giovedì 22 dicembre 2016

La Verginità di Maria e la castità di Giuseppe


Tratto da “l’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta


(Capitolo 35 Fuga in Egitto. Insegnamenti sull’ultima visione legata all’avvento di Gesù)

Dice Gesù:


 ....illumina un particolare citato due volte nel Vangelo di Matteo, una frase ripetuta due volte: 
"Levati, prendi il Fanciullo e sua Madre e fuggì in Egitto"; "Levati, prendi il Fanciullo e la Madre di Lui e torna nella terra di Israele". E tu hai visto che Maria era sola nella sua stanza col Bambino. 

 3 Molto è combattuta, da coloro che per esser fango putrido non ammettono che uno di loro possa esser ala e luce, la verginità di Maria dopo il parto e la castità di Giuseppe. Sono disgraziati dall'animo tanto corrotto e dalla mente tanto prostituta alla carne, da essere incapaci di pensare che uno come loro possa rispettare la donna vedendo in lei l'anima e non la carne, ed elevare se stessi vivendo in un'atmosfera soprannaturale, appetendo non a ciò che è carne, ma a ciò che è Dio. Ebbene, a questi negatori del più bello, a questi vermi incapaci di divenire farfalla, a questi rettili coperti dalla bava della loro libidine, incapaci di comprendere la bellezza di un giglio, 
Io dico che Maria fu e rimase vergine, e che l'anima sola fu sposata a Giuseppe, come lo spirito suo fu congiunto unicamente allo Spirito di Dio e per opera di Lui concepì l'Unico suo portato:
 Io, Gesù Cristo, Unigenito di Dio e di Maria. Unigenito di Dio e di Maria. Non è questa una tradizione fiorita dopo, per un amoroso rispetto della Beata che mi fu Madre. È verità, e fin dai primi tempi fu nota. 

Matteo non nacque secoli dopo. Era contemporaneo di Maria. Matteo non era un povero ignorante vissuto nelle selve e facile a credere ad ogni fandonia. Era un impiegato alle imposte, direste ora voi; un gabelliere, dicevamo noi allora. Sapeva vedere, udire, capire, scegliere il vero dal non vero. Matteo non udì le cose per sentito dire da terzi. Ma le raccolse dal labbro di Maria, alla quale il suo amore per il Maestro e per la verità lo aveva spinto a fare domande. Non penso già che cedesti negatori della inviolabilità di Maria pensino che Ella abbia potuto mentire. Gli stessi parenti di lei l'avrebbero potuta smentire, se vi fossero stati altri figli. Giacomo, Giuda, Simone e Giuseppe erano condiscepoli di Matteo. Perciò facile a questo confrontare le versioni, se più versioni vi fossero state. E Matteo non dice mai: "Levati e prendi tua moglie"; dice: "Prendi la Madre di Lui". Prima dice: "Vergine sposata a Giuseppe"; "Giuseppe suo sposo". 

Né mi dicano, costoro, che ciò era un modo di dire degli Ebrei, quasi che dire "moglie" fosse un'infamia. No, negatori della Purezza.

 (*) Dalle prime parole del Libro si legge: "...e si unirà a sua moglie". È detta "compagna" sino al momento della consumazione sensuale del coniugio, e poi viene chiamata moglie" in diverse riprese e in diversi capitoli. E così delle spose dei figli di Adamo. E così di Sara, chiamata "moglie" di Abramo: "Sarà, tua moglie"; e "Prendi tua moglie e le tue due figlie" è detto a Lot. E nel libro di Rut è scritto: "La Moabita, moglie di Mahalon". E nel primo libro dei Re è detto: "Elcana ebbe due mogli"; e oltre: "Elcana poi conobbe sua moglie Anna"; e ancora: "Eli benedisse Elcana e la moglie di lui". E sempre nel libro dei Re è detto: "Betsabea, moglie di Uria Eteo, divenne moglie di Davide e gli partorì un figlio". E che si legge nell'azzurro libro di Tobia, quello che la Chiesa vi canta alle vostre nozze per consigliarvi di esser santi nel matrimonio? Si legge: "Or quando Tobia con la moglie e col figlio arrivò..."; e ancora: "Tobia riuscì a fuggire col figlio e con la sua moglie". (*)---a sostegno dei passi citati da: Matteo 1, 16.19; 2, i. 20 le citazioni da: Genesi 2, 24; 3, 17; 17, 15; 19, 15; Rut 4, 10; 1 Samuele 1, 1-19; 2, 20; 2 Samuele 11, 27; Tobia 1, 9.20. 

 4 E nei Vangeli, ossia in tempi contemporanei a Cristo, in cui perciò si scriveva con linguaggio moderno, rispetto a quei tempi, e perciò non è da sospettare errori di trascrizioni, è detto e proprio da Matteo nel cap. 22°: "...e il primo, presa moglie, mori e lasciò la moglie al fratello". E Marco al capo 10: "Chi ripudia la moglie..". E Luca chiama Elisabetta moglie di Zaccaria per quattro volte di fila, e nell'ottavo capitolo dice: "Giovanna, moglie di Cusa". Come vedete, non era questo nome un vocabolo proscritto da chi era nelle vie del Signore, un vocabolo immondo che non era degno d'esser proferito e tanto meno scritto dove si tratta di Dio e delle sue opere mirabili. E l'angelo, dicendo: "il Fanciullo e la Madre di Lui", vi dimostra che Maria gli fu Madre vera, ma non fu moglie a Giuseppe. Rimase sempre: la Vergine, si la Vergine sposata a Giuseppe. posata a Giuseppe. E questo è l'ultimo insegnamento di queste visioni.
 Ed è una aureola che splende sul capo di Maria e di Giuseppe. La Vergine inviolata. L'uomo giusto e casto. I due gigli fra cui crebbi udendo solo fragranze di purezza.

