martedì 29 novembre 2016

Le fonti della Mariologia

La Mariologia non ha fonti proprie, ma le sue fonti sono le stesse di qualsiasi altra disciplina teologica. Collegato con queste fonti è il “sensus fidelium” come partecipazione del popolo di Dio alla funzione profetica di Cristo, ricca, quindi, dell’effusione dello Spirito di verità che opera nella Chiesa.
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La Sacra Scrittura
Van Gogh, Natura morta con Bibbia, 1885
Van Gogh, Natura morta con Bibbia, 1885
I grandi progressi compiuti dalla Mariologia nel XX secolo, sono da attribuirsi principalmente allo studio approfondito dei testi biblici riguardanti la Madre del Signore. Ecco alcune considerazioni fondamentali:
– Nell’interpretazione dei testi sacri bisogna rifuggire dal fondamentalismo esegetico evitando da una parte di trascurare il senso letterale della Scrittura e dall’altro di forzare il testo stesso ma cercando sempre di inquadrarlo nella sua finalità teologica e soteriologia. Questo vuol dire – come dice il Vaticano II nella Dei verbum al n. 24 – che la S. Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta. Per ricavare il senso dei sacri tesi si deve badare con diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenendo sempre in debito conto anche la viva tradizione della Chiesa e l’analogia della fede;
– L’unità di tutta la Scrittura è fondamentale e consente, ad esempio, di collegare in modo non arbitrario la Donna di Genesi 2,15 con la Donna di Gv 2.5 e 19,26 e la Donna dell’Apocalisse 12,1, come pure di rilevare la benedizione di cui sono oggetto le donne che hanno avuto una funzione liberatrice in Israele: Giaele (Gdc 5,24), Giuditta (Gdt 15,9-10), Maria di Nazaret (Lc 1,42);
– Fondamentale per l’interpretazione dei testi mariani è anche la lettura che di essi hanno fatto i Santi Padri, insuperabili maestri di una teologia ecclesiale, compiuta con autentico spirito cristiano e dal valore incalcolabile;
– Secondo Giovanni Paolo II, bisogna sfatare il detto che la S. Scrittura parla poco di Maria, perché in realtà, dopo l’apostolo Pietro e il precursore Giovanni, è il personaggio più citato nei vangeli canonici. Inoltre le pagine che parlano di Maria con i grandi eventi dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38), della Visitazione (Lc 1,39-56), delle nozze di Cana (Gv 2,1-12), dell’affidamento reciproco della Madre e del Discepolo (Gv 19, 25-27), sono tra le pagine più dense e alte di tutti i Vangeli.
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2.2. La sacra Tradizione
Secondo la dottrina cattolica la divina Rivelazione viene trasmessa in due modi: oralmente e per iscritto per cui il deposito della fede è contenuto nella Sacra Scrittura e nella Sacra Tradizione. Sono esse insieme un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa. Tra coloro che hanno approfondito e trasmesso i contenuti della Sacra Tradizione ci sono anzitutto i Santi Padri i quali, già a partire dal secondo secolo, hanno esplicitato fecondi contenuti mariologici, come il parallelismo Eva – Maria e Maria – Chiesa. L’opera di approfondimento della Tradizione non si è fermato ai santi Padri, ma è proseguito incessantemente nella Chiesa, perché lo Spirito Santo vuole condurla al possesso della verità tutta intera, anche quella riguardante la persona e il ruolo della Madre del Signore nella storia della Salvezza.
Facendo mariologia non si può prescindere dallo studio della Sacra Tradizione e dal recupero sistematico dei dati che riguardano la Madre del Signore, anche quando essi non siano di origine divino – apostolica, perché consentirà di conoscere l’origine e lo sviluppo di molte usanze cultuali mariane e di alcune importanti tesi o impostazioni dottrinali. E’ sicuramente un campo immenso che va esplorato con animo pieno di fede e con raffinato metodo storico.
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La santa Liturgia
Vergine_PurissimaLa Santa Liturgia è una componente nobilissima della Sacra Tradizione. Essa è un insostituibile locus theologicus, cioè di espressione e manifestazione inequivocabile della fede e della dottrina della Chiesa. Questo valore immenso è dato alla liturgia dal fatto che essa celebra il mistero di Cristo e l’intera storia della Salvezza, per cui essa è la fede stessa della Chiesa celebrata. Per cogliere bene il grandissimo valore della liturgia nel discorso sulla Madre del Signore è bene tenere presente che essa:
– è fonte viva, selettiva e complessiva: viva, perché non è un dossier cartaceo, ma una celebrazione in atto nella quale i riti e i testi svelano in modo essenziale e pieno il loro contenuto; selettiva, perché è frutto di un lungo processo di cui l’esperienza della comunità cultuale e l’approvazione dell’autorità competente sono gli strumenti di un sicuro collaudo; complessiva, perché in essa si ritrovano mirabilmente amalgamate le inesauribili ricchezze della Scrittura e le tradizioni viventi dei Padri, gli apporti dell’arte e della letteratura vivificate dalla fede e dal soffio dello Spirito;
– celebrando il mistero della Salvezza, rileva costantemente la partecipazione della Madre all’opera redentrice compiuta dal Figlio al quale risulta indissolubilmente congiunta. Ella vi appare come una creatura redenta, unita quindi alla stirpe di Adamo, divenuta attivamente e secondo il beneplacito divino, compagna generosa del Redentore;
– mette in luce l’esimia ed esemplare santità di Maria, proponendo con frequenza dinanzi agli occhi dei fedeli la figura di Maria di Nazaret come modello di virtù ed esemplarità dinamica che induce a conformarsi a lei per meglio conformarsi a Cristo;
– mette in risalto la presenza della santa Vergine nell’assemblea cultuale per cui, la pienamente realizzata assunta e gloriosa nel cielo, la prima della Comunione dei santi, unisce la sua voce alla voce della Chiesa e insieme alla Chiesa, nella Chiesa e con la Chiesa celebra i divini misteri della Salvezza.
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Il Magistero della Chiesa
Il Magistero ha avuto una funzione considerevole nella Mariologia, fino ad essere ritenuto da alcuni autori, una fonte precipua di essa. Pur non potendolo considerare, propriamente parlando, una fonte, il Concilio Vaticano II afferma, sempre nella Dei verbum al n. 10, che “la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connesse e congiunte che non possono indipendentemente sussistere“. Nel campo della Mariologia il Magistero è stato:
– vigile nell’arginare insidiose deviazioni dottrinali riguardanti la verginità di Maria e la sua maternità divina;
– solerte nel discernere i fondamenti biblici della venerazione ecclesiale per la Madre del Signore;
– attento nell’individuare in alcuni versetti biblici un sensus plenior concernente la persona e la missione della Vergine;
– sollecito nel cogliere, dall’insieme dei testi biblici, le radici di una divina rivelazione su importanti punti della dottrina della fede (Immacolata Concezione – Assunzione al cielo) per cui non dubitò di proclamarle dogma di fede.
Relativamente all’uso del Magistero nella riflessione mariologica, sono da evitare due atteggiamenti:
a) la disattenzione nei suoi confronti perché essa priva la ricerca mariologica di un valido criterio di discernimento e di una guida preziosa nell’esplorazione e nella comprensione stessa delle fonti;
b) l’uso improprio del Magistero per cui vengono considerate testimonianze del Magistero, saluti, scritti di circostanza, discorsi commemorativi, indirizzi di omaggio, ecc., che in nessun modo sono espressione del Magistero autentico della Chiesa.
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La funzione del “sensus fidelium”
Reni Guido - Assunzione di Maria, 1642
Reni Guido – Assunzione di Maria, 1642
Si afferma spesso che il sensus fidelium ha avuto un ruolo importante nella dottrina mariana e in particolare nell’iter che ha portato alla definizione dei dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunzione al cielo. Tale affermazione, per quanto esatta, può indurre a pensare ad una fragilità di questi dogmi fondati più sul pio sentimento dei fedeli che sulle solide basi della S. Scrittura.
A questo proposito si deve osservare che:

