mercoledì 21 agosto 2019

anima di Maria parte di Dio

QUADERNETTI CAPITOLO 738


8 settembre 1948                            

                                               
   «Contempla le beatitudini nel Magnificat, e la grande Verità nascosta nella parola "mio Salvatore". A quelli che ti fanno obiezione, sulla "anima di Maria parte di Dio" fa considerare queste due cose: 
      II - Ogni anima, essendo "alito, soffio, o spirito di vita" infuso da Dio alla carne dell'uomo, è parte di Dio. Con più perfezione sarà stata "parte di Dio" quell'alito, soffio o spirito, che Dio infuse alla carne della futura immacolata Sposa, Madre, Ciborio di Dio e sua Arca. 
   Ma lasciali fare. Solo le aquile fissano il sole. Solo le api traggono dai fiori il miele. Gli altri non possono fissare lo sguardo nell'Infinita Luce che è Verità. E ancora gli altri, dei fiori fanno strame o fieno da ruminazione. 
   Ma la verità è questa: che l'anima è parte di Dio e che l'anima di Maria era Parte di Dio
   Pure lasciali fare! Chineranno le fronti qui, davanti alla Verità sul suo eccelso Trono, quando per sempre e per un attimo vedranno il Sole che è Verità e saranno "vive aquile" per l'eternità, o aquile fulminate per l'eternità. Per ora sono pigmei che si credono giganti, notturni uccelli che scambiano il fuoco fatuo della loro scienza per il Sole della mia Sapienza. E sappi però che... 
   Contempla ancora le beatitudini, le prime, il preludio delle beatitudini del Monte che sono nel Magnificat, per chi lo sa leggere. Guarda: Io te le illumino. 
   La beatitudine della povertà di spirito: Maria non ha avuto gola e non ha avarizia. Non ha desiderato la sua gloria e appena la possiede ne fa parte, sempre parte da allora, a tutta l'umanità. Porta la grazia a Giovanni, la carità alla cugina, il miracolo a Zaccaria. Poi porterà la Grazia nel mondo, la darà agli uomini, sacrificherà il suo amore di Madre e il suo Cuore, tutto, nella vera povertà di spirito. E per questo sarà Regina del Regno dei Cieli. Maria mansuetamente si è offerta, strumento della più grande e dolorosa volontà di Dio: la Redenzione, ed è diventata la Madre che tutte le generazioni della Terra chiameranno beata. 
   Ha ereditato la Terra, dopo il Cielo, perché fu mansueta oltre che senza gola e avarizia. Maria professandosi, non solo a parole, serva di Dio, si consacra al pianto e al dolore, ma già il suo spirito esulta in Dio suo Salvatore perché quelli che piangono saranno consolati. 
   Maria fu famelica e sitibonda di giustizia stando a mani alzate nell'offerta, perché la giustizia trionfasse nel mondo, dai più teneri anni, e Dio l'ha riempita di Sé, Bene Supremo. 
Maria si fa serva per misericordia dell'Umanità, e la Misericordia si incarna in Lei e da Lei nasce. 
   Maria ha temuto Dio e perciò fu angelicamente pura, e vide Dio nella sua duplice Natura, lo allattò, curò, amò come nessuno. 
   Maria, la Pacifica, generò la Pace, pacificamente, nell'equilibrio costante dei giusti, nel dominio perfetto degli innocenti, accolse il supremo onore e il supremo onere dell'esser Madre di Dio e Corredentrice, e Dio tanto ha fatto in Lei di cose potenti che fra tutti i nati da voler d'uomo è la vera e diletta figlia di Dio. 
   Maria è l'umile e perciò è esaltata sopra ogni creatura. 
   È la perseguitata per fedele amore alla causa della giustizia e per questo il Regno di Dio fu in Lei e Lei è in esso. 
   L'umile donna di Nazaret oltraggiata, calunniata, schernita e sprezzata sin da quelli del suo sangue, così come Lei stessa cantò nel suo giubilo, è colei che glorifica il Signore per la sua infinita potenza, carità, giustizia, la Voce prima del coro dei Santi, venuti al Regno per essere stati poveri di spirito, poveri di mezzi, ma ricchi in virtù, per essere stati mansueti, afflitti, amanti di giustizia, misericordiosi, puri, pacifici, perseguitati. 
   In verità ti dico che, come Maria è nata da voler d'uomo e da seno di donna ed è Figlia di Dio, regina del Cielo, così ogni nato d'uomo può col suo volere avere ciò che ebbe Maria: Dio in sé, e il Regno del Padre suo per i secoli dei secoli». 
  