(*)---a sostegno dei passi citati da: Matteo 1, 16.19; 2, i. 20 le citazioni da: Genesi 2, 24; 3, 17; 17, 15; 19, 15; Rut 4, 10; 1 Samuele 1, 1-19; 2, 20; 2 Samuele 11, 27; Tobia 1, 9.20

sabato 17 dicembre 2016

ALBERO DI NATALE - ALBERO DELLA VITA

II significato cristiano dell’albero di Natale ha un’origine propria e risale a una tradizione medievale e al suo significato religioso: le rappresentazioni dei "misteri", che nella Santa Notte mettevano in scena davanti al portale delle chiese e delle cattedrali la storia del peccato originale nel paradiso terrestre. Esse sono la vera culla del nostro albero di Natale con la sua decorazione simbolica
In effetti, nel passato il 24 dicembre portava in calendario i «santi» Adamo ed Eva; era in seguito alla loro felix culpa che era stato inviato il Salvatore. Logico dunque, nei sagrati o anche nelle cattedrali, erigere un «albero del Paradiso» con tanto di mele appese a far da scenario alle sacre rappresentazioni natalizie. «Esso – ancora Cullmann – simboleggia un convincimento cristiano: il peccato dell’uomo viene espiato nella notte del 24 dicembre dall’ingresso di Cristo nel mondo». Una miniatura salisburghese, anno 1489, illustra il messaggio in modo chiarissimo: un albero, la cui chioma è folta di mele e ostie, ha appeso sulla sinistra un crocifisso e sulla destra un teschio; sotto il primo Maria coglie le ostie, presso il secondo Eva distribuisce le mele.

 Il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto 


(v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11, 1: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo), o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.


La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).


A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo (anche) cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, specialmente in un contesto come quello della Riforma protestante di “riscoperta” del testo biblico, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.  


Qual è la storia dell'Albero di Natale?


Ha origine nei Paesi nordici e secondo la leggenda la sua diffusione è dovuta a Lutero


Questa è un'altra versione delle origini dell'albero di Natale, tutto si trova tranne che sia pagano.

Ogni anno ritorna Natale. Periodo densamente spirituale, momento di sosta che la frenesia consumistica non è riuscita del tutto a inquinare. Come se l’eco di un messaggio che viene da lontano catturasse ancora le nostre anime. Ma il suo codice appare segretato ai cuori di noi, uomini d’oggi, che ne abbiamo smarrito la chiave.

Strade piene di luci, di suoni. Alberi di Natale nelle vetrine, per le strade, nelle piazze. Alberi di Natale sempre più grandi, sempre più belli. Alberi di Natale piccoli e grandi forse ormai in ogni casa. Sempre più spesso in sostituzione del presepe o accanto al presepe. Si direbbe che l’Albero di Natale stia conquistando il mondo. Ma qual è la storia dell'Albero di Natale?

Riga, la capitale della Lettonia, da sempre rivendica con orgoglio di aver ospitato il primo Albero di Natale della storia. Proprio a Riga, infatti, in piazza del Municipio di fronte alla Casa delle Teste Nere, c’è uno stemma in terracotta deposto sul punto in cui sarebbe stato innalzato il primo Albero di Natale nel 1510, che si ritiene fosse stato ornato da decorazioni di carta e poi bruciato in segno di buon augurio per l’arrivo dell’inverno. In Estonia la pensano diversamente. Gli estoni affermano infatti che il primo Albero di Natale fu creato a Tallin, nel 1441.

Certo è che l’Albero di Natale nella sua patria d’origine, che corrisponde alle regioni germaniche, è indissolubilmente collegato ad un antico canto popolare, riproposto nella forma attuale all’inizio dell’Ottocento. È un canto rivolto non a un albero-oggetto, ma a un albero-essere-vivente, che col suo verde perenne trasmette fiducia nella continuità della vita stessa. È il Tannenbaum, l’abete natalizio.

I bambini amano l’Albero di Natale anche perché sanno che è portatore di doni. In effetti i doni si appendevano un tempo ai suoi rami assieme a frutta, focacce, biscotti. Poi i doni sono finiti sotto l’albero, perché la società dei consumi li ha via via moltiplicati e ingigantiti, derubandoli del significato intimo e personale che aveva il piccolo dono.

Per avere le prime testimonianze scritte circa la diffusione e l’affermazione dell’Albero di Natale come lo conosciamo oggi occorre arrivare al XV secolo. Secondo quanto si legge nel volume “Il canto degli alberi” (Àncora editrice) di Anna Maria Finotti la prima testimonianza scritta risale al 1419, quando la Confraternita dei fornai di Friburgo pose in occasione del Natale, nell’ospedale della città, un albero «adorno di mele, pere, noci colorate, cialde, piccole focacce, biscotti, carta colorata e fronzoli vari». A Capodanno l’albero veniva scosso per far cadere le focacce e la frutta come segno beneaugurante per l’anno nuovo.

Nel 1604 a Strasburgo si ha testimonianza che «nelle osterie venivano sistemati degli abeti a cui venivano appese delle rose di carta di vari colori assieme a mele, focacce, zucchero e oggetti in similoro». L’albero così adorno venne chiamato l’Albero di Natale o l’Albero di Cristo o anche l’albero di Maggio, in quanto anticipava la speranza nella fioritura di un nuovo raccolto.

La leggenda attribuisce a Lutero, il fondatore del protestantesimo, la diffusione dell’Albero di Natale ornato di candele. Si dice che egli, tornando verso Wittenberg in una notte di vigilia, fosse rimasto colpito dallo splendore dei ghiaccioli appesi agli abeti, che splendevano alla luce delle stelle. Per cui ebbe l’idea di porre delle candele sull’albero per illuminarlo. L’Albero di Natale divenne così anche l’Albero delle Luci e venne considerato segno del protestantesimo, definito anche «la religione del Tannenbaum», ossia dell’abete. Tali alberi con le candele si diffusero tra il XVII e il XVIII secolo e venivano allestiti nelle strade. Ma vennero presto vietati per il grande pericolo di incendio che rappresentavano.

