insigni, come S. Bernardo e Duns Scoto, non sottolineano in modo particolare la dottrina dell’Assunzione. A poco a poco tuttavia si va formando l’opinione comune, appoggiata a citazioni scritturistiche (Sal 44,10.14-16; Sal 131,8; Ct 3,6; Ap 12,1 ss., ecc.) e alle note ragioni teologiche, che l’Assunzione pie creditur, è piamente creduta; è cioè una dottrina seriamente fondata e accettata con amore e rispetto nella Chiesa, ma non è obbligatoria. – A partire dalla seconda metà del XV secolo, cioè dopo il 1450, l’atteggiamento dei teologi cambia: la dottrina dell’Assunzione, chiaramente contenuta nella festa liturgica e universalmente predicata, appare ormai come tanto certa che sarebbe imprudente e scandaloso non ammetterla. Qualcuno comincia a dirla già di fede, perché universalmente creduta nella Chiesa; qualche altro (Suarez) la colloca sullo stesso piano della dottrina dell’Immacolata, e dice che un giorno la Chiesa potrà arrivare a definirla. E così restano le posizioni fino al 1854. Nel domandare la definizione dell’Immacolata un paio di vescovi esprimono il desiderio che venga assieme definita anche l’Assunzione; desiderio e proposta fatti propri anche da molti Padri del Concilio Vaticano I. Ha origine in questo modo il così detto «movimento assunzionistico», che si va estendendo fino alla pubblicazione degli atti relativi nel 1944 e alla lettera «Deiparae» del 1º maggio 1946, nella quale Pio XII chiedeva ai Vescovi se ritenessero possibile e opportuno che si procedesse alla definizione dell’Assunzione come verità di fede. I teologi frattanto discutevano sulla possibilità e sui fondamenti di una eventuale definizione dogmatica: le discussioni terminarono soltanto con l’annuncio della prossima definizione, pubblicato il 14 agosto 1950.

I FONDAMENTI NELLA RIVELAZIONE
Dalla storia che abbiamo brevemente tracciata della dottrina dell’Assunzione risultano chiaramente due cose: che non esisteva nella Chiesa primitiva una tradizione esplicita, né scritta né orale, d’origine apostolica, circa l’Assunzione di Maria; che la dottrina si è formata a poco a poco come frutto di una riflessione amorosa della fede cristiana intorno alla dignità della Madre di Dio, alla sua intima unione spirituale e fisica con il Figlio, alla sua posizione del tutto singolare nell’economia divina della Redenzione.
Questa è l’origine che alla dottrina assegna anche la Costituzione Munificentissimus Deus, quando dice che «i fedeli, guidati o istruiti dai loro Pastori…, non trovarono difficoltà nell’ammettere che Maria sia morta, come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere o professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione del sepolcro il suo sacro corpo e che non fu ridotto in putredine e in cenere l’augusto tabernacolo del Verbo divino. Anzi, illuminati dalla divina grazia e spinti dall’amore verso Colei che è Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce sempre più chiara l’armonia dei privilegi che il provvidentissimo Iddio ha elargito all’alma Socia del nostro Redentore, e che hanno raggiunto un tale altissimo vertice, quale da nessun essere creato, eccettuata la natura umana di Cristo, è stato mai raggiunto».
Poiché, d’altra parte, la Chiesa non può insegnare come rivelata una dottrina che non sia realmente rivelata, sorge il problema: come e dove è stata rivelata la dottrina dell’Assunzione? E come la Chiesa, in mancanza di asserzioni esplicite della Scrittura e della Tradizione, ha potuto arrivare ad avere la certezza dell’origine rivelata di una dottrina che ha la sua causa prossima nella riflessione umana?