martedì 20 agosto 2019

Il Trionfo di Maria e la fine dei tempi

Perché è di fondamentale importanza consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria?
Il Cuore Immacolato di Maria nel contesto della fine dei tempi
La Mamma Celeste sta radunando da ogni parte del mondo tutti coloro che faranno parte del Piccolo Resto e li sta portando nel rifugio del Suo Cuore Immacolato. La Beata Vergine Maria nel Suo Cuore Immacolato sta preparando i figli di Dio a ricevere lo Spirito Santo in quella che sarà la seconda Pentecoste. La Beata Vergine Maria nel Cenacolo preparò le anime degli apostoli a ricevere lo Spirito Santo. La stessa cosa avverrà con gli apostoli della fine dei tempi. Gli apostoli della fine dei tempi saranno anche chiamati apostoli del Cuore Immacolato di Maria. Il Cuore Immacolato è il nuovo e spirituale Cenacolo in cui tutta la Chiesa deve entrare per ottenere il dono della nuova Pentecoste. La seconda Pentecoste verrà come un fiume di grazia e di misericordia e purificherà la Chiesa, la renderà povera e casta, umile e forte, senza macchia e senza rughe, tutta bella, ad imitazione della Mamma Celeste. Il trionfo di Dio sulle potenze ostili a Lui passa attraverso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Si formerà così il Piccolo Resto, la nuova Gerusalemme e ogni apostolo del Cuore Immacolato di Maria sarà una colonna vivente e luminosa del santuario di Dio mentre fuori dal tempio di Dio vi sarà un mondo pagano nelle mani dell’anticristo escatologico (Ap 11,2).

La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
Cosa bisogna fare per consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria? Ci sono diverse consacrazioni che si possono fare e la prassi giusta sarebbe quella di parlare con il vostro padre spirituale o con il sacerdote della vostra parrocchia dicendogli che volete consacrarvi al Cuore Immacolato di Maria e vi attenete alle sue disposizioni. Il Cuore Immacolato di Maria è unito al Sacro Cuore di Gesù. Ogni Dono conferito dal Cielo sarà essenziale al fine di rimanere sempre saldi nelle fede sopratutto quando il Piccolo Resto dovrà affrontare in futuro prove difficili da sostenere. Il Cuore Immacolato è un luogo spirituale in cui le seduzioni di satana non riescono a penetrare e il cammino per la salvezza eterna per ogni figlio di Dio che pone la sua totale fiducia nella Beata Vergine Maria viene costantemente illuminato perché tracciato con la Luce della Verità dalla Mamma Celeste. Nel rifugio del Cuore Immacolato di Maria, cenacolo spirituale, il Piccolo Resto verrà nutrito con la vera ed unica Parola di Dio. Gli apostoli del Cuore Immacolato di Maria non cadranno sotto l’inganno delle false dottrine che vomiterà dalla sua bocca il drago rosso e riusciranno a fronteggiare con forti difese spirituali la potenza d’inganno della fine dei tempi che sta conducendo le anime ad alienarsi da Dio portandole nell’abisso infernale. La Santissima Trinità ha affidato al Cuore Immacolato di Maria l’opera di rinnovamento della Chiesa e del mondo. La Mamma Celeste sta riunendo nel Suo Cuore Immacolato il Piccolo Resto per renderlo idoneo alla perfetta attuazione del disegno divino sulla fine dei tempi. La Mamma Celeste si prende cura del suo celeste giardino per renderlo un meraviglioso giardino splendente. Vi sarà una nuova Primavera per la Chiesa e riuniti tutti insieme nel celeste giardino del Cuore Immacolato i santi degli ultimi giorni si impegneranno a combattere per il pieno trionfo del glorioso Regno di nostro Signore Gesù Cristo e di Maria. La Chiesa rifiorirà sotto il purissimo manto della Mamma Celeste e combatterà contro la potenza d’inganno della fine dei tempi che sta sovvertendo le Verità contenute nel Vangelo e si sta prodigando con l’agilità di un serpente per profanare la Santa Eucaristia. Dio non farà mancare il Suo sostegno al Suo esercito rimanente che troverà protezione e rifugio proprio nel Cuore Immacolato di Maria quando l’umanità dovrà affrontare la desolazione della grande tribolazione. Agli apostoli del Cuore Immacolato di Maria verrà impresso sulla fronte il Sigillo del Dio Vivente e il nome della città santa – la nuova Gerusalemme (Ap 3,12), la sposa fedele alla quale verrà data una veste bianca di puro lino splendente, la candida sposa che parteciperà al banchetto delle nozze dell’Agnello (Ap 19,7) e discenderà dal Cielo nel Gran Giorno della Seconda Venuta (Ap 21,2) insieme a nostro Signore Gesù Cristo (Ap 19,14).
Sul trionfo definitivo del Cuore Immacolato di Maria nel contesto escatologico
Per comprendere meglio il trionfo del Cuore Immacolato di Maria dovete immaginare dei ciclisti che devono raggiungere delle tappe prima di arrivare al traguardo definitivo che coincide con la Seconda Venuta. La Mamma Celeste sta già preparando spiritualmente da tempo i figli di Dio per questa ultima battaglia contro il male. Alcuni ciclisti si allenano spiritualmente già da tempo riponendo la loro totale fiducia nelle Mamma Celeste. La milizia dell’esercito rimanente devono raggiungere varie tappe prima di arrivare al traguardo e cresceranno di numero col passare del tempo. Tappa dopo tappa i ciclisti avranno sempre più consapevolezza di ciò che li attende. Una delle tappe da raggiungere sarà la seconda Pentecoste. Un’altra tappa sarà quella in cui il Piccolo Resto della Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo sarà completo nel suo numero, evangelizzerà in tutto il mondo e troverà protezione e rifugio proprio nel Cuore Immacolato di Maria (Ap 12,6) mentre nel mondo dominerà l’anticristo escatologico con Babilonia la Grande. Ma dopo questi ultimi tre anni e mezzo ci sarà il trionfo definitivo del bene sul male; satana verrà incatenato nell’abisso infernale per mille anni e non potrà più sedurre le nazioni fino al compimento dei mille anni (Ap 20,3)
Il trionfo definitivo del Cuore Immacolato avrà il suo compimento finale con la proclamazione del quinto dogma Mariano che fara' il Papa, in un'ora tremenda (probabile sara' già iniziato il governo dell'anticristo) allora e solo allora la Beata Vergine Maria schiaccerà con il suo calcagno (i suoi figli) la testa del serpente . Il trionfo significa vittoria sul peccato ed è una certezza che ci sarà perché è stato promesso all’umanità dalla Mamma Celeste nelle apparizioni mariane di Fatima. Ma questo avverrà alla fine della battaglia tra il bene e il male, alla fine della battaglia tra la Donna vestita di sole e il drago rosso. Questa battaglia è il primo combattimento escatologico. Con la Seconda Venuta dello Spirito santo e di nostro Signore Gesù Cristo (venuta intermedia) nei cuori dei redenti, Maria metterà la parola fine al peccato e satana e tutti i suoi accoliti verranno legati per mille anni. Il Cuore Immacolato di Maria è la via che conduce al glorioso Regno di Dio in terra, in tutti i cuori. Scendera' dal cielo la nuova Gerusalemme celeste  che sarà il nuovo Paradiso sulla terra.
Invece il trionfo definitivo del Cuore Immacolato di Maria avverrà definitivamente quando trionferà anche nostro Signore Gesù Cristo nel Gran Giorno della Seconda Venuta (alla fine dei tempi/fine del Mondo) insieme al cavaliere Fedele e Verace (Ap 19,11) che tornerà per giudicare i viventi e i morti e chi si affiderà alla nostra avvocata sarà idoneo per il cielo.