Nel XIX secolo, dopo la scoperta della stearina e della paraffina, l’Albero delle Luci si diffuse nelle corti europee e negli ambienti alto-borghesi dell’epoca, e l’usanza si radicò soprattutto in Germania e nei paesi scandinavi. In Italia venne introdotta al Quirinale dalla regina Margherita, ma la sua diffusione possiamo farla risalire agli anni della ripresa economica dopo la seconda guerra mondiale. Anche perché più forte era da noi la tradizione del presepe di origine francescana.

La seconda patria dell’abete natalizio dopo la Germania viene considerata l’Inghilterra, dove esso venne introdotto a corte prima dai sovrani della casa di Hannover e poi specialmente da Alberto di Sassonia-Coburgo, principe consorte della regina Vittoria. La tradizione dell’abete decorato e illuminato passò poi nelle famiglie inglesi per imitazione delle feste natalizie di corte. La sua terza patria divennero gli Stati Uniti, dove fu importato dagli immigrati tedeschi della Pennsylvania come simbolo della loro terra, e in seguito dai mercenari tedeschi, che parteciparono alla guerra di indipendenza del 1776-1783.

Le candele elettriche resero in seguito possibile la collocazione di alberi di Natale sempre più grandi anche all’aperto. Nel 1912 venne eretto il primo Albero delle Luci nella Madison Square a New York. Dagli anni ’20, su esempio americano, si cominciarono a diffondere nelle strade commerciali delle città tedesche e più tardi nei giardini delle famiglie abbienti. Gli scambi culturali e commerciali fecero poi il resto. Sicché l’abete con la sua forma piramidale e spiralica, con le sue foglie aghiformi, sta diventando in tutto il mondo il simbolo laico del periodo natalizio. Oggi il Guinness dei primati mondiali dal 1991 lo detiene, in termini di grandezza, l’Albero delle Luci disegnato sul monte Ingino, che sovrasta Gubbio con la cometa proprio sulla cima.
sources: ALETEIA

Storia del presepe


Höhlenkrippe In tutto il mondo durante il periodo natalizio, laddove i cristiani festeggiano l'incarnazione di Dio, esiste l'usanza di erigere presepi nelle case e nelle chiese. I presepi sono rappresentazioni artistico- figurative della nascita di Gesù nella mangiatoia di una stalla a Betlemme.Nella capanna vediamo la Sacra Famiglia e i pastori, sullo sfondo l'asino e il bue. L'adorazione dei saggi d'Oriente, i tre Re Magi, viene inclusa nel paesaggio il 6 gennaio.

Gli evangelisti Luca e Matteo furono i primi a descrivere la storia dell'incarnazione di Cristo. È famoso il Vangelo di Natale di Luca, apparso nel secondo secolo dopo Cristo e poi divulgato nelle prime comunità cristiane.

Già nel Quarto secolo troviamo a Roma (nelle catacombe) immagini della natività. L'origine esatta del presepio è difficile da definire, in quanto è il prodotto di un lungo processo.

È storicamente documentato che già in tempo paleocristiano, il giorno di Natale nelle chiese venivano esposte immagini religiose, che dal decimo secolo assunsero un carattere sempre più popolare, estendendosi poi in tutta l'Europa.

Comunemente il "padre del presepio" viene considerato San Francesco d'Assisi , poiché a Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco. Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all'interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia.
Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere.



Nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, si può ammirare uno dei più antichi presepi natalizi. Fu realizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio e donato a questa chiesa. Il presepio ha la forma di una casetta, in cui è rappresentata l'adorazione dei Re Magi.

Si considerano precursori del presepio anche gli altari gotici intagliati con immagini della natività, che non fu possibile rimuovere. Uno di questi altari con il gruppo dei tre Re Magi si trova in Austria nella chiesa di S. Wolfgang nella regione di Salzkammergut. Questo altare venne realizzato dall'artista brunicense Michael Pacher.

Un periodo fiorente di presepi fu il Barrocco. Prime notizie certe di presepi di chiese si rilevano dalla Germania meridionale quando, dopo la Riforma i Gesuiti riconobbero per primi il grande valore del presepio come oggetto di preghiera e di raccoglimento, nonché mezzo di informazione religiosa. I Gesuiti fecero costruire preziosi e fastosi presepi, tanto che quest'usanza si estese velocemente nelle chiese di tutta Europa cattolica, finché ogni comune volle un presepio in ogni chiesa.


Baluardi delle costruzioni dei presepi in Europa divennero l'Italia, la Spagna, il Portogallo e il Sud della Francia. Nell'Europa dell'Est la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, in centro Europa soprattutto l'Austria ed il Sud della Germania.

L'arte dei Presepi visse un periodo aureo nel 18osecolo, quando si cominciò ad ampliare e completare la storia di Natale con stazioni ed episodi, sia nei presepi delle chiese e dei castelli, sia nelle case della gente comune. Nel museo di Bressanone è possibile ammirare il più famoso di questi "presepi annuali" composto da più di 4000 figure, realizzato da Augustin Propst e dal suo fratellastro Josef, di Vipiteno.

Nel Museo Diocesano di Bressanone troviamo anche l'altrettanto famoso Presepio Nißl, composto da 500 figure e realizzato dal figlio contadino-scultore Franz Xaver Nißl (1731-1804) originario della Zillertal. Le figure, estremamente espressive, sono esposte in sedici grandi vetrine; sette mostrano scene di Natale con i tre Re Magi, nove il ciclo della Quaresima. Questo presepio, unico e di altissimo valore, è oggi proprietà della chiesa parrocchiale di San Giovanni in Valle Aurina.

La fine del 18osecolo fu contrassegnata dall' Illuminismo e dalla Secolarizzazione. In alcuni luoghi vennero vietati i presepi: soprattutto in Baviera si dovettero eliminare tutti i presepi dalle chiese, e furono portati nelle case contadine per evitarne la distruzione. La conseguenza fu che nei contadini crebbe l'interesse per l'arte raffinata dei presepi, così che essi stessi cominciarono ad intagliare le figure.
Fino alla metà del 19o secolo preferivano sfondi con paesaggi di montagna; dalla seconda metà del secolo invece acquistò sempre di più interesse il presepio orientale.