assunta pussinLa storia mette in luce chiaramente un fatto: la dottrina dell’Assunzione non si presenta come una dottrina isolata nel V secolo: essa fa parte di tutto un movimento dottrinale che precisa, a poco a poco, la posizione e i privilegi della Madre di Dio nell’economia della Redenzione, la sua santità perfetta, la sua posizione unica accanto al Figlio. Alla base stanno la dottrina della Nuova-Eva, che risale sicuramente al II secolo (Giustino, Ireneo, Tertulliano) e che per la sua diffusione e i suoi caratteri appare d’origine apostolica; poi la verginità e la maternità divina. Maria è certamente anch’essa redenta da Cristo, ma è anche «accanto a Cristo» in un modo del tutto singolare; e per Lei le leggi ordinarie della Provvidenza, nel campo fisico (come nella generazione) e nell’ordine morale (riguardo al peccato) non valgono. Unendo le idee fondamentali sopra esposte, la riflessione cristiana poteva ricavare due ulteriori conseguenze, che ne appaiono come uno sviluppo logico: per Maria, che è stata «accanto a Cristo» in modo così singolare, non valgono neppure le leggi ordinarie della trasmissione del peccato originale e della ritardata beatificazione integrale, in anima e corpo. Come immagine perfetta del Figlio anch’Essa ha dovuto essere «immacolata», e deve aver goduto di una piena glorificazione anticipata.
La fede dei cristiani ha compiuto questo passaggio: dapprima in forma spontanea e intuitiva; poi, sotto la guida del Magistero e con il sostegno della riflessione teologica, in un modo sempre più chiaro e sicuro. Per giudicare questo sviluppo in modo esatto occorre badare bene che esso è lo sviluppo di una fede soprannaturale, non lo sviluppo di una conoscenza logica: la fede, come conoscenza intuitiva superiore, è normalmente più ricca di contenuto di quanto appaia alla coscienza esplicita del credente; e questo contenuto implicito crea una mentalità, uno spirito di fede, capace di distinguere con giudizio sicuro – analogo ai giudizi estetici – ciò che è in armonia, in connessione logica, con le verità esplicitamente credute, da ciò che non lo è. Infine occorre ricordare che causa reale ultima dello sviluppo dogmatico è l’azione dello Spirito Santo, che illumina l’intelligenza della Chiesa, nei fedeli e nei Pastori, a comprendere il contenuto totale della Rivelazione: lo sviluppo di un dogma appartiene alla «sovraconoscenza» che Dio dona alla Chiesa come e quando vuole (cf. Ef 1,17-18).
Alla luce di queste considerazioni si comprende anche come la Costituzione possa parlare di un «fondamento biblico» della dottrina dell’Assunzione. Esso è duplice: in primo luogo comprende tutte quelle affermazioni che sottolineano le relazioni particolari di Maria con il Figlio, nella concezione e nella generazione (Lc 1,26-38; Mt 1,18-25; Lc 1,39-50), nei misteri dell’infanzia (Lc 2,1-21; Mt 2,1-23; Lc 2,22-52), durante la vita pubblica (Gv 2,1-11; Mt 12,46-50) e sul Calvario (Gv 19,25-27); esse costituiscono come il clima nel quale vanno concepiti i rapporti tra la Madre e il Figlio.
In secondo luogo il fondamento è dato dal Protovangelo (Gen 3,15) inteso nella luce della Rivelazione posteriore, e particolarmente della dottrina della Nuova-Eva. Il passo mostra evidentemente una lotta tra il principio del male, che è il diavolo (cf. Gv 8,44; Ap 20,2), e l’umanità, rappresentata dalla donna e dalla sua discendenza, seguita dalla vittoria dell’umanità, nonostante gli sforzi e i parziali successi del principio del male. Il significato della lotta e della vittoria e il vincitore vero ci sono manifestati nel Nuovo Testamento: Cristo Redentore ha vinto tutti i nemici dell’umanità, il demonio, il peccato e la morte (cf. Gv 12,31; 14,30; 15,12; 16,33; Rm 5-6; 1 Cor 15,21-26.54-57). In questa lotta e vittoria che Dio profetizzava, attraverso la parola del Protovangelo, Gesù Cristo è stato senza dubbio la causa ultima e fondamentale di ogni vittoria dell’umanità, ma la tradizione che si esprime nella dottrina della Nuova-Eva assegna un posto del tutto singolare e unico «accanto a Cristo» alla Madre sua. Essi sono dunque previsti e simboleggiati come uniti, nella donna e nel discendente della donna del Protovangelo, e il significato e il contenuto della lotta e della vittoria di Cristo, esplicitamente insegnati nel Nuovo Testamento, dovranno essere estesi anche a Maria. L’interpretazione teologica del Protovangelo non può fondarsi su dati puramente storici e filologici, ma deve tener conto del principio fondamentale che la Rivelazione posteriore interpreta la Rivelazione anteriore, e soprattutto che la realizzazione interpreta le profezie. Come il Nuovo Testamento ha interpretato la «discendenza», così la mariologia, sviluppando la dottrina della Nuova-Eva, ha interpretato la «donna».