venerdì 16 agosto 2019

il secondo CRISTO

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 50



6 luglio 1943                                                         


Dice Gesù:
«L’avermi visto cessare di soffrire nella carne fu un sollievo per mia Madre ma non fu "l’allegrezza". Vedeva non più spasimare la Carne del Figlio, sapeva che l’orrore del deicidio materiale era finito.
Ma nella "Piena di Grazia" vi era anche la conoscenza dei secoli avvenire, in cui torme incalcolabili di uomini avrebbero, continuato a ferire spiritualmente il Figlio suo, ed era sola .
Il deicidio non è finito sul Golgota nell’ora della mia morte. Esso si ripete ogni qualvolta un mio redento uccide la sua anima, sconsacra il tempio vivo del suo spirito, leva la mente sacrilega a bestemmiare Me, non solo con il turpiloquio osceno, ma con mille maniere del vivere attuale, sempre più contrario alla mia Legge e sempre più neutralizzante i meriti incalcolabili della mia Passione e Morte.
Maria, Corredentrice eccelsa, non cessa di soffrire, come non cesso Io. Nella gloria intangibile dei Cieli, Noi si soffre per gli uomini che ci rinnegano e ci offendono.
Maria è l’eterna puerpera che vi dà alla luce con un dolore senza pari, perché sa che quel dolore genera non beati al cielo ma, nella maggior parte, dannati all’inferno. Sa che genera creature morte o destinate a morire fra breve. Morte perché su certe creature il mio Sangue non penetra, come fossero di durissimo diaspro. Dalla più giovane età uccidono se stesse. O destinate a morire fra breve ossia coloro che, dopo una larva di vitalità cristiana, soccombono sotto la loro inerzia che niente scuote.
Può Maria non soffrire di vedere perire le sue creature che costano il Sangue del Figlio? Il Sangue sparso per tutti e che giova a così pochi!
Quando il tempo cesserà d’essere, allora Maria cesserà di soffrire, perché il numero dei beati sarà compiuto. Ella avrà generato, con dolore inenarrabile, il corpo che non muore, di cui il suo Primogenito è il capo.
Se considerate questo, potete ben capire come il dolore di Maria fu sommo dolore. Potete capire come - grande nel Concepimento immacolato, grande nella gloriosa sua Assunzione - Maria fu grandissima nel ciclo della mia Passione, ossia dalla sera della Cena all’alba della Resurrezione. Allora Ella fu il secondo - in numero e potenza - il secondo Cristo, e mentre il cielo si oscurava sulla tragedia compiuta e si squarciava il velo del Tempio, i nostri Cuori si squarciarono d’uguale ferita vedendo il numero immisurabile per cui la Passione fu inutile.
Tutto compiuto, in quell’ora, del sacrificio materiale. Tutto da iniziare, in rapporto del cammino delle genti nel solco della Chiesa, nella matrice della Madre Vergine, per dare alla luce gli abitanti della Gerusalemme che non muore.
E, per iniziarsi con quell’impronta di Croce, che tutto quanto è fatto per il Cielo deve portare, si iniziò nel dolore della solitudine.
Era l’ora delle tenebre. Chiusi i Cieli. Assente l’Eterno. Il Figlio nella morte. Maria sola iniziava il suo secondo mistico concepimento