A cavallo dei due secoli diminuì sensibilmente l'interesse per i presepi, ma ci furono dei collezionisti che impedirono che molte rappresentazioni andassero irrimediabilmente perdute. Ne fu un esempio Max Schmederer, consigliere di commercio di Monaco, che raccolse presepi di tutto il mondo e lasciò in eredità ai suoi posteri una delle più grandi collezioni di presepi del mondo, che oggi è possibile ammirare al Museo Nazionale di Monaco di Baviera.


Ai nostri giorni è cresciuto notevolmente l'interesse per i presepi, come dimostrano le società dei presepi, fondate un pó ovunque. (Steger Konrad)

fondamenti del CULTO MARIANO


Il culto mariano è contestato dalla variegata famiglia protestante e dai Testimoni di Geova. Per loro, è una invenzione della Chiesa. Ma la storia li smentisce clamorosamente



Come si comportavano i primi cristiani dinanzi al ricordo della beata Vergine Maria? La pregavano? La veneravano? Le prestavano un culto, come oggi è ancora in vigore nella Chiesa cattolica e nella cristianità orientale? O, al contrario, elevando a Maria lodi e preghiere, la Chiesa commetterebbe un abuso, un grave errore dottrinale, una palese alterazione della verità del Vangelo, come sostiene la teologia delle variegate comunità protestanti o il credo dei Testimoni di Geova?

A queste domande non risponde solo la fede, ma anche la storia. E quando nell’orizzonte della storia non erano ancora comparse le variegate famiglie della composita comunità dei “protestanti”, è indubbio che la Chiesa pregasse la Madre di Dio. Il culto a Maria, che la dottrina cattolica qualifica come “iperdulia”, significando con ciò il prestare alla Vergine un onore speciale, superiore a quello dovuto ai santi, affonda le sue radici certamente e in primo luogo nella verità rivelata, ma trova conferma e tracce numerose fin dai primissimi tempi della vita della Chiesa. Ne esamineremo solo alcune.

«Sub tuum presidium…»
La più antica preghiera rivolta a Maria di cui abbiamo traccia, Sub tuum praesidium («Sotto la tua protezione…»), è stata trovata ad Alessandria d’Egitto in un papiro egiziano, copto, acquistato nel 1917 dalla John Rylands Library di Manchester e pubblicato per la prima volta nel 1938. Secondo gli studiosi, risale addirittura agli inizi del III secolo, dunque ad epoca antichissima. Si tratta di una vera a propria invocazione, una richiesta di intercessione rivolta dai primi cristiani alla Vergine Maria: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».
È una testimonianza preziosissima, risalente ad un tempo di molto anteriore a quel Concilio di Efeso (431) che riconoscerà a Maria il titolo di “Madre di Dio”. Ben prima che Protestanti e Testimoni di Geova vedessero la luce, i cristiani pregavano teneramente, con devozione, la Madre di Dio, invocandola e chiedendo la sua intercessione nei momenti del bisogno e del pericolo. Se dunque noi cattolici oggi ci rivolgiamo a Maria pregandola, altro non facciamo che imitare ciò che hanno sempre fatto i cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni.

Tracce nelle catacombe
Come è noto, la dottrina della Chiesa cattolica invita non solo a pregare ma anche ad imitare le virtù di Maria. Questo culto trova fondamento nella specialissima e singolare santità della Madre di Dio, che l’angelo, annunciandole il mistero dell’Incarnazione, ha chiamato «Piena di Grazia » (Lc 1,28).
Noi cattolici siamo confortati riguardo la bontà e la correttezza di questo culto non solo dalle parole del Vangelo, ma anche dalla storia dei primi cristiani. Nelle catacombe di Priscilla, a Roma, dove si radunavano segretamente i primi cristiani, si trova una rappresentazione che risale addirittura al III secolo. In essa è possibile osservare la figura di un vescovo che, mentre si accinge ad imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le indica come modello Maria Santissima, che è lì dipinta col bambino Gesù in braccio.
La storia ci offre così una ulteriore dimostrazione del fatto che i primi cristiani vedevano nella Vergine Maria un modello da imitare, un esempio da seguire, additato in modo particolare a coloro che sceglievano la verginità consacrata come stile di vita al servizio di Dio e della Chiesa.
Nel medesimo sito, in queste catacombe sulla via Salaria, è facile osservare un epitaffio (una iscrizione che generalmente si poneva sulla tomba) posto davanti al loculo di un defunto di nome Vericundus. Il nome è tracciato su due tegole unite tra loro, che chiudono il loculo. Ora, fra queste due tegole, sulla calce che le unisce, spicca, dipinta molto probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M” che, secondo la grande e compianta studiosa Margherita Guarducci, rappresenta Maria.
Qual è il significato di questo documento storico? Questo: il nome di Maria veniva inserito nel nome di Vericundus per augurare al defunto la protezione della beata Vergine nel mondo ultraterreno, nell’al di là. Se si tien conto del fatto che questo epitaffio risale al II secolo, abbiamo di nuovo una prova che fin dai tempi della Chiesa antica i cristiani tenevano Maria in speciale considerazione, invocando la sua intercessione per le sorti delle anime dei defunti, e dunque, così facendo, la pregavano.

Efeso
Il Concilio di Efeso dell’anno 431 segna una tappa importante nella storia del culto mariano. È il Concilio nel quale la Chiesa proclama solennemente Maria come “Madre di Dio”. Per una certa vulgata protestante, e per certa pubblicistica diffusa dai Testimoni di Geova, inizierebbe da questo evento il culto mariano, che la Chiesa si sarebbe inventata dopo 400 anni dalla morte di Cristo. Un culto che, stando ad uno dei più dotti teologi protestanti del secolo scorso, Karl Barth, altro non sarebbe se non un «cancro del cattolicesimo che occorrerebbe estirpare».
Eppure, basterebbe ricordare che il Concilio di Efeso si tenne in un edificio dedicato a Maria, per dimostrare – se ancora ce ne fosse bisogno – che ben prima di quella assise il culto a Maria era praticato nella Chiesa.