Di fronte agli acattolici, che non ammettono l’infallibilità del Magistero, non è possibile portare argomenti apodittici dell’origine rivelata della dottrina dell’Assunzione. È possibile però: a) mostrare che essa si presenta come uno sviluppo normale dei principi fondamentali della mariologia apostolica; b) che questo sviluppo è avvenuto non in una o nell’altra comunità cristiana, ma in tutta la Chiesa, orientale e occidentale, ed è stato fecondo di vita cristiana; c) che lo Spirito Santo è stato promesso da Gesù alla Chiesa non soltanto perché essa abbia a ripetere quanto è esplicitamente contenuto nel Nuovo Testamento, ma perché abbia a comprendere tutto il significato della Rivelazione (Gv 16,12-15). La dimostrazione vera di fronte agli acattolici non può consistere che nella dimostrazione dell’infallibilità della Chiesa, e più specificatamente degli organi del Magistero.

APPROFONDIMENTO TEOLOGICO
Di fronte al dato rivelato è compito della teologia stabilire degli argomenti di convenienza che permettano di collegare il dato stesso con le altre verità della fede e di coglierne il significato profondo.
Alcuni argomenti di convenienza li abbiamo già accennati analizzando il contenuto della Costituzione Munificentissimus Deus con cui viene presentato il dogma dell’Assunzione. Vediamo ora di completarli con altri argomenti e disporli secondo un ordine sistematico.
  1. ASSUNTA PERCHÉ IMMACOLATA 
    La Munificentissimus Deus afferma che vi è un nesso strettissimo fra la verità dell’Assunzione e quella dell’Immacolata Concezione. Infatti le parole rivolte da Dio ad Adamo dopo il peccato (Gen 3,19): «Tu sei polvere e in polvere ritornerai» indicano il castigo del peccato originale. Ora, la Vergine Maria fu esente dal peccato originale, quindi anche dal suo castigo.
    Questo argomento, ossia quello dell’inscindibile nesso tra l’Immacolata e l’Assunta, cominciò ad affiorare e a essere intraveduto fin dal VI secolo, e forse anche prima. Dall’effetto (l’Assunzione) si risalì alla causa (l’Immacolata) e dalla causa (l’Immacolata) si discese all’effetto (l’Assunzione). Si hanno infatti varie conferme di ciò nel corso della storia della Mariologia: relativamente poche nel periodo patristico, queste affermazioni crescono in modo impressionante nel medioevo e nel periodo moderno, fino a raggiungere quasi la forza di un plebiscito dopo la definizione del dogma dell’Immacolata. Nessuna meraviglia dunque se questo argomento viene autorevolmente accolto e ribadito nella Costituzione di Pio XII. 
     
  2. ASSUNTA PERCHÉ MADRE DI DIO 
    La maternità divina è un forte argomento di convenienza per la glorificazione immediata di Maria. Infatti il corpo di Maria è stato come il tempio del corpo di Cristo, e in base a ciò era del tutto conveniente che sfuggisse alla corruzione del sepolcro. Si dice giustamente: Caro Christi caro Mariae, la carne di Cristo è la carne di Maria, e quindi conveniva in sommo grado che la sorte toccata alla carne di Cristo toccasse anche alla carne di Maria, ossia che il corpo di Maria fosse glorificato come lo fu quello di Cristo.