venerdì 28 giugno 2019

MARIA è la divina Immacolata Concezione, concepita dallo Spirito Santo.

Supplica per la Mia Chiesa 
(1° settembre 2003)

GESÙ: "Figlia Mia, quella che ti detterò è una supplica. Ti domando di andare a portare al Santo Padre (Giovanni Paolo II; ndt), vostro Papa, ciò che ti ho già dato il 23 giugno, accompagnato da quest'ultimo scritto.

È urgente far conoscere alla Mia Chiesa la Divinità della Madre Mia Santa, affinché si compia l'ultima fase del Piano di Dio. La Salvezza del mondo si troverà nelle mani della Chiesa. Essa deve riconoscere la Sua Nascita divina.

Quando la Beata Vergine Maria annuncia a Bernardette: «Io sono l'Immacolata Concezione», lo è anche da tutta l'eternità. Io ve l'ho detto: il mondo non troverà la Pace fintanto che la Chiesa non riconoscerà pienamente in Maria la Sua Santissima Divina Concezione.

Oggi, il tempo è tra le mani della Mia Chiesa* per ristabilire la Verità di Dio: essa ha la responsabilità del Mio popolo. Non intralciate il Piano Divino.

* (Il Cristo parlava così nel 2003, quando ancora c'era Papa Giovanni Paolo II, ma se adesso dovessimo aspettarci il ristabilimento del Vero nella Chiesa, a meno che Dio non intervenga come promesso QUI, ne rimarremmo molto delusi! Ndt).

MARIA è la Porta del Cielo! MARIA è la Madre della Chiesa!

Nella Sua Bontà Infinita, Nostro Padre ha scelto MARIA per far passare l'Unigenito nel mondo degli uomini.

Adesso, Nostro Padre ha scelto MARIA per far passare tutta questa Umanità provata nella Terra Nuova con Cieli Nuovi, mediante MARIA, che è Figlia, Sposa e Madre del Dio, Unico e Vero.

MARIA è sì la Porta del Cielo, ma ha anche la CHIAVE di questa Porta.

La Chiave è in Lei: Ella è stata concepita dallo Spirito Santo che ha posto in Lei la Sua Dimora. Se Dio, l'Eterno, ha scelto MARIA affinché i Suoi figli rinascessero nel loro stato originario, così com'erano prima di intraprendere il duro pellegrinaggio della Terra, è perché Ella li può ricondurre a Lui fino all'ultima Sua "pecorella" mediante la Purezza, l'Obbedienza e l'Umiltà.

Il Regno di Dio è molto vicino, ma Mio Padre vuole che questa Umanità ritrovi tutti i talenti che ha ricevuto dal Cielo. Una sola Creatura non li ha mai perduti e li ha fatti fruttificare, così numerosi come le stelle del firmamento: il Suo nome è MARIA!




Affinché si compia il Piano di Dio, la prima che deve rinascere per mezzo della Mia Santa Madre è la Chiesa (quella di Giovanni e non di Pietro, ved. QUI; ndt). Per questo, essa deve riconoscere integralmente la Sua Immacolata Concezione in quanto Divina.

I membri della Mia Chiesa attendono la Purificazione finale che si compirà il giorno stesso in cui essa riconoscerà il Dogma seguente:

MARIA è l'Immacolata Concezione, concepita dallo Spirito Santo.

Gli uomini e la Terra sono in attesa della conferma di tale Dogma integrale da parte della Santa Chiesa di Gesù Cristo, per rinascere insieme alla Nuova Vita del Pianeta e dei Cieli.

Costoro devono unirsi in preghiera ardente affinché arrivi presto il Regno di Dio a ristabilire l'Ordine per la cessazione di tutte le calamità e gli sconvolgimenti che affliggono il vostro globo e il genere umano. [...]

"Questa supplica è un effetto della Mia Bontà per il mondo intero che è già in decomposizione;  tale decadenza si nota a tutti i livelli,  che sia una semplice riunione o un grande assembramento.