Muro “G”
A Roma, sotto l’altare della confessione nella Basilica di san Pietro, nel cosiddetto “muro G”, che conteneva le ossa dell’apostolo Pietro identificate da Margherita Guarducci, sono state trovate incise diverse scritte, databili all’inizio del IV secolo, dunque antichissime.
Tra questi graffiti, molti incisi per impetrare ai cristiani defunti la felicità del Paradiso, si trova diverse volte una acclamazione di vittoria di Cristo, di sua Madre Maria e dell’apostolo Pietro.
Vi è anche un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare in antichità. Ciò sta ad indicare che i cristiani dei primi secoli erano usi associare alla vittoria di Cristo quella di Maria e del principe degli apostoli.
Quando la Chiesa oggi attribuisce a Maria la vittoria sul demonio, non solo annuncia una verità fondata sulla Rivelazione, ma rinnova e continua nel tempo ciò che i primi cristiani hanno fatto e creduto e che è testimoniato da tali preziosissimi documenti storici.

Le feste
A dimostrazione del fatto che il culto di Maria è antichissimo nella Chiesa, si può ricordare come, assai prima del Concilio di Efeso, siano state istituite varie feste in onore di Maria a Betlemme, Gerusalemme e a Nazareth.
Mentre è certo che una solennità mariana esistesse a Costantinopoli prima del Concilio di Efeso, sembra doversi considerare autentico un discorso di san Proclo, patriarca di Costantinopoli nell’anno 429, nel quale si fa cenno evidente ad una solennità della Vergine Maria. Dunque, prima del Concilio di Efeso, Maria veniva festeggiata anche liturgicamente.
Troviamo, inoltre, preghiere bellissime rivolte a Maria di Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, san Gerolamo e di sant’Agostino. Come è facile osservare, la madre di Dio era venerata, a Lei si rivolgevano i cristiani fin dall’antichità, realizzando quella straordinaria profezia annunciata da Maria e ricordata dal vangelo di san Luca: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».

Nazareth
Tracce straordinariamente antiche del culto mariano troviamo anche a Nazareth, nel luogo dove l’angelo Gabriele rivolse a Maria il famoso saluto: «Ave piena di Grazia». In questo sito così significativo per i cristiani, dove oggi sorge la Basilica dell’Annunciazione, si trovano prove indubitabili del fatto che i cristiani pregavano la Vergine Maria.
In una colonna antichissima, databile probabilmente al II, massimo al III secolo, è p o s t a un’iscrizione in lingua greca, scritta da una pellegrina che, in ginocchio (così scrive), «sotto il luogo sacro di Maria », ha lasciato inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna.
A Nazareth, dunque, fin da tempi remoti, i cristiani affidavano alla protezione di Maria se stessi e i propri cari. In quella iscrizione, oltretutto, la pellegrina annuncia di avere eseguito i riti e le preghiere prescritte, o di avere ornato religiosamente l’immagine di Maria (il testo greco autorizza l’una e l’altra interpretazione).
Non solo. Contemporaneamente alla scoperta di questa iscrizione, ne veniva trovata un’altra, sempre del II, massimo del III secolo, che porta la testimonianza sicura del culto che i primi cristiani prestavano a Maria. In questa iscrizione si può leggere benissimo il saluto angelico: «Ave Maria».
Possiamo immaginare la gioia del famoso Padre Bellarmino Bagatti (1905-1990) e del suo gruppo di ricercatori quando hanno trovato questa incisione, alla base di una colonna: erano di fronte alla preghiera mariana della Chiesa primitiva, alle tracce dell’Ave Maria, alla preghiera che i cristiani recitavano fin dal secondo, terzo secolo, e proprio nel luogo dell’Annunciazione.

Conclusione
La storia, con i documenti che ci ha tramandato, le prove e le testimonianze che ci ha offerto, sembra confermare indubitabilmente che quando la Chiesa, ancora oggi, venera Maria, pregandola, chiedendole aiuto e supplicando la sua intercessione presso Dio, altro non fa che ripetere ciò che hanno sempre fatto tutti i cristiani, fin dalle origini e fino ai nostri giorni.
Un dato – questo offertoci dalla storia – in totale sintonia con una verità fondamentale della fede cattolica, e che incoraggia ciascuno di noi a perseverare nella filiale devozione alla Madre di Dio.

giovedì 15 dicembre 2016

Lettera a un detenuto - santo natale

Morciano 19/12/2011                                                                      Santo Natale 2011

Caro Salvatore sono molto felice nel constatare che ti sei già messo in cammino verso la salvezza. Evidentemente in te qualcosa di buono c’è, anzi  senz’altro c’è qualcosa di molto buono! Qualcosa di talmente buono che purtroppo con le tue continue scivolate hai soffocato, anche se non ne sei ancora pienamente consapevole, è giunta però l’ora di scoprirlo. Sta a te infatti scoprirlo! Come si fa? Dove si trova? – Più semplice di quanto ti immagini!

     
 Se proprio sei determinato a scoprire il mirabile tesoro che si nasconde nella tua anima, non hai altro da fare che prendere la ferma decisione di cercarlo e ancor più seriamente decidere di volerlo trovare. Ecco, il segreto è solo questo: volerlo trovare seriamente, ostinatamente, irremovibilmente - ad ogni costo!

      Quando attorno a te trovi solo il vuoto, e senti che niente più ti appaga, ti rendi conto che sei ad un passo dal baratro, comprendi che stai per precipitarvi in quel nulla, allora questo è il momento della scelta decisiva. L’ultima possibilità prima dell’abisso. Se ti sei allontanato troppo dalla via maestra e ti sei perso in quel labirinto della tua stoltezza, finendo ai bordi di quel precipizio; su quel bordo puoi ancora salvarti – Si! - Per fortuna puoi ancora chiedere aiuto a Dio.