    Chi ha svolto con maggiore ampiezza ed efficacia questo fondamentale argomento fu lo Pseudo-Agostino nel suo celebre trattato De assumptione Beatae Mariae Virginis, di cui abbiamo già parlato più volte. Tutti coloro che sono venuti dopo di lui non hanno fatto che ripetere, più o meno, le sue argomentazioni. Egli dimostra che l’identità della carne tra Madre e Figlio implica anche, di stretta convenienza, l’identità della sorte finale dei loro corpi. 
    Ma ancora più stretto del vincolo fisico è il vincolo morale che lega una madre al proprio figlio e un figlio alla propria madre. Il figlio deve alla madre, secondo il precetto divino, onore e amore. Ora, l’onore e l’amore che il Figlio Uomo-Dio doveva alla propria Madre esigevano di stretta convenienza l’Assunzione corporea della Madre.
    Lo esigeva innanzitutto l’onore. Questa ragione è svolta ampiamente dallo Pseudo-Agostino. Il suo ragionamento procede in questo modo. L’onore dovuto alla madre richiede anche di far sì che essa non sia disonorata. Ora, la corruzione del sepolcro è un obbrobrio e un disonore della natura umana, come appare dal fatto che Gesù stesso, in tutto simile a noi, volle esserne esente: quindi se, potendolo, non ne avesse preservato anche sua Madre, non avrebbe osservato la legge naturale e divina. D’altra parte Gesù poteva preservare sua Madre. Quindi l’ha preservata con l’anticipata glorificazione. 
    Lo esige poi anche l’amore. L’esemplarissimo amore filiale di Gesù verso la sua Madre Immacolata esigeva di stretta convenienza la preservazione del suo corpo dalla corruzione del sepolcro e l’anticipata glorificazione. Una tale preservazione e glorificazione era infatti un desiderio istintivo del suo cuore, desiderio che non poteva rimanere inefficace in Cristo, il quale può fare tutto ciò che desidera.
    Scrive S. Francesco di Sales: 
    «Non si deve avere il minimo dubbio: il Salvatore ha voluto osservare quel comandamento che ha ingiunto a tutti i figli (quello di onorare e amare i genitori) al più alto livello possibile di perfezione».
  3. ASSUNTA PERCHÉ SEMPRE VERGINE 
    assunta_murilloQuesto argomento è antichissimo, e prende rapidamente una forma chiara e incisiva. La perfetta e perpetua verginità di Maria, professata sin dai primi secoli, veniva a collocare la Beata Vergine in una sfera superiore, cioè in uno stato di incorruzione. Ella rimase miracolosamente incorrotta quando avrebbe dovuto corrompersi. Ora, come non vedere nella preservazione dalla corruzione del concepimento e del parto una specie di presagio della preservazione dalla corruzione della morte? Effettivamente il senso dei fedeli non tardò a vedere, in modo sempre più chiaro, il nesso che esiste fra la Verginità e l’Assunzione, fra l’una e l’altra incorruzione. Si può dire che l’anima cristiana ha preso coscienza dell’Assunzione corporea per mezzo del legame verginità-incorruttibilità: colei a cui non nocque il parto, non nuocerà il sepolcro. Questa analogia traspare in molti apocrifi greci, siriaci, egiziani, armeni e slavi. La troviamo anche nella liturgia e nei Santi Padri. S. Andrea di Creta scriveva: 
    «Se il seno della Vergine ignorò qualsiasi lesione, la carne sfuggì alla distruzione della morte. O prodigio! (…). Il parto fu al riparo di qualsiasi avaria, e la tomba non conobbe affatto la distruzione, poiché questa non tocca in alcun modo le cose sante».
    In S. Giovanni Damasceno leggiamo: 
    «In che modo colei che nel suo parto è passata al di sopra delle leggi della natura cede ora a queste medesime leggi, e in che modo è sottoposta alla morte?».
    Le citazioni potrebbero continuare. 