L'uomo ha rigettato Dio ed ogni cosa si sgretola poco a poco. Un unico fattore può ripristinare la Forza perduta per vincere il Male e ridarvi Cieli e Terra Nuovi, ed è l'Umiltà.

L'Umiltà (MARIA) distruggerà l'Orgoglio e il suo Principe maledetto, Satana."

Conclusione

La supplica di Gesù è stata trasmessa in Vaticano l'11 ottobre 2003 per mezzo di un alto dignitario della Chiesa di nome Giovanni, accompagnatore di JNSR.

Quest'ultima non ha potuto incontrare il Santo Padre a causa della precarietà del suo stato di salute che si era aggravato improvvisamente. Il messaggio, tuttavia, è stato regolarmente consegnato alle autorità preposte, ma a distanza di 15 anni ora, e non più 8 come ha detto JNSR nel 2011, non è mai pervenuto alcun riscontro.

Non è la prima volta, come si constata, che il Vaticano fa orecchie da mercante e non risponde, né accoglie la Volontà del Cielo tramite Maria Santissima o addirittura, come in questo caso, del Cristo stesso, e non mi si venga a dire che è così perché i messaggi della mistica JNSR non sono ancora stati riconosciuti dalla Chiesa, perché allora, il terzo Segreto di Fatima dove lo mettiamo? (Cfr. QUIQUI e QUI, ma anche QUIQUI e QUI).

domenica 23 giugno 2019

L'omelia del Corpus Domini. «Gesù Cristo sacerdote dell'amore a Dio e all'uomo» sacerdote profetico alla maniera di Melchisedek


  1.  il mistero della sofferenza (trasformante)
  2.  significato del Cristo  (vittima espiatrice)
  3.  significato del sacerdozio profetico (Melchisedek)

                                       


Cari fratelli e sorelle!
Il sacerdozio del Nuovo Testamento è strettamente legato all’Eucaristia. Per questo oggi, nella solennità del Corpus Domini e quasi al termine dell’Anno Sacerdotale, siamo invitati a meditare sul rapporto tra l’Eucaristia e il Sacerdozio di Cristo. In questa direzione ci orientano anche la prima lettura e il salmo responsoriale, che presentano la figura di Melchisedek. Il breve passo del Libro della Genesi (cfr 14,18-20) afferma che Melchisedek, re di Salem, era «sacerdote del Dio altissimo», e per questo «offrì pane e vino» e «benedisse Abram»,

reduce da una vittoria in battaglia; Abramo stesso diede a lui la decima di ogni cosa. Il salmo, a sua volta, contiene nell’ultima strofa un’espressione solenne, un giuramento di Dio stesso, che dichiara al Re Messia: «Tu sei sacerdote per sempre / al modo di Melchisedek» (Sal 110,4); così il Messia viene proclamato non solo Re, ma anche Sacerdote. Da questo passo prende spunto l’autore della Lettera agli Ebrei per la sua ampia e articolata esposizione. E noi lo abbiamo riecheggiato nel ritornello: «Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore»: quasi una professione di fede, che acquista un particolare significato nella festa odierna. È la gioia della comunità, la gioia della Chiesa intera, che, contemplando e adorando il Santissimo Sacramento, riconosce in esso la presenza reale e permanente di Gesù sommo ed eterno Sacerdote.