     Questo è ciò che non molto tempo fa mi è capitato, ed è capitato anche a tanti altri che come me si erano perduti.      Avevo bisogno di Dio come uno che immerso sott’acqua gli viene a meno l’ossigeno e avverte l’estrema necessità di respirare. In questo terribile stato, quasi di soffocamento e di paura di venir schiacciata dalle situazioni,  ad un passo dalla disperazione ho gridato chiedendo il Suo aiuto. Immediatamente mi ha soccorso, invadendo il mio cuore di una pace soprannaturale. Soltanto dopo aver capito che da sola non ce l’avrei fatta, Lui mi ha risposto.

     Si, Lui risponde quando finalmente riconosciamo i nostri limiti, e ci disponiamo secondo la nostra natura: siamo infatti delle creature nelle sue mani. Questo concetto così semplice - molto spesso però non viene accettato dagli uomini, che vivono come se fossero gli artefici del loro destino. Anche io devo riconoscere che fino ad allora,  militavo in mezzo a loro. Poi un cataclisma ha sconvolto la mia vita e in mezzo a tanti dolori ho trovato la Verità. Infatti non tutti i mali vengono per nuocere, anzi - dopo la venuta di Dio sulla terra, abbiamo compreso che la croce salva.

Ora che hai compreso che Dio non è lontano, ma si nasconde nel tempio della tua anima, più vicino di quanto avresti potuto desiderare – cercalo –  “spalanca la porta del tuo cuore” (Giovanni Paolo II) e inseguilo.

     Tu lo cerchi e Lui non si fa trovare?
Sappi che Lui - l’essere più luminoso del sole e più puro del cristallo, risiede nel  tempio della nostra anima, e non vede l’ora di farsi trovare da te e dice:
Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta , io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”(Ap 3,20).

     Lui pazientemente è sempre lì che ti aspetta, alla porta del tuo cuore, qualche volta bussa, ma attento!, Gesù non bussa da fuori, non cercarlo fuori non lo troveresti! Lui bussa dall’interno del tuo cuore dove già c’è, è lì e bussa e chiede spazio per crescere nella tua intimità:vuol cenare con te! Non aver paura di aprirgli la porta, affrettati a farlo e non te ne pentirai mai, anzi lo ringrazierai in eterno! Ma tu invece non senti, perché il cuore è indurito e non puoi sentirlo. Finché il cuore è indurito non puoi sentirlo!  Lui ti chiama, ti cerca, ma tu…non puoi sentirlo!

Cos’è che indurisce  il cuore?
      -Il peccato.

Come si fa ad eliminare l’indurimento del cuore?
-Eliminando il peccato!

Come si fa ad eliminare il peccato?
-Ecco, questo è difficile e forse diventa impossibile, se non ti decidi per Dio, ma diviene facile se comincia a nascere in te la sete di Dio, quella sete che non ti fa dormire, quella sete che arde, che consuma, che divora….

     “….Venite a me”- dice il Signore - “ venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò, chi beve di quest’  acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

      Credimi è proprio così! Non avrai più sete! Quando fai il serio proposito di non peccare, di seguire Dio, (quello che all’inizio si fa solo per fede, perché lo vuoi trovare), Lui finalmente vede la tua buona volontà, ti allunga la sua mano e ti toglie dal precipizio. Allora, solo allora, la fitta notte si rischiara, e tra le tenebre intravedi la luce. La Luce che ti avvolge nel suo rassicurante abbraccio e ti disseti alla sorgente d’acqua viva, che ti ristora….. sei sul sentiero giusto…. è finito l’esilio, sei in cammino verso la tua patria, la patria celeste.

     Ora, se sei arrivato a questo punto puoi incominciare il viaggio, ma prima devi equipaggiarti, poiché non sarà una passeggiata  lungo una strada dritta e spaziosa, bensì un faticoso peregrinare su un pervio sentiero in salita, pieno di difficoltà e pericoli. - Te la senti?

     Vuoi iniziare anche tu questo viaggio meraviglioso, alla ricerca del tuo Dio?
Dio c’è per me, c’è per te - se tu lo vuoi! Si! Dio c’è per te! Dio può esserci per te, personalmente. Non è stupefacente un Dio che ti ama personalmente? Ognuno di noi può avere un rapporto personale ed esclusivo con il suo Dio. Non ti entusiasma  poter conoscere fino a che punto ti ama il tuo Dio? Puoi scoprirlo se vuoi! Anche se io ti dico già che Lui ti ama alla follia, Lui come dice S. Caterina  (la mia guida spirituale, in cielo) è pazzo d’amore per tè!

Non credi che siano vere queste parole? - Pensi che Lui abbia altro da fare che pensare a te?
-Pensa soltanto questo: se io sono qui a scriverti è proprio perché Lui lo vuole.
     Quindi se lo vuoi trovare dovrai lavare via quello strato spesso che si è                sedimentato nel tempo, fino ad indurire il cuore.
Quello strato fetido,  è fatto di : Cupidigia(desiderare altre cose più del tuo Dio)
               e di : Idolatria      (amare altre cose più di quanto ami il tuo Dio)

Guardarsi dalla cupidigia e dall’idolatria sempre, ad ogni passo ad ogni scelta, vuol dire ripulire il nostro cuore da ogni zozzura per renderlo limpido fino a far trasparire Colui che sin dal battesimo vi aveva preso dimora.

     Dopo aver saggiamente preso provvedimenti a tal riguardo (-la confessione - meditare prima di agire e prima di parlare in rapporto con Dio), cerca di instaurare una relazione personale con il Dio vivente – con la preghiera, che è “Un intimo rapporto di amicizia nel quale ti intrattieni spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati” (S. Teresa d’Avila).
     Ma la preghiera può essere anche “ uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia. Insomma è qualcosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l’anima e mi unisce a Gesù” (S. Teresa di Gesù Bambino). Ma in ogni caso “che lo sappiamo o no, la preghiera è l’incontro tra la sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di Lui” (S. Agostino).