    Anche la Costituzione Munificentissimus Deus del Papa Pio XII torna più volte su questo argomento. 
     
  4. ASSUNTA PERCHÉ ASSOCIATA A CRISTO 
    Noi vediamo che la Madre è sempre strettamente associata al Figlio. Ella partecipa alle sue gioie e ai suoi dolori, per cui possiamo dire che se Gesù è «l’Uomo dei dolori», Maria è «la Donna dei dolori», e se il Figlio è Redentore, Maria è in un certo senso, come vedremo, Corredentrice. Come infatti Eva ha cooperato con Adamo nella rovina, così la Nuova Eva ha cooperato con il Nuovo Adamo nell’opera della riparazione. A questa ragione si appoggia il Papa Pio XII, quando pone a supremo fondamento dell’Assunzione il principio di associazione della Madre al Figlio, e la sua missione di Nuova Eva.
    Adamo ed Eva sono stati principi universali di morte soprannaturale, e conseguentemente anche di morte naturale (pena del peccato); Cristo e Maria, il nuovo Adamo e la nuova Eva, sono stati invece principi di vita soprannaturale, e conseguentemente anche di vita naturale, ossia di vittoria sulla morte. Mentre perciò la prima Eva, associata al primo Adamo, è stata principio e causa della nostra morte, così la seconda Eva, associata al secondo Adamo, e in dipendenza da lui, è stata principio e causa della nostra risurrezione alla vita. Ora, chi è principio e causa della risurrezione non può essere soggetto al dominio della morte. Vi sarebbe una ripugnanza intrinseca.
    Secondo il Concilio Vaticano II il Figlio ha espressamente voluto che sua Madre fosse conformata a lui in tutto, e particolarmente nella vittoria sul peccato e sulla morte. Come Maria fu associata alla vittoria del Figlio sul peccato mediante la sua Immacolata Concezione, così fu associata anche alla sua vittoria sulla morte mediante la sua Assunzione. Ecco le parole della Lumen Gentium: 
    «L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo, e dal Signore esaltata quale Regina dell’Universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti (cf. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte».

    Maria Santissima dunque ci appare perfettamente associata a Cristo. A conferma di ciò possiamo rilevare come alle principali feste del Signore corrispondano altrettante feste di Maria. Al concepimento di Gesù il giorno dell’Annunciazione (25 marzo) corrisponde l’Immacolata Concezione (8 dicembre). Alla Natività di Gesù (25 dicembre) corrisponde la Natività di Maria (8 settembre). Alla passione di Gesù, ricordata oltre che il Venerdì Santo anche nella festa della Santa Croce (14 settembre), fa immediatamente seguito la memoria dell’Addolorata (15 settembre). È quindi logico che alla festa della glorificazione di Gesù, cioè alla festa dell’Ascensione, corrisponda la festa dell’Assunzione (15 agosto), e alla festa di Cristo Re (ultima domenica dell’anno liturgico) corrisponda la festa della Regalità di Maria, celebrata otto giorni dopo la sua Assunzione (22 agosto). 
     
  5. ASSUNTA PER ESSERE PIENAMENTE NOSTRA MADRE E REGINA 
    Leggiamo nella Lumen Gentium: 
    «Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salvezza eterna».
  6. Nel testo della Lumen Gentium precedentemente citato abbiamo visto come Maria sia stata «esaltata quale Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti». La regalità di Maria non va separata dalla sua intercessione materna. Maria è Regina perché è associata alla regalità di Cristo, e coopera con il Figlio nel procurare la salvezza delle anime. Possiamo dire che la sua è una regalità materna.
  7. Ora, perché Maria Santissima possa pienamente esercitare la regalità, che si estende a tutto l’universo, e la maternità verso di noi, alle quali è stata chiamata in quanto Madre del Redentore a Lui in tutto associata, è necessario che sia nel possesso pieno della sua realtà umana. Ora, questa si realizza solo quando l’anima è unita al corpo. Infatti l’anima separata dal corpo non può a rigore di termini neppure essere chiamata «persona», essendo solo una parte della natura umana.