La seconda lettura e il Vangelo portano invece l’attenzione sul mistero eucaristico. Dalla Prima Lettera ai Corinzi(cfr 11,23-26) è tratto il brano fondamentale in cui san Paolo richiama a quella comunità il significato e il valore della "Cena del Signore", che l’Apostolo aveva trasmesso e insegnato, ma che rischiavano di perdersi. Il Vangelo invece è il racconto del miracolo dei pani e dei pesci, nella redazione di san Luca: un segno attestato da tutti gli Evangelisti e che preannuncia il dono che Cristo farà di se stesso, per donare all’umanità la vita eterna. Entrambi questi testi mettono in risalto la preghiera di Cristo, nell’atto dello spezzare il pane. Naturalmente c’è una netta differenza tra i due momenti: quando divide i pani e i pesci per le folle, Gesù ringrazia il Padre celeste per la sua provvidenza, confidando che Egli non farà mancare il cibo per tutta quella gente. Nell’Ultima Cena, invece, Gesù trasforma il pane e il vino nel proprio Corpo e Sangue, affinché i discepoli possano nutrirsi di Lui e vivere in comunione intima e reale con Lui. La prima cosa che occorre sempre ricordare è che Gesù non era un sacerdote secondo la tradizione giudaica. La sua non era una famiglia sacerdotale. Non apparteneva alla discendenza di Aronne, bensì a quella di Giuda, e quindi legalmente gli era preclusa la via del sacerdozio. La persona e l’attività di Gesù di Nazaret non si collocano nella scia dei sacerdoti antichi, ma piuttosto in quella dei profeti. E in questa linea, Gesù prese le distanze da una concezione rituale della religione, criticando l’impostazione che dava valore ai precetti umani legati alla purità rituale piuttosto che all’osservanza dei comandamenti di Dio, cioè all’amore per Dio e per il prossimo, che, come dice il Signore, «vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici» (Mc 12,33). Persino all’interno del Tempio di Gerusalemme, luogo sacro per eccellenza, Gesù compie un gesto squisitamente profetico, quando scaccia i cambiavalute e i venditori di animali, tutte cose che servivano per l’offerta dei sacrifici tradizionali. Dunque, Gesù non viene riconosciuto come un Messia sacerdotale, ma profetico e regale. Anche la sua morte, che noi cristiani giustamente chiamiamo "sacrificio", non aveva nulla dei sacrifici antichi, anzi, era tutto l’opposto: l’esecuzione di una condanna a morte, per crocifissione, la più infamante, avvenuta fuori dalle mura di Gerusalemme. Allora, in che senso Gesù è sacerdote? Ce lo dice proprio l’Eucaristia. Possiamo ripartire da quelle semplici parole che descrivono Melchisedek: «Offrì pane e vino» (Gen 14,18). È ciò che ha fatto Gesù nell’ultima Cena: ha offerto pane e vino, e in quel gesto ha riassunto tutto se stesso e tutta la propria missione. In quell’atto, nella preghiera che lo precede e nelle parole che l’accompagnano c’è tutto il senso del mistero di Cristo, così come lo esprime la Lettera agli Ebrei in un passo decisivo, che è necessario riportare: «Nei giorni della sua vita terrena – scrive l’autore riferendosi a Gesù – egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparٍar l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek» (5,8-10). In questo testo, che chiaramente allude all’agonia spirituale del Getsemani, la passione di Cristo è presentata come una preghiera e come un’offerta. Gesù affronta la sua "ora", che lo conduce alla morte di croce, immerso in una profonda preghiera, che consiste nell’unione della sua propria volontà con quella del Padre. Questa duplice ed unica volontà è una volontà d’amore. Vissuta in questa preghiera, la tragica prova che Gesù affronta viene trasformata in offerta, in sacrificio vivente. Dice la Lettera agli Ebrei che Gesù «venne esaudito». In che senso? Nel senso che Dio Padre lo ha liberato dalla morte e lo ha risuscitatoÈ stato esaudito proprio per il suo pieno abbandono alla volontà del Padre: il disegno d’amore di Dio ha potuto compiersi perfettamente in Gesù, che, avendo obbedito fino all’estremo della morte in croce, è diventato "causa di salvezza" per tutti coloro che obbediscono a Lui. E’ diventato cioè sommo Sacerdote per avere Egli stesso preso su di sé tutto il peccato del mondo, come "Agnello di Dio". E’ il Padre che gli conferisce questo sacerdozio nel momento stesso in cui Gesù attraversa il passaggio della sua morte e risurrezione. Non è un sacerdozio secondo l’ordinamento della legge mosaica (cfr Lv 8-9), ma «secondo l’ordine di Melchisedek», secondo un ordine profetico, dipendente soltanto dalla sua singolare relazione con Dio. Ritorniamo all’espressione della Lettera agli Ebrei che dice: «Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì». Il sacerdozio di Cristo comporta la sofferenza. Gesù ha veramente sofferto, e lo ha fatto per noi. Egli era il Figlio e non aveva bisogno di imparare l’obbedienza ma noi sì, ne avevamo e ne abbiamo sempre bisogno. Perciò il Figlio ha assunto la nostra umanità e per noi si è lasciato "educare" nel crogiuolo della sofferenza, si è lasciato trasformare da essa, come il chicco di grano che per portare frutto deve morire nella terra. Attraverso questo processo Gesù è stato "reso perfetto", in greco teleiotheis. Dobbiamo fermarci su questo termine, perché è molto significativo. Esso indica il compimento di un cammino, cioè proprio il cammino di educazione e trasformazione del Figlio di Dio mediante la sofferenza, mediante la passione dolorosa. È grazie a questa trasformazione che Gesù Cristo è diventato "sommo sacerdote" e per salvare tutti coloro che si affidano a Lui. Il termine teleiotheis, tradotto giustamente con "reso perfetto", appartiene ad una radice verbale che, nella versione greca del Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia, viene sempre usata per indicare la consacrazione degli antichi sacerdoti. Questa scoperta è assai preziosa, perché ci dice che la passione è stata per Gesù come una consacrazione sacerdotale. Egli non era sacerdote secondo la Legge, ma lo è diventato in maniera esistenziale nella sua Pasqua di passione, morte e risurrezione: ha offerto se stesso in espiazione e il Padre, esaltandolo al di sopra di ogni creatura, lo ha costituito Mediatore universale di salvezza. Ritorniamo, nella nostra meditazione, all’Eucaristia, che tra poco sarà al centro della nostra assemblea liturgica. In essa Gesù ha anticipato il suo Sacrificio, un Sacrificio non rituale, ma personale. Nell’Ultima Cena Egli agisce mosso da quello "spirito eterno" con il quale si offrirà poi sulla Croce (cfr Eb 9,14). Ringraziando e benedicendo, Gesù trasforma il pane e il vino. È l’amore divino che trasforma: l’amore con cui Gesù accetta in anticipo di dare tutto se stesso per noi. Questo amore non è altro che lo Spirito Santo, lo Spirito del Padre e del Figlio, che consacra il pane e il vino e muta la loro sostanza nel Corpo e nel Sangue del Signore, rendendo presente nel Sacramento lo stesso Sacrificio che si compie poi in modo cruento sulla Croce. Possiamo dunque concludere che Cristo è sacerdote vero ed efficace perché era pieno della forza dello Spirito Santo, era colmo di tutta la pienezza dell’amore di Dio, e questo proprio "nella notte in cui fu tradito", proprio nell’"ora delle tenebre" (cfr Lc 22,53). È questa forza divina, la stessa che realizzò l’Incarnazione del Verbo, a trasformare l’estrema violenza e l’estrema ingiustizia in atto supremo d’amore e di giustizia. Questa è l’opera del sacerdozio di Cristo, che la Chiesa ha ereditato e prolunga nella storia, nella duplice forma del sacerdozio comune dei battezzati e di quello ordinato dei ministri, per trasformare il mondo con l’amore di Dio. Tutti, sacerdoti e fedeli, ci nutriamo della stessa Eucaristia, tutti ci prostriamo ad adorarLa, perché in essa è presente il nostro Maestro e Signore, è presente il vero Corpo di Gesù, Vittima e Sacerdote, salvezza del mondo. Venite, esultiamo con canti di gioia! Venite, adoriamo! Amen.