     Pregare è dialogare, è comunicare, intrattenersi con Dio ed è possibile solo per un motivo: perché Lui per primo desidera dialogare, comunicare, intrattenersi con te. Prima ancora che tu voglia, desideri, ti sforzi di pregare, Lui sta aspettandoti, anzi è Lui stesso che suscita in te il desiderio di incontrarlo nella preghiera. Si può pregare camminando, lavorando, giocando studiando…ma non imparerai mai a pregare in profondità finché non ti fermi in un luogo deserto e fai silenzio.
Non si tratta di un deserto esteriore, ma interiore.
Certamente un luogo solitario aiuta a pregare, la penombra di una chiesa anche, la viva luce accesa di un tabernacolo ancora di più perché c’è una presenza sacramentale di Lui , ma il luogo dove incontri il tuo Dio non è un luogo esterno a te. No, il luogo dove tu preghi è dentro di te: è il centro del tuo cuore, l’intimo più intimo in te. Allora il tuo sforzo iniziale sarà quello di scendere dentro, nella profondità del tuo cuore, dove c’è Lui, il tuo Dio vivo che vive in te e tu vivi in Lui. Il Dio vivo e presente nel santuario della tua persona ed è il Padre che ti ha creato, il figlio che ti ha redento morendo in croce per te, lo Spirito Santo che Loro ti donano per farti entrare nella Loro intimità d’Amore trinitario.
Pregare si tratta di sentire la presenza di Dio nella fede, non nel sentimento, che può esserci come non esserci: Chiudi gli occhi e fai silenzio: fai tacere tutto in te, pensieri, immagini, preoccupazioni, affari, desideri… tutto taccia…

       Taci e scendi…, scendi giù nel tuo cuore: prendi l’ascensore dello Spirito Santo e scendi…, scendi nelle profondità di te stesso. Lì nel cuore del tuo cuore, riconosci con gratitudine il Padre che ti ha creato e donagli un palpito d’amore del tuo cuore, e fermati a gustare quel palpito.
Riconosci in te, nel cuore del tuo cuore il Figlio e unisciti a Lui nell’Amore, Lui che per te si è unito al legno, e fermati a gustare Gesù vivo in te...

       Riconosci in te nel cuore del tuo cuore, lo Spirito Santo e immergiti totalmente in Lui, lascia che il Padre e il Figlio riversino in te tutto il Loro Amore, lasciati prendere, afferrare, invadere, espropriare da Lui e abbandonati totalmente all’Amore di Dio…, di al Padre con Gesù : “ eccomi, fa di me ciò che vuoi” …. Senti nel tuo cuore la bellezza e il fascino del  “si” di Maria e fallo tuo. Ripeti nel silenzio, nel cuore del tuo cuore, con Gesù e in Gesù il tuo “Amen”, il tuo “si” :“eccomi fa di me ciò che vuoi” , dillo anche se in te tutto vorrebbe gridare “no”, e anche se senti il tuo cuore tanto attaccato alle cose vecchie, ripeti forte forte : “fammi nuovo nel tuo Amore!” e fai silenzio, gusta il silenzio, entra nel silenzio, avvolgi la tua persona nel silenzio per ascoltare quelle parole senza parole che i Tre vorranno dirti. E ti fermi così a gustare la presenza di Dio in te, di Dio che vuole crescere in te, e di Dio che vuole farsi spazio in te, di Dio che vuole dilatare il tuo cuore… dai a Lui ad ogni palpito del tuo cuore il permesso di agire, di fare, di trasformare, di infiammare, di consumare, di travolgere, di sconvolgere, di creare nuovi spazi, nuova vita, nuovi orizzonti….

  “Ma come faccio a pregare così quando in verità io pecco in continuazione?”

Nessuno infatti è degno di pregare e di entrare in intimità con Dio. Ma è Lui che desidera entrare in intimità con te, ti ha creato proprio per questo: perché tu diventi suo intimo amico e lo ami.    Lui sa benissimo che non ne sei capace e allora si fa capace Lui, ti fa degno di Lui, pensa Lui a tutto perché ti ama, ti ama così come sei e vuole donarsi a te nell’ Amore.
Neanche il peccato grave impedisce questa intimità perché il suo Amore è più forte, nessuna  miseria può vincere la Sua Misericordia.

Il papà buono della parabola più bella non aspettò che il figlio fosse pulito e rivestito per abbracciarlo, ma lo abbracciò così com’era quando lo vide , con tutto il brutto odore del lezzo dei maiali che gli aveva penetrato i vestiti e il corpo…., lo accolse così…, lo abbracciò così…, lasciati abbracciare anche tu.., anzi…, abbraccialo tu per primo, è la gioia più bella che tu possa dare a Dio: credere veramente che ti ami, credere nel suo Grande Amore, Infinitamente Grande e potente! Vorresti presentarti davanti a Dio a mani piene, vorresti potergli dire : “Ecco questo e quest’altro… vedi l’ho fatto per te” e sentirti dire: “bravo”.               
   Mentre Lui vorrebbe solo che tu gli presentassi le tue mani vuote per riempirle di Sé    e dirti non “bravo” ma “ Ti amo… ti amo di amore eterno!” 

E se i difetti rimangono…. Se il peccato si ripete non una volta, più di una volta ma non troppe…, allora con ancora maggiore confidenza e fiducia ti avvicinerai al Padre delle Misericordie e al amico dei poveri peccatori chiedendo Loro che riversino in te ancora una volta il Loro Amore che sa far germogliare il deserto, far rivivere le ossa inaridite e far nuove tutte le cose…, senza mai stancarti, e soprattutto senza mai scoraggiarti ne avvilirti perché …., perché tu oramai sai bene che Loro ti amano di amore eterno!

(questa ultima parte della mia lettera, sulla preghiera è tratta da: impariamo a pregare/ dalle preghiere alla preghiera).