    Possiamo quindi concludere questa argomentazione dicendo che l’Assunzione corporea rende Maria Santissima più vicina a noi, in quanto grazie ad essa ella ci può aiutare nel modo migliore ed esercitare in pienezza la sua maternità universale alla quale è stata chiamata secondo il piano divino. La glorificazione di Maria non è quindi solo per lei, ma anche per noi. L’Assunzione, lungi dallo scavare un abisso tra Maria e gli altri uomini, la rende ad essi più vicina. 
     
  8. ASSUNTA PER ESSERE ICONA ESCATOLOGICA DELLA CHIESA 
    Il Concilio Vaticano II presenta, come si sa, Maria Santissima nella luce della Chiesa, di cui è il modello perfettissimo. Sono note queste parole:
    «La madre di Gesù, come in cielo glorificata ormai nel corpo e nell’anima è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cf. 2 Pt 3,10)».
    Che Maria sia modello e figura perfettissima della Chiesa è un pensiero che risale ai Santi Padri, soprattutto a S. Ambrogio. Ma perché possa esserlo pienamente era necessario che venisse glorificata in anima e corpo, così da apparire come «la Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle» (Ap 12,1), come la presenta la liturgia nella festa dell’Assunzione. «Così la Chiesa in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, e in lei contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere».

LA QUESTIONE DELLA MORTE DI MARIA
Assunta_RubensPio XII, nella definizione dogmatica dell’Assunzione, ha deliberatamente evitato di pronunciarsi sulla questione se Maria sia prima morta, per poi risorgere, oppure sia stata assunta immediatamente senza passare attraverso la morte. Il fatto che il Papa non si sia pronunciato è degno di nota, poiché molti pensavano che l’Assunzione andasse necessariamente intesa come un’anticipata risurrezione, in modo da implicare necessariamente la morte. Ed erano state fatte pressioni sul Sommo Pontefice perché nella definizione dogmatica facesse riferimento anche alla morte, cosa che egli non ha fatto.
La questione della morte o non morte di Maria rimane dunque lasciata alla libera ricerca dei teologi, anche se bisogna riconoscere che l’opinione dei «mortalisti», per chiamarli così, è di gran lunga più diffusa di quella degli «immortalisti». Anche il Papa Giovanni Paolo II, nella sua catechesi del 25 giugno 1997, pur senza l’intenzione di chiudere il dibattito, ha parlato della morte, o dormizione, di Maria, come di un fatto comunemente ammesso.
Ciò nonostante rimane ancora libero spazio per la discussione, e l’opinione teologica degli «immortalisti» non va, a mio parere, sottovalutata.
Una trattazione veramente ammirevole per serietà e profondità è quella svolta dal Laurentin nel suo classico libro La Vergine Maria. Seguo da vicino la sua esposizione.
Sembra che la tesi della morte di Maria sia tradizionale almeno dal IV secolo in poi. Ma ci si può chiedere: si tratta della Tradizione in senso stretto, oppure di una semplice tradizione umana, dato che la morte viene data come ovvia e scontata per tutti? Tanto più che a quei tempi non si era ancora scoperto che la Beata Vergine era esente dal peccato originale, di cui la morte è la conseguenza.
L’argomento più forte dei «mortalisti» sembra essere quello che la Beata Vergine doveva essere configurata a Cristo nella sua morte e risurrezione, per poter essere così il modello universale dei redenti. «Ma, si domanda il Laurentin, non le era sufficiente essere configurata a Cristo sul Calvario mediante la compassione, quando “una spada” di dolore “trapassò la sua anima” (cf. Lc 2,35), quando “morì in ispirito” con Cristo, secondo un’espressione tradizionale che risale ad Arnaldo di Chartres (XII secolo)?». Tanto più che Maria, la prima dei redenti, è configurata più alla Chiesa che a Cristo. Ora, la Chiesa passerà alla vita eterna senza passare attraverso la morte (cf. 1 Ts 4,17; 1 Cor 15,51; 2 Cor 5,2-4).