martedì 18 giugno 2019

Gesù l'Adamo novello

QUADERNI DAL 1945 AL 1950 CAPITOLO 569


1 giugno 1946                              

   Stavo ordinando le mie preghiere del mese di giugno ed ero incerta se far precedere quella allo Spirito Santo o quella al Sacro Cuore. Con una beatificante ondata di pace si precipita su me lo Spirito Paraclito dicendomi:
   «Puoi mettere l'orazione a Me in testa ad ogni altra, senza timore di offendere il Cuore amoroso e divino.
   Quel Cuore è perché Io l'ho formato. Io, l'Amore, sono il generatore dell'Umanità Ss. del Verbo, e il suo Cuore è l'amor degli amori dello stesso Amore divino, è l'Anima più ardente del trino Fuoco. In esso Cuore è il Padre, il Verbo e lo Spirito, ma lo Spirito, essendo ciò che forma un Uno delle e con le due prime Persone e con Esse compie la Triade Ss., è l'Ospite eletto del Cuore amorosissimo. Tutto Dio si compiace in quel Cuore e vi abita. Ché, se è detto che voi siete templi dello Spirito Santo e si suppone, dalla limitatezza umana, che il trono allo Spirito sia nell'organo generatore della vita e suscitatore degli affetti, quale trono, in quel tempio più sacro di qual che si sia tempio, o costrutto dall'uomo o dall'uomo generato, avrò mai più bello, più santo, più sacro, più mio di questo?
   Il Cuore di Gesù Cristo! Formato dai fuochi della Carità e dai gigli della Purissima! Se gli uomini sapessero capire ciò che è il Cuore di Cristo! Ma appena i Serafini possono penetrare nell'incandescenza di questa perfezione di amore che è il Cuore di DioPerfezione della Perfezione. Pensa, anima mia. Dio, l'Incorporeo, l'Eterno, che si orna dell'organo perfetto nella perfetta creazione dell'uomo e in esso vi rinchiude tutto il Paradiso perché sia testimonio dell'annichilimento sublime del Verbo e si perfezioni nella Carità. Se gli angeli potessero svelare i misteri del Cielo, vi direbbero che alla evangelizzazione della Terra col Cristo docente corrispose la grande lezione data a tutti i celesti cori di come si raggiunge l'amore perfetto: annichilendosi un Dio sino alla morte per amore di Dio e degli uomini.
  Santo, tre volte santo Cuore del Cristo, raggiante Sole in cui si affissano tutte le luci del Cielo, glorificazione della materia che ha meritato di condividere la gloria dell'anima perché nella Carità, nella Fortezza, Giustizia, Temperanza e nell'Ubbidienza ha raggiunto la Perfezione. Perché, ricordatelo tutti, o figli carissimi della Sapienza, il Cristo era Carne ed Anima come ogni uomo e, per un decreto imperscrutabile, benché senza macchia, dovette conoscere tentazione. Era l'Uomo. Era l'Adamo novello. Doveva mostrare come avrebbe dovuto agire il primo per possedere la gloria senza aver conosciuto il tormento, e come era possibile avere gloria senza avere tormento solo col fare eroicamente la volontà del Creatore. E il Cristo ha mostrato questo. E poi ha sofferto ed è morto per riparare a ciò che Adamo aveva commesso. E tutto – ubbidienza, resistenza alle tentazioni, buona volontà, generosità, perdono, sapienza, sacrificio – sono scaturiti dal Cuore che ora palpita in Cielo, e per voi, per te, per tutti coloro che hanno compreso l'Amore.
   Dio è Carità. Il Cuore di Gesù-Dio è il trono della Carità-Dio.»