Bello vero? Molto edificante ed istruttivo…, ed è un regalo natalizio dell’Altissimo.
Ma ora Salvatore non rendere vano questo dono meraviglioso che Dio ti ha fatto attraverso di me, (inoltre ho dedicato molto tempo per scriverla, sottraendolo ai miei doveri, che come tu sai sono tanti) approfitta di questa tua favorevole situazione per mettere a frutto ciò che ti è stato spiegato, perché veramente in questa lettera c’è la mano santa. Devi credermi, perché mentre ti scrivo mi è capitata una cosa inverosimile, un fatto che in pratica la sottoscrive per volontà d’intenzione, verità dei contenuti e contestualmente ha apposto la Sua approvazione.
Mi spiego meglio: Mentre cercavo su internet la parola di Dio più volte citata in questa lettera (poiché deve essere trascritta correttamente per non essere arbitrariamente interpretata), ho stampato circa venti pagine provenienti da cinque siti web diversi, e tutte venti, sono risultate sottoscritte con questa firma: con affetto Monica. Ha riportato esattamente lo stesso saluto che ho apposto nella mia prima lettera. Premetto che prima di iniziare a scrivere ho pregato e durante la stesura della lettera ho invocato più volte lo Spirito Santo. Ho chiesto inoltre a S. Caterina di assistermi nelle mie lacune. Mi sembra evidente che Dio attraverso di Lei abbia voluto dare il suo contributo e nientemeno la Sua approvazione, perché l’ha controfirmata.

     Ma ti rendi conto quanto è dolce e caro il nostro Dio? Più di così cosa deve fare il nostro divino Salvatore? Ti prego di ringraziarlo infinitamente perché Lui ti ama con un amore infinito che non avrà mai fine!

    Ora sono giunta davvero a salutarti, ma prima di lasciarti voglio farti l’augurio più splendido, prezioso e santo che  si possa fare in questa terza domenica di avvento. Ti auguro che davvero Gesù bambino nasca nel tuo cuore, e che anche tu come Maria possa difenderlo, cullarlo, accarezzarlo e coccolarlo; Lui questo Natale vuole nascere nel tuo cuore, per non lasciarti mai più. Questo Dio meraviglioso e potente si vuole fare piccolo piccolo, per nascere indifeso nel tuo cuore, tu lo difenderai da ogni avversità, e lo custodirai come la perla più preziosa non permettendo mai di perderlo, perché possa crescere in te e tu in Lui fino a formare una cosa sola.
Per Lisa non devi essere preoccupato, perché lei si è già decisa per Dio, quindi ci persa Lui a proteggerla, e con il suo Amore ha già provveduto e provvederà a quanto le sarà necessario.

     Tu invece se ti è possibile cerca di star vicino a quei ragazzi disperati, fai entrare Dio anche in quel carcere, noi ti sosterremo con la preghiera. Ho scritto una preghiera a questo scopo, una preghiera che muoverà a compassione Dio fino ad aprire una strada luminosa che potrai percorrere con più agilità, di quanto ora sia possibile.  La prossima volta te la mando.
Ci vuole pazienza, speranza, temperanza, e soprattutto una grande fede in Dio che tutto può.
Mettiamo tutto nelle mani di Dio,  Lui tutto vede e a tutto provvede.

                                                            Con affetto Monica


Tutte le sere ripeti questa preghiera:

O Gesù d’amore acceso non ti avessi mai offeso,
o mio caro e buon Gesù con la tua Santa grazia non ti voglio offender mai più,
né mai più disgustarti,   perché ti amo sopra ogni cosa.
Gesù mio misericordia, perdonami.
Amen

Ps.  Ogni tanto, rileggi le mie lettere, con il tempo capirai anche quello che oggi non ti è chiaro, perché vi sono scritte verità eterne.

Coroncina al Bambino Gesù


                  Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

                           Canto: Tu scendi dalle stelle...

O Gesù, bambino dolcissimo, che, dal seno dei Padre scendesti per nostra salvezza nel seno di Maria Vergine, dove, concepito di Spirito Santo, divenisti Verbo incarnato, fa' che noi, umili di spirito, godiamo il frutto della tua redenzione.

                               Ave, o Maria...
                          Salvatore del mondo,
                           vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, per mezzo di Maria Vergine visitasti santa Elisabetta e santificasti sin dal seno di sua madre il tuo precursore Giovanni Battista, santifica le nostre anime col pregiatissimo tesoro della tua santa grazia.

Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,
vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, nato in Betlemme da Maria Vergine, fosti avvolto in poveri panni, adagiato nel presepio glorificato dagli angeli e visitato dai pastori, fa' che il nostro cuore sia degno di riceverti bambino e di adorarti redentore.
Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,
vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, manifestato da una stella ai Re Magi, ricevesti da essi in dono oro, incenso e mirra, guidaci per la vera e sicura via del tuo santo servizio.
Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,
vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, dopo otto giorni fosti circonciso, chiamato con il glorioso nome di Gesù e nel nome e nel sangue preannunziato Salvatore del mondo, libera le nostre menti da ogni desiderio impuro e da ogni vizio.

Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,
vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, cercato da Erode per essere messo a morte, fosti condotto con tua madre in Egitto da San Giuseppe, salvato con la fuga dalla morte e glorificato dai santi innocenti, liberaci dalle insidie dei nostri capitali nemici: il mondo, la carne e il demonio.

Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,
vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, condotto a dodici anni a Gerusalemme, e smarrito da Maria e da Giuseppe, con dolore cercato e dopo tre giorni con grande gioia ritrovato tra i dottori nel tempio, infondi in noi la vera sapienza affinché non ci allontaniamo mai dalla Chiesa, nostra madre.
Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,
vieni, Signore Gesù!

O Gesù, bambino dolcissimo, che, vivendo santamente nella casa di Nazaret, conducesti la vita in sottomissione, povertà e fatica, e, crescendo in età e grazia, manifestasti a noi la divina sapienza, conserva sempre viva nel nostro intelletto la memoria di te, di Giuseppe e della tua santissima Madre.

Ave, o Maria...
Salvatore del mondo,

vieni, Signore Gesù!