Un altro argomento dei «mortalisti» è che Maria ha assunto le pene del peccato (tra cui la morte) per cooperare più efficacemente alla redenzione. Ma non possiamo dimenticare che Maria Santissima è stata esente dalle principali pene inflitte a Eva (concupiscenza, sottomissione alla libido, cf. Gen 3,16, dolori del parto). L’immortalità completerebbe armoniosamente questa serie di esenzioni. Si può dire che Maria ha subito le pene di provenienza esterna, come le persecuzioni, e le prove legate alle perversioni degli uomini e al disordine di questo mondo, ma non quelle che provengono dall’interno. La soluzione ideale sarebbe che Maria sia morta martire, ma la supposizione è del tutto gratuita.
Comunemente si dice che Maria sarebbe morta in un’estasi di amore. Ma in che modo un simile trasporto mistico l’avrebbe conformata a Cristo crocifisso? E poi un trasporto mistico non si accorderebbe meglio con l’assunzione del corpo piuttosto che con la separazione dell’anima dal corpo?
Ma a mio parere l’argomento più forte degli «immortalisti» sta nell’esame del concetto di corruzione. Abbiamo visto negli argomenti di convenienza a favore dell’Assunzione che il dato di fondo, presente sin dall’inizio, è che la sensibilità cristiana ha ritenuto inconciliabile la dignità di Maria, Immacolata, Madre di Dio, sempre Vergine, con la corruzione del sepolcro. Scrive Pio XII nella Munificentissimus Deus: «Bisognava che colei che aveva conservata intatta la sua verginità nel parto conservasse il suo corpo senza alcuna corruzione». Senza alcuna corruzione! Ma la morte, cioè la separazione dell’anima dal corpo, è la corruzione fondamentale. Infatti il «cadavere» (così dobbiamo chiamarlo) è semplicemente un insieme di sostanze organiche senza più alcuna relazione reale con l’anima. Non è più un corpo «umano». Che poi sopravvenga anche una disgregazione esterna, con il fenomeno della putrefazione, è del tutto secondario dal punto di vista filosofico. Ora viene spontaneo chiedersi: se Dio ha conservato miracolosamente illesa la verginità del corpo di Maria, preservandolo dalla corruzione del parto, perché non avrebbe dovuto preservarlo anche da questa ben più grave corruzione?
Può però a questo punto sorgere una difficoltà: anche il corpo di Gesù è stato soggetto a questa corruzione, poiché Gesù è veramente morto. Senza dubbio, ma vi è questa differenza: il corpo morto di Gesù è rimasto unito al Verbo, e ha continuato a esistere dell’esistenza del Verbo. Quindi non si può dire che fosse «un’altra realtà» rispetto al corpo vivo. Invece nel caso di Maria il suo corpo morto sarebbe stato un’altra realtà, anche se secondo l’esperienza sensibile rimaneva «incorrotto». Scrive il Laurentin: «Il cadavere della Vergine, se essa morì, perse la sua identità. Divenne puramente e semplicemente altro, estraneo alla persona di Maria. Fece ritorno alla pura molteplicità del ciclo della natura. Niente legava più alla Madre di Dio il residuo di questo corpo che aveva generato il Figlio di Dio, e il fondamento della maternità divina si trovava momentaneamente alterato. In assenza di ogni dato positivo fermo su questo punto ci si domanda con perplessità se colui che ha preservato il corpo di sua Madre (questo santuario) da ogni deflorazione, ne abbia permesso l’alienazione, la disintegrazione reale, anche se essa non appare alla vista, implicata dalla corruzione metafisica».
Concludiamo questo paragrafo citando ancora una volta le parole del Laurentin: «Siamo modesti su queste questioni (…). La morte di Maria è verosimile, senza dubbio, verosimiglianza resa rispettabile dall’ondata di autori che l’hanno accettata. Ma si è in diritto di pensare, con Epifanio, che la fine di Maria resti un mistero, nascosto in Dio, e che bisogna che noi ci rassegniamo a ignorare quaggiù».
testo tratto da: parrocchiasangaetanoroma.it

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