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Analizzando questo testo, possiamo finalmente capire come stanno realmente le cose. Cosa sia l'anima che è creata e cosa sia lo Spirito che è increato (le due nature, umana e divina). 
Gesù era uomo come Maria, con un anima creata dal Padre. Gesù aveva nell'anima lo spirito increato del Padre (una parte dello spirito del Padre chiamato Figlio, si è incarnato nell'anima creata di Gesù). Maria allo stesso modo aveva un'anima creata dal Padre e lo spirito increato dello Spirito santo, generata dalla Carità/Spirito santo, Madre increata. (Approvato da Maria )
Daltronde non esiste nessun testo che comprovi l'esistenza e le imprese del Verbo, in nessun libro e in nessuna cultura che non sia la chiesa cattolica.
"la grande lezione data a tutti i celesti cori di come si raggiunge l'amore perfetto: annichilendosi un Dio sino alla morte per amore di Dio e degli uomini"-     
 è quello che gli angeli non hanno mai visto e neppure noi uomini mai lo vedemmo. Intanto un Dio non può morire, perchè se fosse Dio sarebbe eterno; lo Spirito Santo infatti è sostanza divina e non può morire. 
"Quindi il Verbo non era sostanza divina, era soltanto il pensiero del Padre che avrebbe preso carne nel tempo da Maria e quindi prese lo spirito trinitario come lo prese Maria. " (Approvato da Maria SS)
Dunque il verbo era in principio un pensiero eterno ma creato nel tempo a suo tempo che una volta creato/generato diventerà il Figlio.  Ma il Figlio dovrà poi diventare il Cristo per avere le caratteristiche di figliolanza divina. (approvato dal Padre
In questo diventare il Cristo Gesù dovette vincere tutte le tentazioni, e perfino la morte, perchè la morte si vince senza averne paura. Poi dovette perfezionare la temperanza e la giustizia, due virtù cardinali che appunto incardinano a Dio, esercitando l'ubbidienza che « è l'unica virtù che unisce a sé le altre virtù e che le custodisce e le conserva», dice sant'Antonio.  
La fortezza
 è una virtù che assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Viene anche indicata come coraggio.


Il Cristo, chi è il Cristo? Gesù è il primo Cristo, ma anche Maria è Cristo e anche noi infine sulle orme di Gesù e Maria dovremmo sacrificarci per raggiungere appunto queste caratteristiche di figliolanza divina che ci sono richieste dal nostro Creatore per raggiungere la nostra eredità in cielo. 


Ora il Dio-Verbo si doveva perfezionare nella  "Carità, nella Fortezza, Giustizia, Temperanza e nell'Ubbidienza " aveva certamente questa natura divina (che anche noi abbiamo), quindi l'unica differenza con Maria è 

I sette doni dello Spirito Santo
  • sapienza;
  • intelletto;
  • consiglio;
  • fortezza;
  • scienza;
  • pietà;
  • timore di Dio.

L'obbedienza è l'unica virtù che unisce a sé le altre virtù e che le custodisce e le conserva», dice sant'Antonio. 

LA DUPLICE NATURA DELL'UOMO

OPERA MAGGIORE



VOLUME X CAPITOLO 652



DCLII. Commiato all'Opera. 
Estratto dal messaggio del:

   [28 aprile 1947]

IV. Restituire nella loro 
verità le figure del Figlio dell'Uomo e di Maria, veri figli di Adamo per la carne e il sangue, ma di un Adamo innocente. Come noi, così dovevano essere i figli dell'Uomo, se il Progenitore e la Progenitrice non avessero avvilito la loro perfetta umanità — nel senso di uomo, ossia di creatura nella quale è la duplice natura spirituale, a immagine e somiglianza di Dio, e la natura materialecome voi sapete che hanno fatto. Sensi perfetti, ossia sottomessi alla ragione pur nella loro grande acutezza. Nei sensi includo quelli morali insieme a quelli corporali. Amore completo e perfetto perciò, e per lo sposo al quale non la stringe sensualità, ma soltanto vincolo di spirituale amore, e per il Figlio. Amatissimo. Amato con tutta la perfezione di una perfetta donna per la creatura nata da lei. Così avrebbe dovuto amare Eva: come Maria, ossia non per quello che di godimento carnale era il figlio, ma perché quel figlio era figlio del Creatore e ubbidienza compiuta al suo comando di moltiplicare la specie umana. E amato con tutto l'ardore di una perfetta credente, che sa quel suo Figlio non figuratamente ma realmente: Figlio di Dio.