– non si può separare il sensus fidelium dal sensus Ecclesiae costituito dal singolare consenso dei vescovi e dei fedeli, dalla santa liturgia, dalle istituzioni ecclesiali e da molte altre espressioni della tradizione della Chiesa;
– il sensus fidelium non è una realtà autonoma senza rapporto col Magistero, ma è un’entità in stretto contatto con l’insegnamento dei vescovi di cui costituisce il riflesso e una sedimentazione nel corpo ecclesiale. Lungo i secoli il sensus fidelium si è inserito nel dibattito dottrinale su Maria, discernendo con supremo intuito quale delle posizioni contrastanti fosse più conforme al sapiente disegno di Dio. Così i fedeli:
– compresero le ragioni dei vescovi riuniti in Concilio ad Efeso (431), che ritenevano legittimo il titolo di Theotokos per dato alla Vergine – Madre;
– compresero il senso profondo della verità sulla sua perpetua verginità;
– intuirono che la santità stessa di Dio esigeva che fosse santo e immacolato fin dal primo istante della sua esistenza il tempio che avrebbe accolto il Verbo fatto carne;
– compresero che non poteva essere soggetta alla corruzione la nuova arca dell’alleanza che aveva accolto il Signore della vita.
Il Magistero ha accolto con favore gli apporti del sensus fidelium anche per il fatto che i fedeli partecipano alla funzione profetica di Cristo e hanno ricevuto lo Spirito di Verità che scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Il Vaticano II ha rivalutato il sensus fidelium, affermando che non solo il Magistero ma anche i laici sono soggetto attivo sia nella comprensione del deposito della fede, sia nel processo della sua trasmissione (LG, n° 12).

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